ANNALES DE BIOLOGIE LACUSTRE AN N AL ES DE BIOLOGIE LACUSTRE PUBLIEES SOUS LA DIRECTION DU E> Ernest ROUSSEAU TOME VI 1913 BRUXELLES LIBRAIRIE DE L'OFFICE DE PUBLICITÉ 36, RUE NEUVE, 36 l'IUMA LISTA DEI ROTIFERI DELLE ACQUE DOLCI SARDE Ricerche idrobiologiche DEL Dottor Pasquale MOLA Le raccolte dei rotiferi da me faite nelle acque dolci délie vasche, sorgenti, pozzanghere, rii, fiumi, stagni e laghi délia Sardegna si effettuarono tra un altiiudine massima che non sur- passa i 600 metri, corne nelle acque presso Orune, Macomer, Orani e Oniferi, ed una minima di pochi metri, corne in quelle del Campidano di Oristano, degli stagni di Santa Giusta, di Pal- mas e del rio di Porto-Torres. La temperatura délie acque varia tra i 25 e i 10 gradi, corne la profondità média è di alcuni metri. La loro portata nell' alveo dei fiumi è di pochi secondi per métro, sperimentato con un galleggiante di mm 2 50 circa; eiô l'orse per essere i fiumi e rii, all'epoca délie mie pescate tutti m tempo di magra. La vegetazione è florida ed in ispecial modo la fiora critto- gamica; le alghe, i muschi e le epatiche sono rappresentate da Calla œthiopica, Calocasia antiquorum, Spirogyra deci- manna, Melosira varians, Amphora quadricostata, Œdo- gonium affine, Cocconœls pygmœa, Navicida forcipata, Fontinalis antipyretica, Cocconœis placentula, Navicula elliptlca, Gampkonema tenellum, Cosmarhim botrylis, Lemna minor, Cladophara (jhuHcrala, Abium nudiflo- rurn, Pellia epifillia, Cinglïdotus fondiiwloïdes, Melosira — () varians, Schisosipfion crustiformis, Cladophara canaetta, Cladophara lutescens, Nostoc aretum, Nostoc vesicarum, Conferva bombycina, Gonferva glomerata, Qinglidotus riparius, Denticula frigida, Nuriofillum spigatum, Zani- cheilia palustris, Oymatopleura eîlipHca, Cymatopleura solea, Epithema sorex, Eunotra minor, Cocconema fusi- dium, Volvox globator, Pritnularia viridis, Liemophara splendida, ecc Ricca i 1 la tanna tanto micro che macroscopica, che popola Le anzidette acque ed a questa va sempre accoppiata una quantité di detriti di organismi in via * 1 i putrefazione. La costituzione chimica délie acque dolci délia Sardegna che alimentano fiumi, rii, vasche, pozzanghere, stagni présenta una composizione \ ariabile secondo Le diverse sostanze disciolte dalle rocce che attraversano. Esse sono acque che provengono e scor- rono tra rocce silicate, corne i graniti, i basalti, la trachite antica, i micascisti e i talcocisti; acque che attraversano i tufi trachitici, abbondanti in Sardegna, e acque che scaturi scono e si trovano tra calcari. Le prime lianno una percentuale di residuo solido bassissimo, la loro durezza è minima e in générale sono Limpide, se non subentrano ail alterarle elementi eterogenei, Lndipcndenti allô siato geologico dc\ Luogo A queste appartengono Le acque dA tinmo Tirso e dei suoi alllnomi. rio di Orani. pio Mannu e rio Sa Stasione presso Oniferi, Le quali scatariscono dai graniti e attraversano i lot i î di terreni scistpsi, trachite antica, basalti, corne pure quelle délia fonte di Orani. di Sa Padules, di Nor- colis presso Orune e del rio 5a Cariasa présso Semestene, Le quali poggiano su ropce silicate. «Possono essere considerate in questo gruppo di acque, quelle dei varî pozzi esistenti nella vallata ad ovesl di Bonorva, \c i]nali sorgono ael tnt'o trachitico terziario, ed i tre rii Badu- Oschiri,Oschiri e Berchidda, i quali scorronosu trachite antica, di terreni d'acquadolced'Osohi ri con silice miocenicae di tuforosso. Quelle acque clie scaturiscono da calcari e li attraversano hanno una percentrale «li residuo solido alto, La Loro durezza è più elevata ed i depositi che Lascianoson più o meno abbondanti. A questo appartengono la maggior parte di quelle che si trovano neidintorni di Sassari : il rio di Porto-Torres con i suoi atlluonti. il rio di Sa Mandro^, tli PedrasAlvas, di Scaladi Giocca, »li Ottava e Le vasche e pozzanghere di questa plaga. — 7 — Le mie pcscate si effettuarono tanto ne] centro de! fiume, rio, îtagno, pozzanghere e fonti, quanto presso le sponde o tutte furono sia suporficiali che profonde <• le compii nelle ore di massimo potere luminoso, cioè non alla levata nèaJ tramonto de! sole. Corne pure credetti opportuno di raccogliere le acque dopo un periodo non brève dalla pioggia. L'atmosfera perlopiùsiè presentata nella maggior parte dei casi, limpida da nubi, senza \rento forte e scnza una Forte pres- sione baronietrica. La raccolta fu fatta da aprile a novembre, perô non tralasciai ■ m alcuni luoghi la continuité délie pescate durante gli altri mesj dell'anno. I\;in luoghi délia Sardegna, dove esplorai le acque, sono le vasche artifidali di Sassari (Giardino pubblico, R. Université, Santa Maria e I: Orto Botanico),di Orani edi Orune {Sa Padu- les); le pozzanghere di Eba ciara presso Sassari, délia regione di Mulafà, di Piscina de Rodas presso Porto-Torres e di S. Maria de! Rimedio, di Sarrieddu e di Nure Cabras presso Oristano; lesorgentî di Orune (Norcalis)e di Bonorva (regione Sa Mulinoe Santa Lucia); i rii Rorto-Torres, Sa Mandras, Pedras-Alvas, Scala di Giocca, Mulafà, Ottava, Bunnari, Calambro, Bàdu Oschiri, Oschiri, Berchidda, Mannu e Sa Sta- ziorie (Oniferi), Orani, [salle e Sa Cariasa (Semestenel; i fiumiTirsoe OSchiri; gïistagnî di Bara, di Palmas, di Santa Giustaedi Cabras e il lagôdi Bunnari (Sassari). In taie ambiente e in tali condizioni dall'esame délie acque ebbi per resultatole specie qui appresso indicate. Esse sono state classificate secondo l'Hudson et Gosse ne] « The Rotifera » ••on qualche lieve modifica fatta da autori pos- teriori, corne il Weber e qualche altro. Ordine RHIZOTA. — Famiglia Flosculariadse. Génère Floscularia, ( >ken. Specie Floscularia proboscidea, Ehr. (Acque del Riodi Çadu Oschiri). » Floscularia calva, Gosse (Acque de] Rio di Badu Oschiri). Ordine BDELLOIDA. — Famiglia Philodinadse. Génère Philodina, Mir. — 8 — Specie Philodina roseola, Ehr. (Acque délie vasche délia Et. Università, del R. Orto Botanico, del giardino pubblico, di S. Maria, di SaPadules; délie pozzan- ghere : Eba Giara, Mulafà, Satvieddu-, délia fonte di S. Lucia e dei rii di Pedras Alvas, di Scala di Giocca, Ottava, Calambro, Badu Oschiri, Berchidda, di Oschiri). » Philodina citrina, Ehr. (Acque délie vasche del giardino pubblico e delta R. Università; délia pozzanghera in regïone Malafà e dei rii Badu-Oschiri, Scala di Giocca e Sa Cariasa). » Philodina /ncr/alotrocha, Ehr. (Acque délie vasche * 1 « * 1 R. Orto Botanico e di Orani, délie pozzanghere di S. Lucia e del ponte Sarrieddu, dei rii Scala di Giocca, Mulafà, Ottava, Berchidda, Sa Cariasa. Mannu e fiume Tirso). » Philodina aculeata, Ehr. (Acque délia vasca délia R, Università). Génère Rôti fer, Schrank. Specie RoUfer elongatus, Weber (Acque délie sorgenti Su Mulinu e del rio Sa Cariasa). » Rolifer macrurus, Ehr. (Nel Riodi Ottava, di Porto Torres, di Scala di Giocca, di Mulafà ; nel fiume Tirso e nello stagno di Bara). » Rotifcr vulgaris, Schrank (Acque délia vasca Sa Padules, délie pozzanghere délia regione Mulafà e di Nure t 'abras', délia fonte di S. Lucia e dei rii Scala di Giocca. Mulafà, Ottava, Sa Cariasa, Sa Stazione, Bunnari e Orani. Génère Callidina, Ehrenberg. Specie Callidina bihamata, Gosse (Acque del rio Ottava, poz- zanghera délia regione Mulafà e sorgenti délia regione Su Mulino). » ( 'allidina symbiotica, Zelinka ( Acque délia pozzanghera délia regione S. Lucia e del rio Ottava). Online PLOIMA. — Sub-ordine Illoricata. — Faraigiia As planchnadœ. Génère Asplanchna, Gosse. Specie Asplanchna priodonta, Gosse (Acque degli stagni di Santa Giusta e di l 'aimas). ( renere Asplanchfiopus de < ruerne. Specie Asphanchnopus myrmeleo, Ehr. (Acque de] Rio di < Ischiri). < Irenere Ascomorpha, Perty. Specie Ascomorpha helveiica, Pcrty (Acque de) fiume Tirso e degli stagni di Palmas edi Santa Giusta). Famiglia Triarthradse. Génère Polyarlhra, Ehr. Specie Polyarlhra platyplera, Ehr. (Acque délia sorgente di Saura Lucia). Famiglia Notommatadse. Génère Taphrocampa, Gosse. Specie Taphrocampa annulosa Gosse (Acque de] Rio di Ber- cliidda). Génère Notommata, Gosse. Specie Notommala tripus,Ehr. 'Acque délie sorgenti délia regione Su Mulinu). » Notommata cyrtopus. Gosse (Acque délia vasca del Giardino pubblico di Sassari). « Notommata naias Ehr. [Acque dei rii Badu Oschiri e .S'a Mandras). Specie Notommata saccifera, Ehr. (Acque del rio Badu- Oschiri e délie vasche del Giardino pubblico). Génère ( 'opeus, I rosse. Specie Copeus pachyurus, Gosse (Nel rio di Berchidda). Génère Proaies, Gosse. Specie Proaies pelromyzon, Ehr.(Acquo de] fiumeTirso e délie vasche del Giardino pubblico, délia R. Università e di Sa P adules). Proaies tigridia, Gosse (Acque délie Sorgenti délia Regione Su Mulinu). » Pronies sordida, Gosse (Acque del fiume Tirso e de] rio Calambro). » Pj odles felis, Ehr. (Acqua del rio di Berchidda). Génère Furcularia, Elir. Specie Furcularia for/ici", Ehr. (Ne! rio Calambro). v Furcularia lophyra, < rosse ( Ne] rio .S'a ( 'ariasa). Furcularia sphœrica, Gosse (Nelriodi Berchidda). Furcularia ensifera, Gosse (Acquedel rioSa ( 'ariasa). — 10 — Specie Furcularia longiseta, Ehr. (Nel rio Sa Stazione). Furcularia sterea, Gosse (Acque del rio di Oschiri e délie sorgenti di S. Lucia). Génère Diglena, Ehr. Specie Diglena uncinata, Milne (Nel rio Badu Oschiri e nel fiume Tirso). Diglena biraphis, Gosse (Nello stagno di Bara, nel rio di Bunnari e sorgenti délia regione Su Mulinu). » Diglena catillina, Ehr. (Acque délie sorgenti délia regione Sa Mulinu). » Diglena forcipata, Ehr. (Acque dei rii di Berchidda, di Oschiri, di Badu Oschiri, di Bunnari e Sa Cariasa). Diglena aquila, Gosse (Nel rio Mannu presso Onifeiï). Génère Distemma, Ehr. Specie Distemma forcipatum, Ehr. (Nel rio di Oschiri). » Dislemma, Collinsii, Gosse (Acque dei rii Berchidda e Sa Mandras). Sub-ordine : LORICATA. Famiglia Rattulidse. Génère Mastigocerca, Ehr. Specie Mastigocerca lophoessa, Gosse (Acque délie vasche del Giardino pubblico di Sassari e R. Università, e R. Orto Botanico e stagno di Cabras). Mastigocerca bicornis, Ehr. (Nei rii di Oschiri, Badu Oschiri e Sa Mandras). » Mastigocerca bicurvicornis, Mola (Acque délie vasche del Giardino pubblico di Sassari). » Mastigocerca elongata, Gosse (Nel fîurae Tirso e nella pozzanghera di S. Maria del Rimedio). » Mastigocerca stylata, Gosse (Nelle vasche del R. Orto Botanico di Sassari). Mastigocerca carinata, Ehr. (Acque del rio di Badu Oschirie délie vasche del ( J-iardino pubblicto e délie pozzanghere di Ebaciara e di S. Maria del Rimedio). Mastigocerca rattus, Ehr. (Nelle vasche del R. Orto Botanico e quelle del Giardino pubblico di Sas- sari). Génère Rattulus, Ehr. — 11 — Specie Rattulus tigris, Muller (Nel rio di Badu Oschiri, di Sa Mandras, Calambro esorgente
  • /' tlw Qdonatct). (3) Chez les Axisoptère . ces troncs se croisent sur le ventricule cbylifique. - 11) - 3° Troncs ventraux. — Cette paire de troncs, qui court le long du système nerveux, est de petit calibre; elle est plus diffi- cilement visible que les deux autres paires; elle s'enlève lors- qu'on arrache le tube digestif; ces troncs sont manifestement en rapport avec les autres. Je n'ai pas déterminé leurs connexions, car ce travail n'a pas pour but de présenter une monographie minutieuse du système trachéen îles larves d'Agrionides, mais bien d'étudier le rôle des stigmates de ces larves et surtout d'en déterminer le nombre. STIGMATES. Cette question du nombre de stigmates des larves d'Odonates est très controversée; celle de leur rôle l'est encore davantage. L'examen attentif de toutes les larves âgées, leur dissection et surtout l'expérience physiologique ne m'ont jamais montré d'autres stigmates que la paire située dorsalement entre le pro et le mésotergite. Cette paire de stigmates est ou bien libre, comme chez les genres Libellula, Brachytron, ou bien enfouie {Aeschna), ou recouverte par une saillie du bord postérieur du protergïfe analogue à celle qui recouvre la base des ailes, comme chez tous les Isoptères; ils sontoblongs et formés de deux lèvres fortement chitiuisées. Une fine membrane relie ces lèvres; elle est percée d'un hyatus très allongé; cet hyatus est l'orifice respi- ratoire proprement dit. Chez les Agrions, leur position est légè- rement oblique par rapport à l'axe du corps; leurs lèvres, forte- ment chitinisées à l'extrémité interne (c'est-à-dire celle la plus rapprochée de l'axe longitudinal) le sont de moins en moins vers l'extrémité opposée. (Fig. 3). Les premiers auteurs qui ont étudié ces larves semblent ne pas avoir remarqué la présence de stigmates, car leurs travaux sont muets sur ce point; tels sont : Swammerdam, De Geer, Cuvier, qui, le premier, découvrit la présence de trois paires de troncs trachéens longitudinaux, von Siebold, Burmeister et d'autres naturalistes de moindre importance. C'est, en somme, Réaumur qui observa, le premier, la présence de ces stigmates; il les étudie chez la Libellula depressa L. 11 en décrit deux paires au thorax de la larve : la première est placée •- au-dessus et près de la jonction du corps » ; il situe la seconde paire en dessus de l'origine des premières pâlies; 20 — mais l'illustre naturaliste décrit encore toute une collection d'autres stigmates : « La nymphe a d'autres stigmates plus difficiles à voir; ils sont beaucoup plus petits que les précédents et plus cachés; chaque anneau, excepté peut-être le dernier et le pénultième, en a deux, un de chaque côté; en dessous du ventre et près de l'en- droit où celui-ci se joint à la partie supérieure de l'anneau règne, de chaque côté, une espèce de gouttière, dans laquelle il faut chercher les stigmates dont il s'agit : ce sont de petits trous ovales placés obliquement et dont chacun est d'un tiers plus proche du bout antérieur de l'anneau, à qui il appartient, que de son bout postérieur, etc. ». Réaumur ne figure que la paire de stigmates dorsaux. _reb proth Fig. -L — Stigmate gauche d'une larve d'Agrion ; reb. proth. = rebord protho- racique recouvrant le stigmate ; a = tronc supérieur de la tête allant à l'œil et au cerveau ; b = tronc inférieur destiné aux pièces buccales; 2 p. p„ = tronc de la deuxième patte gauche. Lyonnet, qui étudia ces larves et leurs métamorphoses presque en même temps que Réaumur, mais dont les résultats ne furent publiés que plus tard, ne décrit que deux stigmates au corselet, sans avoir été témoin de leur jeu. Il tenta, par des expériences, de parvenir à déterminer leur rôle sans pourtant y arriver ; il pressent, cependant, qu'il y aurait là des organes respiratoires. Curtius, Spengel, Carus, Duvernoy leur en donnent tous sept ou neuf paires ; le dernier auteur cité considère ces stigmates comme oblitérés. Le célèbre anatomiste Léon Dufour est catégorique dans ses affirmations : » Il n'en existe qu'une seule paire et elle est thora- - 21 — eique. Ils occupenl la région dorsale ot sont Logés, ensevelis, dans L'intervalle Linéaire qui sépare Le prothorax du mésothorax, sans appartenir plus à l'un qu'à l'autre do ces compartiments du tronc. » Oustalet dans son boau travail sur la respiration des nymphes de libellules note deux paires de stigmates thoraciques chez les Aesclmides comme chez les Libellnlides ; il les considère comme oblitérés, puisqu'il décrit aux grands stigmates antérieurs une membrane faisant obstacle au passage direct de l'air et, aux stigmates thoraciques postérieurs « une ligne brunâtre sinueuse, suivant laquelle se fera l'ouverture »; l'auteur ajoute plus loin : « ces stigmates n'acquerront toute leur perfection que lors de la métamorphose ». Palmen, dans son magnifique mémoire sur la morphologie du système trachéen, place ces larves dans les apneustiques ; il considère donc les stigmates comme étant clos. Hagen attaque les conclusions de Palmen et conclut que la paire de stigmates antérieurs des larves d'Odonates est certai- nement ouverte et que, par conséquent, ces larves ne sont pas du type apneustique. Tous ces auteurs dont certains portent les grands noms de la science entomologique se contredisent et arrivent à émettre des opinions diamétralement opposées. Aucun d'entre eux, à part peut-être Lyonnet, n'a eu recours aux méthodes physiologiques. L'observation au moyen de loupes ou la dissection ont été seuls employés pour arriver à. leurs conclusions. C'est Dewitz qui, le premier, essaya de résoudre ce problème en utilisant des méthodes physiologiques; voici les bases de ses expériences : 1° Une élévation de température fait sortir les bulles d'air par les stigmates ; la simple chaleur de la main suffit pour provo- quer ce phénomène ; 2" L'alcool a la propriété de chasser les bulles d'air ; une larve placée dans une solution alcoolisée chassera des bulles d'air par ces stigmates fonctionnels; 3° Si on place des larves clans un milieu irrespirable (eau bouillie) elles viendront respirer l'air en nature à la surface, si elles le peuvent. Une larve âgée d'Aeschna, placée dans l'eau bouillie sort parfois ses stigmates thoraciques de l'eau; jamais une larve jeune n'effectue cette manœuvre. En employant ces 22 — différentes méthodes, Dewitz est arrivé à formuler les résultats suivants : i Jeunes larves : pas de stigmates perméables. 1. Aeschna ' Larves âgées : stigmates tlioraciques antérieurs f ouverts. i Jeunes larves demi-grosseur : stigmates tho- •?. Libellula ' raciques perméables. / Larves âgées : stigmates thoraeiques perméables: Miall, dans sa belle étude sur les insectes aquatiques, note les expériences de Dewitz. après avoir écrit que les larves d'Odo- nates ont une paire de larges stigmates thoraeiques dorsaux, derrière la tète (entre le pro et le mésothorax) et qu'une autre paire de stigmates thoraeiques peut être découverte par dissec- tion. Le D r P. Portier attaque la question dans ses intéressantes recherches physiologiques sur les insectes aquatiques. Pour la résoudre, il emploie deux méthodes : 1° Action des liquides capables de mouiller la chitine hvdro- fuge (liquide olôo-éthéré, coloré par la evanine) : cette méthode l'amène à conclure que ni les nymphes, ni les larves d'odouates ne possèdent de stigmates perméables. En effet, ce liquide ne pénètre pas les stigmates supposés, alors qu'il pénètre parfaite- ment bien les stigmates d'autres larves, celles d'Erisùalis, par exemple. Ceci tient à la constitution physique du stigmate. L'anneau de chitine hydrofuge qui borde l'orifice stigmatique est surmonté d'une seconde zone non hydrofuge; cette dernière se trouve au niveau des téguments lorsque le stigmate se trouve fermé ; 2° Action du vide : ceci constitue, me semble -t-il, la méthode physiologique par excellence; voici les résultats auxquels est arrivé le D r P. Portier, en utilisant cette seconde méthode : a) Les larves possèdent deux stigmates ventraux extrêmement petits, situés au point de jonciion du métathorax et du premier anneau abdominal en arrière de l'articulation de la troisième patte; ces stigmates sont également perméables; b) Les nymphes ne possèdent plus ces stigmates ventraux; elles possèdent, par contre, de grands stigmates dorsaux à chacun desquels aboutissent deux gros troncs trachéens; ces stigmates sont inégalement perméables. Le D 1 ' F. Brocher, auteur de nombreuses et intéressantes — 23 — recherches sur la respiration tics insectes aquatiques, touche le sujet clans un Livre de vulgarisation qu'il vieni de publier récem- ment : « Ces larves possèdent — non pas à leur naissance, mais après qu'elles ont subi quelques mues — une paire de stigmates situés entre le pro et le oûésothorax. Plus loin, en notes infrapaginales « d'après ce que j'ai constaté sur les larves d'Aeschna e1 à'Agrion, je crois, qu'on peut dire, que : les larves à'Aeschna ont quatre stigmates, mais les deux antérieures situés entre le pro et le mésothorax, sont seuls perméables. Il en existe deux autres imperforés sur les cotés du thorax, au-dessus de la hanche des pattes postérieures. Les larves des agrionides n'ont que deux stigmates perméables situés (Mitre le pro et le mésothorax ». L'auteur en donne une bonne figure. Le désaccord absolu que l'on constate dans la littérature avant Irait à ce sujet provient, je crois, d'une double cause : 1° Les auteurs ne sont pas d'accord sur la signification du terme stigmate ; 2° Ils n'ont pas suffisamment porté leur attention sur l'âge de la larve qu'ils étudiaient. Il me semble qu'il est logique d'entendre par stigmate un orifice respiratoire fonctionnel, ou pouvant fonctionner, destiné à respirer l'air en nature, et que tout ce qui ne correspond pas à cette définition, doit être appelé faux stigmate, comme par exemple, les trois paires de stigmates abdominaux de la nèpe qui, nous le savons aujourd'hui grâce au beau travail de M. le D r Walther Baunacke, ne sont que des organes statiques destinés à orienter l'animal pendant ses évolutions sous l'eau (1). TECHNIQUE. Pour essayer d'établir expérimentalement le nombre de stig- mates des larves d'Odonateset surtout celui des larves d' Agrio- nides qui a été négligé jusqu'ici, je me suis servi d'un dispositif fort simple, basé sur la méthode du vide. Sur un flacon en verre, comme ceux dont on se sert pour (1) Philip, P. Calvert, Ph. I), un spécialiste américain actuel, décrit el ligure des larves d' Agrionides de Costa-Rica en parlant de mésostigma, méta- stigma et de huit paires de stigmates abdominaux (Mecistogaster modestus). Quoique l'espèce suit exotique, je suis convaincu que, soumise à l'expérience, elle montrerait que seuls les mésost'gmas sont de véritable? stigmates. — 24 — conserver les petits animaux, on adopte un bouchon bien her- métique que l'on a traversé de part en part avec une aiguille creuse, d'une seringue de Pravaz, par exemple. La partie du bouchon qui sort du flacon sert à boucher l'ouverture d'une forte seringue faite d'un tube du même diamètre que celui du flacon dont on se sert. Pour opérer, on place la larve à examiner, dans le flacon et on remplit d'eau de façon à la recouvrir entièrement, tout en pre- nant soin de ne pas faire plonger la pointe de l'aiguille. On adapte la seringue avec le bouchon, le piston étant au bas de sa course; on ferme hermétiquement et on aspire. Le vide se fai- sant dans le flacon, il est évident que l'air du système trachéen tendra à s'échapper. En effet, on voit souvent une série de petites bulles sortir rapidement d'un stigmate ou bien une grosse bulle se former petit h petit sur celui-ci pour se détacher ensuite. Si le sujet à expérimenter a ses trachées vides, rien n'est plus simple que de les remplir rapidement d'une façon artificielle. On vide le flacon et on comprime la larve à sec; ce subterfuge permet de répéter rapidement l'expérience citée ci-dessus. Un dispositif plus simple encore a été employé lorsqu'il s'agissait d'étudier des larves de quelques millimètres; il consiste à adap- ter au flacon un tuyau en caoutchouc et d'aspirer ; ceci permet l'observation au faible grossissement du microscope ; de plus, l'observateur peut à son gré ralentir ou accélérer l'apparition des bulles d'air sortant des stigmates. Ces petites larves sont souvent fort remuantes; en enfonçant dans le flacon, un bouchon en ouate on parvient à les maintenir immobiles dans une posi- tion favorable à l'observation. Une série de notes, copiées de mes calepins d'expériences et reproduites ici, vont me permettre de tirer tantôt, certaines conclusions. PARTIE EXPÉRIMENTALE. Phénomènes généraux : larves quelconques dont le système trachéen est plus ou moins visible par transparence. On soumet au vide : 1" Le système trachéen se contracte et les gros troncs tra- chéens longitudinaux se rapprochent l'un de Tautre; 2° Apparition de bulles d'air par les stigmates; ces bulles sortent en chapelet, ou bien, une bulle se forme et grossit con- sidérablement avant de se détacher; dégagement intermittent, - 25 — presque toujours unilatéral (1); L'intermittence du dégagemenl qui se produit lorsque le degré de vide reste 1»- même est due probablemenl à l'action des muscles obturateurs des stigmates; en effet, une lésion accidentelle, soit aune patte, soit à une, caudo-branchie, montre un dégagement continu. Expérience 1 : larve de Brachytron pratense Midi, très jeune, fourreaux alaires à peine ébauchés. On fait le vide; pas de dégagement. L'expérience est répétée plusieurs fois de suite et le jour sui- vant sur la même jeune larve : pas de dégagement. Expérience 2 : larve d'Aeschna de moyenne grandeur. On fait le vide : il se produit un dégagement de bulles d'air derrière la dernière patte gauche; ce dégagement en chapelet permet de voir un stigmate situé dans l'intersomite métasternite — premier segment abdominal (2), le stigmate droit donne éga- lement, mais beaucoup moins. Expérience 3 : Larves de Brachytron, adultes (lar\ es- nymphes; fourreaux alaires bien développés ou déjà gonflés, c'est-à-dire contenant les ailes de l'imago. On soumet au vide : le stigmate dorsal droit, situé entre le pro et le mésothorax, donne une file de bulle d'air; le gauche fonc- tionne également mais moins activement; chez certains indivi- dus c'est au contraire le stigmate gauche qui donne le premier et le plus. Expérience 4. Larves nymphes d'Aeschna et de Libellula. Mêmes résultats que dans l'expérience 3. Un stigmate donne parfois deux files de bulles, ce qui indique la présence de deux troncs trachéens se rendant au stigmate, ce qu'a du reste vu et décrit Oustalet. Expérience 5. Très jeune larve à'Agrion : (3 millimètres sans branchies caudales) vide progressif, observation au microscope : je n'ai pas pu saisir le moindre dégagement gazeux. On sectionne les caudo-branchies : dégagement gazeux nettement visible. Expérience 6. Larves d'Agrion plus âgées, mais encore très jeunes (5, 6 et 8 millimètres sans branchies caudales, fourreaux (1) « La différence dans le degré de perméabilité des stigmates ne tient pro- bablement pas à une inégalité de perforation, mais plutôt à une inégalité dans le degré île tonicité des muscles obturateurs. » P. Portier. (2) Je n'ai pu faire cette expérience que sur un individu; M. Portier a eu l'occasion de la répéter maintes fois et d'obtenir toujours le même résultat ; il n'est donc pas question ici d'anomalie. — 26 — alaircs ne dépassant pas La moitié du second tergite abdominal; stigmates thoraciques-dorsaux totalement insoupçonnables). Vide progressif : toutes les larves examinées donnent des bulles par les stigmates dorsaux situés entre le pro et le méso- thorax; dégagement intermittent et toujours plus abondant d'un côté que de l'autre. Ces stigmates ne sont pas nettement dorsaux mais quelque peu latéraux. Expérience?. Larves â'Agrion de 10a 15 millimètres et davan- tage; larves nymphes. Vide progressif : même résultat que l'expérience 5, mais les stigmates sont ici nettement dorsaux; ils fonctionnent rarement ensemble; je n'ai jamais noté une double file gazeuse sortant d'un seul stigmate. Je tiens encore à noter une expérience qui me montra une ano- malie curieuse. Avant au moyen du petit appareil-seringue décrit précédemment, fait le vide au-dessus d'une larve de Bra- chytron âgée, je fus surpris de voir sortir à intervalles réguliers des bulles d'air du côté gauche de l'animal. Ceci dénotait évi- demment, ou bien une lésion accidentelle du système trachéen ou la présence d'un stigmate fonctionnel. Très intrigué, j'examinai à la loupe l'endroit d'où j'avais vu sortir ces bulles d'air et je découvris un beau stigmate situé plu- tôt ventralement du côté gauche de la larve, entre la première et deuxième paire de pattes, donc entre le pro et le mésosternite. Une circonférence passant par les deux stigmates dorsaux, qui étaient présents et fonctionnaient chez cette larve, passerait éga- lement par ce stigmate ventral. Ce stigmate était impair; la larve n'avait aucune trace d'orifice respiratoire homologue du côté droit, mais ceci constitue l'exception ; de plus, ce stigmate n'occupait même pas la place assignée par les auteurs qui pré- tendent doter les larves-nymphes d'Odonates d'une seconde paire de stigmates thoratiques. Son emplacement correspondrait a peu près à celui désigné par Reaumur pour cette seconde paire. A part cette anomalie, je n'ai jamais vu fonctionner chez les larves âgées, d'autres stigmates «pu; la paire dorsale du thorax ; et si les jeunes Anisopières montrent à certains moments de leur vie larvaire une paire de stigmates thoraciques ventraux jamais je ne les ai trouvés chez les Agrions. L'examen des exuvies nymphales ajoute une preuve à ces expériences physiologiques. En effet, si on examine l'exuvie d'un agrion, on y trouvera la mue des gros troncs trachéens latéraux ci des troncs latéraux ventraux sous formes de filaments blan- châtres; les premiers muent par la seule paire de stigmates tho- raciques dorsaux (1), on voit les filaments attachés à ces stig- mates; la seconde paire, au contraire, semble avoir mué par l'extrémité de l'abdomen. Si les taches du métathorax étaient des stigmates, les trachées qui s'y rendent ne devraient-elles pas muer par ces stigmates et ne devrait-on pas y trouver collés les filaments blanchâtres que l'on trouve attachés aux irréfutables stigmates dorsaux? Or, on ne voit rien de tout cela. Cette obser- vation réfute, me semble-t-il, l'opinion de certains auteurs, notamment de M. le D 1 ' Portier, qui considère comme probable qu'à la fin de la nymphose tous les stigmates et même les stig- mates abdominaux deviennent perméables, en s'appuyant sur le l'ait que certaines larves aquatiques apneustiques deviennent holopneustiques au moment de la nymphose (chenille de Ni/m- phula striolata). J'arrive ainsi à des conclusions quelque peu différentes de celles émises par ceux qui ont étudié ce sujet avant moi : 1° Les larves primaires (2) et les très jeunes larves d'Odonates sont probablement toutes apneustiques ; 2° a) Les jeunes larves des Anisoptères sont pourvues d'une paire de stigmates ventraux derrière la troisième paire de pattes entre le mésosternite et le premier segment abdominal; h) Les larves d'âge moyen des Isoptères (Agrionides) sont déjà pourvues d'une paire de stigmates thoraciques latéraux dorsaux entre le pro et le mésotergite; ces stigmates deviennent nette- ment dorsaux chez les larves âgées et chez les larves nymphes; 3° Toutes les larves âgées d'Odonates ont une belle paire de stigmates dorsaux entre le pro et le mésotergite. ROLE PHYSIOLOGIQUE Quel pourrait être le rôle physiologique joué par ces stigmates étant donné que ces larves mènent une vie exclusivement aqua- (1) Un imago arrêté à temps dans sa métamorphose montre très nettement un fil Manc sortant de ces stigmates. (2) "n a observé chez certaines espèces d'Odonates que les larves ne sortent pas de l'œuf avec leur aspect définitif. « C'est une sorte de petit vermisseau Man- chàtre ayant vaguement l'aspect d'une nymphe de diptère et dont les pattes, comme chez celle-ci, sont des filaments inarticulés appliqués contre l'ai do- men; s'il est né sur une partie de végétal ;ï ce moment émergé, il chemine en se contortionnant et cherche à gagner l'eau ; dès qu'il y est arrivé la peau se l'end et la vraie larve s'en dégage ». F. Brocher, — 28 — tique, que jamais on ne voit sortir de bulles d'air lorsque ces larves se trouvent dans leur milieu normal et que surtout elles ne viennent jamais respirer l'air eu nature à la surface de l'eau. Pour tâcher de résoudre cette question j'ai essayé de voir tout d'abord si les larves mises à sec respiraient par leurs stigmates. Une larve de Brachytron, dont le système trachéen a été vidé, est examinée à la loupe montée. La larve se tient immobile; au bout de quelque temps elle se met à exécuter de véritables mou- vements respiratoires, ouvrant et fermant ses stigmates ; tout le thorax et même la tête oscillent légèrement et se portent en avant à chaque mouvement. Ceux-ci se répètent régulièrement avec une fréquence de trente mouvements par minute; il y a par- fois des pausses plus ou moins longues. Cette même larve placée ensuite dans le petit appareil décrit plus haut, lâche d'abon- dantes bulles d'air; elle a donc incontestablement respiré l'air en nature par ses deux stigmates dorsaux. Ces expériences vérifient, me semble- 1 il, l'explication de Reaumur qui niait l'utilité de ces stigmates tant que la larve vivait dans l'eau, mais qui leur attribuait une fonction respira- toire, soit lors de fortes sécheresses, soit lors des métamor- phoses. Il me parait plausible d'admettre que ces stigmates sont une adaptation à la sécheresse éventuelle. Cependant il y a des arguments qui militent en faveur de la seconde supposition de Rèaumur, sans toutefois renverser la première. Les jeunes larves dépourvues de stigmates peuvent vivre suf- fisamment longtemps hors de l'eau pour que l'idée d'une respiration d'air en nature s'impose à l'idée de l'observa- teur. Par où respirent-elles? Pas indubitablement par leurs bran- chies trachéennes puisque leur ablation ne les tue pas. Sans doute parles téguments. Ensuite, une objection très judicieuse, et celle-ci est je crois de M. le D r Brocher, appuie fortement la seconde hypothèse : les stigmates thoraciques n'apparaissent nettement formés que vers la fin de la vie larvaire, au stade qui correspondrait à l'état de nymphe chez d'autres insectes. Or, chez beaucoup de larves qui n'ont pas de stigmates (Corè- thre)ouqui ont des stigmates terminaux (Culicides), nous voyons apparaître des stigmates thoraciques à l'état de nymphe. C'est que ceux-ci ont sans doute une fonction pendant la métamor- phose. Les larves d'Odonates les utilisent vraisemblablement au début de cette période critique et transitoire, on peut du reste — 29 — Facilement observer ces mouvements respiratoires. Je ne crois pasque l'air aspiré à ce moment contribue à décoller la peau oymphale, vu qu'elle n'adhère plus du tout à l'imago à. ce moment (1). Cet air est manifestement destiné à. dilater le tube digestif et le système trachéen de façon à provoquer successive- ment dans les différentes parties du corps la pression sanguine nécessaire à leur épanouissement successif. Ces stigmates seraient donc de véritables appareils d'éclosion. Jousset de Bellesme prétend que le gonflement du tube digestif s'opère par déglutition de l'air; ceci me parait improba- ble; d'abord parce que la bouche des Odonates n'est certaine- ment pas organisée pour déglutir; ensuite parce que le gonfle- ment précède l'éclosion et s'effectue lorsque la tête de l'imago est encore dans son exuvie nymphale. Le D r P. Portier invo- que à titre d'hypothèse un phénomène de sécrétion interne com- parable à celle de la vessie natatoire des poissons, celle-ci étant provoquée par la pénétration de l'air dans le tube digestif. Cette question reste donc ouverte. Enfin, il serait très possible que ces stigmates servent de sou- pape à la larve pour diminuer la pression due à une augmentation de température du milieu ambiant, puisqu'ils fonctionnent par la simple chaleur de la main. CONCLUSIONS GÉNÉRALES (2). 1" Les larves d'Odonates ont toutes un système trachéen uni- forme comprenant trois paires de troncs trachéens longitudinaux; 2° Les larves primaires et les très jeunes larves sont probable- ment toutes apneustiques ; 3° a) Les jeunes larves d'Anisoptères ont une paire de stig- mates ventraux derrière la troisième paire de pattes, dans l'inter- somite métasternite — premier segment abdominal; b) Les jeunes larves d'Isoptères ont une paire de stigmates thoraciques latéraux dorsaux dans rintersomite-protergite-méso- tergite; 4° Toutes les larves âgées d'Odonates possèdent cette dernière paire de stigmates; leur position est nettement dorsale; 5° Ces stigmates sont une adaptation àla sécheresse éventuelle (1) Avec quelle facilité ne retire-t-on pas une aile de son fourreau nyniphal < (2) l'ne réserve est lait.; pour les larves do Caloptérj^ines. — 30 — et à la métamorphose, permettant à la larve de respirer l'air en nature et d'utiliser cet air pour se métamorphoser (appareils d'éclosion); peut-être servent-ils également de soupape au sys- tème trachéen. Avant de terminer, je tiens à remercier vivement, M. le D 1 ' E. Rousseau, qui, en m 'offrant fort aimablement une table à la station biologique d'Overmeire, m'a considérablement facilité ce travail. 31 — INDEX BIBLIOGRAPHIQUE 1912 Baunacke (D r Walter). Statische Sinnes. Organe bei den Nepiden. (Zool. Jahrb. Bd 34, Abt. fur Anàtomie.) 1013 Brochez (D r F.). L'aquarium de chambre. (Lausanne, Payotel O.) 1832 Burmeister (H.). Handbucli der Entomologie IL 1904 Butler (MissH.).Thelabiumof the Odonata. (Trans.Am. Ent. Soc, XXX.) 1911 Calvert (Philip P. Pu. D.). Studies on Costa-Rican Odo- nata. (Entomological News., vol. XXII.) 1827 Carus (C, G.). Anat. Comp. II. 1 798 Cuvier (G.). Mémoire sur la manière dont se fait la nutri- tion chez les insectes. 1771 de Géer (Baron Ch.). Mémoires pour servir à l'Histoire des Insectes II. 18 ( .»0 DEWiTz(H.).EinigeBeobachtungenbetreffenddasgeschlos- sene Trachéens vstem bei Insekten. (Zool. Ang., Bd XIII.) 1852 Dufour (L.). 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Recherches sur le méca- nisme d'adaptation de l'appareil respiratoire des tra- chéates au milieu aquatique. (Arch. de Zool. Exp., 5 e série, t. VIII.) 17 12 RÉ \UMrR. Mém. pour servir à l'histoire des insectes, VI. 1909 Rousseau (D r E.). Etude monographique des larves des Odonates d'Europe. (Ann. de Biologie lacustre, t. III.) lsi ( .» SrEBOLD (von). Manuel d'anatomie comparée. 1815 Sprexgel (Curtixs). Commentarius de partibus quibus insecta spiritus ducunt. 1840 SuckoÎw. Sur l'anatomie et la respiration des larves de libellules. 1737 Swammerdam. Bijbel der Natuur. BTUDIES ON THE OCCURRENCE AND REPRODUCTION OF British Freshwater Alpe in Nature 3. A four years' observation of a freshwater pond F. E. FRITSCH, D. Sa, Pu. D., F. L. S. Professor of Botany, East London Collège, University of London Florence RICH, M. A., (Somerville Collège, Oxford; Granville School, Leicester). (1) TABLE OF CONTENTS A. General considération ofthe physical leatures of the pond and ofthe meteorological data 35 B. The flora ofBarton's pond 39 C. The animal cycle 45 D. Considération ofthe periodicity of certain forms 50 (a) Zygnemaceae (p. 50). (g) The Protococcales (p. 73). The Desmids (p. 55). (// ) The ( yanophyceae (p. 81 ). (c) The Oedogoniaceae (p. 58). (/) The Flagellâtes (p. 82). (d) Thegenns Microspora (p. 62). (j) Peridiniwm (p. 86). (e) The Confervales (]i. 68). (/;) The Diatoms (p. 87). ilie genus Chaetopkora (p. 71). /;' General considération of the periodicity-data ofthepreceding section U2 F. General considération of reproduction in Barton's pond. .... 99 itematic notes 106 H. Summary lit'.' Bibliography 113 (!) The first paper of this séries was published in Armais of Botany, vol. XXI, July, 1907, pp. 423-36; the second in the Bristol Naturalists 1 Society' 's dings. 4fi* ser., vol. II, part, II. I909(issued for 1908). 3 — 34 — The periodicity of fresliwater algal végétation was a well- known fact, long before any précise observations on tins subject were made. In our studies we were at flrst only interested in determining the gênerai Unes of this periodicity, but it soon became apparent that much as to the conditions governing the appearance, extent of development and reproduction of fresli- water Algae might be learnt from such investigations, especially if considcred in conj miction with meteorological data. Weliave been exceptionally fortunate in obtaining the aid of Mr. E. J. Salisbury, B. Se, F. L. S., who for four years (from Mardi 1906 to May 1910) collected fortnightly samples for us from Barton's pond, a small pond near Harpenden. Mr. Salisbury lias ail thetime remained in sympathetic touch with the work, and much of the value of tins instructive séries is due to lus extrême care and efficiency as a collector. It gives us great pleasure to thank him most cordially for his valuable lielp. Barton's pond is particularly well suited for an investigation of tins type for two reasons; firstly because of its veiy rich and varîed algal flora, secondly because an exceptionally complète and reliable séries of meteorological data are available in the publications of Mr. J. Hopkinson, F. L. S. on the weather of successive years in Hertfordshire (see Trans. Hertfords. Nat. Hist. Soc. and Field Club.) In view of the fact that the bulk of the samples from Bar- ton's pond were collected at almost regular fortnightly inter- vais, the monthly occurrence of the différent gênera and species eau be stated with much greater précision than was the case with respect to Abbot's Pool(Fritsch and Rich, 1909). In fact we think it unlikely that there arc niany errors in our conclu- sions as to relative frequency of gênera and species, since the sample for one liait" of the month nerved as a check for the other. The samples (nearly one hundred in number) bave been worked through several times,both by each of us independently. and also in collaboration. Finally, we think it is worth drawing attention to the fact, that the labiés of occurrence and frequency of the différent gênera and species were in most cases drawn up before any coniparison with the available meteorological data was under- taken. In tins wayall bias bas been avoided. — 35 — A. General considération of the physical feaiureû of the pond and of the mèteorological data. Barton's pond ,1) is situated at one end of Harpenden Com- mon and lies beside the main road leading from Harpenden lo S'-Albans (i >. Il is situated in the stiff glacial clay (yellow clay with flints), which overlies the chalk in Hertfordshire. It is of small size, the maximum length being about 105 feet wiLh a width of abont 39 feet at the widest part; the greatest depth (in the central parts) does not normally exceed about 3 feet. Roughly rectangular in shape, it is placed sothat the two ends lie approximately north-east and south-west. Thèse two ends of the pond are shallow and each is in connexion with a ditch, whilst along the two sides there is higher ground. The north- east end is particularly shallow, becoming dry early in the sum- mer and forming a home for Alopecurus geniculatus. The two long sides of the pond are bordered with rushes, which are specially noticeable on the north-west side, where Juncusinfle- xus, L., and /. congloméra tus, L.,form a close fringe and not only cast shade on that side, but form important habitats for many of tlie Algae, thèse being attached to the submerged fruit- ing heads and stems of the previous year. On the south-east side the pond is bordered by a steep bank. There are fréquent and prominent changes of water-level, which of course stand in relation to the rainfall and tempéra- ture, in summer the pond not uncommonly dries up completely for a short time, the clay for the greater part being baked quite hard by the sun. Such a drying up of the pond occurred in a more or less marked manner in August and September, 1900; September, 1907 ; August, 1908; but not in 1909. In winter the water is generally frozen over for a short period, as occurred in January and February, 1907; at the end of December 1907 and early February of 1908; January, the second hall" of February, extending also in to early Mardi of 1909; and at the end of Xovember, 1909. The water is sometimes muddy, at other times clear, there being no apparent regularity about tins. (1) We are indebted to Mr. Salisbury l'or this account. (2) This position beside the road way is not without signiticance, since not uncommonly traction engines appear to replenisli their supply of water from theponil. This nu, lead to a more or less serious interférence with the normal conditions. — 36 — There is little largo végétation on the banks of the pond, so that not much shade is provided. Some blackberry and furze bushes were situated on the north-west bank (thèse were eut down in 1911), while a bush of Salix caprea (from 3-4 feet high) grows in the water, a little way from the north-west bank. On the other hand abunclant aquatic and marsh végéta- tion develops in the pond during the mild period of the ycar and must then contribute very largely to the shading of the algal végétation and may possibly enter into compétition with it Thèse forins furnish a substratum for a rich epiphytic flora. Rainfall ai Harpenden-Rothamsted (in inches) (1) . 1905. 1906. 1907. 1908. 1909. 1910. .Tanuary. -1-04. 1-24. 1*48. •87. 1-'.»!». Fehruary . 2°2S. 1-4:.. 1*33. •37. 3-04. Mardi „ . . 1-54. 1-29. 3*41. 3-42. 1-13. ApriJ . . . •74. 2*85. 2*94. 1-73. 1-41». May .... 1-33. 2-38. 1*79. 1-27. 2*08. ■ T ime. 3-42. 2-48. 1*63. 3-96. •lui y . . . . 1-40. •38. 2-17. 2 • 32 . 3-00. August . . . 3-34. 1-17. 1*68. 2*86. 2-04. Septemlier . 2-14. 1-1)7. •79 1-46. 1*81. October. .. „ 1*58. 5*16. 4-88. 2'22. 4*90. November . . 3 13. 4-08. 2-42. ' i • >. 1-15. Decenilier . ] 06. 2-80. 3-43. 2*01. 3*26. Total for the year 25-51. 28*01. 26*99. 24*20. 28*38. 30*58. The most important meteorological data for our purposes are those concerning rainfall, sunshine and température Withrefe- rénee to the rainfall, attention may be drawn to the fact that (!) Cf. Hopkinson, IQ08, pp. 40, 41, 230, 231: Hopkinson, 1912, pp.-88, 89, 120, 121, 168, 169, 262, 263. . * :^7 during the period of observation least rai n feîl in L908. Other points that call for notice are the exceptionally heavy rainfall during the l.-isi three mon i lis of 1906; the high rainfall during the same period in L907and 1909; the very low rainfall during fchefirst three mont lis of 1V>07 ; very low rainfall in April 1900, Julv 1906, September 1907, November 1908 and February 1909; very high rainfall in January 1906, October and Novem- ber 1906, October 1007 and October 1909. The most uniform yearas regards rainfall appears to hâve been 1908. Number ofhours ofbright sunshine at Rothamsted (1) . 1905. 1906. 1907. 1908. 1909. 1910. January. 75. 66. 67. 76. M. February . 85, 85. !')'.>. 9 î. ."i. March . . . 123. ■^ 16. 115. 69. L59. April . . . 226. 14'5. 146. 23 1 • 117. May .... 151. 165. 199. 297. 199. •Tune .... 240. 160. 251. 116. July .... 265. 272. 171. 205. 193. Auirust . . 180. 253. 175. 202. 226. September . . 129. 206. 185. 158. 109. October. . . 114. 96. 97. 120. 87. November . 60. 46. 58. 78 91. December . . 30. 60. 4(1. 30. .5'. 1 , Total for the year 1580. 1833. 1557. 1638. 1652. 1387. For the following table showing the number of hours of bright sunshine at Rothamsted we are indebted to Miss W. E. Brenchley, D. Se. Tliis table shows that 1006 was by far the sunniest year during the period of observation, while the other (1) The numbera for eacb mootb. hâve been rounded off, i, e, fractions ot hours hâve been ignored. ^ ( o A LIBRARY Températures of the air at the County Muséum, S t Albans (in degrees Fahrenheit) ( 1} . 1905. 1906. 1907. 1908. 1909. 1910. January . ( Min. ( Max. 36 \ 41. 46) 32 (, 7 29 ) 35. 41 ) 33 l *- - i 37'5. 42) 331 43 j February . 1 Min. ( Max. 32 U. K ) 37-5. 43) 43) 3(5) ,415. 47 1 30) 36-5. 43) 41. 46) Mardi . ( Min. ( Max. 34 i 40-5. 47) 34) 43-5- 53 ) 33 h 46) 33) 38-5. 44) 35 ) 42-5. 50) April . . ( Min. } Max. 35 ) 45-5. 5(5 ) 39 ) 4(5. 53 ) 3(5 1 50 ) 39) 48-5. 58) 39 ) 4(5. 53 ) May . . 1 Min. 1 Max. 44 U- 52-5. 61 i 441 52. 60) 47 1 55-5. 64) 41/ 63) 45 u (il ) .Tune . . t Min. [ Max. 48 L~.* (57) 48 î -- (53) 491 59- 69) 46 ( (il ( July . . t Min. 1 Max. 531 63. 73 ) 49 1 66) 531 62. 71 ) > 67 \ August 1 Min. 1 Max. 54 1 64. 74) 51 ) [59. 61 ) 51 j 59. (14 ) 52) 61. 70) Septeniber 1 Min. i Max. 49 û 55. 61) 49) 59. 69 ) 49 L Q , 58°5. 68 ] 48 1 56. 64) 48 1 61 ) October . 1 Min. ( Max. 38 ; 44%). 51 ) 46 l 44 ) ( 50-5. 46 | > 535. 61 ) 45 (51. 57) November ; Min. ( Max. 35) [ 40-5. 46) 51 ) 39) 44. 49) 40) 45'5. 51 ) 36 ) 41. 46) December. ( Min. f Max. 43) 32) S 36-5. 41 ) 36 ) 40. 44) 34) [ 38°5. 43 1 34) 45) (1) cf. Hopkinson, 1908, pp. 38, 228; Hopkinson, 1912, pp. 86, 118,166, 2(>0. The températures are given to tlie nearest degree, in the case of the mean températures (whicb in the table above are bracketed with the a ver âge mini- mum and maximum) to the nearest liait degree. The lowest minimum, the higbest maximum anil the highest mean températures for each montb ot the period ot ohservation are indicated by heavy type. — 39 — years (ignoring 1910) do not differ very ap'preciably from one another in this respect. Attention may also be drawn to tbe large amount of sunshine in Mardi 1907, in April 1900 and 1909, in May 1909, in July-September 1906; to tho small ûumber of hours of sunshine in Mardi 1909, June 1909. Sep- temberl90o and 1909, November 1906, December 1905 and 1908. In considering the températures we hâve adopted those taken at S 1 Albans, for which we are indebted to Mr. Hopkinson's publications; S' Albans is suffiçiently near to the pond to make itunlikely that there would hâve been any marked différence in température. Apart from thèse temperature-data, Mr. Salisbury also furnislied us with the températures of air and water at the time of collection (1) , as well as with the average minimum and maximum températures during the period intervening between the collection of two successive samples. We hâve not consid- ered it necessary to give thèse data in extenso, but occasional référence will be made to tliem in what iollows. In the case of Abbot's pool thèse data {cf. Fritsch and Rich, 1909, pp. 30, 31) showed that during the win'er the température of the water was generally iower than that of the air, wliile in the snmmer it was often the otlier way round. In Barton's pond no s.ueh marked relation between the températures of air and water is apparent; at one time the air was warmer than the water, at another the water warmer than the air, and this occurred quite indiscriminately, both in winter and su m mer. In fact there can be no doubt that in Barton's pond the température of the water is subject to much more fréquent and marked oscillations than in Abbot's pool, and this is no doubt due to the very varying amount of water in the former pond. B. — The fora of Barton's pond. The pond exhibits a fairly well-developed Phanérogamic flora { --\ which shows marked periodicity. Lemna minor is the most regular constituent of the Phanérogamic flora; it is generally scanty in amount during the winter-months, but with the ad vent of spring it tends to cover a large part of the surface. | 1 i We do not think that thèse particular data are of any considérable value although we formerly advocated the taking of them. (i 1 ) Mr. Salisbury has kindly tùrnisheil us with thèse détails regarding the Phanérogamic tlora. 40 ( 'allitriche vcrna is also always présent in some quantity, but becomes rather crowded ont by other i'orms during the summer. Ranunculus aquatilis becomes more and more abundant during the early months of the year, especially in the deeper parts of the pond, and is in full nower in April and May; tins period marks the first phase in the Phanerogamic tiora of the pond. Soon after May a great part of the Ranunculus dies away, and it is not strongly representcd in the second half of the year until October or November. About April Glyceria fluitans puts in an appearance, and later in the same month numerous seedlings of Bidens cernua arise near the marshy edges of the pond. Juncus arMculatus also appears in April and subsequently (in the summer) exhibits a very vigorous growth, while around the edge ./. conglomeratus and /. infleocus appear. In June the whole surface of the pond is typically covered with Lemna and mat-like masses of Bidens-seedlings. Later in the same month the Glyceria and the rushes corne into nower. A third phase in the Phanerogamic flora is reached in the middle of July, when Glyceria fluitans constituées the predominating feature. Together with Juncus conglomeratus and Bidens cernua it forms a screen over the central parts of the pond. In August the Bidens is in full nower and often occupies nearly the whole of the pond, especially when the latter dries up. Soon after flowering the Bidens dies away, and Lénine wi'h some Ranunculus aquatilis and Callitriche verna again become conspicuous. By November the Lemna is diminishing in amount. while Ranunculus aquatilis bas increased. The Phanerogamic végétation of the pond thus normally shows the following phases : I. Spring-phase : Ranunculus aquatilis dominant. II. Early summer-phase : Lemna and Bidens-seeàlmgs. III. Summer phase : Glyceria fluitans dominant; rushes, Bidens. IV. Laie summer-phase : Bidens cernua dominant. V. Autumn-phase : Lemna, Ranunculus aqua/ilis, Callitriche verna. VI. Winter-phase : Ranunculus, Callitriche. It will be seen that during the warmer period of the year (from the beginning of April till the end of < H-(ober) a large part of the surface of the pond is occupied by Phanerogamous a^uatics - 41 — and marsh-plants. Their shading influencé no doubt compen- sâtes to a Large extenl for the absence of shrubs and trees around the edge of the pond. The algal flora of the (tond is i*ich in species, and many of thèse species are ai certain times of the year represented I > \ a very large aumber of individuals. The followingisa listof the dominant algal représentatives (i. e. those which at certain times are a reallv conspicuous feature of the flora) : Sphaerocystis Schrœteri, Chod. Ineffigiata neglecta, W. and G. S. West Microspora amoena (Kùtz.), Lagerh. var. gracilis, Wille. Coleochaete scutata, Bréb. Chaetophora pisiformis (Roth.), Agi Zygnema insigne, Kûtz. Spirogyra cataeniformis (Hass.), Kûtz. (cf. p. 106). quadrata (Hass.), Petit (cf. p. 106). tenuissima (Hass.), Kiitz. varians (Hass.), Kiitz. (only in 1907) Mougeotia sp. (Diam. fil. 20-26[/.}. » parvula, Hass. Oedogonium Boscii (Le CL), Witlr. » fragile, Wittr. Pringsheimii, Cram., forma (cf. p. 108). multisporum, Wood (cf. p. 108). Conferva bombycina (Ag.), Lagerh. and f. m'n>o>\ Wille. Ophiocytium cochleare, A. Dr. Anabaena catenula (Kiitz.), Bornet et Flahault. Eunotia (Himantidium) Arcus, Ehrenb. » lunaris (Ehrb.), Grun. Synedra radians, Kiitz. Trachelomonas volvocina, Ehrb. » hispida, Stein. Euglena viridis, Ehrenb. The gênerai aspect of the algal flora is therefore determined largely by fîlamentous Cônjugatae, diverse species of Oedogo- nium, Microspora and Cou fer ni, with large quantities of Eunotia Arcus, Ehrenb., in the winter-months. At one time or another the three Flagellâtes, Ophiocytium cochleare, Sphaerocystis Schrœteri and Ineffigiata play a more or less important part, while Synedra radiansamd Eunotia lunaris are important as epiphytes at certain times of the year. The — 42 — flora varies so much in tlio course of the year that no adéquate idea of its character could be obtained irom any small set of samples; Conferva, Ophiocytium, Microspora, Oedogonium and Trachelomonas were however found in nearly every sample. The following members of the algal flora show an appréciable development at certain times of the year or were frequently found, but in small quantity, and may be described as sub- dominant : Chlamydomonas, spp. Pandorina morum (Mùll.), Bory. Eudorwa elegdns, Ehrbg. Gloeocystis gigas (Kiïtz.), Lagerh. [= G. ampla (Kiïtz.), Rabenh.]. Gloeocystis vesiculosa, Nàg. Ankistrodesmus falcatus (Corda), Ralfs. Microspora stagnorum (Kiitz.), Lagerh. Closterium moniliferum (Bory), Ehrenb. « Venus, Kiitz. Cosmariupi obtusatum, Schmidle. Thioaitesii, Ralfs. reniforme (Ralfs), Areh. » venustum (Bréb.), Arch. Staurastrum tricorne (Bréb.), Ralfs and var. ^. Lyngbya versicolor (Wartm.), Gom. Synedra Acus (Kiitz.), Grun. Ulna (NitzschJ, Ehrenb. Achnanthes mimitissïma, Kiitz. Navicula exilis, Kiïtz. hutceolaia (Ag.), Kiïtz. Gomplionema acuminatum, Ehrenb. constrictum, Ehrenb. Phacus pleur onectes , Nitzsch. Peridinium tabulât uni, Ehrenb. None of thèse forms show well-marked dominance, and their degree of importance varies considerably in différent years. A considérable number of species were ahvays only scantily represented in the pond, some of tliem being présent only for a very limited period. Thèse are : Gonium pectorale, Mùll. Tetraspora gelatinosa (Vaucli.), Desv. — 43 — Palmodactylon varium, Nâg. Scenedesmus obliguus (Turp.), Kiitz. Pediastrum tétras (Ehrenb.), Ralfs. Trochiscia reticularis (Reinsch), Hansg. Oocystis Naegelii, A. Br. Pleurococcus angulosus, Menegh. Characium Pringsheimiî, A. Br. Gloeocystis infusionum (Schrank), W and G. S. West. Protoderma viride, Kùtz. Gongrosira viridis, Kiitz. Radiofilum ffavescens, G. S. West. Microthamnion Kûtzingianum, Nàg. Aphanochaete repens, A. Br. Chaetosphaeridium globosum (Nordst.), Kiebahn. Bulbochaete nana, Wittr. Closterium acerosum (Schrank), Ehrenb. » Kutzingii, Bréb. Gosmarium sexangulare, Lund. f. minima, Nordst. » undulatum, Corda var. minutum, Wittr. Staurastrum brevispinum, Bréb. Ophiocytium Arbuscula (A. Br.), Rabenh. » 7//,v?e (v. Istv.), Heering. » parvulum (Perty), A. Br. Microcystis marginata, Menegh. Oscïllatoria tenuis, Ag. Navicula viridis (Nitzsch), Kiitz. » mesolepta, Ehrenb. Stauroneis Phœnicenteron, Ehrenbg. Amphora ovalis, Kiitz. (small form). It will be well 1,o compare briefly the algai flora of Barton"s pond with that of Abbot's pool. The two ponds resemble one another only superficially, the points of similarity being the abundance of filamentous Conjugatae, the relative paucity of Desmids, the important part played by Diatoms in the vvinter- montlis and the scanty development of Cyanophyceae. The points of différence are more numerous : the filamentous Conju- gates are represented by three gênera in Bartbn's pond, while Spirogyra is alone of importance in Abbot's pool ; species of Oedogonium are of quite minor importance in Abbot's pool ; Cladophora is completely wanting in Barton's pond, while Microspora and Conferva are important gênera; Melosira — 44 — and Cocconeis are not found in Barton's pond, the important Diatoms being Eunotia Arcus, E. lunaris and species of Synedra ; a last peculiarity of Barton's pond lies in the impor- tant part played by colonial Protococcales, Ophiocytium and Flagellata. In fact the algal flora of Barton's pond is far richerand more varied than that of Abbot's pool. Altbongh the geological formation in which the pièce of water lies lias cer- tainly something to do with this, we think that the much more variable water-level of Barton's pond is largely responsible. This leads in the course of the year to a variety of conditions, which probably affords scope for a much greater number of différent forms than would be the case in Abbot's pool with its relatively constant water-level. Perhaps the most prominent point of différence between the two ponds lies in the dominance of Clialojihora in Abbot's pool. Barton's' pond however présents conditions, which are quite unsuitable for the growth of so coarse a form, namely the almost complète stagnation of the water and the liability to complète desiccation in the summer months. (Fritsch, 1906, p. 153). We are not aware of any record of ( ïadophora from a pond showing thèse characteristics (cf. Comère, 1910, p. 560), nor do our own observations afford any évidence of the occur- rence of the genus under such circumstances. With the absence of Cladophora there is lost one of the most suitable substrata for the growth of certain epiphytes, and tins may partly account for the non-occurrence of such forms as Cocco- neis in Barton's pond. A second very striking point of diffé- rence lies in the abundant représentation of Confervales in Barton's pond, whereas they are entirely lacking in Abbot's pool. We are at présent unable to suggest any explanation for tins diversity, which in view of the peculiar pigmentation of the chloroplasts in this group of Algae is of considérable significance. Mr. Salisbury lias drawn our attention to the unequal distri- bution of the algal flora in Barton's pond. Most algal growth was found near the N.W. bank towards the S. W. end of the pond. Hère the bulk of the filamentous forms occur on the dead inflorescences of the previous year's rushes, while the.stalks of the rushes are covered with a slimy growth of Chaetophora, Budorina, Sphaerocystis and many other colonial and unicèl- lular forms. The best Desmid-material (especially ClosteriuWt — 45 - Kûtzingii) on the other hand was fourni at a point almost opposite aear the S.E. bank. Such a localisation of definite algal l'onus year for year at certain points in a pond, we hâve noticed also in other small pièces of water; it would be interes- ting to détermine the causes of this localisation. Afewwords may beaddedon the faunaof the pond. During the early spring the chief feature is the large number of water- fleas (Daphnia puleœ), which frequently occur in such quanti- tés as to render the water quite turbid. In April numbers of newts (both Triton cristatus and T. punctatus) are in évi- dence, whilst false water boatinen (Corixa) and water soldiers (Gerris) also occur. Dytiscus Nepa and Gyriurus natator are occasionaily seen, whilst later especially the smaller species of dragon Aies are fréquent. Vorticella is fairlv common at most times of thé year, and raicroscopic worms were frequently observed in the samples. 0. — The annual cycle. The annual cycle is far more varied and complex than in Abbot's pool. As already indicated above, we think it probable that the shallow nature of the pond and its exposed position (which bring a rapid and fréquent change of water-level with tliem) are at least in part responsible for this. Although the annual cycle lias varied appreciably during the four years we hâve had the pond under observation, a careful scrutin v of the data shows a gênerai séquence, which maj r be briefly tabula ted as follows : a) Winter-phase (1) (December to February) : Microspora (2) , Eunotia Arcus and epiphytic Diatoms, such as Synedra radians and Eunotia lunaris. b) Early spring-phase (Mardi, April) : l'on ferra, Micro- spora, species of Oedogonium, fllamentous Conjugatae and (sometimes) Eunotia Arcus. c) Spring-phase (April, May, early June) : Oedogonium, Spirogyra, Conferva, Mougeolia, Zygnema, Microspora. (Il Thèse «litl'erent phases correspond broadly to those enumerated by Comère (Comère, 1906, p. 394); a = «période hyèmale»; h =« première période vernale » ; c= « deuxième période verDale »: d and e= «période estivale »; t /and^ 1 = « période autumnale. » (i 1 ! The gênera arementioned approximately in orderof importance. — 46 — Subsidiary végétation of Radiofilum flavescens, Trochiscia reticularis, Ankistrodesmus falcatus, Chaetophora pisi- formis, Gongrosira viridis, Sphaerocystis Schrœteri, Eudorina elegans, Pandorina morum, species of Gloeo- cystis and Ophiocythim cochleare. il) Early summer-phase (late .Tune and early July) : Euglena, Desmids, filamentous Conjugatae, Oedogonium, Coleochaete. Subsidiary végétation of Ineffigiala neglecta, Peridinium tabulatum, Bulbochaete ruina and Chaetosphaeridium globosum. e) Summer-phase (July, August) : Euglena, Anabaena catenula, Desmids. Subsidiary végétation of Ineffigiata, Sphaerocystis, etc. f) Autunm-phase (September, October) : Mixed filamentous flora {Microspora, C,onferva,Zygnema, Mougeotia, Oedo- gonium), species of Oscillaloria and Lyngbya, Trachelo- monas, Sphaerocystis, Ineffigiata, etc. g) Early win ter-phase (November): Microspora, Conferva, Diatoms, Trachclomonas. Broadly speaking there are four phases, that correspond to a great extent to the four seasons, the other three phases distin- guished above being more of the nature of transitions between the main phases. It is wortli drawing attention to tlie fact that there is some correspondence between thèse algal phases and the phases shown by the Plianerogamic végétation of the pond (1) (p. 40). Thus, the winter-phase with its Microspora and Diatoms corresponds to tlie period in which Eanuncidus aquatilis and Callitriche are the chief représentatives of Plia- nerogamic végétation in the pond; the spring-phase with its Conjugatae, Oedogonium and Conferva is the period of domi- nance of Ranunculus aquatilis; the summer-phase, in which Euglena, Desmids and Anabaena are the dominant algal forms, is characterised by a Plianerogamic végétation in which Lemna, Glyceria and Bidens are successively dominant; while the autunm-phase, which is onlv distinguished in its algal flora by the présence of such forms as Lyngbya and Trache- lomonas, is equally little characterised by its Plianerogamic flora. (1) It will be noticed however that, whereas the niost vigorous period l'or tlie algal flora is the spring, it is the summer iu tlie case of the llowering plants. — 47 — Excepl for the character of the summer-phase there is a considérable degree of gênerai correspondence between the périodicité of the algal flora of Barton's pond and Abbot's pool. In both cases we hâve a winter-phase characterised bv the présence of a hardy filamentous form {Microspora in Barton's pond. CladopJiora in Abbot's pool) and Diatoms, a spring- phase distinguished by the important part played by Zygne- maceae, and a heterogeneous autumn-phase, whose most marked peculiarity lies in the présence of Oscillarieae. Il is probable thatthe periodicity will be found to be more or less on thèse Unes in ail British ponds having a Diatom-Conjugate végétation. The pronounced différence between the summer-phase in the two cases is no doubt due to the customary shrinkage of the water in summer in Barton's pond. There is also resemblance between the algal periodicity of the two ponds inasmuch as the four main phases are distin- guished from one another not only by the quality, but also by the quanti ty of algal growth présent (cf. Fritsch and Rich, 1900, p. 35). Thus, there is a great increase in the amount of Algae in Barton's pond with the approach of the spring-phase, and tins is truc both of the number of individuals and of the number of species. On the advent of summer in a normal year there is again a decrease, often sudden and very marked, and the num- ber of species may for a time be restricted. In the autumn- phase we again hâve a revival, however, both in numbers of species and individuals. There is often no very marked decrease in the amount of Algae with the arrivai of the winter- phase, but lins statement does not apply to the number of species, which generaliy shows an appréciable decrease as compared with the autumn-phase a> . Il can hardly be doubted lhat the variations in numbers of species in the différent seasons of the year dépend on changes of température and light-intensity, on changes in the bulk of wa- ter and conséquent altérations of concentration, and on changes in the air-content of the water, which take place more or less regularly at thèse times (cf. Fritsch, 1906; Fritsch and Rich, (1) It may be mentioned at this point that at cerlain times of the year the samples exhibited a \ello\v ochre or deep red colonrowing to the présence oi aliundant iron bacteria: this was observed in March 1906, March 1907 August 1907 and Febraary 1908. — 48 — L9l >9, p. 53). A considérable number of data in support of tliis assumption will be given in the next section of tliis paper. For the présent one or two gênerai cases will be instanced. The efl'ect of the absence of the normal factors at a critical period was well seen in 1907 in which the latter part of spring and the sommer were abnormally cold and rainy. A comparison of the months April-August of tliis year with the corresponding period in 1906 will be instructive, since 1906 may be regarded as a normal year with no great summer-rainfall and the custo- marv bigh températures. It will be noticed that from April to August of 1907 therainfall was uniformly heavy in comparison to the smali amounts (excl. June) for the saine months in 1906 (cf. p. 36); with the exception of May the number of hours of sunshine duringthe period in question were înuch fewer in 1907 than in 1906 (cf. p. 37); the average maximum températures and the mean températures for thèse months were Jower in 1907 than in 1906 (cf. p. 38). The year 1907 therefore lacked the usual pronounced différences in température, amount of sunshine and amount of rainfall between the spring- and summer- phases. The effect of the unusually equable conditions on the more important components of the algal flora will be seen by a glance at the table on the next page, in which the periodicity for 1900 is given for the sake of comparison. Not only was the flora in 1907 until themonth of August well represented both in individuals and species, but owing to the continuance of many forms of the spring-phase the summer-phase was greatly obscur- ed. In June and July tliis fact is perhaps most striking, the dominance of Euglcna being shared by Mougeotia and Mi- crospora, while Zygnema and Chaetophora still persisted. The effect of the peculiar meteorological conditions of 1907 also led to alater appearance or dominance of nearly ail the spring- forms (with the exception of (Jedogonium). Thèse features will be analysed more completely in what follows. The effect of sudden changes in the amount of water in the pond was well shown on several occasions. Thus, in thesam- ple collectcd on June î.sth, 1900 twenty-nine species of Algae were observed, some of them in considérable quantity. Two nights before the collection of the next sample (June 30th) there was a déluge of rain, as a resuit of which the water-level rose several inches. The' sample collectée! on June 30th, in spite of careful investigation, revealed only thirteen species, ail of which — 49 — were scantilj représentée!. Several other cases of the same kind were observed. A decrease in the amount of water does not take place so suddenly and opérâtes more slowly, but its elimi- nating effed on many forms is apparent whilst the water-level sinks more or less steadily during warm weather. Table to show periodicity of more Important Algae from April to kugust of 1906-1907 (1 >. Ai un. M \Y Ji N E J ri. y Au< UST 1906. 1907. 1906. 1907. 1906. 1907. 1906 1907. 1906. 1907. Spirogyra . , c. VI'. vc. vc. c. vc. vr. r. i. vr. Mougeotia . . vc. r. rr. r. rc. rc. vr. rc. — . rc. Zygnema . . C. vr. rr. rc. r. rc. — • rc. — . r. Oedogonium r. c. rr. rc. rr. r. vr. r. r. rr. Microspora. . rc. rr. rr. r. r. rr. vr. c. — . rr. Conferva . . c. rr. rr. c. rr. r. rr. r. vr. r. OpAiocytium rc. rr. rr. rr. r. rr. r. rr. vr. rc Chaetophora . r. rc. vr. rc. — . rr. -. r. — . vr. Sphaerocystis . rc. rr. -. rc — . rc. -. rc. — • rc. Anabaena . . — • — . r. — . r. rc. vr. rr. — . rr. Euglend . . . r. vr. vc. r. c. r. r. c. r. c. Trachelomonas. — . r. — . r. vr. rr. rr. rr. r. rc. It remains to mention one other pronounced disturbance in the annual cycle. In April of 1909 ducks were placée! in the pond, and the conséquences of their présence appear to hâve been rather far-reaching. They remainecl throughout the sum- mer, but were removed in the following winter. During the whole period of their présence in the pond the algal flora was very meagre. The flora had however been poorly developed dur- ing the early months of 1909 (perhaps owing to rather unusual meteorological conditions, cf. the tables on p. 36-38), so tliat it was not well equipped to meet the deleterious influence of the (1) Regarding the symbole, cf. footnote 1 on p. 54. — 50 — new arrivais in April. Spirogyra and Zygnema were com- pletely absent during the whole of tins year, while Mougeotia only appeared in very small quanti ty in Mardi ; Microspora, Oedogonium and Conferva developed in the normal way, but were very scantily représentée! ; Euglena, after attaining a slight maximum in April, was very rare during subséquent months. On the other hand the bulk of the unicellular and colo- nial forms (Ophiocytium, Sphaerocystis, Cosmarkim, Closte- rium, Sêaurastrum, Trachelomonas), as well as Chaeto- phora do not appear to hâve been very appreciably affected at first. Thèse forms however also ultimately suffered and from August onward they were far less abundantly represented than usual. It is a little difficult to say how far ail thèse diffé- rences in the algal flora for 1909 are to be ascribed to the agency of the ducks, since the summer of that year was cold and showed a rather exceptional rainfall, so that during the whole of the period the pond was Ml of water to above the normal level. It is however significant that in the following spring (1910), when the ducks had been removed, an abundant filamentous flora of the normal kind again appeared, although the paucity of unicellular and colonial forms still prevailed. It appears that ducks are known to feed upon water-plants of certain kinds (1) , so that they may hâve been directly responsible for the extrême paucity of the algal flora; on the other hand tins may also hâve been due to their stirringup the mud at the bottom of the pond or to the fouling of the pond by their fseces. 1). Considération ofthe periodiciiy of certain forms. A. — The Zygnemaceae. Of the three gênera of filamentous Conjugatae foUnd in Bar- ton's pond, Mougeotia is certainly the most hardy {cf. also Fritsch and Rich, 1909, pp. 36 37); it nearly always appears first in the spring, it generally persists longer and may occa- sionally (1907-1908) last during part of the winter. Tins applies specially to the wide stérile speciesof Mougeotia foundin the pond, which appears to be a cold-water form ordinarily attain- ing its maximum during the spring-months; the mucli narrower (1) See Cambridge Natural History, vol. 9, Birds (by A. II. Evans), p. 114. - r>i - M. parvula, Ilass, generaUy accompanies the wider form and may become slightly more abundant in July and August, although found in small quantities at most other times of the year. The Mougeotia found in Abbot's pool (likewise a broad species) was also abundant during the colder part of the year, ils more marked persistence during the winter-months in tins case being probably due to the less exposed habitat. Zygnema, while appearing rallier later than Mougeotia, may also occasionally persist right into the winter (1907). Possibly the high températures, low rainfall, and strong insola- tion of July and August 190(3 were responsible for its early disappearance in that year, as compared vvith 1907 and 1908. Spirogyra, on the other hand, always disappears l'rom October-April in Barton's pond, only isolated filaments having been found in thèse months. In this respect Barton's pond differs very appreciably l'rom Abbot's pool and some other ponds in which \ve hâve studied tlie occurrence of Spirogyra (Fritsch and Rich, 1907, p. 436). There is consequently no autumnal Spirogyra -phase in Barton's pond, and \ve do not think the reason is very hard to find. In Abbot's pool we had a pond, which never dried up and in which in factthe water-level was stated to remain fairly constant. The persistence of a few Spirogyra-filïïai&nts, afterthe spring-phase was over, was there- fore sufficient to account for the development of an autumnal phase by a mère process of végétative reproduction. In Bar- ton's pond, however, in which drying up is a regular occurrence at some period of the summer (generally in August, but not until September in 1907, cf. p. 35), such a persistence oîSpiro- gyra-ûlsments is out of the question; even if the ponddoes not dry up completely, the great shrinkage that invariably takes place must lead to such a concentration of the water as to affect very adversely so sensitive a form as Spirogyra (1 >. We be- lieve therefore that the absence of an autumnal Spirogyra- phase in Barton's pond and similar exposed pièces of water tending to dry up in summer is due to the complète élimination of ail the filaments of the Alga during the period of desiccation. In fact the data supplied by Barton's pond furnish to oui 1 think- (1) If collections of Algae, includin^- Spirogyra and Mougeotia are placed in a vessel in the lal>oratory, Spirogyra very soon shows symptôme of ill-health, whereas Mougeotia remains healthy forquite a lon^ time. — 52 — ing thebest confirmation of the view put forward in an earlier paper (Fritsch and Rich, 1909, p. 39), that the autumnal Spiro- gyra-ipha.se, when itoccurs, isdue to végétative propagation of a t'ew persisting filaments and not to germination of anj of the zjgospores produced in spring. For, if the latter were the case there is no reason why Barton's pond should not show an autumnal Spirogyra-iplrnse as pronounced as that in Abbot's pool, for the conditions for ils development must certainly hâve been favourable in one of the fouryears that we had the pond under obsei'vation (1) . In tins connexion attention may be drawn to the fact that the four species of Spirogyra présent in Barton's pond ail formée! zjgospores regularly before they dis- appeared. Tins is very différent from what was observed in Abbot's pool, where two species (S. (//finis [Hass.], Petit and S. rivularis, Rabh.) never reproduced by zygospores during the whole period of observation (cf. Fritsch and Rich, 1909, p. 47). Such species could probably not exist more than one season in a pond like Barton's pond. The almost complète absence of Zygnemaceae &) during 1909- 1910 bas already been referred to above (p. 50). There is little in the meteorological data in the autumn of 1908 or early months of 1909 that would seem sufficient to account for tins, although November, January and February had an exceptionally low rainfall going hand in hand with a rather larger amount of sunshine than the average. We cannot however draw any safe conclusions as to the eftect of thèse conditions owing to the pro- bable disturbing influence of the ducks, when introduced in April 1909. On the other hand the considerably later dominance of ail three gênera of Zygnemaceae in 1907 and 1908, as compared with 1906 corresponds well with meteorological conditions. Thus the total rainfall for the six months preceding April (i. e. the time at which Zygnemaceae ordinarily become important in the pond) in the différent years is as follows: October to 1905-6 1906-7 1907-8 1908-9 Mardi. 13" 68 in. 16 02 in 16*95 in 9*64 in. (1) Itshould however be noted that noue of the species showini; an autumnal phase in Abbot's pool are found in Barton's poml. (2) Spirogyra was airain observed in the last sample (May 1910) collected, but the other two forais had not yel reappeared. Ail were lbund on a subséquent occasion. - 53 — A very heavy rainfall in the preceding months (1) therefore Leads fco a Later appearance ordominance of the Zygnemaceae in the subséquent spring. This is the same conclusion as we arrived at with référence to the occurrence of Spirogyra in Abbot's pool® (Fritsch and Rich, L909, p. 38), and in the case of Barton's pond we are able to extend the same observai ion to Zygnema and Mougeotia. We hâve already in our earlier paper (toc. cit.) fully considered the possible modus operandi of sucli meteorological conditions. In Abbot's pool thèse con- ditions led to a practically complète suppression of the ensuing Spirogyra-phase (in two out of the flve years of observation), while in Barton's pond in 1907 and 1 ( .»08 they only led to a later development. This may be due to the fact that in Barton's pond a normal water-level {i. e. the requisite degree of concen- tration) is attained early enough in spring (light- and tempéra- ture- conditions still being sui table) to admit of germination of the zygospores, while in Abbot's pool with its larger body of water this was not the case. The matter is however reniark- ably complicated and no clear elucidation can at présent be arrived at (3) . Of the four species of Spirogyra occurring in the pond, S. calaeniformis and S. tenuissima are the hardiest, appear- ing earlier and generally persisting longer than S. quadrata. Such stray filaments of Spirogyra as were found during the late autumn and winter appeared also invariably to belong to the two former species. A peculiar feature is found in the very isola ted occurrence of S. varians, viz. only in May of 1907: at this time it was présent in great abundance and formed numer- ous zygospores. A careful search lias failed to reveal it in any other sample. In Abbot's pool this species was a great feature, but in comparison with the other species of Spirogyra présent in that pond, it was characterised by its very limited period of (1) No direct relation to amounts oJ previous sunshine is apparent. (2) In the case of Abbot's pool we took the total rainfall of the last four months ofthe previous year; if this were done in the case of Barton's pond, the resuit would be exactly the same. The method of calculation adopted ahove however seenis to be more logical, and it may be added that, il" applied to the case oi Abbot's pool, it makes no altération in our conclusions necessary. (3) It is possible that the extremely low rainfall preceding Mardi 1909 led to too great a concentration of the water and thus eut out the Zygnemaceae, which may be adapted to a detinite concentration. 54 occurrence (from about Mardi to May, cf. Fritsch and Rich, 1909, p. 47). Tins may well indicate a spécial degree of sensiti- veness to the conditions of the environment(c/. also Klebs, 1896, pp. 236, 237), and it is conceivable that the set of conditions necessary for the appearance of S. varians are only rarely rea- lised in Barton's pond. In this connexion attention raay again be dr'awn to the very heavy rainfall of the last four months of 1906(13 , 11 in.), which was followed by a low rainfall in the flrst three raonths of 1907 (3'98 in., as comparée! with 7*86 in. in 1906 and 6*22 in. in 1908). The months October, November and December of 1906 are described as having a « cloudy « or » very cloudy »- sky, while Mardi of 1907 is stated to hâve had an « unusually bright sky « (.1. Hopkinson, loc. cil.) (cf. also the sunshine-table on p. 37). It is therefore quite obvious that there were very exceptional meteorological conditions in the months preceding the appearance of S. varians in 1907, and thèse may hâve afforded the necessary combination of factors for the occurrence of this species. Table shotoing relative dbundance of Zygnemaceae in Barton's pond 1906-1908 (1) . Jan. Fel». Mar. Apr. May. June July Aug. Sept. Oct. Nov. Dec. e i 1906. 0. 0. vr. c! vc! c! vr! i. — — i. — ^ J 1907. — — — vr. vc ! vc! r! vr. vr. i. — — •>? 1908. - — — rr. rc! vc! rr! rr! vr. — — — •S 1906. 0. 0. c. vc. rr. rc. vr. _ i. vr. _ 1907. — — — r. r. TV. rc. rc! rc. rr. vr. r. ^ 1908. vr. — r. rc. rc! rr ! r! rc. rr. vr. i. — a ■ 1906. 0. 0. rr. c. rr ! r. 1907. - — — vr. rc! rc! rc! r! rc. rr. — vr. 1908. " r. rr. c! rc! r. rc. " vr. (1) vc= very common; c ==> common ; rc = rather common; rr = ratlier rare ; r = rare ; w = very rare ; i = isolated ; o ~ no sample ; — = absent. An exclamation mark indicates reproduction. — 55 — Mougeotia and Zygnema, aithough frequently persisting till late autumn or winter in Barton's pond, can scareely be said to show a decided autumnal phase. Tlio two gênera siniply remain after their period of dominance in spring and early sum- mer. gradually diminishing in abundance, until in the winter they die out more or less completely. In 1907 alone we observed a slight increase on the part of Zygnema in the earlj autumn, so that a brief autumnal phase appeared ; tins may hâve been due to the low rainfall in September of that year (involving un almost complète drying up of the pond, cf. p. 35) (1) combined with somewhat increased sunsliine as compared with previous months and a relatively high température. B. — The Desmids. Desmids are to be found in Barton's pond nearly ail the year round, the most barren months being January-March (specially February), but during the whole of the autumn and winter the représentation is very scanty. Ail three gênera tend to attain their maximum at about the same time & \ ri:-, in late May or June, and there is no very noticeable différence in the seasonal distribution of the différent gênera. The Desmids therefore, as already above indicated (p. 46), are at their maximum at a time when the Zygnemaceae are generally markedly decreasing. In comparison with the latter, however, they tend to persist much more effectively into the latterpart of the year, appearing better able to withstand the customary drying up of the pond during the summer. The years 1907 and 1908 afforded a much richer Desmid-flora (specially with référence to Cosmarium and Closterium) than did 1906 or 1909. In the case of 1909 we may think of a possible influenceof the ducks {cf. p. 49j,but this does not apply to 1906. We may again seek for an explanation in the meteorological (1) The increase of Zygnema occurred in the first half of September and before the drying of the pond, i. e. during the period of shrinkage. (2) It should be noted however that Closterium is generally a little later in attaining its maximum than Cosmarium: - 56 — data. The rainfall from the previous October to the May (1) of the years in question was as follows : October ( 1905-1906 1906-1907 1907-1908 1908 190 9 to May. 15-7 in. 21*25 in. 21-68 in. 12-64 in. Table to show the occurrence of Desmids in Bartoris pond, 1906-1900 l2 >. JaD. Feb. Mar. Apr. May June July Ang. Sept. Oct. Nov. Dei 1906. 1 1907. 1908. 1909. 1906. J 1907. 1 ) 1908. 1909. 1906. 1907. 1908. 1909. 0. 0. — — — vr. vr. i. i. vr. i. vr. 0. i. 0. i. 0. 0. i. vr. — i. vr. rr." vr. vr. vr. vr. vr. rc* rc* — vr. rc. rc* vr. rr.* rr. vr. i. r. rc. The amountof bright sunshine does not appear to hâve varied appreciably in the différent periods (althouglï rather high from Oct. 1908 to May ly09), nor is there anything in the tempera- ture-data to afford an explanation. The rainfall data however sliow a definite relation to the amount of Desmids subsequently présent in the pond. It is the expérience of everybody, who lias (1) The period up to May lias been chosen for thèse data,because the Desmids generally hecomemost abundant early in .lune. The relative amounts of rainfall would however remain much the same, il .lune was included in the calculation or May omitted. (2) Regarding the symhols, cf. l'ootnote 1 on p. 54. An ' indicates fréquent végétative propagation. — 57 — attempted the culture of €onjugatae, that they are remarkablv sensitive to changes in the concentration of the water, and just asthis factor appears to influence the early or late appearance of the Zygnemaceae, it seems to hâve its effect upon the abun- dance of tlio Desmid-flora in such a pond as Barton's. Inas- much as the total amonnt of sunshine was much thesamedurino- the period preceding the main development of Desmids in tlio différent years and the temperature-data show no important variation, \ve are no donbt right in assuming that in the month of June a larger volume of water (involving a lesser degree cl" concentration) was présent in the pond in 1907 and 1908 tlian in the ôther two years; unfortunately exact measurements of the amount of water in the pond at différent times are lack- ing (1) . It appears fherefore that the greater the concentration of the water the less do the Desmids prosper. It may be noticed that tins conclusion is in complète accord with one put forward be Messrs. W. and G. S. West i West & West, 1912, p. 429) on the basis of data derived from other considérations, althongh Brown (1908) lias obtained somewhat contradictory results with ClosteriumEhrenbergii. Since such concentration of the water does not affect the actual appearance of Desmids in the pond, but only their abundance, we must conclude that it opérâtes in the direction of hampering growth and végétative reproduction in some way and thus brings about the paucity of individuals < 2) . In tins connection it may be noticed that dividing individuals of Cosmarium were seen much more frequently in 1907 and 1908 than in the other two years (cf. table on p. 56). It will be noticed that the (two) species ai Staurastrum lare apparently much more sensitive to the conditions just considered than those of the other two gênera. It may be well to draw attention to the différent behaviour exhibited by the Zygnemaceae and Desmidiaceae. Iïoth dépend on the concentration of the water, but whereas the Zygnema- ceae put in an appearance at a time when the concentration of the water bas reached a certain point (the time of their appear- ance being therefore influenced by the amount of previous rain- (1) The data furnished by Mr. Salishury however lend some support to this conclusion. The water-level in June of the différent years is described as l'ollows: 1906, very low ; 1907, ratherhigh ; 1908, high : 1909, rather high. (2) Cf. however Brown, 1908, p. 234. — 58 — fall), the period of maximum development oi' the Desmids probably dépends in the main on increasing sunshine and température (1) {cf. also West and West, 1898, pp. 35, 36). So that a heavy previous rainfall, although it would lead to a late attainment of the concentration favourable to the Zygne- maceae {cf. pp. 52, 53), would owing to the lesser concentration of the water in June (as compared with a year in which the previous rainfall had not been so heavy) lead to a more pro- nounced development of the Desmids at the time of their normal maximum. We could therefore imagine a year in which there had been very heavy previous rainfall followed by a very warm and sunny May giving us the Zygnemaceous-and Desmid- phases at the same time. Unicellular forms such as the Desmids may well hâve occasion- ally escaped the collector, and therefore we do not désire to draw any conclusions from the relative amounts of the Desmids from month to montli. Nor, in view of the scanty représentation of the Desmids as a whole in Barton's pond, is it possible to give many détails as to the relative occurrence of the différent species. Of the speciesof Cosmarium, C. obtusatum proved to be much hardier than the others, as it was never absent when the genus was to be found in the sample. The next species most commonly encountered were C. Thwaitesii and C. venustum, while C. renifor?ne and more especially the remaining species men- tioned on p. 43 were distinctly rarer. The species of Closterium are named in order of abundance on pp. 42, 43. C. — The Oedogoniaceae. Oedogonium is to be met witli in Barton's pond practically ail the year round, although in varying abundance. Its period of maximum development falls into the months Mardi to June ; after that it is generally of little importance. It was most abun- dantly represented in May of 1910. There do not appear to be any very appréciable différences in the time of occurrence of the différent species ; Oedogonium fragile is the form most frequently met with. It will be noticed from the table on the next page that Oedo- gonium reached its maximum much earlier in 1907 {viz. in (1) Note that Cosmarium in 1906 and 1907 appears with the first month having plenty of sunshine, cf. also Fritsch, 1903, pp. 275-27(3. Even in the hothouses at Kew Desmids are very rare before April. — 59 — March-April) than in 1908 (in this case in .lune). In 1906 sucli maximum as was observable occurred in May and .Tune, while in 1909 it fell into April and May and in 1910 inlo May. If we tu ni to tlie meteorological data for an explanation, we obtain no help iVom rainfall or température. On tlie other liand the sun- shine data show a very marked relation to the occurrence of Oedogonium. In every case the increase in the amount of tlie genus coincides with or follows immediately upon an exceptional amount of bright sunshine (1) . Thus, in 1906 the 226 hours of sunshine in April were followed by a maximum in May and June ; in 1907 the 206 hours of sunshine in Mardi caused a maximum in that month ; in 1908 there was no exceptional amount of sunshine till May and June, and the maximum of Oedogonium was only attained in the latter month ; in 1909 the large amount of sunshine in April and May caused a maxi mum in those months ; while in 1910 May was the fîrst really bright month and in tins month the Oedogoniums becaine abundant(c/.also thecharton p. 60). Onemightalmostsay Table to show the occurrence of Oedogonium in Bar ton' s pond, 1006-1910 (2) . Jan. Peb. Mar. Apr. May June July Aug. Sept. Oct. Xov. Dec. 190(3 . . 0. 0. r.' r! rr! ri" vr. r.' — vr" rr — 1907 . . r.' vr. c! c'! rc! r! r! rr. r. rr. rr." r.' 1908 . . r. rr. rr' rc! rr! c! rr! rr. rr. vr. vr.' r.' 1909 . . vr. vr. r. rr. rr ! vr. vr. vr. vr. vr. i. i. 1910 . . 0. — — rr. vc! 0. 0. 0. 0. 0. o. 0. that it requires sunshine amounting to about 200 hours in the month to bring the Oedogoniums to their maximum. It should be noted that the large amounts of sunshine in the months men- tioned above do not always (though tins is frequently the case) correspond to températures higher than the average, so that it (1) Cf. Brown, 1908, p. 236. (2) Regarding the symhols, see footnote 1 on p. 54. An ' indicates abundant zoospore-lbrmation, as sbown by the numerous young plants. 60 — CTl «0 i K A 00 fl o Ci T B «■l «1 •s ^ »•* 1 — 61 — appears to be an effect of illumination rather than of tempéra- ture that détermines the period of dominance of Oedogo- nium ' . Itwouldappear however that previous rainfall lias some effect on the extent of development of Oedogonium, Thus in 1907, 1908 and 1910 the species of this genus attained to a much greater degree of abundance than in 1906 or 1909. The follow- ing table shows the amount of rainfall in inches for six and three months before the commencement of the maximum in each year (i. e. May in 1906, Mardi in 1907, etc.) ® : 1906. 1907. 1908. 1909. 1910. 6 months . . 12-79. 15-80. 14-38. 9'64. 12-66. 3 months . . 4"56. 5*49. 8'14. 4-66. 6-26. Thèse figures speak for themselves except in the case of 1910, where on thé six-months reckoning no defînite conclusion can be drawn. The great development of Oedogonium in May of that year may however hâve something to do with the réduc- tion of compétition (very fewZygnemacese). Although therefore the data are not quite conclusive, it wouid seem as though the extent of development of Oedogonium in a given season depencled somewhat on the degree of concentration of the water, although the time of their maximum abundance in that season dépends on the réalisation of a certain amount of bright sunshine, a resuit which is very similar to that obtained for the Desmids. Before leaving thissubject, attention may be drawn to the behaviourof Oedogonium in the yearl906. The maximum in this year (May and June) was only attained after the period of bright sunshine in April, while in other years the maximum coincides with the first period of bright sunshine. April of 1906 had an unusually low rainfall and Mr. Salisbury's data show that the water-level fell appreciably during that month (3) . (1) Klebs(1896, p. 266) showedthat in Oedogonium di pi an dm m, Juranyi a change l'rom a lower to a higher température is the chief influence inducing zoospore-formation. This may indicate that the heating; ol the water by the sun is more responsihle for the above phenomena than the light itself. (2) Sunshine-data calculated on the same hasis seem to afford no due. in l'art the numher of hours on the six months reckoning is astonishingly uniform. (3) The water-level i'ell 3 in. hetween the 9«» and 21 R t of April, 1906 ; it had l'allen another 3 in. by Maj 19 tB , but hegan to rise again in June. - 6â — It was probably tins concentration of the water that prevented the maximum from being immediately attained. As a gênerai rule after the maximum is over, Oedogonium remains uniformly scanty ; it was only in 1907 that an increase was observed in August, and tins lasted right into November of that year. April to July of 1907 were characterised by uni- form heavy rainfall, relatively small amount of sunshine and relatively low températures ; thèse factors may hâve produced an unusual dilution of the water by July, leading to a récupé- ration of the Oedogonium. There is one other factor in the pond that may hâve sonie- thing to do in determining the relative frequency of Oedogo- nium, namely the compétition of other forms. There is some évidence of compétition with Microspora and Conferva, which will be considered under thèse gênera (pp. 65 and 69). On the other hand it does not appear that the Conjugates seriously afi'ect the abundance of Oedogonium (1 , which appears to thrive very well side by side with them. Tlms, in 1906 and 1908 Oedogonium and the Zygnemaceae are simult- aneously dominant, although in 1907 owing to the early appear- ance of the former this was not the case. Nevertheless it is noteworthy that in 1910, when Zygnemaceae were practically absent, Oedogonium was more abundant than ever before. The genus Bulbochaete is représentée! only by a single species and that occurs very scantily. Apart from 1908, in which year it was observed from May to August, it only occurred in May of 1907 and an isolated spécimen in July of 1909. In view of thèse scanty data it is impossible to draw any conclusions regarding the conditions determining its occurrence, but it may be noticed that its relatively long présence in 1908 coincides with a period of uniformly bright sunshine. D. — TlIE GENUS MlCROSPORA. Microspora was found in nearly every sample taken from the pond and is therefore a very regular constituent of the llora. It is most abundant during the cooler parts of the year and is generally least represented during the autumn (August-Novem- (1) Cf. Copeland, 1909, p. 14. Inasnmch as the Zygnemaceae are not atta- ched forms, it would lie difficult to understand how much compétition could arise. 63 — ber). Of the two species of the genus présent in the pond, M. amoena var. gracilis is a common forai and isgenerally at ils maximum in winter; the narrower M. stagnorum is mucli rarer and is very poorly represented except in early spring, when in some years (especially 1908) it attains a faint maximum. Table to show occurrence of Microspora amoena var. gracilis in Bartons pond, 1906-1910 (1) . Jan. Fe).. Mar. Apr. May. June. July. AlliT. Sept. Oct. Xov. Dec. L906 . . 0. 0. rc. rc. IT. r. vr. — — rr. rc. c. 1907 . . rr. rr. c. rr. r. rr. c. rr. vr. vr. r. rc. 1908 . . c vc. vc. c. c. rr. r. r. vr. vr. vr. r. 1909 . . r. rr. r. r. r. - vr. vr. vr. vr. vr. r. 1910 . . 0. r. r. vc. c. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. The following observations refer specially to the commoner species. As the above table shows, tins species attained to a maximum at rather varying times, viz. in December 1906, in Mardi and July of 1907, in the winter and spring of 1907-1908 (January to May) and in April and May of 1910, while in 1909 it was rare, like ail the other filamentous forais. In view of the fact that Microspora flourishes especially during the winter-months, we may take it that it is a cold water form (2 >, a fact which is not striking when we consider that the thick cell-membrane will render such an Alga very sensitive to a rise of température of the water, involving a réduction in the volume of dissolved gases. We may therefore in the first place seek an explanation of the varied occurrence of the genus in the temp- erature-data. The resuit is as follows : I- — December, 1906 : Lowest températures of winter of 1906-1907; sudden drop of température, as compared with November 1906; lowest December-temperatures for the period of observation. (1) Regarding the symbole, see footnote 1 on p. 54. (i 1 ) Mr. Salishury records that in the second week of January 1908 the Microspora was frozen into the solid ice, hut was in a perl'ectly healthy condi- tion; this indicates that it is eminently suited to low températures. — 64 — II. — Mardi. 1907 : Marked increase of température as comparée! with February 1007; highesl March-temperatures for period of observation. m. _ July, 1901 : No marked rise of température as com- pared with .Tune 1907; lowest July-temperatures for period of observation. IV. — January, 1908 : Lowest températures of winter of 1907-1908; sudden drop of température as compared with December 10t>7; lowest January- températures for period of observation. V. — February, 1909 : Lowest températures of winter of 1908-1909 ; no appréciable fall of température as compared with January 1909; lowest February- températures for period of observation. VI. — April, 1910 : Marked increase of température as com- pared with Mardi 1010. It will be noticed that in tliree cases (December 1900, Ja- nuary 1908 and February 1900) the increase of Microspora corresponds to the lowest winter-temperatures, the months concerned moreover being the coldest during the period of observation (,) . In fact during the winter-months proper there is apparently no exception to the occurrence of Microspora being determined by such features of the température {Cf. also the chart on p. 7(3). The matter is différent however with the maxima exhibited by thisgenus at other times of theyear; thus in Mardi 1007, July 1007 and April 1010 there is no plausible connection with temperature-data, although July 1007 happens to hâve the lowest July-temperatures for the period of observ- ation. We may next proceed to consider the tliree last-named cases in which the maxima of the Microspora show no obvious rela- tion to température-conditions. The most peculiar of thèse is the maximum in midsummer of 1007. In tins connexion it is to be noticed that May- July of 1007 had uniformly low average maximum and mean températures, so that the température conditions during the summer of 1007 would be more favourable (1) There is evidently niuch resenddance between the conditions determin- hil: the occurrence of Microspora and those înfluencing UlothriX (Cf. Klehs, L896, |'. :>U7; Brunnthaler, l'.'iiT, p, 194). — 65 — to tlic development of Microspora tlian the other summers. Further A.pri] to July had uniform heavy rainfaH and abnorm- ally lit (le sunshine (Hopkinson 1912, pp. 93-94). The uni- form rainfall would bring a constant supply of fresh air into the water of the pond, winch wouid tend to be retained owing to the prevailing low températures. It is therefore probable tliat the water in the pond was far better aerated during the summer of 1 ( .»07 than is usually the case, and tins may hâve favoured the development of Ù& .Microspora and possibly hâve led to the maximum in July. Such an explanation does not however apply to tlie maxima of Mardi 1907 and April 1910. We must however take into account anotlier factor, which undoubtedly plays some part in determining the frequency of Microspora in the pond, and that is the compétition with other forais, notably Oedogonium and Conferva (cf. the chart on p. 66, and pp. 62 and 69). Ail three gênera are attached during the early stages of their devedopment, and. since in the early months of theyear, there is relatively little Phanerogamic growth in the pond, there will certainly be some compétition on the substratum. The resuit of this compétition will dépend probablv on the set of meteorological conditions favouring one or other genus. Thus in 1908, in which the necessary strong sunshine occurred late, Oedogonïmn only became important in June and thus left the field open for Microspora (and Con- ferva). In 1907, the large nurnber of hours of sunshine in Mardi led to an abundant development of Oedogonium, but eut out the Conferva {cf. p. 68), which is usually important at tins time; in the absence of the usually competing Conferva there was obviously enough room for the Microspora and Oedogonium and botli attained abundance at the same time. Subsequently (April, 1907) how r ever the Oedogonium appears to bave become too strong for the Microspora (1) , which retired into the background until both Oedogonium and Con- ferva had passed their prime, when (in July) the Microspora attained a second maximum, probably favoured by the peculiar meteorological conditions above described. In 1906, Conferva appears to hâve flourished at the expense of both Microspora and Oedogonium, neither of which were at ail abundant in the (1) The Microspora may hâve suH'ored t'roni the exceptional warmtb of Mardi, 1907. 5 5 z o 2 2 o O >- lu > Z o s I o o ui r \- < ce ul < oc K Ul < y g < oc Ul >- te DC < Ul £ > - 67 - spring of that year. In 1910, Microspora flourished before either Conferva or Oedogonium. Enough bas been said to demonstrate the existence of such compétition and, altbougb it is not always possible to say what is cause and wbat effect, tins struggle between the différent gênera obviously plays a part in determining iVequency during tlie spring-inonths. We bave thus arrived at a plausible explanation for tbe wide séparation of tbe two maxima of Microspora in Mardi and July of 1907; but for the compétition of Conferva and Oedo- gonium the March-maximum migbt hâve continued uninter- rupted to tbe July-maximum. Such a long-continued maximum we see in tbe first five montbs of 1908. Howis it to be accoun- ted for? We bave seen that Oedogonium was not a competitor during tbis period, so tbat tbere was only Conferva to be reckoned with. January 1908 was peculiar in having tbe lowest average minimum and mean températures recorded during the wbole period of observation. Thèse conditions may hâve given such an impulse to the development of tbe Microspora that it was able to persist throughout subséquent montbs, not presen- ting such favourable meteorological conditions. It must be noticed furtber tbat Mardi and April of 1908 were colder tban is the rule and tbat Mardi shows the unusual phenomenon of pre- senting lower températures tban February. It is therefore évident that tbere are sufficiently peculiar température-condi- tions in tbe first montbs of 1908 to give some explanation for tbe prolonged maximum of Microspora. Tbere are certain features in tbe frequency table of Micro- spora however that at présent appear to be quite inexplicable. Tbe most puzzling of thèse is the diminution of the genus after December 1906 and its recrudescence in Mardi 1907. Meteoro- logical data and compétition afford no explanation whatever, in fact the March-maximum occurs on a rising température and under compétition with Oedogonium favoured by unusual sunshine. It can therefore only be supposed that conditions of which we bave no knowledge were responsible. The subséquent periodicity of Microspora up to July of 1907 bas already been fully considered. The decrease after July is no doubt due to tbe graduai drying up of the pond. The decrease in June 1908 after the long maximum already considered corresponds to the exceptionally warm May and June. We consider that the data given above indicate a marked relation between the periodicity of Microspora and the temp- érature of the water, and that low températures are particularly favourable to the development of the genus. A more or less marked restriction of Microspora to the colder rnonths of the year we liave also observed in other small ponds similar to Barton's pond (1) . E. — The Confervales. The genus Conferva shows a rather similar periodicity to Microspora, but exhibits a greater tendency to last into the early summer. Thereare slight indications of two phases in the annual cycle of tins genus, the one lasting from Mardi to June, the other from October to December; this is seen in 1906 and to a less extent in 1907 and 1908. It appears probable that the normal time for the increase to a maximum in the case of Conferva is February or Mardi. This was the case in 1906 and 1908 ; in both thèse years there was nothing unusual in the amount of sunshine during the first three months of the year. In 1907, however, the maximum of Con- ferva was deferred till May; this corresponds to the occurrence o.f an exceptionally sunny Mardi, wliich may hâve operated adversely on the Conferva in one of two ways, viz. either by favouring the development of the competing Oedogonium or by exerting a direct deleterious influence on the Conferva itself. Since the compétition of the Oedogonium, did not prevent the development of Microspora {cf. p. 65), it seems probable that Conferva was directly affected by the strong illumination. There is a good deal of further évidence for such a view. Tlius, in 1910 which also had rather a bright Mardi, the deve- lopment of Conferva was again delayed till May. The decrease of tlie genus after its maximum appears also invariably to follow on unusual sunshine. Thus, in 1906 the decrease of Conferva took place after an April with an exceptional amount of sunshine; its abundance in May of 1907 corresponds to a rela- tively low amount of sunshine for April and May of that year; its decrease in July of 1908 follows on an exceptionally snnny June; its relatively poor development in April and May of 1909 may be due to the large amount of sunshine in those months®. (1) e. g. in a pool at Edghaston near Birmingham, from which a séries of samples was examineil in L903. (2) Itis difficult to interpret thisowingto the présence of the ducks. 69 — A comparison of the fréquence table ol' Conferva with the sunshine data therefore appears toshow thatan unusual amount ofsunshine al the timeof the year at which Conferva tends (o attain ils maximum, exerts a harmful influence (see also the eharl on p. 60). We believe that the sunshine also affords some explanation for the unusually long persistence of Conferva in 1908. The number of hours of sunshine from January to May of 1908 was 5 ( .n'» hours, i. e. 61 hours less than in the corresponding period of 1906, 69 hours less than in 1907, 176 hours less than in 1909; moreover 1908 was the only year in which no abnormal amount of sunshine occurred during the first four months, such as would tend to give a check to the development of the Conferva. It may be therefore that the lack of bright sunshine during the first four months of 1908 gave such an impetus to the develop- ment of the Conferva that it persisted longer than usual, although June of 1908 was exceptionally sunny (*>. Table to show the occurrence of Conferva and Ophiocy- tium in Bartons pond, 1906-1910 (2) . .Tan. Feb. Mar. Apr. May. ■June. July. Aug. Sept. ( )ct. Nov. Dec. 1906. 0. 0. vc. c. rr. rr. rr. vr. — rr. rc. rr. i 1907. r. r. rr. rr. c. r. r. r. vr. r. rr. rr. § 1 s? 1908. rr. rc. vc. vc. c. c. rc. rr. rr. vr. r. r. <£ 1909. r. rr. rr. rc. rc. vr. vr. vr. — — i. — 1910. 0. \T. vr. rr. c. o. 0. 0. 0. 0. o. 0. 1906. 0. 0. rc. rc. rr. r. r. vr. r. vr. i. § ,53 1907. r. IT. rc. rr. rr. rr. rr. rc. rr. vr vr. r. Si Q 1 1908. r. r. rr. rc. rc. rc rr. r. vr. — vr. r. $i O 1909. i. i. u vr. — vr. vr. vr. — — — " It may be well however to draw attention to the fact once again that compétition also cornes into play in determining the (1) See fbotnote 1 on p. 7 1 . (2) Regarding the symbols, see footnote 1 on p. 54. Ophiocytwm was not observée! in 1910. — 70 — frequency of Conferva (see the chart on p. 66). Were it not for this the sunny Mardi of 1907 and 1010 would probably not defer the maximum of tins genus to May. But Mardi is a criti- calperiod, and, if it proves unfavourable to the development of the Conferca, Oedogonium and Microspora will ohtain a foothold, and Conferva Ls excluded until they hâve decreased or the Phanerogams hâve multiplied sufficiently to affbrd enough snbstratum for ail titrée gênera. The keenest eompetitors are probable Conferva and Microspora, since conditions which favour Oedogonium are adverse to Cou ferra. The struggle between Microspora and Conferva is weD seen in 1908, when tlie appearance of the Conferva in quantitj in Mardi, is follow- ed bv a réduction in the amount of Microspora in the followmg month. In the three years(1906-190S) in which Ophiocytium (mainly 0. cochleare)was well represented in tlie pond, it was présent in small quantity practically ail the year round and in eadi of the three years beeame important in Mardi or Àpril, i e. at about the time tliat the filamentous algal flora becomes well developed. Whereas it soon decreased in amount in 1906 and 1907. itper- sisted in some quantity till the end of .Tune in 1908, a behaviour which is quite identical with that of Conferva in that year. Tins uniformity between thèse two allied forms is of considér- able ïnterest, and the case of Ophiocytium may find the same explanation as that put forward for Conferva (1) . The effect of sunshine is again rather obvious in the case of Ophiocytium. Thus, in 1906 with a small amount of sunshine in Mardi it persists in quantity into April, but is reduced after that month with its exceptional sunshine. In 1907 a decrease is seen as early as April as a resuit of the unusually brighl Mardi. In August of 1907 Ophiocytium was much commoner than usual at tins time of the year ; even in .Tune and .Tuly it had notbeen as rare as in 1900. This again accords well with the sunshine-data. which are as follows : June to 1906 1907 1908 August < 2 > 765 hrs. 506 hrs. 658 hrs. (1) The more uniform perioilicity o( Ophiocytium, &s compared \\ itli Con- ferva, is prol'a'ily in part due to the ahsence of compétition in the case ol" tlie tonner. (2) The resuit remains the same, if \ve include May or exclude August. — 71 — [i thus appears thaï thelackof bright sunshine in the sum- mer of n)<>7 was responsible for the relative importance of Ophiocytium (1) . Attention should however be drawn to the Fad thaï both July and August were colder in 1907 than usual. Température mighl also account for the raritv of the genus Iïoiii July onwards in 1906 and for the decrease in July of 1908. Sunsliine liowever seems to bo tlie more important factor. On the whole therefore there is quite a considérable amount of évidence to show that the two gênera of Confervales preseni in the pond are influenced in their occurrence by the amount of sunlight, altliough one cannot doubt that other not yet recog- nised factors corne into play. The relation to sunlighl is however différent from that of Oedogonium, which is brought to its maximum by bright sunshine, whereas the forms under considération are adversely affected (cf. also the chart on p. 60). The large quantity of xanthophyll présent in the chloroplasts of the Confervales raay be related in some way or other to the light-sensitiveness of the members of this group ' 2 '. F. — The genus Chaetophora. As alreadv mentioned in the gênerai considération of the annual cycle Chaetophora in Barton's pond is a well-defined spring-form {cf. also Fritsch, 1903, p. 277, and Brown, 1908, p. 229), being rare or absent at ail other times of theyear. Its représentation is however a little varied and renders a brief dis- cussion advisable. Itwill be seen that Chaetophora always attained its maxi- mum in April, but whereas it was rallier common in 1907 and 1908, it was rare or at least rallier rare in the other three years. In this connexion it may be noticed that the rainfall during the early months of 1907 and 1908 showed no very pronounced (1) Both for the c&se of Ophiocytium and Conferva it may lie argued that the light in summer is always much stronger than in winter, and tîiat therefore il strong light in spring leads to a decrease of thèse gênera, they could not he expected to stand any type of summer-illumination. It must liowever he rememhered tliat in summer the Phanerogamous aquatics constitute a powerfid screen to the Algae {cf. p. 36), and that therefore if the number of hours of sunshine is helow the average the light may not hâve a ^reater effect than spring-light. (2) The sensitiveness to sunlight may account for the relatively poor repré- sentation of the group in the tropics {cf. Fritsch, 1907, p. 255). — 72 — oscillations, so that we may assume tliat the water-level in thèse raonths remained fairly uniform and that no very sudden altér- ations in the concentration of the water took place. In 1006 on the other hand the month of April (i. e. a very critical time) had an exceptionally low rainfall and a large amount of bright sunshine, and as we know (cf. footnote 3 on p. 61) this led to a marked shrinkage of the pond, involving a relatively rapid con- centration of the water. In 1909 both January and February had a very low rainfall, while April and May were exceptionally snnny; the water-level fell very rapidly in the flrst two months of the year, rose again in Mardi (3-42 in. of rain) and then once more began to diminish. It is possible that such sudden changes in concentration, whether tending towards dilution or the re- verse, affect the Chaetophora adversely. There is further évi- dence for this view in the early disappearance of the genus in 1906 and 1909 ; in both years Chaetophora had practically dis- appeared by June. This month in both years was characterised by heavy rainfall, folio wing on relatively scanty rainfall in the two previous months. In 1909 this heavier rainfall continuée! uniformly and Chaetophora recuperafed to aslight extent; but in 1906 the rainy month of June was foïlowed by an alinost rainless July, and this repeated change in concentration of the water may hâve been responsible for the complète absence of the genus during the ensuing months, although it reappeared temporarily with the dilution of the water by the heavy rains of OctoberlOoc». Tiible to show occurrence of Chaetophora ht Barton's pond, 1906-1909 (1 >. . Jan. Feb. Mar Apr. May •lune July Aug. Sept. 0c1 Nov. Dec. l'.MIIi . . 0. 0. — r. vr. — — — — vr. — — 1907 . . r. r. rr. rc. rc. rr. r. vr. r. — — — L908 . . — \r. rr. rc. rc. rc. rr. — vr. — — i. 1909 . • — — — rr. r. — vr. vr. — — — — (1) Regarding the symbols, see footnote 1 on p. 54. — 73 — The data Ihus seem to show that Chaetophora is influencecl in ils occurrence by sudden changes in the concentration of the water, which act adversely upon it. It would appear dowever to prefer dilute water, as shown by its longer period of impor- tance in 1908 fchan in 1907; in 1908 there was much heavier rainfall during the two critical montlis (March ami April) than in other years, ami the impetus given by thèse conditions lasted on for some montlis, since there was nothing in the weather of thèse la toi- montlis (May-July) to affect it adversely. The scanty représentation of the genus after May 1906 may however also hâve somelhing to do with the high summer-temp- eratures of that year. The decrease in 1907 and 1908 also appears to correspond to the réalisation of summer tempéra- tures. It is probable that Chaetophora, like most of the Pro tococcales, is adapted to médium températures, and that bot h low and high ones are unsuitable. G. — The protococcalks. In considering the Protococcales, which play a considérable part in the floraof the pond, it bas been thought best todiscuss tlie more important gênera in the first place and to add a few gênerai remarks on the others at the end of tins section. Among the Volvocales we need oniy consider Pandorina and Eudorina, as Gonium was very rarely observed. Pan- dorina is more constant than Eudorina, butnever occurred as abundantly as the latter genus did on certain occasions. Botli gênera seem normally to appear in the pond in March or April and remain generally till September (cf. Fritsch, 1903. p. 277); after that they disappear or become very scanty as a rule, and neither was ever observed in January or February. Sphaero- cystis shows a good deal of resemblance to Pandorina in its périodicité (cf. also Chaetophora), but is generaJly consider- ably more abundant. It appears in Mardi, persists in some quantity till about August, then diminishes and is rare or absent during the winter; like Pandorina and Eudorina it was never observed in January and only once in February. Species of Gloeocystis (1) are found nearly ail the year round, attain- (1) We liave not noticed aDy striking différence in the frequency of the three species o( Gloeocystis présent in the pond and shall therelbre deal with thein collectivelv. — 74 — ing a maximum generally between April and July and fre- quently exhibifing an increase at othei* times ol' the year (e. g. in the autumn of 1906 and 1907). There appears normally to be a break for a brief period in the winter, viz. in December 1906 and from December 1908 to Marcli 1909, while in the winter of 1907-08 no such break occurred, although Gloeo- cystis was very rare in January 1908. Tneffigiata shows a rather différent periodicity from tlie other Protococcales. It is rare or completely absent in the first five months of the year and attains its maximum from June to September, sometimes even lasting into November. The above remarks and a glance at the periodicity-table on p. 78 are sufficient to indicate that the différent forms not only vary among one another as regards their annual cycle, but that the latter also exhibits important différences in the four years of observation. Thèse différences appear to dépend on adapta- tion to différent concentrations of the water and to différent température-extrêmes. Apart from Ineffïgiata, the gênera under discussion chiefly attain a maximum in the spring and early summer-months, and tins indicates a préférence for warm- er températures (cf. also the chart on p. 76), which is also manifest from the following considérations : I. — The présence of Pandorina in some quantity in November 1906 appears to correspond to September, October and November of 1906 being unusually mild, the average mean température being like that of April and May (cf. also Gloeo- cystis in November 1906). II. — It was only in 1908 that Sphaerocystis was observed in the month of February, tins being the warmest February during the period of our observations. The persistence of the same genus into Decembei- of 1907 tallies with that month being exceptionally mild. III. — In the case of Gloeocystis, which appears to be rather hardier than the other three gênera, the signal for its disappearance or diminution in winter (December 1906, January 1908, December 1908-March 1909) appears to hâve been a mark- ed drop in température and to hâve coincided with the coldest period of the year. On the other hand it seems as though ail thèse forms were adapted to rather narrow teinperature-limits, and that high - 75 - summer-temperatures may operate as adversély as low winter- teflaperatures. In support of this the followiing data may be given : I. — The year 1907 was characterised by a more pronounced development of Pandorina than in other years. Eudorina attained to a well-defined maximum in July and August, altliough completely absent at this time in the other three years. The summer of 1907 was characterised by unusually low temp- ératures {cf. p. 38), and this probably accounts for the excep- tional development of the two gênera of Volvocales in that year. II. — The absence of Pandorina, Eudorina and Sphaero- cystis in the summer of 1906 corresponds to tins being the warmest summer during the period of observation, July, August and September liaving the highest average maximum températures in the four years. The temporary decrease of Sphaerocystis in July 1908 again tallies with the réalisation of a rather high température. III. — Gloeocystis appears less sensitive than tlie other three gênera to high summer-temperatures - 11 , but it may be noticed that in the summer of 1906 it was rarer than in 1907 or 1908. In the easeof Ineffigiata, which attains to a maximum later than the other forms 2) , it seeins 1o be the réalisation of high summer-temperatures that gives the stimulus for the flrst pro- nounced development of the genus. This is seen in 1907 and 1908; in 1907 it does not become common till August, and this month lias the highest average température for the year; in 1908 it is common already in June with an unusually high average température (equal to that of August 1907). In 1906 and 1909, in both of which it was not very abundant, its maximum (September 1906, July 1909) again curiously enough corresponds to months with an average température of 59° F. On the basis of thèse four records, which can hardly be coïnci- dences, it seems that we can conclude that an average temp- érature of 59° F is that which is most suitable for the develop- (1) Thus, the relatively high température of July 1908 does not appear to hâve appreciahly affected its development. Its persistance in 1906 prohaldy accounts for its récupération with the lall of température in the autumn, its absence in Neptemher being due to drying up ofthe pond. (2) Messrs. W. & G. S. West (11»12, p. 425) record that Botr/jococcus Braunii (which is closely allied, 4 if not identical with Ineffigiata) is a late summer form in the Plankton of Britisli lakes. — 76 — IS06. I 2 5ASG7 8ÔI0HU MICrTOSPOrTA Cl/iiii 3 tu show relation between température and the occurrence of Microspora and the Protococcales. The curve represents the monthly variation of température (mean température). The sliaded structures show by their varying width the amounts ol' the Algae présent in the différent montlis ol'the year. - 77 ment of this form. The scantier représentation of the genus in 1906 as contrastée! with 1907 and 1908 seems again to indicate a dislike for the liigh summer-temperatures that were realised in 1900. It is probable however thai Inefftgiata is adapted to narrower temperature-limits tlian the other four gênera of Protococcaies, since it attains its maximum only on a relatively high température. The influence of température does not however altogether explain the periodicity- table of the Protococcaies. It will be évident from subséquent considérations that concentration of the water also plavs a part, some forms {Pandorina, Sphae- rocystis and possibly Ineffigiata) requiring relatively dilute, others {Eudorina, Gloeocystis) relatively concentrated water for satisfactory development. We will take first the forms requiring dilute water and draw attention to the following facts in support of tins conclusion : I. — The great scarcity of Pandorina (1) in spring and its absence in the summer of 1906 appearsto be to some extent rela- ted to the low rainfall and exceptional sunshine of the monfh of April (a critical time for the genus) leading to a marked concentration of the water {cf. footnote 3 on p. 01). The saine statement applies to Sphaerocystis. II. — In 1907 with uniform rainfall no spécial concentration of the water will hâve taken place, and the conditions were evi- dently more favourable to the two gênera. Thus, in this year Pandorina is more abundant than in 1906 and lasts until Sep- tember with a break in the hottest month (July). III. — In 1908 Pandorina shows a similar long persistence, but is rarer than in 1907 ; this may be due to rather higher sum- mer températures and less uniform rainfall. The same remarks apply to 1909. IV. — In the case of Sphaerocystis it may be noticed that in 1907 with little rainfall in the first three months it did not reach its maximum till May (?'. c. till after the heavy rainfall of April and May) ; in 1908 with heavy rain already in Mardi it attained to its maximum in April, and the saine applies to (1) There is a considérable amount ol'parallel hetween the frequency-table ni Pandorina Auà Chaetophora, although the latter isevidently a more decidèd spring-form. — 78 — 1909. Both in 1907 and 1908 the decrease of the genus in Sep- tember corresponds to a decrease in rainfall. Table to show the occurrence of the principal Protococ- cales in Bartons pond, 1906- 1909 (1) . Jan. Feb. Mar. Apr. May. .lune. July. Aug. Sept. Oct. Nov. Dec. 1906. 0. 0. i. vr. _ _ r. rr. r. s ■p 1907. — — vr. r. rr. r. — rr. vr. — VT. — "S l s 1903. — — r. r. vr. vr. r. vr. vr. — — — ^ 1909. ~ vr. vr. vr. vr. vr. i. 1906. 0. 0. r. re. c. vr. — — — — « ' ■S 1907. — — — vr. vr. rr. rc. rc. rr. — — — -2 \ I 1908. fe) 1 1909. . 2 ' 1906. 0. 0. vr. rc. _ — vr. — — "*» l 2 1 i 1907. — — rr. rr. rc. rc. rc. rc. rr. vr. r. rr. p ; \ \> 1908. — r. rr. rc. rc. rc. rr. rc. r. r. — — GQ 1909. — r. rr. r. vr. r. 1906. 0. 0. rr. c. rc. r. r. vr. r. rc. •S 1 | 1907. TT. r. r. rr. rr. rr. rr. r. r. rr. r. r. u 1 Ci \ 1) 1908. vr. r. r. rr. rr. rr. rr. rr. r. — vr. — <; tt> 1909. — — — r. — vr. vr. \T. vr. 1906. 0. 0. rr. r. vr. vr. vr. r. rr. vr. vr. — e •S ) 1907. — — — — r. rr. rr. rc. rc rc. rc. — Sa ^ O ] 1908. vr. r. vr. vr. r. rc. rc. rc. rr. r. vr. vr. ^ i 1909. — — — vr. — r. vr. vr. ■ (1) Regarding the symtiols, see l'ootnote 1 on p. ">4. — 79 — The following data indicate a préférence on the part of Eudo- rina (1) and Gloeocystis for relatively concentrated water : I. — Both gênera exhibited an exceptional developmcnt in Apri] or May of 1906, which is in marked contrast to tlio behav- iour of the three other forma. The combined rainfall for Mardi and April in the four years is as follows : w . . .. 1906 1007 1908 1901) March-Apnl ■ ■ ■ • ■ 2-28 in. 4-14 in. 6 '35 in. 515 in. In April 1900 as a matter of fact the water-level was low {cf. footnote 3 on p. 61), and the water will hâve been far more concentrated than in the other three years. This may be respon- sible for the great development of Eudorina and Gloeocystis. II. — Confirmation for tins view is supplied in the first place by thebehaviour of Eudorina'm 1908, when with exceptional raini'all in March and April (the critical period) Eudorina fail- ed to put in an appearance at ail. The relatively scanty development of the genus in the spring-months of 1907 and more particularly of 1909 (2) is quite in accordance with the above rainfall data (3) . III. — It may also be noticed that the heavy rainfall of June 190(3 led to an almost complète disappearance of the hitlierto abundant Eudorina, and that the still heavier rainfall of Octo- ber 1907 put an end to its development in that year. IV. — In 1906 and 1907 after the drying up of the pond had ledto agreatdecrease or disappearance of Gloeocystis, it became commoner again (favoured by suitable températures) after the pond commencée! to fill up once more ; on the other hand in 1909 in which the pond did not dry up and in which the summer and (1) It israther astonishing that the two closely allied gênera Pandorina and Eudorina should lie influenced differently by outside conditions, hut a mère glance at their frequency-tahles shows that this must he the case. (2) It may lie that in 1909 the relatively heavy rainfall of Mardi and April led to the absence of Eudorina till May, while the heavy rain of June, July and August prevented any further development in that year. (3)If Eudorina favours concentrated water, its dominance in July and August of 1907 does not appear to l>e explicalde. But it must he borne in mind that even in a rainy and cloudy year like lî'OS, owingto the higher températures and greater powerof the sun in summer a certain concentration of the water will ahvays take place, and this may hâve reached a sufficient degree to admit of En dur mu attaining a maximum in July and August, particularly as it was favour- ed bj unusually low températures (p. 75). — 80 — early autumn months were very rainy, no such autumn-phase occûrred. The same explanalion may apply to 1908, in which however the pond did contract very mueh for a brief period in August ; it is noticeable that in tins year Gloeocystis was pré- sent in November in small quantity (although not observed in October or December), this coinciding with a very low rainfall and a higli température. In the case of Ineffigiata there appears to be some évidence that it is not very sensitive to concentration of the water when exposed to summer-temperatures, but that it is more vitally infinenced by such a factor when the température is low. Thus, the complète absence of this genus in the first four months of 1907 and 1909 appears to correspond to the low rainfall during this period (considerably less than in 1906 or 1908), indicating a préférence for dilater water. This does not harmonise with the fact that Ineffigiata is little affected by the practical dryingup of the pond in September 1907. There is some évi- dence however, which is considered more in détail on p. 97, that an Alga having attained its maximum under favourable conditions is not ahvays at once adversely affected by unsui table conditions. If Ineffigiata was really favoured by concentration of the water, one would expect some kind of maximum in April or May of 1906 like that shown by Eadorina and Gloeocystis, but this is far from being the case. It may be added that the relative abundance of Ineffigiata in Mardi of 1906 corresponds to exçepiional rainfall in January and February of that year. The above considérations on the occurrence of the more im- portant gênera of Protococcales in Barton's pond show a rather marked relation between tlicir periodicity and the prevailing températures, as well as the concentration of the water. Ail of fchem favour the warmer months of the year, but in all(except possibly Ineffigiata) really high summer-temperatures are as unsuitableas low ones. Evidence lias been brought forward to show that Ineffigiata alone requires true summer-temperatures to bring it to a maximum, while the other four gênera are satisfied with spring-temperatures. It is a curious fact that some gênera should prêter relatively dilute, while others (often closely allied) prêter relatively concentrated water, but there appears to be no getting away from this conclusion. It may be well however to draw attention to the fact that the degree of adaptation to concentrated or dilute water is not exactly the — 81 — sàme in the différent cases ; thus while dilution of the water apparently Led to the absence of Eudorina in 1908, it did not seriouslv affect Gloeocystis, and whereas Pandorina was almost completely élimina ted by the concentration of the water in April of 1906, Sphaerocystis was not at once so seriously affected. Finally, it may be well to mention that \ve liave been unable to recognize anyobvious relation betWeen the sun- shine-data and the frequency of the Protoccales, altliough bright sunshine evidently agrées wellwith thèse l'orms. With référence to the other Protococcales mentioned on pp. 42 and 43 ail except Ankistrodesmus falcatus and Chara- cium Pringsheimii are very decided spring-forms, show- ing such maximum as they possess in April, May or early «Tune. We hâve scarcelv obtained snfficient data regarding the two exceptions mentioned to say much about their periodicity, but Ankistt^odesnms at anv rate also appears to hâve its maxi- mum in spring. H. — The Cyanophyceae. Except for Anabaena catenula and Lyngbya versicolor blue-green Algae are very poorly represented in the pond. The Anabaena is a very deflnite summer-form, being generally completely absent from November till June and therefore seems to favour warmer températures. Apart from this however there does not seem to be anyobvious relation to the temperature-data, but some dependence on the amount of sunshine (1) appears to be recognisable. In 1906 and 1909 the représentation of Ana- baena was very scanty as compared with 1907 and 1908. In the case of 1909, this may be due tothe poor development of the Phanerogamic végétation under the influence of the ducks ; the shadc thus norinally obtained by the Anabaena during its period of abundance would be lacking. In the case of 1906 however this explanation does not apply. The numberof hours of bright sunshine for the period from June to September in the \ cars 1906, 1907 and 1908 is as l'ollows : 1906 1907 1908 971 hrs. 691 hrs. 816 hrs. (1) It may be noted hère that experiments conducted by one ofus hâve shown that An&baena tends to grow lietter when ehaded than when exposed to a BtroDg light. G 82 — The number of hours of bright sunshino during the normal period of occurrence of Anabaena was therefore in 1906 con- sidérable more than in the other twoyears,and this may account for the poor development of this form in 1906. As further évi- dence of the influence of bright sunshine, it may be noticed that whereas in 1907 Anabaena came very rapidly to the front, it did not reach its maximum in 1908 till July. June of 1908 was exceptionally sunny, and this may be the cause of the later dominance of Anabaena in that year. In other words there is some évidence for the view that the représentation of this spec- ies is aclversely affected by unusually bright sunshine. Table of occurrence of Anabaena in Bartoris pond, 1906-1909. 1 1 Jan. Feb. Mar. Apr. May June July Aug. Sept. Oct. Nov. Dec. 1 1906 . . 0. 0. — — r. r. vr. 1907 . . — — — — — rc! rr! rr ! rr ! rr ! — — 1908 . . — — — — vr. rr! rc rr. r. vr. — — 1909 . . — — — — — vr. vr. VI. — — — Lyngbya versicolor shows cuiitea différent periodicity,being found principally during the last four months of the year (1) ; it was found in some slight amount from August to October 1906, September to December 1907, October and November 1909, while in 1908 it was only scantil)- represented, although soine- what common for a brief period in June. There is no apparent relation to sunshine or sliade in this case, and we do not feel that the data are adéquate to draw any other conclusions. It appears as though this form may hâve occasionally been over- looked in collecting. /. — Tue Flagellâtes. Three species of Flagellata — Euglena viridis, Trachelo- monas volvocina and T. hispida — play an important part (1) This is quite the usual time l'or the appearance ol'Oscillarieae in small pièces ol water {cf. Fritsch and Etich, 1909, pp, 1 1- 45 and Brunnthaler, 1907, p. 195). — 83 — in lia rton's pond, being t'ound in some quant ity at nearly ail timesoîtheyea.r.Phacuspleuronectesislessahunda,ntlyrei)res- ented, but appears to show a frequency like that of Euglena. We were for a long time much puzzled to account l'or the varying periodicity of Euglena. Taking its occurrence during the summer-months in the fîrst place, it will be noticed that it attained its maximum in May of 1906, in Jnly of 1907, in June of 1908 and to a very slight extent in April of 1909. There appears lobe no obvions relation to meteorological conditions in this frequency, although the months of abundance are mainly those with a good deai of bright sunshine. Euglena howeveris known to favonr water with a good deal of organic matter in solution, and tlie question therefore arose whether an explana- tion for the varying time of its maximum might be fourni in this feature, and that lias actually proved to be the case. During the late winter and spring months several filamentous Algae, as we hâve seen, play a great part in the liora of the pond; on the approach of the summer the bulk of them dies away, but their disappearancedoesnotoccurat exactly thesame time ineachyear. The dying away of thèse filamentous Algae must add very con- siderably to the organic content of the water. In order to obtain a graphie représentation of thèse features we hâve put together the table below, based on the records of the three gênera of Zyg-- nemaceae, Oedogonium, Microspora and Conferva. The results hâve been calculated as follows : — putting « very com- mun » as 100, « common » as 30, « rather common » as 10, « rather rare » as 5, « rare » as 1, and « very rare » as 0, the amount of decrease lias been reckoned from month to month and summed up as a total for the six gênera, the amount of decrease being entered in the month in which it occurs (1) . (1) The numbers chosen for the différent values, though arbitrary, repre- sent roughly the amounts adopted as a criterion for the symbols. An increase in the amount of an Alga has been counted as 0; if in two successive months the frequency of the Alga was the same, the increase would be entered as 0; if the change is from very common in one month to rather rare in the next, the latter month would bave recorde d in it a decrease of 95. Thus, taking the year L906 in the Spirogyra-tMe on p. 54, we would hâve the following records : April, 0; May, 0; June, 70; July, 30 ; August, 0. This should sufflciently explain how the table bas been compiled. It may be added that sucb data of Mr. Salisbury"s with référence to the amount of Algae in the pond as are available are quite in agreement with the relative amounts of decrease obtained by our mode of reckoninu-. — 84 — Table showing monthly decrease of the six leading filamentous gênera in Barton's pond. Peb. Mardi. Aprih May. .Tune. July. August. 1906 . . . — — 70. 150. 78. 47. 0. 1907 . . . 0. 0. 25. 24. 38. 99. 35. 1908 . . . 0. 0. 70. 70. 50. 157. 5. 1909. . . i 0. 4. 0. 0. 16. 0. .0. It will be noticed that the great increase of Euglena in May of 1906 corresponds to a great decrease (150, total up to that month 220) in filamentous Algae; in 1907 July is the first month in wliich Euglena becomes common, and tins corresponds to a great decrease of filamentous Algae in that month {riz. 99, total decrease up to that month 180), but the decrease is not as o-reat as in May 1906 and Euglena was not as abundant as in the latter month. In 1908 the month of June(latterhalf)brought the first marked development of Euglena. The actual decrease of Algae in .Tune is only recorded as 50, but it must be noted that the total decrease up to that month was 190, i. e. about ihe same as by July, 1907; moreover the increase of Euglena falls into the second half of .Tune and by that time some of the decrease of 157 recorded for July was already realized. The exceptional sunshine of June 1908 may also bave had something to do with the abundant development of Euglena already in that month. In 1909 the algal flora of the pond was so scanty that no pronounced decrease occurred, nor is there in any way so marked a maximum l'or the Euglena. The rather common of April of that year may correspond to a period of very excep- tional sunshine. The mat ter can be pursued further. Thus, if we consider the totaldecrease from June onwards we hâve l'or thethree years : 125 (1906), 172 (1907), 212 (1908). In 1906 Euglena became rare in July, in 1907 rather rare in September, in 1908 rather rare only in October. In other words the period of persistence of Euglena in some quantity after ils maximum is in direct rela- tion to the amount of decreaseofthe filamentous Algae. It is also instructive to compare the frequency table of Euglena for the three first years in the months of June, July andAugust with the — 85 - correspond ing- figures in the last three colnmns of the table on p. 84. We think the évidence is sufficient to indicate that the time of occurrence and the durationof the maximum (AEuglena in the différent years dépends directly on the enrichment of the water by the remains of the decaying filamentous flora. In the autumn months a somewhat similar enrichment of the water will take place at the expense of the dying Phanero- gamic végétation, but tins decays less rapidly than do the simple Algae, and the solution of organic matter by the water will go on more slowly owing to the lower température. Neverthe- less an addition of soluble organic substance is bound to take place at this time and will account for the autumn-phase exhib- ited by the Euglena in 1906 and for its persistence in some quantity until November in 1907 and 1908. Possibly a richer development at this time inspite of the présence of organic sub- stance is prevented by the insuffîcient sunshine. Table to show occurrence of Flagellata in Barton's pond, 1006-1909 <*>. .Tan. Feb. Mar. Apr. May June •Tuly Aug. Sept. Oct. Nov. Dec. 1906. 0. 0. r. r. Vf. c. r. r. — rc. rc. r. ] L907. 1 1908. rr. rr. r. r. vr. vr. vr. r. r. r. c. c. c. rc. rr. rc. rr. rr. rr. rr. r. r. 1909. r. rr. rr. rc. r. r. vr. — — rr. — — § 190(5. 0. 0. — — — vr. rr.V. r.V. — rr. H. rr. vr. 1 ] 1907. rr. V. rc. V. rr.V. r. r. rr. rr. V. rc.V. rr. rr. rc. rc. «J 5 ) 1908. r. re.V. rc.V. rr. V. rr. rr. H. rr. rr. rr. rr. vr.V. r. è; 1909. \T. — vr„ V . rr.V. rc. j i rr. V . vr. rc.II. r.H. — rr. — The two species of Trachelomonas found in the pond show a rather différent frequency table. T. hispida is always rare during the first half of the year, becoming commoner in May (1) For explanation of, symliols, see ibotnote 1 on p. .">4. In the table of occurrence of Trachelomonas the more abunrlant species in each month is indicated by a V (for volvocina) and an H (for hispida). Where no such letters are added the two species were equally abundant. — 86 — or June and attaining its çhief development during the last four monthsof theyear. T.volvocina differsin frequentlyalso reach- ing a maximum in February and Mardi (cf. Brunnthaler, 1907, p. 195). The maxima of the species of Trachelomonas do not coincide except in the autumn months with any particu- larly abundant development of Euglena, and it does not seem likely that the frequency of Trachelomonas is governed by the same conditions which control the abundance of Euglena. In fact there is evensome slight évidence of the addition of organic substance to the water by decay of the fi lamentons fiora being unfavourable to the development of the species of Trache- lomonas, as testified to by the greater abundance of the genus in August of 1907 and 1909 as compared with 1906 and 1908 (compare with table on p. 84). But it is quite évident that otlier factors are concerned, even if theone just suggested really applies, and we hâve found it impossible to obtain an insight into thèse factors. Nor can we otter any explanation for the différent periodicity of the two species of the genus. J". — Peridinium tabulatum, Ehrenb. Tins organism is a rather constant, though rare, constituent of the flora of Barton's pond, and a brief considération of its periodicity is therefore advisable. It was best represented in 1907 and 1908, appearing very constantly in themonth of April and lasting generally until December with an ill-defined maxi- mum during the warmer months. West (West, 1909a ; see also West and West 1912, p. 427) lias recently investigated the periodicity of certain Peridineae occurring in pools in Sutton Park, Warwickshire and demonstrated a marked connection between their frequency and the température, some of them being cold-water, others warm-water forms Although the member of Peridineae présent in Barton's pond never attains to great abundance, its relation to warmer températures is quite obvious. This is shown in the first place by the attainment of the maximum during the warm summer-months; further the persistence of Peridinium till January of 1909 may be related to the exceptional warmth of the preceding October and Novem- ber; its persistence in greater quanti ty than usual into Decem- ber 1907 corresponds to an exceptionally warm month with a rather warm November preceding it. On the other hantl itsalmost complète absence after April 1906 until October of that year indi- — 87 — en. 's the probability of other factors coming inlo play, such as the gréai concentration of thewater, which took place in April L906 and aothing fcoparallel which occurred inl907and 1908. Il, mav also be noticed that the earlier deci'easeof Peridinhim in 1 ( .»07 as contrasted with 1908 corresponds to the very small rain- fallofSeptember 1907, thattheslight increasein November 1906 corresponds to verj heavy rainfall in Octobcr and November, and that the « very rare » of November 1908 (as compared with the •• rare » of tlie two preceding vears) corresponds to an exceptionally low rainfall in that mon th. The data however are scarcely adéquate to make sure of this point, but we are cer- tainlv inclined to assume that, apart from warm température, relatively dilutewater alsofavours the development of this spec- ies. The représentation in 1909 seems quite anomalous and is possibly to be explainecl by the présence of the ducks. Table to show occurrence of Peridinhim in Bartoris pond, 1906-1909 cl >. Jan. Fel). Ma-. Apr. May .Tune July Au-. Sept. Oct. Xov. Dec. 1906 . . 0. 0. — r. — — i. — — vr. r. vr. 1907 . . — — — vr. r. rr. rr. rr. r. r. r. r. 1908 . . — — — vr. r. rr. rr. rr. rr. r. vr. vr. 1909 . . \T. K. — The Diatoms. Among the Diatoms found in Barton's \)(m&Eunotia{Himan- tidium) Arcus, Synedra radians and Eunotia lunaris are the onlyones that play a really important part, and consequently the subséquent considération will be chiefly concerned with them. Of the species of Navicula, only N. lanceolata and N. exilis are at ail common, although the other species men- tioned on p. 43 (incl. the Stauroneis) are almost always pré- sent (but in small quantity). Apart from Synedra radians and Eunotia lunaris the epiphytic Diatoms are of very little importance, although species of Gomphonema are rather constantly represented. (1) Reganling the symbols, cf. footnote 1 on p. 54. — 88 — Eunotia Arcus was found in practicaily every sample in 1007 and 1008, but was rare except during the colder period of the year. In 1007 the increase began in January, suffered an inter- ruption in Februaryand termina ted in April (cf. Microspora) ; in 1008 the increase began already in the preceding November, there was a long-sustained maximum from January to April (cf. Microspora) and then a sudden decrease. In 1000 there was a very faint and short maximum in March, while in 1006, although présent in some quantity in the first samj)le, Eunotia Arcus was absent altogether from April to November inclusive. In view of its abundant development occurring only in thecold part of the year an adaptation to low températures must be assumed. The attainmentof the March-maximum in 1007 may then be ascribed to the effects of the rather cold January and February, while the decrease after Mardi may be interpreted as tlie effect of the exceptional mildness of that montli. The January-maximum of 1008 corresponds to great coldness of that montli with a marked drop of température as compared with December. The température (except for February, which is however not warm enough to hâve an adverse effect) remained below ihe average till May, wlien the unusually mild month corresponds to a sudden decrease of the Diatom under considé- ration. The faint maximum of March 1000 may hâve been eut short by the exceptional températures of April. It may be noticed also that in the winter of 1003-1006 (i. e. December, January, February) no low températures quite like those of the next two winters were realised, January even being exception- ally mild, and this possibly explains the scanty représentation of Eunotia Arcus in the spring of 1006. It is a little difficult to account for the complète absence of the Diatom in April, May and June of 1006 (unless the often-mentioned unusual concen- tration of the water at thattime affected it adversely), although the high températures of July and August might hâve been suf- ficient to account for its absence in the suramer- and autumn- months (1) . On the whole however the relation bétween the frequency of Eunotia Arcus and the temperature-data is quite patent. (1) It may also be that the stronp simshine of April 1906 and April and May 1901' had something to d<> with the poor development gf Eidintin Arcus in those two years. - 89 The other Diatoms, that plav an important part in the pond, are epiphytic fonns, and one would therefore expect that the mosl important déterminant will be the présence of a suitable substratum. Before we turn to consider this matter however attention m ay bedràwn to the fact that ail the marked maxima of Synedra radians and Eunotia lunàris i'all into the cold part of the year, with the exception of the •• rallier coramon » of the latter Diatom in Àugust 1906, for which we are unable to account. Table to show occurrence of principal Diatoms in Bartons pond, 1906-1909 (1) . •Tan. Fel.. Mar. Apr. May .Tune Julv Au--. Sept. Xo\ Dec. «S i 1906. 0. 0. 1907. rc. rr. 1908. c. c. 1909 r. r. 1906. 0. 0. 1907. r. r. 1903. r. rr. 1! 09. — r. 1906. 0. 0. Ï907. r. vr. 1908. rr. c. 1909. vr. r. L906 0. 0. 1907. rr. rr. 1908. rr. rr. 1909. rr. r. rr. rc. vr. rr. r. r. rr vr. rr. rc. r. rc. rr. r. (1) Regarcling the symbols, see lbotnote 1 on p. 54, 90 In considering the relation ol" the i'requencj of thèse Diatoms to a suitable substratum, it will be convenient to take the two together in the first place, *. e. to consider the epiphytic Dia- toms as a whole; for, apart from March and April of 1908, when Achnanthes minutissima occurred in some slight amount, ail the other epiphytic Diatoms are so scantily represented, as to be quite negligible. The chief snbstrata on which thèse epi- phytes are found are furnished by Lemna, Oedogonium, Microspora and Conferva. Lemna is generally rather scanty in amount until April or May, so that its importance as a substra- tum during the period of frequency of the two epiphytes is not very great. On the other hand considérable quantifies of the three fllamentous forms are found during the first four months of the year, and the degree of abundance of the epiphytic Dia- toms appears to bear a direct relation to the extent of develop- ment of the fllamentous Algae. A comparison of the frequency table of Synedra radians and Eunotia lunaris in the early months of 1907, 1908 and 1909 with the chart on p. 66 fully bears this out, but the matter is more directly apparent from the table on the next page. Taking the values for the différent symbols given on p. 83 the total amounts of Microspora, Oedogonium and Conferva for each month hâve been added together for the months from January to June inclusive ; the symbols placed below thèse numbers show the combinée! représentation of the two epiphytic Diatoms in the différent months. It will be seen that the maxima of the epiphytic Diatoms in each year corresponds to the maximum spring-growth of the filamentous Algae in that year. Complète correspondence of thèse figures is of course not to be expected, since they are only rough approximations. Turning now to consider the individual représentation of the two epiphytes, it will be noticeel that Synedra radians exhi- bited a pronounced maximum only in 1906 and 1908, Euno- tia lunaris only in 1907 and 1908. An examination of the chart on p. 66 and of the tables from which this is constructed shows that in 1906 and 1908 Conferva w T as more important in the early months of the year that in 1907 or 1909, whilst both in 1907 and 1908 Microspora attained a maximum at this time. The very abundant Synedra radians of March and April 1906 was observed principally on Conferva (1) , while the fréquent (1) Attention may be drawn to the l'act that Synedra radians was not observed on Microspora in Abbot's Pool (Fritsch and Rich, 1909, p. 51). — 01 Eunotia lunaris of February and March 1908 was noticed especially on Microspor a. Ourdataon thèse points are how- ever inadéquate, and we hope to return to the matter in a later communication. But there certainly seems évidence both from direct observation and from a considération of the relative fre- quency of the two epiphytes that their degree of représentation in a given vear is dépendent on the extent of development of a particular host. Table to show relation, between représentation of epiphytic Diatoms and Microspora, Conferva and Oedogonium in Bartons pond, W06-190V. •Tanuary Feliruary March April May , .Tune 1906 < _ 111. 41. 15. 11. vc. c. vr. rr. 1907 | " 6. 65. 41). 41. 7. ' r. r. rc. rr. vr. r. 1908 36. 115. 205. 140. 70. 65. rr. c, c. rc. rr. rr. 1909 ...... ! '' 10. 7. 16. 16. 0. ( vr. 1 r. r. rr. r. r. Unlike the three Diatoms hitlierto considered, the species of Navicula show no especial préférence for the colder montlis of tlie vear; in fact they were almost regularly observed in some quanti ty in August, although certainly also at their best in the colder months (December to March). Particularly the small species of Navicula (like the N. lanceolata and N. exilis with which we are specially concerned) are well known to hâve a préférence for water rich in organic substance and the amount of the slight summer-maximum in Barton's pond appears to bear a direct relation to tins. Thus taking the total decreases of — 92 — filamentous Algae {cf. p. 84) up to the month of August we hâve the following resuit : Total decrease to Aug ust Ercquent sy of Navicula, 1906 345 rr (D. 1907 221 rc. 1908 352 rr. 1909 20 r. There is also sortie correspondence between the frequency of Navicula from April to July in the first three years and the figures in the table on p. 84, but the évidence is not altogether satisfactory. 1909 is perhaps best left out of considération, as it is difficult to estimate the influence of the ducks in tins con- nection. The winter-maximum of Navicula. would also tally with the enrichment of the water by the decaying Phanerogamic végétation. The gênerai préférence for cold water, which is shown by the Diatoras in Barton's pond, is a familiar fact (see also Comère, 1906, p. 395; Brunnthaler, 1907, p. 195; Fritsch and Rich, 1909, p. 42). Whipple (1894) lias however maintained that the most important condition for the growth of Diatoras is an adéquate supply of nitrates, and that the effect of température is so small that it plays no part in determining their seasonal dis- tribution. We do not feel however that the frequency of Eunotia Arcus for instance can be explained by assuming a variation in the supply of nitrates in the différent years, and we must agrée with Kofoid (1908, p. 54) and Messrs. W. and G. S. West (1912, p. 426) in taking température to be one of the most important controlling factors. We consider it doubtful however whether température opérâtes directly, rather than indirectly in controlling the supply of air dissolved in the water. For, in rivers (Fritsch, 1903a; West & West. 1909. p. 176; Kofoid, 1908, p. 54) and large lakes (West, 1909, p. 21 ; West & West, 1912, ]>. 425), where the supply of air is more plentiful, Diatoms often exhibit summer-maxima. E. — General considération of the periodicity-iJata of the preceding section. We think it will be agreed that in the preceding section a pro- (1) The brief duration of this maximum may be due to the exceptional temp- ératures of August, 1906, while the relative abundance in 1907 corresponds to a summer cooler than usual. — 93 — fourid relation between meteorological data and the frequency of the algal flora of Barton's pond lias bocn shown to exist in a considérable number of cases. It may be well at tins point to emphasise once again that the tables of frequency were made up before any référence to meteorological data was made, so that no personal bias lias entered into our conclusions. It is probable that further observations of a similar nature on sraall pièces of water may tend to modify some of the conclusions to which we hâve corne, but in certain cases the évidence seems so overwhelm- ing that we do not anticipate such a resuit. It still remains to be seen however how far the relations déterminée! in the case of the algal représentatives of Barton's pondapply to the gênera as a whole. It may well be for instance that other species of Oedo- gonium, Microspora, Conferva, etc. may be influenced by conditions différent from those which détermine the frequency of the forms présent in Barton's pond. That such différences bet- ween species exist is shown by the behaviour of the two species of Trachelomonas and of Spirogyra varians in the pond, as well as for instance by West's observations on Peridineae (West, 1909a; cf. also Fritsch, 1906). For the détermination of the relation between frequency of freshwater Algae and outside conditions small pièces of water like Barton's pond are alone suitable. In larger pièces of water, especially in lakes, the changes produced by meteorological influences are brought about so slowly that greater annual uni- formityisattained and effects could probably only be satisfact- orily stuclied overalong period of years; moreover the difficulty of obtaining a représentative sample is almost insuperable in large pièces of water. Thèse remarks do not apply to the typical Plankton, which, owing to its ubiquity in a pièce of water, is of course very readily collected, and which in a given expanse of water tends to show pronounced and apparentiy rather uniform annual periodicity. In the case of the Plankton of large pièces of water however more lias been learnt regarding the conditions governing abundance of the différent forms by a comparative study of différent lakes than from periodicity (see West and West, 1909 and 1912; also Zacharias, 1899). In an earlier paper by one of us (Fritsch, 1900, pp. 159-101), the factors influencing aquatic algal growth were classified into three groups, — seasonal, irregular and correlated. Seasonul factors, which are probably the chief déterminants in larger — 94 — tracts of water, are rather masked by the irregular factors in so small a pièce of water as Barton's pond (or Abbot's pool), but are responsible for the gênerai trend of the annual cycle consi- dered on p. 45 It is the irregular factors (abnormal drought or rainfall, abnormal sunshine, abnormal températures), however that help to cast most light on the conditions determining the ■ existence of the diverse members of the algal flora,and they hâve been used freely in the preceding section. The resuit of thèse observations may be summarised as follows : I. _ Rainfall (i. e. degree of concentration of water) : (a) Favoured by relatively dilute water : Desmids*, Oedogonium, Chaetophora* , Pandorina*, Sphaero- cystis*, Inefflgiata{l), Peridinium tàbulatwm. (b) Favoured by relatively concentrated water :Zygne- maceae*, Eudorina*, Gloeocystis*. II. — Sunshine : (a) Forms favourably affected by sunshine : Zygne- maceae, Desmids, Oedogonium*, Euglena (,?), Protococ- cales. (b) Forms adversely affected by sunshine : Confer- vales*, Anabaena*. III. — Température : (a) Favoured by low températures (probably niainly affecting amount of dissolved gases) : Microspora*, Eunotia Arcus* : , E. lunaris, Synedra radians, Navi- cula (?). (b) Favoured by relatively low températures : Zygne- maceae, Oedogonium, Chaetophora. (c) Favoured by higher températures : Desmids, Proto- coccales* (especially Ineftïgiata), Anabaena*, Peridi- nium tabulatum*. It will be noticed thatseveral of the forms concernedare enum- erated under two or even three of thèse headings, and it is pos- sible that tins should be done in every case. There is however usually a determining condition on which the degree of abun- dance or the réalisation of a maximum dépends, and tins lias been indicated in the preceding list by placing an asterisk after the form concerned. - 95 - Scveral examples of correlated factors hâve been recognised in studying the périodicité in Barton's pond. Thèse may be sum- marised as t'oliows : I. — Forms depending on enrichmenè of water by deeay ofother members of the flora : Euglena*, Navicula. An adverse influence possible in case of Trachelomonas. II. — Forms influenced in thelr deoelopment by compét- ition tri/// others : Conferva, Microspora, Oedogonium. III. — Forms infiuenced in their development by the présence of a suitable substratum : Eunotia tunaris*, Synedra radians*, and no donbt other epiphytes {cf. Fritsch and Rich, 1909, pp. 43, 44). In our previous paper on the periodicity of Abbot's pool we pointed out that our observations tended to indicate that « the doctrine of limiting factors will probably be found to underlie the whole scheme of intrieate changes that are so striking a feature of freshwater algal végétation « (Fritsch and Rich, 1909, p. 53). The principle of limiting factors, first clearly propounded by F. F. Blackman (Blackman 1905) and since established fora considérable number of physiological phenomena, is strikingly manifest in some of the features notecl in the preceding section. It will be well to give a list of the more important instances : I. — In 1907 and 1908 the extent of development of Zygne- maceae was limited in April by exceptional dilution of thewater, although other conditions as far as we can see were quite suit- able for them [cf. p. 53). II. — In 1906 (and possibly also in 1909) the degree of deve- lopment of the Desmids was limited by the water being more concentrated than usual, other conditions apparently being favourable {cf. p. 57). III. — In the case of Oedogonium sunshine is the limiting factor, i. e. no maximum is attained until the necessary amount of sunshine lias been realised {cf. p. 59). In other cases(e. g. 1900 and 1909)unusual concentration of the water may be a limiting factor {cf. especially, p. 61). IV. — In the case of Oedogonium, and more especially of Microspora and Conferva, a limiting factor is probably consti- tuted by the amount of substratum available {cf. pp. 62, 65 and 69). — 96 — V. — In Conferva and Ophiocytium exceptional sunsliine may act as the limiting factor (cf. pp. 68-71). VI. — In the case of Chaetophora and the Protococcales the concentration of the water appears to be the limiting factor determining the degree of abundance, since the requisite tempe- rature-conditions are always realised at some period of theyear (cf. pp. 72-77) VU. — In Anabaena the limiting factor appears to be the amount of sunlight {cf. p. 81). VIII. — in the case of Euglena the amount of organic sub- stance dissolved in the water seems to be the limiting factor (cf. p. 84). The same may possiblj apply to Navicula lanceo- lata andiV eœilis (p. 91). IX. — The représentation of Eunotia Arcus appears to be limited by température (cf. p. 88). X — Lastly, in the case of the epiphytic Diatoms the limiting factor is the présence of a suitable host in the necessary quanti ty. Whilst in most of the cases above enumerated there is only one limiting factor in nature, the others being apparently alwajs realised, the case of Oedogonhun is particularly inte- resting because we hâve obtained some évidence of the existence of two limiting factors, one of them the amount of sunsliine and the other the degree of concentration of the water. In the case of Conferva and Microspora also, where the main limiting factors are amount of sunsliine and température respectively, compétition on the substratum is no doubt a second limiting fact- or. With the exception of the cases mentioned under IV and X the eftect of the limiting factor is probably always in the direct- ion of hampering végétative growth (incl. zoospore-production and végétative propagation), i. e. the growth and conséquent rate of végétative increase remains at a minimum until the necessary factor lias been realised. In the two exceptional cases however there is not necessarily a direct hampering of growth, but rather an absence of the necessary substratum on which tins growth could take place. It should be noted that in the case of forms like Con ferra. Microspora and the stérile species of Mougeotia the réalisa- tion of a maximum merely dépends on the growth and propaga- tion of preexisting filaments, whereas in forms like Spirogyra, Zygnema and Anabaena, which disappear more orless compte- — 97 — tely during a pari of the year, re-appearance diépends largeh (in some cases perhaps entirely) on germination of the resting spores (cf. also Oedogonium). The problem thus arises whether Uie absence of the necessary t'aetor in a sufïicient degreeof intensity prevents the germination of the resting spores, or whether such germination nevertheless takes place, but the unfavonrable con- ditions do not admit of any marked growth of theyoung plants. We hère corne lo the difficult question of decitling how far inhérent tendencv plays a part in determining the periodicity of Algae c1) . The matter can scarcely be completely solved without the aid of experiments. We think liowever that inhérent ten- dencv can only come into play in the case of the germina- tion of resting spores. On the other hand the complète absence of Spirogyras in Abbot's Pool (Fritsch and Kicli, 1909, p. 38) under unfavourable conditions rat lier speaks against inhérent tendency in tins case at least. The matter will be further discuss- ed in the next section. We hâve frequently found in the preceding considérations that a given form exhibits a far more prolonged maximum in certain years than in others, although in some cases tins long maximum leads to a persistence during months in which the conditions were apparently not at ail suitable for the form in question Thèse seeming anomalies are we think to be explained as the resuit of impulse owing to exceptionally favourable con- ditions at the time of initiation of the maximum. In illustration of this feature, the following cases are worthyof considération : I. — The long-continued maximum of Microspora from January to May of 1908 folio ws on an exceptionally cold January (Mardi and Aprii also colder than the rule) (p. 67). II. — The steady persistence of Conferva from Mardi to June of 1908 corresponds to exceptionally favourable sunshine-condi- tions in the fîrst four months (p. 69). III. — The long persistence of Ineffigiata in some quantity in the autumn of 1907seems tocorrespond to particularly favour- able température-conditions in the summer months (p. 80). IV. — The prolonged maximum of Eunotia (Himantidium) (1) We can scarcely agrée with the gênerai statement made liy Miss Griffiths (Qriffîths, 1U12) on p. 19 ol'her paper on tbe Algae ol'Stanklin Pool,Worcester- shire. 7 98 — Arcus from January to April of 1908 corresponds to an excep- tionally cold January (cf. Microsjjora and p. 88). Thèse cases can only be fully explained on the assumption that the specially favourable conditions at the time of commence- ment of the maximum gave such an impetus to the Alga that it was able to withstand advei'se conditions for some time in sub- séquent months. One would expect that the converse to tliis theory of impulse would also apply, viz. tliat particularly un- favourable conditions might lead to a poor development under subséquent favourable conditions. For tliis there is also some évidence, e. g. the poorly developed maximum of Oedogonium in 190G may be due to the unfavourable conditions in April (cf. p. (31); the brief maximum of Conferva in 1907 may hâve some- thing to do witli the unfavourable influence of the strong sun- shineof Mardi. In concluding tliis gênerai considération of periodicity in Bar- tons's pond, it may be well to compare with otherpieces of water. So little detailed work on periodicity lias been done in tliis coun- try ^) however that such a comparison must of necessity be quite imperfect. In larger (especially deeper) pièces of water concen- tration-différences will take place more slo.wly and small varia- tions of température will tend to be lost in the graduai rise from winter to summer and the fall from summer to winter {cf. even Abbot's pool). The effects of sunshine will alone make them- selves as obvious as in smaller pièces of water. The periodicity of a lake therefore will bu detormined largely by the seasonal factors, sunshine being the most important irregular factor. In such large pièces of water the periodicity is therefore far more uniform, and, since most observations hâve hitherto been made on large water-areas, it lias often led to the assumption that periodic changes are largely due to inhérent tendency (cf. Grilliths, 1912, p. 19), although our own and Comère's observa- tions (Comère, 1906 and 1910) hâve already previously indicated that such a view is only tenable (if at ail, cf. above p. 97) to a much more limited extent. The most important contribution (l)Brown (Brown 1908) lias investii:ated algal periodicity in a number of ponds and streams in Indiana. As thèse investigations only extended over one year and no exact meteorological data are given, it is impossible to draw any safe conclusions from the results or to compare them in détail with our own {cf. alBoShantz 1903). — 99 — <>n périodicité (West, 1909, pp. 85-86), dealing however with the alga] flora of a pièce of water in A.ustralia, shows anyhow in the first hall* of Lhe year a very similar periodic fcrend to thaï recorded in Barton's pond and Abbot's Pool. In larger pièces of water in our paris owîng to the more graduai rise of tempe- rature one may expect the dominance of ihe différent forms to oceur at a later date than in small ponds {cf. Brunnthaler, 1907. p. 190). F. — General considération of reproduction in Barton's pond. With the nnmerous changes in the annual cycle of the algal dora there must naturally be coupled an abuudance of reproduc- tive processes, some leading merely to the maximum of a given form (végétative propagation and zoospore production), others to the development of resting spores (sexual or asexual). It is onlv the la t ter type of reproduction that can be readily observée! in a séries of samples such as that on which the présent paper is built up, since végétative propagation or the production of zoospores may hâve taken place abundantly between the collect- ion of two consécutive samples without leaving any indication except the increase of the form or forms in cniestion. For this reason the folio wing remarks are almost wholly concerne! 1 with the production of resting spores by the members oï the algal flora of the pond. Attention may however be drawn to the l'act that our preceding considérations (in sections D and E) hâve really dealt with the conditions favouring or adverse to végéta- tive propagation in the différent forms, since a maximum is only attainable if reproduction of this type takes place; possibly the same conditions are also in part more or less favourable to zoo- spore-production. The production of resting-spores in Barton's pond lias been observée! : in the four species of Spirogyra, in Zygnema and Mougeotia parvula; in Clostrrium Kûtzingii and in Stau- rastrum; in the four species of Oedogonium and in Bulbo- chaete ; in Coleochaete ; in Anabaena. In ail, except the last- named case, the spores are produced as the resuit of a sexual process (1 >. This sexual reproduction may first of ail be consi- dered for the pond as a wholé. (1) There is nothint: however to indicate that the conditions governin^ spore- tbrmation in Anabaena are in any marked way ditï'erent i'rom those causinu' the formation of the sexually produced spores. — 100 — In Klebs' classical investigations (Klebs, 189G, pp. 96, 234, 242, 259, 279, etc.) lie sliowed that one of the chief conditions for tlie production of sexual organs is a supply of briglit light. It was l'ound that if tlie Alga was placed in a 2-4 per cent solut- ion of cane-sugar, production of sexual organs took place at a lower light-intensity than in tlie absence of such organic food, but in no case could light be dispensed with. Klebs concludes from tins that tlie light lias two parts to play, oue directly stimulative (tins part non-repiaceable), tlie other serving for tlie production of tlie necessary organic substance (tins part replaceable by cane-sugar). The relation between sunshine and the sexual reproductive process in Barton's pond is suffîciently plain, as will be seen from the following table : 1906. 1907. 1908. a) Total sunshine up to Mardi inclusive (in bours) a) Total sunshine up to April inclusive (in hours). a) Total sunshine up to May inclusive (in hours) . a) Total sunshine up to .Tune inclusive (in hours) . . a) Total sunshine up to July inclusive (in hours) . 283. 0. 509. ■i. 660. 6. 900. 1172. 0. 3o < . 3. 501). 3. 665. 10. 82r>. e . Mi. 5. 251. 0. 397. 1. 596. 8. S47. Kl. L052. 0. A little explanation is necessary in the case of the later montlis, but in Marcli and April the figures speak for themselves.In May and June the table, although quite compréhensible l'or 1907 and 1908, appears at first sight rather anomalous for 1906. It must be noticed however that the rainfall in Mardi, April and May of 1900 is much lower than in the corresponding montlis of the (1) Unly sexual reproduction is taken into account. — 101 — other iwo years, and fchis will hv the month of May Lead to a greater concentration of the water inl906 than in 1907 or 1908. Such conditions Klebs (loc. cit. ) has shown tend to be unfavour- able for sexual reproduction and may well acconnt for the rela- tively scanty reproduction in 1906. In interpreting the above table it raust also be borne in rnind that an honr of sunshine in May or June has a stronger effect than in Mardi or April owing to the greater intensity of the light {cf. the effect from April to May of 1908 with that from Mardi to April of 1006). Other examples of the influence of sunlight on tliesexual repro- ductive process in Barton's pond are as follows : I. — In the case of Zygnema the period of sexual reproduc- tion is quite short in 1906 and 1908, but much longer in 1907. In the latter year the sunshine after Mardi was considerably below the normal, and it may well be that the amount of sun- shine was toosmall to stimulate a large numberof threads of the Alga simultaneously and that therefore reproduction was spread out over a wide period. II. — In 1907 with relatively little bright sunshine during the summer months Mougeotia parvula did not reproduce till August, whereas in 1908 the reproductive process commenced already in May. A part from the influence of sunlight however the conditions determining sexual reproduction in the pond are by no means clear; thus, it is difficult tounderstand why sexual reproduction was observed in Closterium Kûtzingii in May 1906, but not at any other time or why Staurastrwm showed conjugation only in July 1908. Another puzzling feature is that Coleochaete formed abundant oospores in 1907 and 1908, but not in 1909, although numerous plants were observed in tins year. A consultation of the period ici ty tables on pp. 54 and 59 shows that the Zygnemaceae and Oedogonium (t[) generally com- mence to reproduce sexually as soon as the maximum begins, while the conclusion of sexual reproduction coincides with a great decrease in the quantity of the Alga concerned {cf. also Copeland, 1909, p. 24). But the former statement isnot invaria- blytrue; thus, in 1908 Spirogyra cataeniformis became a (1) In what lollows thèse two &ets of forme ar: chietiy taken into considera- tion, since they are the only ones for which adéquate data are available. — 102 — common forra in May, but no conjugation was observée! until the montli of June arrivée! (cf. also the behaviour of Zygnema in 1906 and West, 1909, pp. 33, 34.) Nevertheless there is no doubt tliat (in small pièces of water at least) tlie sexual process of raost freshwater Algae generally coincides witli the attain- ment or commencement of the maximum, and lasts until there is a great diminution or complète disappearance of the species. It must be borne in mind liowever that a marked maximum can be attained by an Alga without anv resort to sexual reproduc- tion, e. g. the broad species of Mougeotia in Barton's pond (especially in 1906), Oedogonium in Abbot's pool (espeeially in L905), Mougeotia'm Abbot's pool. etc. It might be argued that the setting in of sexual reproduction with the arrivai of the maximum is proof of an inhérent ten- dency in the Algae showing tins feature to advance to tins phase of reproduction when growth lias reached a certain extent. Rut in tins Une of argument two points are overlooked : firstlv, as above mentioned, that a marked maximum cân be attained without any sexual reproduction occurring; secondly, that the attainment of a maximum in itself involves a cessation of much further végétative growth or otherwise a still further increase in the amount of the Alga would be recorded. In other words we arrive at the same conclusion as Klebs {loc. cit.) that it is the conditions which are unfavourable to much further végéta- tive growth that call fortli the sexual reproductive process. That thèse conditions are notnecessarily altogethér unfavourable tothe further existence ofthe Alga is shown by the behaviourof the species of Oedogonium, which may go on persisting in some quanti ty after the sexual reproductive phase is over {cf. also West 1909, pp. 33, 34). We hâve considérée! tins matter at some length owing to the fact that since the publication of our first paper on Spirogyra (Fritsch and Rich, 1907) in which we expressed the view that sexual reproduction is due to the intensification of factors liable to change in spring, two papers bave appeared which take up a différent attitude. Brown (1908) ?1 reports on the periodicity of a number of species and on the basis of thèse observations concludes that Algae go on growing under steadv normal con- (1) Both Brown ami Copelaml overlooked our paper on Spirogyra in the Armais ofBottmy for 1907. — 103 — ditions, and thaï « a sudden change in external conditions checks the végétative growth and tonds to cause the Alga to fruit sexually » (/oc. cit., p. 243). We can only remark with réfé- rence to this that we hâve found no évidence of a sudden change in external conditions being necessary for reproduction, but that a graduai attainment of the requisite factors is quite adéquate (Fritsch and Rich, 1909, pp. 46-49). Gopeland (1909) observed a considérable number of species of Spirogyra in nature and in aquaria in the laboratory and concludes that there is « overwhelming évidence in support of the view that the phenomenon of conjugation results not so much from external as from internai conditions » (loc. cit., p. 25). We would regard some of the évidence given in lus paper as direct proof of the contrarv ; thus, the fact that » of 300 aquaria in the laboratory at the time when Spi? , ogj/) , a was fruiting most abundantly under natural conditions, there were about 5 per cent which contained conjugating material » (toc. cit., p. 24», surely tends to show that under the différent conditions of the laboratory conjugation was not favoured. We think moreover that raany of the observations recorded in our two previous papers (Fritsch and Rich, 1907 and 1909) are very ditlicult to understand, if we accept Copeland's view. It would for instance be hard to account for a species of Spiro- gyra reproducing in one year and not in another (cf. S. a f finis (Hass.), Petit and 5. Weberi, Ktitz., in Abbot's pool, Fritsch and Rich, 190'.», pp. 46, 47). The occasional occurrence of an auturanal reproductive phase (Fritsch, 1906, pp. 166, 167; Fritsch and Rich, 1907, p. 433, and 190 ( .>, p. 48) speaks quite against Cope- land's view. The conclusions of the latter appear to be based pai'tlv on the observation of simultaneous conjugation of species of Spirogyra in a number of différent pièces of water, which is of course awell-known and strikiDg feature. Wetake it how- ever to indicate that sunshine, which will hâve been much the same in ail cases, is the factor cliiefiy responsible for reproduc- tion in this genus. Observations of the same pièce of water extending over a number ofyears show that the same species does not commence to conjugate at exactly the same time in each year; tlms S. cataeniformis in Barton's pond began the sexual process in April of 1906, in May of 1907 and in June of 1908 (cf. also Fritsch and Rich, 1909, p. 47). — 104 — In short careful periodic observations in nature do not give any reason for departing from tlie resuit of Klebs' investiga- tions, which afîorded such brilliant proof of reproduction in Algae being in tlie main a consermence of the stimulus of certain outside conditions (*>. Bcnecke (1908) has attacked the problem of periodicity in Spiroggra in another wav and cornes to the conclusion, on tlie basis of experiments with S. communis, that conjugation in this species is due to a deficiencv of nitrogen-salts in the water, conséquent on tlie rapid increase of the Angiospermous aquatics with the advent of spring. Cultures on this basis undertaken by Danfoith (1910) with other species of Spiroggra did not lend gênerai support to Benecke's conclusions, which Danforth thinks are « probablv not of gênerai application, or are applic- able only under very spécial conditions » (loc. cit., p. 58). Klebs' work lias shownthatmany conditions that are not realis- ed in nature can give the stimulus to reproduction in Algae, and before Benecke's results can be taken to apply to Spirogyra in nature, it would be necessary to establish an actual deficiencv in nitrogen-supply at the time of conjugation as compared with the preceding period, and also to show that an addition of suit- able nitrogen-salts to the water at the right time inhibited the conjugation of Spiroggra under natural surroundings. It would be difficult on Benecke's view to explain the irregularities in reproduction of Spiroggra, mentioned in the last paragraph on p. 103. Although as a gênerai rule the sexual process does not set in un lil the maximum is reached,it has occasionally been our expérience that a forai commences to exhibit sexual reproduction while still relatively scarce,andthen subsequently increases to its maxi- mum, a few sexual organs being apparently présent ail the time. This may indicate the existence of outside conditions favourable both to végétative growth and to the formation of sexual (1) We do not mean to say that internai conditions are altogether negligihle or tliattliey may not even explain occasional irregularities in reproduction. Klebs showed in m an y cases that an Alga as a resuit ol previous conditions may get into such a state that the ordinary stimuli no longer serve to bring about sexual reproduction. But \\& feel convinced that outside l'actors are as a gênerai rule the main déterminants l'or the formation of sexual organs on the part of Algae in nature. — 105 — organs (1) . On the other hand with observations based onlyon fortnightly samples, il is impossible to say whether in the inter- vnl between the collection of two successive samples conditions may not hâve arisen, which temporarily put a check on the formation bî sexual organs and causeda rapid végétative pi opa- gation of the form in question. Sucli oscillations are quite con- ceivable and would afford ample explanation of the phenomenon just referred to. Although our observations support those of Klebs in appor- tioning to liglit the main rôle in stimulating the sexual repro- ductive process, it is quite plain that tins is not the onlv factor that cornes into play. In the first place it is probable that the Alga must hâve attained to a certain degree of vigour, and tins is probably the reason why most Algae do not reproduce sexually until they hâve become well established. Apart from that, température and concentration of the water are no doubt of importance, although their exact value will probably be found to vary much in différent cases (cf. also Klebs). It can only be factors such as thèse that can account for the anomalies in repro- duction referred to above (see especially, p. 101). In concluding our discussion of the sexual reproductive pro- cess in Barton's pond, we may once more refer to the question of the causes of subséquent germination of the resting spores thus formed (cf. p. 97). There is plenty of évidence that such spores can lie dormant even for several years before germination occurs, and we hâve ourselves contributed some observations of tins kind. In most cases however germination would appear to occuralmost regularlyin the subséquent season andatapproxi- mately the same time each year. In view of tins it is difficult altogether to sliake ofi' a belief in an inhérent tendency of spores to germinate after a certain resting period If tliis be the case the exact time at wliich germination occurs evidentlv dépends on outside conditions, and we must suppose that the latter can be of such a nature as to make germination impos- sible for one or more years. Neither Microspora nor Conferva were ever observed to form anv definite resting-spores, but towards the end of their periods of dominance large quantifies of food-reserves (starch in (1) It should he noticed that in thèse cas.s very l'ew sexual orcans are found until the maximum is reached. — 106 — Microspora, fat in Conferva) were found to accuraulate in some of tlie filaments (1) , and thèse undoubtedly provided the basis from which subséquent récupération took place. It will altogether be gathered from the list given on p. 90 that, except in a l'ew forms, spore- formation wasrarely observed in Barton's pond, a resuit similar to that obtained for Abbot's pool. It can scarcelv be supposed that in such an extcnsive séries as ours the formation of spores lias been frequently overlooked, and we must therefore concliide that in pièces of water like Abbot's pool and Barton's pond a few individuals always manage to persist during the minimum period and give rise to a new maxi- mum as soon as the conditions become favourable. G. — Systematic notes. I. — Spirogyra cataeniformis (Hass.), Kûtz. This spec- ies, which is verv abundant in Barton's pond, mostlv showed the typical characteristics defined by P 'etit (Sp ir v g yr a desenvi- rons de Paris, 1880, p. 17, tab. III, fig. 0-12), except that the inflation of the fructifying cells was often more pronounced than shown in bis figures. We bave however also observed cases in which scarcely any inflation was discernible and others in which it was rather one-sided (cf. also Borge, Al g en d. ersten Regnellschen Eocped. &] , p. 280). Only scalariform conjugation was observed. II. — Spirogyra quadrata (Hass.), Petit. Typical material of this species was often met with and conformed well to Petit's figures (loc. cit., pi. I, fig. 13). The conjugation was chiefly latéral. Occasional filaments showed considérable resemblance to .S 1 , inflata (Vauch ), Rab. in having the fructifving cells shorter than the végétative ones and in lacking the pronounced rectangular form of the cells containing the zygospores. Fur- tlier, occasional filaments were observed in which a larger or smaller number of cells exhibited two instead of one spiral (3) , and we figure a case in which conjugation wàsobserved betwf en filaments with two and one spiral respectively (p. 107, fig. C). As a resuit of our more extended investigations wefeel convinced that (1) The same is true also of Eunotia Arcus. (2) Arkivfdr Botmik,Band 1, 1903. (3) <'f. also Miaula, KryptogamenH. von Deutschland, Deutsch-Oesterreich a. d. Sckweiz, II, 1, 1907, p. 570. — 107 — Text-figure I. A. Oedogonium mulfisporum, Wood, with oogonia an stigmates. Chez ces larves, on a. en effet, le grand avantage de pouvoir observer ces phénomènes, en laissant l'in- secte dans des conditions tout à fait normales — ce qui n'est pas le ras chez les imagos. 9 — 134 — En outre, pendant que nous faisions nos recherches, a paru un travail de Babak sur la respiration des Culex (1). Cet auteur a observé, chez ces larves, différents phénomènes bizarres. Nous avons cherché si, dans les mêmes conditions, on observe des phé- nomènes semblables, chez les larves des Dyticus, et si, vu la grande taille de celles-ci, l'étude et l'interprétation de ces dits phénomènes est plus facile. Voici, en résumé, ce que Babak a constaté : '• Lorsqu'on met une larve de Culex dans de l'eau bouillie et qu'on l'empêche d'atteindre la surface, on constate que les tra- chées s'aplatissent et que l'air qui y est coutenu disparait pro- gressivement, assez vite, et cela même si l'on a lié avec une soie le siphon respiratoire ....; le fil chitineux n'empêche donc aucunement les trachées de s'aplatir. En outre, quand on remet la larve en contact avec l'air, les trachées ne se remplissent que très lentement; si l'asphyxie a duré trop longtemps, elles n'arri- vent pas à se remplir d'air. » Si l'on conserve des larves de Dyticus dans un aquarium bien aménagé (c'est-à-dire dont le fond est garni de sable et de gra- vier et dans lequel les plantes s'élèvent jusqu'à la surface), on observe que les larves se comportent de différentes manières. Certaines d'entre elles se tiennent accrochées aux végétaux, en laissant leur cupule respiratoire adhérera la surface de l'eau (par ex.fig. IX, 15). Ces larves, parfois, conservent cette position pendant un temps fort long (plusieurs heures ?) sans que l'on constate aucun mouvement respiratoire. Si l'on observe, à la loupe, leurs stigmates, on voit que la glotte de ceux-ci est ouverte. D'autres larves sont accrochées au fond de l'eau. Si on les observe pendant un certain temps, on les verra, à un moment donné, présenter quelques signes de malaise. Elles redressent l'abdomen, l'allongent, l'agitent quelquefois avec des mouve- ments serpentiformes, comme si elles cherchaient à atteindre la surface de l'eau. Si celle-ci est trop éloignée, elles s'en rappro- chent, soit en grimpant dans les végétaux, soit en se laissant passivement flotter, soit en nageant. Lorsqu'elles sont arrivées à proximité de la surface, elles s'ac- (1) Babak, « Zur Physiologie res chaque abaissement, le corps recommence à s'élever insensiblement; l'inspiration se fait donc passivement et lente- ment. Le corps, en s'élevant, finit par atteindre la surface de l'eau, contre laquelle il se trouve appuyé par la tète, la cupule respiratoire et les cerques (fig. VIII, E). Au bout d'un certain temps, on le voit de nouveau s'abaisser, jusqu'à ce qu'il arrive à faire un angle d'environ 60° avec la surface (fig. VIII, D); puis, la larve part à la nage. Cependant, les choses ne se {tassent pas toujours aussi sché- matiquement que nous venons de l'indiquer. Il arrive, assez fré- quemment, que le corps de la larve, après avoir pris la position verticale (fig. VIII, B) s'élève, assez rapidement, sans arrêts, en une seule fois, jusque contre la surface de l'eau (fig. VIII, E). Et, c'est seulement alors, qu'il présente des contractions et des oscillations rythmiques : la tête de la larve tantôt est appuyée contre la surface (fig. VIII, E), tantôt elle descend un peu au- dessous (fig. VIII, F.). Mais la larve ne part jamais spontanément à la nage, lorsque son corps est horizontal; elle lui fait toujours prendre, aupara- vant, une position inclinée. Si on la force à quitter la surface, lorsque son corps est horizontal, elle doit faire beaucoup d'efforts pour nager dans la profondeur et, souvent, pendant qu'elle nage, elle expulse une bulle d'air par ses stigmates postérieurs (ce que je ne lui ai jamais vu faire, lorsqu'elle quitte volontairement la surface . Si le poids spécifique de son corps est inférieur à celui de l'eau,— ce qui est le cas le plus fréquent, — la larve remonte en flottant et aborde la surface d'emblée dans une position presque — 138 — verticale (fig. VIII, B.);et, pendant tout le temps qu'elle resteà la surface et qu'elle y respire, son corps, tout en présentant quelques oscillations, garde, en général, une inclinaison maxima d'environ 50 à 70 degrés (fig. VIII, C, D). D'autre part, la durée du contact avec la surface est, parfois, si courte qu'on est forcé d'admettre que la larve se contente de faire un seul mouvement respiratoire. Chez les larves du />. marginalis, les phénomènes diffèrent un peu. Fig. IX. — A, position que prend une larve de Dyticus, lorsqu'elle llotte contre la surface île l'eau en étant soumise aux lois seules de la pesauteur (parfois, lorsque la larve est malade ou anesthésiée). B. Position que les larves prennent quelquefois, pour respirer, lorsqu'elles ont un point d'appui. Lorsque la larve est fixée à la surface de l'eau par sa cupule respiratoire, elle dispose son corps de telle manière (1), en le repliant sur lui-même (fig. VIII, G), que celui-ci se trouve être dans un état d'équilibre pour ainsi dire stable — parce que la verticale sur laquelle se trouvent le centre de gravité du corps et le centre de poussée du liquide est comprise dans la hase d'appui formée par la cupule respiratoire et les extrémités des deux cerques écartés. Il en résulte que, lorsque la larve inspire ou expire, l'inclinai- son du corps ne varie pas. La seule chose que l'on constate est que, à chaque expiration, la cupule respiratoire repousse moins la surface en haut: parfois même, le corps entier s'abaisse un peu verticalement, mais sans changer Ao position et de posture; l'on voit alors la surface de l'eau se déprimer autour de la cupule respiratoire qui s'enfonce au-dessous du niveau de la surface (fig. VIII, G). (1) Pas toujours! Elle se comporte, quelquefois, connue les larves du D. punctidatiis. — 139 — J'ai cherché à savoir comment se comporte une larve de Dyticus à laquelle on empêche l'j es de la surface de l'eau pen- dant plusieurs heures. L'importance des résultats que j'ai obtenus m'engage à rela- ter cette expérience avec quelques détails. Expérience (voir la noteà la fin). — J'emprisonne, sous un bocal renversé, une larve dont le poids spécifique est, à ce moment, inférieur à celui de l'eau. La larve, après avoir nagé un moment, inquiète, reste immobile et flotte appuyée contre le plafond (l)(fig. X. C). Au boni d'un temps variable (demi-heure à deux heures),on constate que la larve neflotte plus; elle est po- sée sur le plancher, mais son abdomen est toujours ohliquement dirigé en haut. Pins tard, le corps tout entier devient horizontal (fig. X, D); puis, pins tard encore, lorsque l'asphyxie com- mence, la larve gît sur le flanc s'- ; A •' ^' '. c- • - ■ ^v 4 Fie. X. Si Ton secoue le bocal, la larve réagit ; elle fait même, parfois, quelques mouvements natatoires, puis clic retombe au fond. Cet état peut se prolonger pendant plusieurs heures. Ensuite la larve réagit de moins en moins; elle passe a l'état de mort apparente (quelquefois après plus de douze heures de submersion) et, enfin, elle meurt. (1) J'appelle plafond, le t'on'l signes de vie et, dans ce cas, on constate (pic le corps, de nouveau, tend à flotter. De l'air pénètre donc dans les trachées, mais il ne le fait qu'avec beaucoup de lenteur. Pour lâcher de trouver la cause de ces phénomènes, j'eus l'idée d'observer à la loupe, la cupule respiratoire de larves que j'avais arrangées de la façon suivante (fie-. XI) : Fig. XI. Le corps de la larve pendait dans l'eau ; la cupule respiratoire, seule, émergeait, retenue par les cerques, qui étaient fixés par de la cire molle w au bord du cristallisoir. (Il est indispensable que ceiui-ci soit rempli d'eau jusqu'au ras des bords, sans quoi le corps ne flotte pas, lorsque l'air pénètre d^U5 les trachées,) I ■> tout est placé sous la loupe montée — 142 — Dans ces conditions, on constate, par l'ouverture béante des stigmates, que les deux glottes sont fermées. L'insecte reste immobile ainsi pendant un temps de durée variable (une heure même, ou, peut-être, davantage); puis, tout à coup, on voit le corps insensiblement s'élever. Si, alors, on examine les stigmates, on constate que l'un, ou tous les deux, ont leur glotte entr'ouverte. La larve reste longtemps apathique et immobile; mais, quel- quefois, au bout d'un temps variable, on voit réapparaître quel- ques mouvements respiratoires et la larve, dans la suite, peut, parfois, recouvrer la santé. Ces faits concordent donc avec ceux que Babak a observés sur les larves des Culex : ils nous permettent peut-être, en outre, d'en donner une explication — valable, au moins, pour les larves des Dy tiens. Ces larves ferment les glottes de leurs stigmates, lorsque ceux- ci ne sont pas en contact avec l'air. Quand la larve ne peut gagner la surface de l'eau, elle finit par tomber dans un état léthargique d'asphyxie et, dans cet état, quand bien même on a sorti l'insecte de l'eau, les glottes restent spasmodiquement fer- mées — au moins pendant un certain temps. L'air ne pourra rentrer que lorsque, pour une raison ou pour une autre, le spasme cessera. Mais il y a une autre cause encore, qui rend fort difficile la rentrée de l'air dans les trachées ; nous allons tâcher de l'expli- quer. Si l'on dissèque, sous l'eau, une larve dont la submersion a été prolongée jusqu'à ce que l'insecte soit en état de mort apparente, on constate que les trachées sont absolument aplaties et qu'elles ne contiennent plus d'air. Si l'on sort, alors, le corps de l'eau et que l'on sectionne une des grosses trachées longitudinales, on verra, souvent, celle-ci se remplir d'air d'une extrémité du corps à l'autre. Mais, tel n'est pas toujours le cas. On peut, parfois, sectionner les gros troncs trachéens, même en plusieurs tronçons, et ceux-ci — au moins quelques-uns d'entre eux — restent aplatis, sans qu'aucun air y pénètre. Si l'on écarte faiblement les deux lèvres de la trachée, à l'endroit sectionné, alors, l'air entre subitement et la trachée devient béante. Il faut admettre qu'il règne à l'intérieur de la trachée un état de pression négative résultant, d'une part, du fait que l'ab- — 143 - sorption de L'air par les tissus a supprimé cemi-ci, et, d'autre part, parce que l'élasticité des parois de la trachée tend à écarter celles-ci l'une de l'autre, Il en résulte que, vers la section, les lèvres de la trachée sont aspirées vers l'intérieur et appliquées l'une contre l'autre. Elles fonctionne^ comme le ferait un clapet et empêchent l'air de pénétrer. En outre, chez des larves dont la submersion a été prolongée jusqu'à la mort, j'ai observé, parfois, que l'air pénétrait mal parce que, à certains endroits, les grosses trachées longitudi- nales contenaient de l'eau. Celle-ci peut avoir pénétré par des trachées secondaires, sectionnées lors de l'ouverture du corps; mais il est infiniment plus probable qu'elle a été aspirée dans la période pré-asphyxique et qu'elle a pénétré par les stigmates postérieurs ou par les latéraux (surtout par ceux du mésothorax). CHAPITRE TROISIÈME. Voici maintenant les conclusions qui me paraissent pouvoir être déduites des faits que nous venons d'exposer. Lorsque la larve du Dyticus est au repos, en ayant sa cupule respiratoire en contact avec l'air et les glottes de ses stigmates ouvertes, l'échange gazeux qui a lieu par l'intermédiaire de ceux-ci est suffisant pour les besoins de la respiration, sans qu'il soit toujours nécessaire que la larve fasse des mouvements respi- ratoires pour faire circuler l'air dans ses trachées ou, du moins, si elle en fait, ces mouvements peuvent être inaperçus. Lorsque la larve vient à la surface de l'eau, après être restée un certain temps sans être en contact avec l'air, on constate que, dans ce cas. elle fait des mouvements respiratoires pour ventiler son système trachéen. L'inspiration a lieu passivement; l'expiration seule est active. Avant de plonger, la larve expire toujours une certaine quan- tité d'air et. au moment où elle va quitter la surface de l'eau, elle ferme les glottes de ses deux stigmates postérieurs et rabat sur ceux-ci les pièces latérales de sa cupule respiratoire. L'air qui est contenu dans les trachées est, petit à petit, en partie, absorbé; il se combine chimiquement avec les tissus et perd ainsi sa nature gazeuse. Par ce fait, le poids spécifique du corps augmente et, d'autre part, les trachées s'aplatissent. Il en résulte que les trachées ne contenant que peu cl'aii , lorsque — 144 — l'insecte monte respirer à la surface de L'eau, celui-ci débute par une inspiration. (Cependant, différents faits observés m'ont amené à admettre qu'il est possible qu'une très faible expiration — destinée seulement à rendre perméable le stigmate et, peut- être, à ouvrir la cupule respiratoire — précède l'inspiration ini- tiale.) Tous ces faits concordent d'une manière remarquable avec ceux que nous avons observés chez les imagos. En plus, nous avons constaté, chez les larves, que les glottes ne participent pas, par des mouvements, à l'acte respiratoire. Lorsque la larve respire, elles restent continuellement ouvertes. La chose est, du reste, tout à fait logique, puisque l'air doit pouvoir circuler en tout temps — l'inspiration et l'expiration se faisant par l'intermédiaire des mêmes stigmates. La fermeture spasinodique des glottes et, probablement aussi, diverses altérations physiologiques, résultant de l'asphyxie, expliquent, à mon idée, pourquoi l'air ne rentre qu'avec lenteur dans les trachées, lorsqu'on met en contact avec l'atmosphère les stigmates d'une larve qui a subi une submersion prolongée. En terminant, j'attirerai l'attention sur un certain nombre de faits, dont on devrait pouvoir déduire des conséquences théo- riques assez importantes, mais dont je ne puis, pour le moment, donner aucune explication. En premier lieu, l'apparition chez la larve — vers la fin de la vie larvaire, mais à une époque où l'insecte vit encore exclusi- vement dans l'eau — d'un certain nombre de stigmates perméa- bles, qui sont inutilisés. Ce phénomène n'est, du reste, pas spécial aux larves des Dyti- cus, il a été signalé chez d'autres insectes, par exemple chez certaines larves d'Ephéméridés; il est connu, depuis longtemps, chez les larves des < klonates. L'imago ayant dix paires de stigmates, on en trouve déjà, chez la larve, neuf paires, bien conformés et perméables. Pour- quoi les stigmates métathoraciques, seuls, manquent-ils chez la larve, alors que, chez l'imago, ils sont bien développés ? Chez la larve, il y a huit paires de stigmates abdominaux, bien développés et perméables; ceux de la huitième paire sont physiologiquement les plus importants, ('liez l'imago, il y a huit paires de stigmates abdominaux, bien développés et perméables ; ,^u\ des deux dernières puires sont pllVSiol. )g Ll | iieni. -n I le. plus — 145 — importants; en outre, leur ouverture est beaucoup plus grande que celle tics autres stigmates! Or, chez la nymphe, il n'y a que six paires de stigmates abdominaux, bien conformés et perméa- bles; ce sonl ceux des six premiers segments «le l'abdomen. Les stigmates «lu septième et du huitième segment, les plus impor- tants, chez la larve et chez l'imago, sont, chez elle, imperforés, à peine visibles; ils ne sont représentés que par une cicatrice blanchâtre. Ce n'est que quelques heures avant la transformation définitive en imago qu'ils deviennent pigmentés et perméables. On admet, généralement, que, chez les insectes, l'expiration est produite par le rapprochement de la paroi dorsale et de la paroi ventrale de l'abdomen. Pourquoi est-ce que les muscles, qui servent à rapprocher ces parois, sont beaucoup plus développés chez la larve que chez l'imago du Dyticus (1)? Doit-on conclure de cela que la respiration, qui est principale- ment abdominale chez la larve, ne l'est plus chez l'imago? Enfin, j'attirerai encore l'attention sur le fait que le système trachéen des larves des Dyticus — et aussi celui des larves d'autres insectes — n'est composé que de trachées tubulaires p. p. d. ; il n'y a, chez elles, ni trachées flasques, ni sacs aériens, comme c'est le cas chez les imagos. NOTE. Je suis obligé d'indiquer plusieurs petits détails qu'il est néces- saire de connaître pour réussir cette expérience. Lorsqu'on verse de l'eau dans un bocal, on voit assez souvent, au bout d'un certain temps, des bulles gazeuses adhérer contre les parois du récipient; cela provient de ce qu'une certaine quan- tité de l'air dissous reprend la forme gazeuse, lorsque l'eau subit une élevai ion de température. Pour éviter cette cause d'erreur, il faut remplir d'eau le bocal B et immerger dans celle-ci le bocal A, vingt-quatre ou quarante-huit heures d'avance. A plusieurs réprises, il faut agiter l'eau pour chasser les bulles qui ont apparu. On ne devra retourner le bocal A et commencer l'expérience que quand on aura constaté qu'il ne se l'orme plus de bulles contre les parois. (1) Les muscles transversaux internes M n'existent plus chez l'imago. - i46 — Lorsque la larve est sous le cristallisoir renversé (fig. X), on doit éviter de la déranger ou de l'effrayer. Le mieux est de déposer le bocal dans un endroit obscur et tranquille Il ne faut pas, en effet, que la larve s'agite et fasse des efforts pour se libérer, car, dans ce cas, elle contracte son corps et, souvent, elle expulse des bulles d'air par ses stigmates postérieurs. Mais, si ce cas se produit, — si de l'air est expulsé, — la quantité de gaz que représentent les bulles collectées contre le plafond est toujours insuffisante pour pouvoir faire flotter le corps à la fin de l'expérience. IL est préférable, pour faire cette expérience, de prendre des larves du D. punctulatus. Ces larves s'agitent relativement peu et, avec elles, l'expérience réussit presque toujours, c'est-à-dire que l'on n'observe aucune bulle contre le plafond. Les larves du D. marginalis, étant plus excitables, se débat- tent davantage et plus longtemps ; assez souvent, elles expulsent de l'air. On arrive quelquefois à tourner cette difficulté en stu- péfiant préalablement un peu la larve par l'inhalation de vapeurs d'éther. Vandœuvres (Genève). 147 Tableau indiquant ce que désignent les lettres des figures. Toutes ces figures — à l'exception de I, B et de VIII. G — ont été faites d'après des larves de >• D. punc- tulatus .) a ouverture externe du stigmate postérieur. b chambre préstigmalique. c épaississement de la paroi. d appareil d'occlusion du stigmate, ou glotte. e crochet chitineux de la glotte. /' muscle fermeteur «le la glotte. y apophyse où s'insère le muscle fermeteur de la glotte. // paroi latérale interne et dorsale de la trachée. 2 paroi latérale externe et ventrale de la trachée. ii pli saillant de la paroi i, formant la lèvre externe de la glotte. / base ou manche du crochet e. k lèvre interne, molle, de la glotte. I cerques. m surface hydrofuge de la cupule respiratoire. n tégument chitineux dorsal. o pièce latérale chitineuse, mobile, en forme de croissant. p anus. q poils. r t radiée. s intestin. t vaisseau pulsatile dorsal. a stigmate latéral. v tissu graisseux. w cire molle. x loupe. y anse trachéenne dorsale. ^ trachée viscérale. G muscle abaisseur des pièces latérales o de la cupule. H muscle releveur des cerques. K muscle abaisseur des cerques. L muscles releveurs des cerques. M muscles transversaux dorso- ventraux internes. N muscles transversaux dorso- ventraux externes. P muscles longitudinaux dorsaux. Q muscles longitudinaux ventraux. DESCRIPTION DE Chironomïdes nouveaux récoltés en Belgique par le D r M. GOETGHEBUER (Gand). Au cours des recherches que je poursuis sur la structure et la biologie des Chironomides, j'ai récolté, aux environs de Gand, soit à l'état d'imago, soit aux stades larvaires, un certain nom- bre de formes nouvelles. J'en exposerai ici les caractères spéci- fiques des adultes. A l'exception d'une seule, qui appartient au genre Tanytarsus, toutes ces formes (1) se rangent dans le groupe Orthocladius et spécialement dans le genre Campto- cladius. .le reprends aussi, de façon plus détaillée, la description de Camptocladius byssinus de Sciirank (2), espèce assez caractéristique pour être reconnue dans la diagnose des auteurs anciens, et qui présente des détails de conformation un peu spéciaux, intéressants à noter. Le nombre des espèces européennes du genre Camptocladius se trouve ainsi considérablement accru, car j'ajoute aux huit formes décrites par J. Kieffer (3) cinq espèces nouvelles. J'ai cru pour cela opportun de publier un tableau dichotomique provisoire des espèces d'Europe établies sur des descriptions suffisamment explicites. (1) En voici la liste : 1. Tanytarsus Mcinctus; 6L Camptocladius exiguus; 2. Cricotopus dispar ; 1. Camptocladius nitidieollis ; 3. Trissocladius griseipennis ; 8. Camptocladius gracilis; 4. Dactylocladius piger : '.'. Camptocladius nudipennis. '>. Camptocladius punctulatus (2) Si hrank, Faunaboica L798-1803. Tipula byssina, III. i'A) a) J. Kieffer, Description de nouveaux Diptères nématocères d'Europe. Innales de la Société scientifique de Bruxelles, 1906, p. 314 (C. foliatus Kieff.). h) J. Kieffer und A. Tiiikxkmaw, Xeue «ml bekannte Chironomiden und ihre Métamorphose. Zeitschrift fiir mssenscha/tliche Tnsefctenbiologie, L903, pp. 37-39, 78-79 (C. vitellinus Kieff. ; tibialis Kieff. ; brevistylus Kieff.'; longistylus Kieff.). c) J. Kieffer, Nouveaux Tendipédides du groupe Orthocladius (Dipt.). Bulletin de lu Société entomologique de France, 1911, p. 184 (('. anomalus Kieff. ; punctatus Kieff. ; aquaticus Kieff.). — 149 — 1. Tanytarsus bicinctus nov, sp. (fig. 1). cf : 2.5-3 millimètres; Ç : 2 millimètres. D'un vert clair, avec le inésonotum un peu jaunâtre. Bandes médianes du mésonotum noires, étroites, un peu élargies postérieurement et se continuant Fis-. 1. en arrière avec les bandes latérales arquées et étroites. Scutellum jaunâtre ; métanotum vert clair à la base, les deux tiers posté- rieurs noirs (çf) ou bruns (Ç). Balanciers d'un blanc verdàtre à 10 — 150 — extrémité noire. Abdomen vert clair; le 3 e tergite et l'extrémité de l'abdomen noirs ou tachés de noir. Pattes d'un vert très pâle, presque blanches; extrémité des fémurs, genoux et extrémité des tibias noirs. Yeux nus. Palpes à premier article à peine plus long que gros ; le 2 e est trois fois aussi long que le 1 er , de même longueur que le 3 e ; le 4 e notablement plus long que le 3 e . Antennes de 14 articles chez le çf : les 3-4 transversaux; les articles 6-13 sensiblement plus longs que larges; le 14 e article un peu plus court que les 12 précédents réunis. Antennes de la Ç de 5 articles : le 2 e au moins deux fois aussi long que large, pré- sentant deux verticilles de poils, aminci en col à l'extrémité dis- taie; le 3 e plus court que le 2 e ; le 4 e plus étroit que le précédent: ces deux derniers articles rétrécis en col à leur extrémité; le 5 e double du 3 e , muni d'un verticille de poils à la base. Les arti- cles 2-5 sont garnis d'appendices hyalins en forme de soies épaisses. Ailes à nervures jaunâtres. Sous-costale et cubitus couverts d'une rangée de soies sur toute leur longueur. Cubitus non dépassé par la nervure costale. Nervure transversale antérieure non apparente, le cubitus continuant en ligne presque droite la discoïdale. Extrémité du cubitus située presque à égale distance de la discoïdale que le rameau antérieur de la posticale. Pilosité alaire dense dans la 2 e moitié de l'aile; à la moitié basale de l'aile cette pilosité s'étend surtout le long des nervures et dans le champ anal. Bifurcation de la posticale se faisant après la transversale. Pattes : Empodium égalant environ la moitié des crochets ; pulvilles nuls outrés courts. Tibias antérieurs sans longs poils; les quatre tibias postérieurs munis de soies dont la longueur atteint au moins trois fois l'épaisseur des tibias, qui sont garnis chacun d'un peigne et d'éperons. Tibia antérieur très court; le métatarse au moins deux fois et demie aussi long que le tibia ; le fémur antérieur presque aussi long que le métatarse. Le 2 e arti- cle des tarses postérieurs égale la moitié du 1 er , les articles sui- vants diminuant progressivement de longueur. Pince génitale du ç$ : L'article terminal porte une rangée de soies régulières le long de son bord interne; appendices supé- rieurs plus ou moins cylindriques, légèrement concaves du côté interne, dépassant un peu l'extrémité de l'article basai; appen- dices intermédiaires dépassant le premier tiers de l'article termi- — 151 — nal; les appendices inférieurs un peu plus courts que les supé- rieurs, garnis d'un pinceau de poils. — Lamelles de la Ç aussi larges que hautes, présentant quelques soies sur leur face externe. Cette espèce est voisine de Tanytarsus lorigitarsis Kieffer et présente avec cette espèce plusieurs caractères communs: lon- gueur des tibias antérieurs par rapport au métatarse, nombre d'articles des antennes Ç, pulvilles nuls ou très courts, etc. ; mais T. bicinclus diffère de l'espèce citée par la longueur du 14 e article des antennes, qui est plus court que les 12 précédents réunis, par la coloration du corps et des pattes, par la forme de la pince génitale du cf. J'ai capturé cette espèce à Overmeire (Flandre orientale), au milieu des roseaux qui bordent l'étang, une première fois en sep- tembre, une deuxième fois en mai. Au total, 3 mâles et 4 femelles. 2. Cricotopus dispar nov. sp. Taille: çf 3 millimètres; $ 2.5 millim. Mésonotum du q d'un noir luisant, abdomen d'un noir verdâtre, le bord distal des tergites noir; pattes non annelées, d'un brun verdâtre uniforme, les genoux et l'extrémité des tibias noirs ; balanciers d'un brun verdâtre. Ç jaune; trois bandes sur le mésonotum, métanotum, mésosternum, une tache sur les côtés du thorax noirs; abdomen et pattes d'un brun verdâtre; balanciers blancs. Yeux densément pubescents. Palpes de quatre articles : 1 er article deux fois et demie aussi long que gros ; 2 e à peu près deux fois aussi long que le 1 er ; le 4 e une demi-fois plus long que le 3 e , qui est un peu plus long que le 2 e . Antennes çf de 14 articles; les articles 2-13 réunis, légère- ment plus courts que le 14 e article; les articles basilaires aussi larges que longs, les articles suivants plus longs que larges; poils du panache présentant une disposition toute spéciale, diri- gés vers l'extrémité de l'antenne et formant un pinceau comme chez les Ceratopogon. Cette disposition se remarque chez les six exemplaires çf que j'ai capturés. Antennes Ç (fig. 2) de 6 arti- cles ; le 2 e porte deux verticilles de poils ; le 6 e moins de deux fois aussi long que le 5 e , à extrémité peu effilée. Appendices hyalins sensoriels des articles 2-5 courts; ceux du dernier article longs. Ailes très finement ponctuées; chez la Ç la nervure sous-cos- tale est garnie sur toute sa longueur d'une rangée de soies, de 152 même que la 2 e moitié du cubitus ; chez le çf la sous-costale seule présente des soies à la base. Deuxième nervure longitudi- nale au moins trois fois plus rapprochée de l'extrémité de la sous-costale que du cubitus. Nervure costale dépassant le cubi- tus de la longueur environ de la transversale ; celle-ci est très apparente et ne continue pas en ligne droite la discoïdale. Pig. 2. Pattes : Tibia antérieur d'un quart plus long que le méta- tarse ; le 5 e article des tarses antérieurs d'un tiers plus court que le 4 e ; celui des tarses intermédiaires presque égal au précédent. Tarses et tibias intermédiaires et postérieurs longuement poilus. Crochets munis à leur base de pul villes bien développés et bien apparents ; empodium à peu près aussi long que les crochets, longuement cilié ventralement. Tibias postérieurs seuls garnis d'un peigne à longues dents. Pince génitale <$ (fig. 3) à article basai présentant un lobe du côté interne armé d'un appendice en forme de dont; article terminal aminci aux deux extrémités, creusé sur sa face interne et terminé par une petite griffe noire et deux soies courtes et robustes. Lamelles de la Ç (fig. 4) courtes, arrondies en arrière, 153 — prolongées en avant en forme de bec à extrémité mousse ; la face externe de chaque lamelle est ornée de plusieurs soies. Fig. 3. Six çf et trois Ç, dans les bois de Schelderode lez-Gand, en mai. Cette espèce est facilement reconnaissable au panache en forme de pinceau que présentent les antennes des cf. Elle diffère : Fig.,4. de Cr. rectinervis Kieffer par la nervure transversale bien apparente; de Cr. fuscipes Kieffer et de Cr. parvulus Kieffer, par la longueur relativement plus considérable du tibia — 154 — antérieur par rapport au métatarse ; la conformation des lamelles de la $ est autre chez Cr. lanceolatus Kieffer et Cr. naicus KlEFFER. 3. Trissocladius griseipennis nov. sp. çÇ Ç (Hydrobaenus lugubris Giard? non Fries). Taille : 2 millimètres (fîg. 5). Noir, le mésonotum est plus luisant chez le tf que chez la Ç et garni latéralement de poils à reflets jaunâtres. En avant du scutellum existe une petite crête déterminant la formation de deux petites fossettes. La région antérieure du thorax présente un rebord d'un jaune ver- dâtre recouvrant partiellement la tête. Scutellum, métanotum, poitrine et côtés noirs ; abdomen noir avec le ventre teinté de verdàtre chez le (j\ de même que le bord postérieur de chaque tergite; abdomen Ç d'un noir brunâtre. Balanciers noirâtres â base un peu verdàtre. Fig. 5. Yeux nus. Palpes composés de 3 articles courts; le 1 er arti- cle à peu près aussi long que gros, le 2 e égale une fois et demie la largeur, le 3 e un peu plus court que le précédent. Antennes du çf (fig. 6) courtes, de 12 articles ordinairement (chez un de mes exemplaires le nombre des articles est de 13). Les articles 3-11 transversaux, portant chacun un verticille de poils courts, dont la longueur atteint au maximum trois fois l'épaisseur de l'article. Article terminal plus court que les 10 précédents réunis, à peu près aussi long que les huit articles précédents. Antennes Ç (fig. 7) de 7 articles; les articles 3-6 à peine étranglés au niveau des articulations qui sont peu appa- '— 155 — rentes. Les articles 2-6 portent chacun un verticille de poils dont la longueur égale trois ibis l'épaisseur des articles ; les articles 3-6 au plus un peu plus longs que gros, non munis d'appendices hyalins sensoriels; l'article terminal un peu plus long que les trois précédents réunis, n'offrant pas de verticilles de poils, mais portant deux poils vers l'extrémité. Fig. 6. Ailes grisâtres, plus courtes que le corps, à ponctuation microscopique. Nervure sous-costale garnie sur toute sa longueur d'une rangée de courtes soies; l'extrémité du cubitus seule munie de quelques soies. Nervures auxiliaire et radiales faiblement indiquées contrairement à la sous-costale, le cubitus et la base de la discoïdale. Transversale ordinaire très apparente et épaisse Auxiliaire aboutissant presque au-dessus de la naissance de la transversale. Fourche de la posticale naissant à peu près en dessous de l'extrémité postérieure de la transversale. Nervure costale dépassant légèrement le cubitus; lobe anal de l'aile effacé. — 156 — Pattes : tibias antérieurs plus longs que leur fémur, deux fois aussi longs que les métatarses; les tarses non garnis de longs poils. Article 5 e des tarses pius long que le 4 e ; le 3 e un peu plus court que le 5 e ; le 2 e double du 4 e ; le métatarse double du 2 e article. Fig. 7. Empodium atteignant au maximum la moitié des crochets. Les quatre tibias postérieurs çf sans longs poils; les deux tibias postérieurs offrant un peigne formé de dents brunâtres. Pince génitale du çf fortement épaissie, noire ; le segment basai est large et présente une expansion peu saillante du côté interne; l'article terminal est court, muni d'une rangée de soies régulières sur le bord interne et terminé par une dent noire et mousse, flanquée de deux fortes soies plus courtes que la dent même. Lamelles de la Ç plus larges que hautes, prolongées en bec en avant. J'ai rencontré les larves de cette espèce à Tronchiennes lez- Gand, en mai; l'éclosion des insectes parfaits ne s'opéra que vers la mi-octobre. Trois <$ et trois Ç. Cette espèce est peut-être identique à celle que Giard a con- fondue avec Hydrobaenus lugubris Fries (1). Cependant la ^1) Giard, Quelques mots sur YHydrobaemiS lugubris Pries [Dipt.]. Bulletin delà Société entomologique de France, l l .iQ4, p. 164. — 157 — description que cet observateur donne de la larve ne correspond pas exactement à celle de Trissocladius griseipennis nov . sp. En outre, le développement de cette dernière espèce, au lieu de se l'aire pendant l'hiver, comme chez l'espèce de Giard, s'accom- plit durant la bonne saison. Il se pourrait néanmoins qu'il y eut deux générations. Quant à Y Hydrobaenus lugubris de Fries, il semble que cette forme est différente de celle qui nous occupe. En effet, les auteurs, après Pries, s'accordent à reconnaître l'existence de quatre articles aux palpes. Mais comme le fait remarquer .T. Kieffer, il peut y avoir erreur, en ce sens que le palpigère a pu être pris pour un 4 e article. Le genre Hydrobaenus n'est d'ailleurs fondé que sur un caractère exclusivement propre au mâle, consistant en la brièveté des soies de l'antenne. Le genre Trissocladius créé par Kieffer et caractérisé par les yeux nus, par les palpes composés de trois articles et par l'absence de pulvilles, renferme deux espèces européennes dont l'une, TV. heterocerus Kieffer, a également les antennes à soies courtes. Cette dernière espèce diffère de TV. griseipennis : par la con- formation des palpes et des articles des tarses, par la forme de la pince génitale çf, par la disposition des articles des antennes, etc. 4. Dactylocladius piger nov. sp. çf Ç. Taille: çf 3 millimètres; Ç2 mm 5. Noir; mésonotum un peu lui- santchez le mâle; abdomen, çf noir, Ç brun verdâtre. Balanciers d'un brun verdâtre chez le tf, blanchâtres chez la Ç. Scutellum et pattes d'un brun verdâtre. Yeux nus. Palpes à 1« article court, les 2 e et 3 e presque égaux, le 2 e épaissi, plus ou moins claviforme ; le dernier un tiers plus long que le 3 e . Antennes : de 14 articles chez le cf ; le dernier article sensi- blement plus long que les 12 précédents réunis; articles 3-13 pas plus longs que larges. Antennes de la Ç (fig. 8) de 6 articles, le 2 e article présentant un étranglement au milieu, garni de deux verticilles de poils et atteignant à peu près le double de la lon- gueur du 3 e ; articles 3-5 environ de la même longueur, amincis aux deux extrémités et munis chacun d'un verticille de poils vers le milieu de leur partie renflée; le dernier article double du pré- cédent, aminci à partir du 2 e tiers et terminé par une soie. Les — 158 — quatre derniers articles portent des appendices hyali longueur dépasse l'épaisseur de l'article. ins dont la Fig. 8. Ailes ponctuées; nervure sous-costale garnie sur toute sa lon- gueur d'une rangée de soies de même que le cubitus, au moins chez la Ç ; costale dépassant un peu le cubitus. Discoïdale abou- tissant près de la pointe alairc. Pattes : métatarse antérieur du çf de moitié plus court que le tibia, qui atteint à peu près la longueur du fémur. Cinquième article des tarses notablement plus court que le 4 e ; toutes les pattes ne présentent que des poils courts. Pas de pulviU.es; empo- dium atteignant la moitié des crochets. Tibias postérieurs seuls munis d'un peigne. Pince génitale du çf à article basai pourvu d'une expansion triangulaire du côté interne ; article terminal aminci aux deux extrémités, légèrement claviforme, terminé par une petite dent noire. Lamelles de la Ç (fig. 9) arrondies en arrière, prolongées Fig. 9. — 159 — en une saillie en forme de bec d'oiseau en avant, la portion pos- térieuré Offrant quelques soies, la portion antérieure couverte d'une pubescence serrée. J'ai recueilli les larves de cette espèce dans un fossé dos envi- rons de Grand. Elles sont très paresseuses d'allures. Les larves capturées au mois de mai n'ont subi qu'en octobre leur dernière métamorphose. 5. Camptocladius punetulatus nov. sp. çf Ç. Taille : 2 à 2 mm 5. D'un noir un peu luisant sur le thorax ; abdomen noir; pattes d'un jaune verdàtre plus ou moins foncé. Balanciers noirâtres. Palpes : 4 e article de moitié plus long que le 3 e ; celui-ci un peu plus court que le 2 e , qui est épaissi ; le 1 er égale environ le tiers du 2 e . Antennes : ç? de 14 articles; le 14 e article est court, à peine fusiforme à l'extrémité, et atteint environ la longueur des arti- cles 8-13 réunis ; l'ensemble des articles 2-13 égale à peu près le double de l'article terminal. Les articles 3 e et 4 e sont plus larges que longs, les suivants plus longs que larges, les trois articles précédant le dernier deux fois aussi longs que larges; les arti clés 2-5 (flg. 10) portent des appendices hyalins sensoriels à peine aussi longs que l'article. Antennes? de 6 articles, le 2° avec un verticille do longs poils, de forme ovoïde; les 3-5 amincis vers L'extrémité; le dernier, au moins de moitié plus long que l'article précédent, garni d'un verticille de poils. Ailes très nettement ponctuées, surtout chez la Ç. Sous-cos- tale çf avec trois ou quatre soies à la base; le cubitus est nu, — 160 — notablement dépassé par la nervure costale, et arqué. Chez la Ç, la sous-costale et l'extrémité du cubitus sont garnies de soies. Le rameau postérieur de la posticale pliée au delà de la moitié de sa longueur. Pattes : tibia antérieur çj" du double de la longueur du méta- tarse. Poils des tibias et des tarses postérieurs deux fois aussi longs que la largeur du tibia. Peignes des tibias postérieurs bien développés. Les deux derniers articles de tous les tarses à peu près de même longueur. Empodium aussi long que les crochets, longuement cilié inférieurement. Pince génitale NSIDÉRATIONS PHYLOGÉNIQUES. Limnebius a donc une larve primitive holopneustique, dont le faciès rappelle celui de la larve d' Ochthebius, ayant neuf mîtes complets, un 10 e plus réduit et peut-être même la trace d'un 11 e , des procerques Inarticulés, une tète inclinée avec cly- peus et labre distincts, une gorge située contre le trou occipital, des sutures gulaires largement séparées, une bouche avec des mandibules, des mâchoires et un labre inférieur complets, enfin une bionomie plutôt terrestre. Il ne peut donc plus être question de laisser ce genre parmi les Hydrophilinae. En outre, j'aurai l'occasion de prouver ailleurs que les adultes eux-mêmes n'ont rien de commun avec les représentants de cette sous-famille. Les larves de ces derniers sont tout à l'opposé de celles de Limne- bius : elles sont métapneustiques ou apneustiques, leur faciès est tout différent, il n'y a que huit urites complets, des procer- ques réduits ou absents, une tète relevée avec un labro-clypeus non séparé du préfront par une suture distincte, une gorge située très loin du trou occipital, refoulée par la confluence des sutu- res gulaires. une bouche caractéristiquement adaptée avec man- dibules, mâchoires palpiformes et labre inférieur incomplets, pour terminer une bionomie franchement aquatique. La larve de Limnebius est en quelque sorte plus primitive encore que celle d' Ochthebius, dont les caractères sont donnés plus loin. Par contre, les adultes, malgré leur grand nombre d'arceaux ventraux et leurs antennes à massue composée de cinq articles pubescents, sont très spécialisés et ne peuvent en aucune façon être rapprochés & Ochthebius, ni des autres Helopho- rinae. Ils paraissent n'avoir de relations directes avec aucun autre groupe et s'être détachés de bonne heure et à peu près en même temps qU 'Ochthebius de la souche des Hyth°ophilidae. Os larves sont restées primitives et très ressemblantes dans ces 12 — 182 — deux genres, tandis que les imagos se différenciaient de plus en plus. Il me paraît donc nécessaire d'élever les Limnebiini de Gauglbauer au rang de sous-famille dvs Limnebiini. intermé- diaire entre les Helophorin.e et les Hydrophiliisle. Après ce retranchement, il ne reste parmi ces derniers plus aucun adulte avant conservé plus de six arceaux ventraux libres. Or, ce sont tout juste les Hydrophilides dont le nombre d'arceaux est supérieur à ce nombre, qui possèdent les larves les plus primitives (Ochthebius et Limneblus; on ne connaît pas les larves des autres Hi/drochini). Cela constitue une des preu- ves démontrant que l'opinion de Gauglbauer (p. 150) qui, ne pouvant se rallier à l'avis du professeur Lameere, considérait le grand nombre de ces arceaux comme critérium de haute différen- ciation, est insoutenable. La découverte de cette larve témoigne aussi de l'insuffisance de nos classifications, qui demeurera aussi longtemps que nous ne connaîtrons pas les larves des genres à caractères aberrants. II LES LARVES D'OCHTHEBIUS Leach. Les larves d'O. impressus et d'O. Lejolisi, que j'ai pu étu- dier de même que celle d'O. Steinbiihïeri, dont le professeur A, Steuer a donné une bonne figure, ont une morphologie externe très semblable à celle de Limneblus, et bien que le faciès de cette dernière soit suffisamment différent de celui des autres pour ne pas permettre à un œil averti de les confondre, leurs organes sont cependant construits d'après un même plan. Ii me parait nécessaire de mettre en évidence les différences relevées . Chez les larves d'Ochûhebius observées, le revêtement pili- fère est beaucoup moins long et composé de soies moins rigides. La tête est aussi inclinée et de forme transversale arrondie (1) ou même arrondie. La gorge est plus carrée, les sutures gulai- res étant toujours largement séparées. Les organes buccaux sont également insérés dans une échancrure du dessous de la tète. Le labre (2) est moins long, plus régulièrement ovalaire, peu ou (1) Mulsantet Rey disent, à propos île la larve de lejolisi, que la tête est « presque triangulaire », et la figurent ainsi ', cela n'est certainement pas con- forme à la réalité! (2) Il y a, indépendamment du préfront limité en arriére par la suture pré- fronto-antennale, un clypeus transversal et un labre bien conformés, quoi qu'en pensât Gauglbauer (p. 182). — 183 — point élargi dans sa première moitié. Les I rois veux postérieure des aires oculaires quinaires (1) sont moins condensés et plus rapprochés dw 2 e «cil (latéral). Antennes beaucoup plus courtes, égalemenl triarticulées (2), à 2 e article régulièrement cylindri- que, sans épaississements internes, appendiculé; les soies sont toutes placées vers l'extrémité de l'article. Il en est de même du 3 e article qui n'a ni soies latérales, ni épaississement. Mandi- bules très semblables à celle de Limnebius, symétriques ou asy- métriques. Mâchoires à lobes interne et externe non munis de papilles : lobe externe terminé par une seule pointe spiniforme courbée, lobe interne frangé de sept soies denti formes rigides. Tige des mâchoires avec trois petites soies raides à la base. Pal- pes maxillaires conformés à peu près de même (3). Labre infé- rieur complet avec submentum, menton et pièce palpigère; lan- guette arrondie ou transversale, munie de papilles ou non, à lobes non ou obscurément indiqués ; palpes labiaux ne dépassant pas la languette, biarticulés, à dernier article non élargi au sommet. Le thorax et Y abdomen ne diffèrent pas essentiellement de ce qui s'observe chez Limnebius, mais il n'y a pas de trace bien distincte de la rangée transversale antérieure de soies aux uro- tergites et la partie chitineuse des segments ne forme pas d'an- neau continu, sauf aux e et 10 e urites. Le rudiment du 11 e urite est ordinairement pourvu aussi des deux petits crochets chiti- neux noirs (acrocerques ?). Procerques biarticulés divergents, beaucoup plus rapprochés du milieu du bord postérieur du 9 e ter- gite (4), courts ou très courts, à 2 e article presque microscopique (1) Fauvel décrit les aires oculaires comme comprenant quatre yeux; il y en a en réalité cinq : le premier se trouve à la face inférieure de la tète; le 2 e , latéral, est situé à l'angle frontal externe; les trois autres sont franchement supérieurs. (2) C'est par erreur que les antennes des larves de Lejolisi et de quadricollis ont été décrites comme quadriarticulées par Mulsant et Rey, Rey et Fauvel. Ce que ces auteurs désignent comme premier article n'est que la memhrane articulaire, non chargée de chitine, reliant l'antenne à la tète. Une erreur iden- tique, commise par Dugès pour la larve de Tropisternus lateralis, a été signa- lée par Wickh-im. (3) Le premier article des palpes maxillaires, selon Mulsant et Rey et selon Fauvel, est en réalité le palpigère ; le palpe lui-même est bien triarticulé, mais L'article terminal est si petit qu'il faut un fort grossissement pour le distinguer. (4) Fauvel attribue ces « tubercules » au l(J e segment abdominal. Mulsant et P v ey les avaient rapportés, avec raison à mon avis, au 9 e urite. 184 non courbé, régulièrement cylindrique et terminé par une lon- gue soie. Epimérites et épisternites réunis et plus ou moins con- fondus avec les urotergites et les urosternites respectivement. Chez les larves non adultes, ces pièces sont séparées par une membrane articulaire. ■■±± Fig. 7. — Ochthebius impressus Marsh., larve 375/10. Les larves (Y 'un pressas et celles de Lejolisi et de Slein- biihleri mènent une vie Lotit à fait différente : nous pouvons donc nous attendre â les trouver assez dissemblables, ("est ce qui arrive en effet : j'essaierai de le faire ressortir dans les des- criptions qui vont suivre. Ochthebius (Homalochthebius)impressus Marsh.(Fig. 7 à 12.) Larve à revêtement pilifère composé de poils assez longs, assez rigides et brunâtres. Tête fort arrondie, globuleuse, avec sutures préfronto-antennale et métopico-sagittale. Clypeus un peu plus large que le labre avec en avant six soies à peu près de 185 même longueur, les médianes fortement séparées. Préfront grossièrement pentagonal. Labre supérieur assez allongé, à côtés d'abord parallèles, ensuite atténués, avec, de chaque côté, Fig. 8. — Ochthebius impressus Marsh., Pf: préfont ; Cl : clypeus ; l : labre 230/1. deux: longues soies et en avant deux épines plus courtes; entre celles-ci et la première soie et entre cette dernière et la deuxième Fig. !'. — Ochthebius impressus Marsh., antenne 215 1. soie, on remarque une épine bifurquée et courbée et une soie simple et très courbée, En outre, sur la face supérieure du labre — 186 — il y a encore un groupe de quatre soies placées à peu près comme chez la larve de Limnebius, sauf qu'elles sont plus espacées et plus rapprochées du bout. Aires oculaires à 5 e œil fort éloigné du 4 e : presque quatre fois autant que la distance séparant le 4 e du 3 e . Antennes assez longues dépassant l'extrémité des mandi- bules à 2 e article appendiculé, à 3 e article plus de deux fois aussi long que large. Mandibules débordant le clypeus et le labre, asymétriques : la gauche est normale avec pièce antérieure munie de cinq dents successives contre le sommet au côté interne, d'une dent basale et d'une surface molaire; processus pectine de la pièce postérieure très grêle. Les dents de la pièce antérieure de Fig. 10. — Ochthebius impressus Marsh., a . mandibule gauche vue par le des- sous ;pa : pièce antérieure ; pp : pièce postérieure ; c : condyle vrai; /// : surface molaire ; d : dents de la pièce antérieure ; p : processus pectine de la pièce postérieure; m. ad. : muscle adducteur: h : mandibule droite, extré- mité 200/ 1. la mandibule droite sont au contraire courbées, et chevauchent les unes sur les autres. Mâchoires fort semblables à celles de la larve d'Û. Lejolisi décrites plus loin. Labre inférieur très allongé à languette arrondie et munie de papilles ; palpes labiaux biarticulés assez longs, parallèlement disposés, à parties arti- culaires fort développées et dernier article muni de soies et de papilles. Segments thoraciques et urites à scutum constituant la plus grande partie du tergite, à suture pro-mésotergale de cou- leur foncée bien indiquée. La suture sagittale est présente sur - 187 — toute la Longueur du thorax. Pro thorax à peine plus large que la tète. Méso- el inétathorax à peu près de même grandeur mais plus atténués en avant. Pattes assez courtes. Urites graduelle- menl atténués surtoul à pat-tir du e à épimôrites soudés à i'uroscutum correspondant de sorte que les huit paires de très petits stigmates annuliformes semblent s'ouvrir sur les côtés de ce dernier. Procerques assez longs à 1 er article beaucoup plus long que le u e uroscutura. Fig. 11. — Ochthebiiis impresms Marsh., gorge et labe inférieur ; // : gorge; SM : Bubmentom ; M ': menton ; PI' : pièce palpigère ; Pa : palpes la'tfaux ; La : languette 300 1. Coloration fort semblable à celle de la larve de Limnebius truncatellus, seulement un peu plus foncée. Taille de la larve adulte : 2 m, "l 2 à 3 millimètres X ram 5, — 188 — BlONOMIE. J'ai placé le 16 mai un grand nombre d'ochthebius impres- sus adultes en observation dans un aquarium-terrarium com- biné. Ces insectes n'offrent pas des mœurs aussi aquatiques que celles de Limnebius, car malgré la lame de verre qui couvrait les trois quarts du cristallisoir d'expérience du côté de la lumière, plusieurs s'échappèrent en faisant usage de leurs ailes. L'accou- plement eut lieu ordinairement hors de l'eau, pas toujours cependant. Je n'ai pu observer jusqu'ici ni la ponte, ni l'endroit où les œufs sont déposés, mais je trouvai les premières larves le 28 mai se promenant sur la vase au bord de l'eau. Elles se trou- vent toujours à découvert et ne recherchent pas un refuge sous les détritus humides ou les mousses comme la larve de Limne- bius. Mais elles construisent de petites galeries verticales ou inclinées en déplaçant au moyen des mandibules et un à un les Fig. 12.— Ochtkebïus impressîts Mïffsh, procerques 215/1. grains de sable qu'elles rangent tout autour d'elles pour en for- mer une sorte de tube, les grains s'accolant les uns aux autres par le fait qu'ils sont humides. Elles abandonnent fréquemment leur travail sans motif apparent, pour recommencer ailleurs. Au bout de quelque temps le sol est littéralement criblé de petits 189 trous partout où il n'est pas recouvert de plantes ou de détri- tus (1). Cette disposition ne se retrouve probablement pas aussi accusée dans la nature parce (pic les larves se dispersent davan- tage. Je n'ai pas non plus observé de larves se rendant volontai- Fig. 13. — Ochthebius Lejolisi Muls. et Rey, larve 50/1. rement à l'eau et il est difficile de déterminer quel est leur genre de nourriture. Toujours est-il qu'elles ne se dévorent pas entre elles et que la digestion n'est pas commencée à l'extérieur comme cela a été observé par Portier pour les larves à'Hydrobius, (1) Des mœurs analogues ont été observées par G. W ailes pour 0. (Henico- cerus) exsculptas Germ. Cet auteur a remarqué que les galeries construites sur des pierres dans un ruisseau étaient occupées par la nymphe de l'insecte, Il compare la construction aux nids de certains hyménoptères, — 190 — à'Helochares, etc. Car j'ai pu observer une seule fois une larve tenant entre ces organes buccaux un petit globule de matière gélatineuse verte (infusoire bourré de chlorophylle ?) qui fut aussitôt mâché et avalé. La nymphose se faisait difficilement dans les conditions où j'opérais et n'a été observée qu'une seule fois jusqu'ici, à cause sans doute de l'excès d'humidité. Fig. 14. — Ochthebius Lejolisi Muls. et Rey, préfont, clypeus et lalire 230 1. La vie. larvaire ne dure probablement que deux ou trois mois car des individus que j'avais capturés le I e1 ' août pour repeupler mes aquariums avaient les pattes et les palpes de couleur très claire et provenaient d'éclosions récentes. * * Ochthelius (Cobalius) Lejolisi Muls. et îieij. (Fig. 13 à ISbisrt.) Larve à revêtement pilifère composé de poils assez longs, extrêmement tins, soyeux et transparents. Tète transversale, moins globuleuse, à cl//peus\Aus transversal que chez impressus, à préfont plutôt triangulaire. Les deux soies médianes du cly- peus sont plus longues que les latérales Labre supérieur moins chargé de chitine un peu plus transversal à soies et épines dis- posées à peu près comme chez impressus, à lobe antérieur trans- parent.Aires oculaires à 5 e œil moins éloigné du 4 e : seulement deux fois et demi autant que la distance séparant le 4 e du 3 e . Antennes très courtes atteignant à peine l'extrémité des man- dibules, à 2 e article appendiculé au côté interne près du sommet, à 3 e article à peu près aussi long que large. Mandibules symé- triques à pièce postérieure à peu près comme chez impressus, à pièce antérieure munie au sommet interne de troit dents contre le sommet. Mâchoires à charnière plus large que la tige à la — 191 base, a tige large et obconique, à palpigère plus long que large paraissant former le premier article des palpes maxillaires. Ceux-ci inarticulés à premier article plus court que le palpigère et de moitié environ moins épais que et' dernier, muni de deux soies au sommet, 2 e article grêle et plus long (pie le 1 er , article Pig. 1T>. — Ochthebius Lejolisi Muls. etRey, antenne 215/1. terminal microscopique aciculé. Labre inférieur très court et très transversal, à languette très transversale à lobes -obscuré- ment indiqués, sans papilles apparentes; palpes labiaux très courts et convergents. Fig. 16. — Ochthebius Lejolisi Muls. et Key, mandibule droite vue par le des- sous; pa : pièce antérieure ; pj> : pièce postérieure ; c : condvle vrai ; m : sur- face molaire; d: dents de la pièce antérieure; p : processus pectine de la pièce postérieure ; m. ah. : muscle abducteur ; ni. ad. : muscle adducteur ".on 1 , Suture pro-mésotergale des segments thoraciques et surtout des urites efïacée, la partie tergale antérieure (acro -j- proter- — 192 — gite) aussi chargée de chitine que le scutum auquel elle est inti- mement soudée. La marge antérieure du sclérite ainsi formé est mal limitée, comme rongée. Prothorax un peu plus large que la tête, à côtés moins arrondis que chez hnpressus. Pattes plus longues que chez ce dernier. Procerques très courts, à premier article beaucoup plus court que le 9 e uroscutum et très conique. Fig. 17. — Ochthebius Lejolisi Muls. et Rey, mâchoire 230/1. Coloration assez semblable à celle d'impressus, brun foncé sur les pièces chargées de chitine, jaune claire dans les articula- tions. Taille de la larve adulte 2 mm 5 à 3 millimètres X mm 5. Fig. 18. — Ochtkebius Lejolisi Muls. et Rey, menton, pièce palpigère, palpes laliiaux et languette 3001. BlONOMIE. Comme Mulsant et Rey et de Matlian, j'ai capturé l'imago et la larve, sur les cotes du Département de la Manche au delà de Cher- bourg, dans de petites mares de quelques décimètres carrés et — 193 — de 2 ou 3 centimètres de profondeur à peine, dans les creux de rochers que la mer entoure, immédiatement au-dessus du niveau habitue] des marées liantes. Ces mares, dont le degré salin est plus élevé que celui de l'eau de mer sont des laisses de haute mer ou plutôt, elles doivent leur existence aux embruns et à l'écume des hautes vagues qui mouillent le sommet des rochers par mer agitée, J'ai trouvé adultes et larves partout où je les ai recherchés, c'est-à-dire partout où le bas des falaises et les rochers du littoral étaient accessibles (1). L'imago s'y trouve ordinairement en quantité, presque toujours in copula à cette époque de l'année (fin juin) et souvent, mais pas toujours, seul de son espèce. Par opposition à celle d'impressus, la larve de Lejolisi se trouve constamment au fond de l'eau, marchant dans les fentes et anfractuosités du rocher, sans doute à la recherche de sa nourriture. L'eau fourmille, en effet, de petits animaux inférieurs marins ou d'eau saumâtres, larves de petits crustacés, etc. Malgré la grande densité de l'eau qui l'entoure, la larve est d'un poids spécifique supérieur encore. Rey en décrivant celle à'O. quadricollis Muls., dont les mœurs sont semblables (2), dit qu'elle se tient fortement cramponnée aux roches. Je n'ai pas observé cela chez la larve de Lejolisi, il est (1) Voici les endroits de capture exacts avec indication de la station : Station 5. — Embouchure du ruisseau de la Sabine 10 kilomètres. E. S.E. Cap de la Hague, 23 juin; 18 adultes, 6 larves; petite mare à l'on cl de petits cailloux sans autre végétation que quelques algues décolorées en grande partie; un 0. punctatus Steph. se trouvait seul dans une mare voisine. Station (i. — Cap delà Hague en l'ace du phare, 23 juin; 61 adultes, 1 larve; l'ai pris aussi dans la même mare 4 mariiius Payk. et autant de punctatus; petite mare dans des rochers tout noirs, à fond très vaseux sans végétation. Station- 13. — Promontoire de Flatnanville, Houel, 24 juin; 42 adultes, 9 larves; petite mare dans une roche foncée criblée de petits trous comme poreuse, sans aucun fond sableux, vaseux ou graveleux et sans végétation. J'ai également recherché ce coléoptère sur les côtes de File de Jersey où il paraît fort rare : je n'y ai pu capturer aucune larve. Station 17. — Fliquet Bay, 26 juin ; 2 adultes; petite mare dans une roche noirâtre, poudingue composé de gros galets reliés par un ciment, à fond rempli d'une matière floconneuse abondante et jaunâtre d'origine organique Station 19. — Saint-Brelade's Bay, 27 juin ; 1 seul exemplaire. Les recherches n'aboutirent ni à Point Etaquere, ni àGorey. Rappelons que ce coléoptère a également été pris à Ilfracombe (golfe de Bristol) par Bennett, de sorte que son aire de dispersion est assez étendue. (2) Cette larve parait, d'après la description de Rey, très semblable à celle de Lejolisi: elle serait dune couleur plus foncée et plus uniforme sans vestiges de raies pâles sur la tete et le prothorax et le labre serait profondément entaillé - 194 — très facile de lui l'aire lâcher son point d'appui au contraire : à cause de son poids relativement lourd, elle ne parvient même pas à la surface de l'eau, elle Hotte quelques instants entre deux eaux et retombe finalement au fond; cela rend sa capture difficile, surtout lorsque la roche est criblée de trous et comme poreuse (station 13;, l'emploi d'un filet, même de très petites dimensions, étant peu aisé dans un aussi petit volume d'eau. La réduction du revêtement pilifère, le raccourcissement des appendices (antennes et procerques) et l'allongement des pattes paraissent être le résultat de l'adaptation à une vie franchement aquatique. Comme la larve n'emporte avec elle aucune provision d'air et que ses téguments sonthydrofuges (1), elle est sans doute obligée de temps en temps de sortir de l'eau pour respirer. Elle se tient, en effet, toujours près du bord et on n'en trouve pas dans la partie un peu profonde, ni dans les mares peu accessibles dont les parois sont trop abruptes. A côté de flaques contenant des Ochthebhis/ù y en a fréquem- ment d'autres complètement asséchées et remplies de cristaux de sel (2). C'est une preuve que les apports nouveaux d'eau salée ne se font pas à chaque marée. * Ochthebius (Calobius) Steinbuhleri Reitt (3) (fig. 18BIS b). Les larves au nombre de cinq, que j'ai reçues sont fort sem- blables à celles de Lejolisi, leurs organes sont modifiés dans dans son milieu ce qui n'est pas le cas pour la larve de Lejolisi ni pour celle de Steinbiihleri. Il se pourrait que Rey ait pris comme échancrure, la partie anté- rieure du labre qui est transparente, non chargée de chitine. Cette disposition qui existe chez Lejolisi et Steinbiihleri, mais non chez impressus, ne peut être observée qu'avec nu objectif suffisamment résolvant et un grossissement propor- tionné. (1) J'ai observé une seule fois qu'une larve que j'avais soulevée légèrement au-dessus de l'eau et qui m'avait échappé, flottait sur celle-ci à la faveur de ses poils hydrofuges, si ténus cependant, et qu'elle ne coulait plus, tout comme je l'ai décrit pour la larve de Limnebius. (2) Notamment au Cap de la Hague (stat. (>), où j'ai remarqué le fait. (3) C'est grâce h la grande amabilité de M. le D r A. Steuer, professeur de zoo- logie à l'Université d'Innsbriick, qu'il m'a été donné de pouvoir étudier égale- ment cette espèce. Avec une obligeance dont je tiens encore à le remercier ici, il s'est engagé sur simple demande à me procurer des matériaux d'étude. J'ai reçu plusieurs larves capturées tin août dernier, en compagnie d'adultes de Steinbuh- leri, dans une mare salée des rochers littoraux de l'Adriatique, aux environs de Trieste, près de la route qui lon^ie la mer vers Miramare. Je viens d'en recevoir une nouvelle quantité que M. Van Douwe, de Munich, a eu l'aimable attention de récolter pour moi aux environs de la station zoologique de Rovigno, le S septembre de cette année. — 195 le même sens, de sorte que comme pour ces dernières leur mor- phologie est fonction du milieu. Elles on I été trouvées dans la même mare en compagnie de Steinbiihleri à l'état d'imagos; elles paraissent (loue, bien, vu la distribution très locale des Ochthebius littoraux, devoir être attribuées à cette espèce mal- gré la présence probable dans ces parages à'O.(Cobalius) adria- ticus Reitt. qui vit dans les mômes conditions et dont la larve n'est pas encore connue. Ce dernier est très voisin de Lejolisi et les larves de ces deux espèces sont probablement encore moins différenciées entre elles que ne l'est celle de Steinbiihleri, lequel est rangé cependant dans un sous -genre différent. En pré- sence delà similitude de formes qui est manifeste, j'ai cru néces- saire de mettre en regard dans le tableau qui suit les caractères Fig. 1 î bis . — Partit: bupcxicure île 1 aire oculaire (2 e ;'i 5 e yeux) de la larve d'O. Lejolisi (a) et d'O. Steinbiihleri (b). A : antenne; Cl: clypeus ; Pf: pré- front : Psf. r. : région postl'ronto- verticale. qui ne sont pas communs aux deux espèces. Les différences rele- vées sont presque toutes de l'ordre de celles qui ne peuvent s'observer qu'à l'aide d'un fort grossissement et après dissection préalable des organes buccaux. Pour le surplus, la description donnée de la larve de Lejolisi s'applique entièrement à la pré- sente. La taille maximum des larves reçues est de 3 millimètres. 0. (Cobalius) Lejolisi Muls et Rey. Revêtement pilifère formé de soies plus longues et transparentes, pa- raissant plus ténu. labre supérieur plus court, à côtés plus arrondis, à partie et lobe anté- rieurs transparents limités île cha- que côté par une épine simple plus robuste, celle immédiatement voi- sine extérieurement est trifurquée (sous un certain jour). In pore dis- cal se trouve de chaque côté en dehors de la droite imaginaire qui relie la l re soie discale (antérieure) à la 2 e (postérieure). 0. {Calobius) Steinbiihleri Reitt. Revêtement pilifère l'orme de soies plus courtes et plus foncées. Labre supérieur plus quadrangulaire, plus long-, à cùtés plus parallèles, à partie transparente plus large. Les épines qui limitent cette dernière sont moins robustes et bifides, celle immédiatement voisine extérieure- ment est plus distinctement trilur- quée. Le pore discal se trouve de chaque côté sur cette droite imagi- naire. 196 — 0. (Cobalius) Lejolisi Muls et Rey. 0. (Calobius) Steinbûhleri Reitt. Aires oculaires un peu plus conden- sées ; 2 e à 5 e yeux disposés en une courbe régulière dont la direction s'éloigne d'emblée de celle de la su- ture fronto-antennale (fig. lSbisu). Mandibules à partie apicale plus courte, à partie basale plus large. Palpes maxillaires à 2 e article h pei- ne aussi long que le 1 er ; article ter- minal un tant soit peu moins petit. Languette comprenant deux lobes arrondis séparés paruneéchancrure profonde. Pattes plus longues à tibias manifes- tement plus longs que les fémurs. Aires oculaires un peu moins conden- sées ; 4 e œil plus rapproché de la suture fronto-antennale, de sorte que la courbe formée par les 2 e à 5 e yeux est anguleuse en cet endroit et que sa première partie reste paral- lèle à la dite suture (fig. I&Msa). Mandibules à partie apicale plus allongée, à partie basale moins large. Palpes maxillaires à 2 e article un peu plus long que le 1 er ; article ter- minal très petit. Languette à lobes obscurément indi- qués, séparée par des échancrures peu profondes en plusieurs bourre- lets arrondis. Pattes assez longues à tibias seule- ment un peu plus longs que les fémurs. M. le professeur Steuer a donné quelques renseignements bio- nomiques sur cette espèce (p. 56). III LARVES DE QUELQUES HYDROPHILINAE. LACCOBIUS sp. (Fig. 19.) J'ai également obtenu en aquarium une seule larve non adulte d'un Laccobius que je ne suis pas à même de nommer plus exactement (1). Je serai donc très bref, me contentant de donner les caractères que je considère comme génériques. Tète quadrangulaire relevée. Labro-ct ypeus asymétrique à lobe médian irrégulier obscurément denté au sommet. Sutures fronto-antennales parallèles ne se réunissant pas en arrière à la métopico-sagittale qui manque. Sutures gulaires confluentes. Gorge réduite. Antennes assez courtes à point d'insertion rapproché du milieu, à 1 er article de moitié environ plus court que le deuxième, 2 e légèrement renflé vers le milieu et appendiculé au sommet, 3 e très petit, à peu près aussi large que long, terminé par une épine et quelques soies. Mandibules asymétriques dentées au côté interne. Mâchoires à tige très épaisse à la base, atténuée vers l'extrémité, atteignant le sommet des mandibules, plus lon- (1) Les parents provenaient de l'étang de Zillebeke, près d'Ypres, et se sont perdus avant la détermination. — 197 — gués que le palpigère et Le palpe pris ensemble. Palpigère avec un processus lobiforine interne rudimentaire. Palpe triarticulé : L« article Large et court, 2 e plus étroit et deux fois aussi long, 3 e cylindrique plus long et plus étroit que le précédent. Menton el pièce pafpigère très petits. Languette absente. Palpes labiaux Inarticulés à "2 e article beaucoup plus long que le premier. Fig, 19. — Laccobius sp., tètede la larve 170/1. Prothorax légèrement rétréci en avant, plus large que la tète. Proscutum entièrement chitineux, sauf la suture sagittale. Méso- et niéta thorax un peu plus large et plus court. Sclérites du méso- et du métanotum séparés au milieu par une éclian- crure triangulaire ouverte en arrière. Pattes assez longues à tibias plus courts que les fémurs, à tarses onguliformes, surtout aux pattes postérieures, presque aussi longs que le tibia. Abdomende huit urites, atténué en arrière. Les sept premiers urotergites à plage chitineuse extrêmement réduite (une petite plaque arrondie en avant de chaque côté). Urosternites sans plages chitineuses. Atrium stigmatique à valve supérieure à "peu près aussi large que longue, trilobée postérieurement. Pro- ccrtjues paraissant biarticulés : 1 er article petit, un peu plus long que large, 2 e microscopique semi-globuleux papillit'orme portant une soie. Tubercules médians delà valve inférieure de l'atrium paraissant également biarticulés avec soie terminaleassez courte. Larve décolorée. 13 198 Anacaena limbata F. var nitida Meer 1841 (1). {Fi g. 20.) Tète légèrement rétrécie, arrondie vers l'arrière. Labro-cly- peus régulier à lobes latéraux ne dépassant pas le lobe médian, ciliés à l'extrémité. Lobe médian tridenté. les dents externes bifides. Préfront s'éiargissant et tronqué en arrière où les sutures fronto-antennales sont divergentes et réunies par une as toute l'étendue du proscutum (mésotergite). Tète arrondie, antennes de trois articles comme chez toutes les larves hydro- philides connues (2). Premier article des palpes maxillaires aussi long ou plus long que le 2 e . Menton cordiforme plan à angles antérieurs proéminents, languette très petite, tuberculiforme, plus courte que le 1 er article des palpes labiaux; 2 e article de ces palpes pas beaucoup plus long que le 1 er . Appendices laté- raux des huit premiers urites peu développés. Hydrous Leach. 6. Pattes très réduites dépourvues de tarse ou absentes. Abdo- men plus ou moins tronqué en arrière. Tige des mâchoires épaisse. Languette très allongée dépassant les palpes labiaux. sétuleuse. 14. Pas de tarses. Tète arrondie, lobe médian du labro-clypeus Obscurément arrondi. Menton cordiforme. Derniers urites pour- vus d'appendices charnus. Sphaeridium (F.), Erichs. 14'. Pas de pattes. Tète obovale, labro-clypeus à lobe médian (1) Chez notre espèce Hydrophilus caraboïdes L. Les appendices de la larve d' 'Hydrophilus obtusatus Say d'Amérique, décrite par Wickham, paraissent beaucoup plus courts à en juger par le dessin donné et par ce qu'en dit l'auteur : ...latéral fila nie ntar y appendages each tipped icith tico bristles... On ne con- naît encore aucune larve du sous-genre Neohydrophilus d'< >rch. (2) Schiôdte décrit et figure les antennes d 1 'Hydrous comme étant 4-articu- lées, c'est une erreur : l'examen de larves adultes de piceus, capturées à Over- meire, me permet d'affirmer par analogie que cet suteur a désigné chez aterri- mus Esch. comme articulus extraordinarius brevissimus, nodiformis inter art\culum primum et secundum interpositus, un anneau de chitine très noire à la base du 2° article, qui ne s'articule pas avec la partie moins obscure de ce dernier. C'est l'équivalent du renflement basai du scape de certaines antennes (torulus). La même disposition se retrouve d'ailleurs mais moins accusée au 1 er article et déjeunes larves de piceus conservées dans l'alcool et décolorées par conséquent, que je dois à l'obligeance de M. le D 1 ' Ilousseau, possèdent des antennes 3-articulées normales. y o obscurément unidenté. Menton très court et transversal. Derniers urites sans appendices charnus. Cercyon (Leach), Muls. 5'. Type apneustique : tous les stigmates sont fermés, les trachéo branchies des sept 1 ers urites ont pris un développement extraordinaire et servent seuls à la respiration. Absence de lan- guette, et d'appendices postabdominaux visibles. Derniers urites, au delà du 8 e , extrêmement réduits. Berosus Leach. SUPPLEMENT Ce qui précède était imprimé déjà lorsque je suis parvenu enfin, grâce à l'intermédiaire très amicale de M. le conservateur H. Scott, du musée de zoologie de l'Université de Cambridge, à me procurer une copie des dessins et de la description de la larve à'Ochthebius (Bothochius) punctatus Steph. publiés par A. -H. Haliday, dans Natnral History Review, Proceedings II, 1855, pi. 3, fig. 3 ; III, 1856, p. 20. Cette larve fut trouvée sur la vase sous la pellicule verdâtre composée d'algues qui recou- vrait les mares d'eau saumâtre asséchées. Elle paraît donc avoir des mœurs moins aquatiques que celles à'O. Lejolisi et Stein- bûhleri; elle rappelle d'alleurs la larve d'O.impressus Marsh, plutôt que celle des deux autres, par la forme de la tête et par les dimensions relatives des appendices : antennes, labres supé- rieur et inférieur, procerques. Les antennes sont dites quadri- articulées, mais c'est sans doute triarticulées qu'il faut lire comme pour Lejolisi, etc. A en juger par le travail de Haliday, cette larve différerait de celle à'impressus par le revêtement pilifère plus pâle et plus ténu, les mandibules, dont la pièce antérieure serait munie de cinq dents au sommet du côté interne contre la pointe terminale, par les mâchoires plus longues, la languette obscurément bilobée et les procerques à 1 er article aussi long que le 9 e segment. Pour le restant, les caractères donnés sont ceux que j'ai énumérés pour les larves d'Ochthe- hius en général. Haliday n'a toutefois pas reconnu la nature du palpigère des mâchoires, qu'il décrit comme 1 er article des palpes maxillaires et il n'a observé que deux yeux de chaque côté de la tête derrière les antennes. On voudra bien se rapporter à ce qui a été dit précédemment à cet égard. 213 - LITTERATURE (( luvrages consultés.) Balfour Browne, F., On ihe Life Hisloryof Hydrobius fus- cipes L.Trans. Roy. Soc. of Edinburgh.XLVII, Part II, 1910, p. 317. Berlesb, Gli Insetti, 1. Brocher, F., L*aquarium de chambre, 1913, p. 210. CusSAC, E., Annales Société entom. de France (2), X, 1852, 617. Dugès, E., Métamorphoses du Trop intérims lateralis F.Ann. Soc. ent. Belg., XXVIII, 1884, p. 7. Gauglbauer, L., Die Kâfer Mitteleuropa's, IV, 1, 1904. Gar.man, H., The Egg-case and larva of Hydrophilus trian- gularis Say. The Amer. Natur., XV, 1881, p. 660. La.meere, A., Notes pour la classification des coléoptères. Ann. Soc. ent. Belg., XLIV, 1900, p. 365. Matiian. (de), Note sur l' Ochthebius Lejolisi, Muls. et Rey, avec notes rectificatives de M. A. Fauvel. Ann. Soc. ent. Fr. (4), V, 1865, p. 199. Miger, F., Mémoires sur les larves des Insectes. Ann. du Mus. d'Hist. nat., XIV, 1809, p. 441. Mulsaxt, E. et Rey, CL, Mémoires de la Soc. Impér. des Se. nat. de Cherbourg, VIII, 1861, p. 181. Peyerlmhoff, P. (de), La larve des insectes Metabola et les idées de Fr. Brauer. Fe. des jeunes Natur., (4), XXXIV, 1903-04, pp. 21 et 41. Portier, P., Recherches physiologiques sur les Insectes aqua- tiques. Archiv. de zoologie expérimentale et génér (5), VIII, 1911, p. 89. Rey, CL, Ann. Soc. Linn. Lyon, XXXIII, 1887, p. 141. Riley. C. V., Notes on Hydrophilus triangularis Say. The Amer. Natur., XV 1881, p. 814. Schiôdte, J.-C, De Metamorphosi eleutheratorum observa- tiones. Naturh. Tidsskr. I, L861-1862, pp. 209-223, t. III- VII; VIII, 1872, pp. 211-221, t. IX. - -, J 14 — Steuer, A., Bioloffisches Skizzenbuch fur die Adria, 1910. Wailes, G., Observations on tlie Enicoceri. Ent.Mag., 1, 1833, p. 256. Wickham, H. F., Description of the earlv stages of several North American Coleoptera. Bull. from. (lie Laborat. of Nat. Hist. State Univ. Iowa, II, 1893, p. 388. Wickham, H. -F., On the larva» of Hydrocharis obtusatus... Entom. News, VI. 1895, 168. Xambeu, Revue d'p]ntomologie, Caen. XX, 1901, p. 21. Id . , Larves de Madagascar. Ann. Soc. Linn. Lyon, LL 1904, p. 78. Menin, septembre 1913. FAIM ROTATORIA SARDA Contributo alla idrobiologia délia Sardegna DEL Dottor Pasquale MOLA SOMMA RIO : 1° Introduzione — 2° L'ambiente e la fauna rotatoria sarda — 3° Classification e délie acque esplorate e distribuzione dei rotiferi in esse — 4° Le specie del rotiferi sardi — 5° Sinte- tiche osservazioni fatte sopra le varie specie dei rotiferi — 6'' Conclusion! — 7° Bibliografia. l a INTRODUZIONE Scarsissime sono le nostre conoscenze faunistiche dei rotiferi italiani. I pochi lavori, pubblicati aspizzico daautori indigeni, hanno portato un piccolo contributo alla conoscenza di poclie specie ; uno studio critico e riassuntivo délia fauna rotatoria italica non è stato finora fatto, dimodochè noi non siamo in grado di conoscere quali specie di rotiferi popolino le acque dolci, ohe bagnano il suolo italico. Molto invece si sono occupati e molto hanno progredito nello studio di questo gruppo di animali delicatissimi gli stranieri, e se abbiamo cognizioni anatomiche, tassonomiche e biologiche lo dobbiano appunti ad essi. Trovandomi in Sardegna io ebbi occasione di osservare la fauna rotatoria sarda, ed anzi nel 1910 mi dedicai quasi esclusi- — 216 — vamento allô studio di essa, raccogliendo acque da fonti, pozzan- ghere, stagni, rii e fiumi in vari luoghi dell' isola Trovai le acque sarde ricchissime di rotiferiedi specie diverse, tanto che non pretendo di aver dato completo la lista di esse, perché a ciô occorrerebbe un lunghissimo studio di diversi anni. Ho tenuto conto dello studio di questi animali délie condizioni dell'ambiente, cioô délia natura geologica del terrenn, délia pre- senza o mancanza di vegetazione, délia costituzionu délie acque, dello stato atmosferico, dell' ora, délia temperatura e délia sta- gione durante la quale feci la raccolta, corne pure délia proi'on- dità, délia quantità e délia velocità délie aequo. 2 a L'AMBIENTE E LA FAUNA ROTATORIA SARDA Le mie raccolte si effettuarono dunque tra un altitudine mas- sima che non sorpassa i 600 metri, corne nelle acque presso Orune, Macomer, Orani e Oniferi, ed una minima di poclii metri, corne in quelle del Campidano di Oristano, degli stagni di Santa Giusta, di Palmas e del rio di Porto Torres. La temperatura délie acque varia tra i 25 e i 10 gradi, come la profondità média è di alcuni metri. La loro portata nell' alveo dei fiumi è di poclii secondi per métro, sperimentato con un galleggiante di mm- 50 circa; ciô i'orse per essere i fiumi e rii, ail' epoca délie mie pescate, tutti in tempo di magra. La vegetazione è florida ed in ispecial modo la flora crittoga- mica; le alghe, i muschi e le epatiche sono ben rappresentati. Ricca è la l'auna tanto micro che macroscopica, che popola le anzidette acque ed a questa va sempre aceoppiata una quantità di detriti di organismi in via di putrefazione. La costituzione chimica délie acque dolci délia Sardegna chè alimentano fiumi, rii, vasche, pozzanghere, stagni, présenta una composizione vai'iabile secondo le diverse sostanzedisciolte dalle l'occe che attraversano. Esse sono acque che provengono e scor- rono tra rocce silicate, corne i graniti, i basai ti, la trachite antica, i micascistiei talcoscisti; acque che attraversano i tufi trachitici, abbondanti in Sardegna, e acque che scaturiscano e si fcrovano tracalcari. Le prime hanno una percentuale di residuo solido bassissimo, la loro durezza è minima e in générale sono limpides se non — 217 — subentrano ad alterarle elementi eterogenei, indipendenti allô stato geologico del luogo. A queste appartengono le acque del fiume Tirso odei suoi afïlaenti, rio di Orani, rio Mannu e Sa Stazione \n-csso < Iniferi; le quali scaturiscono dai graniti e attra- versano Letti di terreni scistosi, trachite antica, basalti; corne purequelle délia fonte di Orani, di Sa Padules e di Norcalis presso Orune, ède] rio Sa Cariasa presso Semestene, le quali poggiano su rocce silicate. Possono essere considerate in questo gruppo di acque, quelle dei varî pozzi esistenti nella vallata ad ovest di Bonorva, le quali sorçono nel tufo trachitico terziario, ed i trerii Badu Oschiri. I Ischiri e Berchidda, i quali scorrono su trachite antica, di ter- reni d'acqua dolce d'Oschiri con silice miocenica e di tufo rosso. Quelle acque che scaturiscono da calcari e li attraversano lianuo una percentuale di residuo solido alto, la loro durezza è più elevata ed i depositi che lasciano sou più omenoabbondanti, A queste appartengono la maggior parte di quelle che si trovano nei dintornidi Sassari : ilriodi Porto Torrescon i suoiatf'luenti, il rio
  • rachionus militaris ed Oxysternaoxysternum. . 225 — E nelle acqu<> di Nure Cabras, raccolsi Monostyla lunaris, Monostvla quadridentata, Oxysterna oxysternum, Rotifer vul- garis e Brachionus militaris. 3. Gruppo. — Sorgenti. Sgorgante dalla roccia che forma il costone dove è situato il paese di Orune, costituito da scisti talcosi e micacei, si trova una sorgente d' acqua potabile, detta Norcalis. E' un filo non molto abbondante che scende continuo l'ra il capilvenere e i muschi, e tra questi Fontinalis antipyretica, Cinglidotus riparius, rives- tono rigogliosi epittoreschi la roccia. Io pescai in un canale scavato nel lerreno, alimentato dalle acque di detta sorgente il giorno 23 lugiio, la temperatura atmosferica aile ore .10 era di gradi 30, la temperatira dell' acqua 12 gradi. Raccolsi Salpina inucronata, Rattulus calyptus, Metopidia Lepadella, Salpina brevispina, Metopidia solidus, Furcularia gibba, Euchlanis lyra, Metopidia acurainata e Salpina spinigera. Scendendo da Bonorvâ alla vallata sottostante verso il paese di Cossoine trovansi parecchi pozzi circolari, che hanno un diametro variante da un métro a due metri e una profondità da 3 a 4 metri cirea.Si trovano ad un altitudine di metri 351 e sono quasi nascosti fra le piante di Vinca minor, i Giunchi e l'Uda, che attorno ad essi allignano abbondante, menire sull' acqua e sulle pareti interne vedonsi Lemna minor, Capilvenere non meno rigoglioso, Ainblvstegium irriguum, Barbula vahliana, Mar- chantia polymorpha e Frullania dilatata. La loro acqua, relativamente abbondante, snrge dalle rocce sottostanti che sono tufo trachitico terziario, di tinta verdastra e lave basai tiche. Nel 16 settembi'e, che feci la prima pescata, la temperatura dell' acqua era di 20 gradi, quell' atmosferica 27"; nel giorno 19 la temperatura atmosferica 25", acqua in alcuni 17", in altri 18" e in altri ancora 1 ( .)". Raccolsi nelle prime pescate : Coelopus porcellus, Metopidia solidus. Notommata brachiota, Salpina brevispina, Rattulus tigris, Pterodina patina e Metopidia acuminata. Nelle seconde pescate oltre aile antecedenti specie anche Diglena catillina, Notommata tripus, Diaschiza semiaperta, Diglena biraphis, Salpina mucronata, Salpina spinigera, Oxvs- Lu L I B R A R V 7 ' — 226 — tema oxysternnm, Monostyla bulla, Colurus grallator, Proaies tigridia. Rotifer elongatus e Caliidina bihamata. Nolla regione Santa Lucia, ad un' altitudine di 400 metri, su di un lieve pendio, a circa 200 metri dalla pianura omonima e dalla slrada comunale, vi sono le sorgenti di acque minerali elle vengono chiamate di Santa Lucia. Una di esse trovasi ancora ail' aperto e présenta quasi 1' aspetto di una piccola vasca, in cui l'acqua rossiccia pullula e ribolle. Ai lati délia vasca 1* acqua è quasi stagnante, ha una tempéra- ture di 20° ed ivi col piccolo retino mi fu dato raccogliere : Diaschiza semiaperta, Notommata aurita, Monostyla bulla, Rattulus tigris. Salpina bre\ ispina, Polyarthra platyptera, Phi- lodina roseola, Coolopus porcellus, Metopidia solidus, Pedalion mirum, Salpina spinigera, Monostyla testudinea, Furcularia. sterea e Rotifer vulgaris. Quest' acqua è acidula ferruginosa e l'esame chimico per litro dà: Residuo fisso a 120° gr. 1,3012; a 180° gr, 1,2936; anidride silicica gr. 0,1069 ; ossido ferrico determinato gr. 0,00293, équivalente ad ossido ferroso gr. 0,00263 oppure a carbonato ferroso gr. 0,00423 — Contiene piccole quantità di litina e di manganèse, traccie di stronziana e di sali di potassio — Contiene mol ta soda. 4. Gruppo. — Fiumi e rii. I fiumi délia Sardegna, ad eccezione di qualcuno, sono poveri di acqua, specialmente nella stagione estiva. II rio di Porto-Torres, detto anche rio Marnai verso la l'oce, di una certa importanza viene ad essere costituito da diversi piccoli rii, clie unendosi ad esso sboccano al mare vicino al paese di Porto-Torres e precisamente sotto lo storico Ponte Romano. Io compii parecchie pescate nei diversi affluenti, e finalmente non lontano dalla l'oce sotto il Ponte Romano dove il fiume pré- senta una larghezza di m. 12 e una profondità di metri 3 circa. Il 30 maggio ore 17 temperatura atmosferica 19" acqua 21°. Taie fiume è alberato, lungo le rive scavate nei terreni pro- fonde da Populus alba e Salix babylonica ; di tratto in tratto sono Phragmites communis, luncus acutus, Dorpenium hir- sutum, Thyplia augustifolia. Dove insena alquanto compaiono Nasturbium officinale, Veronica beccalunga, Ranunculus aqua- lilis e Callitriche, Lemna, ecc. Scarse appaionole Diatomee, tra cui la comune Melosira varians, qualche Epith'emia, Denticula frigida, Nuriofillum spigatura, ecc. 1/ acqua scorre tra calcare grossolano tenero dî un giallo isabella. Raccolsi Catypna luna e Rotifer œacrurus. Il rio de Sa Mandras scorre fra i canncti e su terreni caleart, ha un t'ondo melmoso e non si presenia ne molto largo ne molto profondo. Nei punti da me esplorati e propriamente in quello speccliio di acqua che trovasi sotto il ponte di Tri présenta una Larghezza di circa metri 2 ed una profondila variabile da 1 a 2 met ri. 1/ S luglio ore 10, temperatura atmosferica 1'.)", tempe ratura acqua 14°. Pescai : Diaschiza lacinulata, Notommata naias, Dis- temma eollinsi, Salpina mucronata, Mastigocerca bicornis, Coe- lopus porcellus, Rattulus tigris, Monostyla luna ris, Colurus graliator, Metopidia solidus ed Euchlanis dilatata. Una série di j)iccoli corsi d' acqua g di ruscelletti, elle discen- dono dai montide] Lugodoro, l'ormano il piltoresco riode Pedras Al ras, che scoi're tortuoso Ira una vegelazione lussureggiante, nascondendosi ora fra i canneti nelle valli ombrose, ora mostran- dosi in una estensione da non invidiare i grandi eorsi d' acqua, fra le bianche piètre che gli danno il nome, cioè rocce calcare biancastre con grano e ciottoli di quarzo, poggiantisi su trachite antica. Nel punto in cui attraversa la sirada di Algherc sotto il ponte délia medesima présenta una larghezza di metri 10 e un fondo melmoso e ciottoloso riccodi Potamogeton lucens, Potamogeton pectinatus, Ranunculus aquabilis, Calli triche stagnalis; profondo circa metri [i. L' 8 luglio aile ore 12 temperatura atmosferica 20°, temperatura acqua 12°. Raccolsi Catypna luna, Monostyla lunaris e Philodina roseola. Un altro tiume che con le sue acque viene a costituii-e il Rio di Porto-Toi'res è il rio ScaLa di (liocca, che scorre fra innnensi canneti e ricca vegetazione. Compii in esso diverse pescate 1' 8 luglio aile ore 14 sotto il ponte di Mulafà, dove la Larghezza de] tiume è di circa m. 5 e la profondità di m. 2. La temperatura atmosferica era di 22° e quella dell' acqua di 18°. Compii pure délie altre pescate ail' altezza délia strada provinciale che mena ad Alghero, dove esso présenta una larghezza di m. 10 ed una profondila da 2 a 3 metri con - 228 - un fondo ciottoloso, ricco di vegetazione palustre, e circondato da pioppi e (la foltissimi canneti. Aile ore 8, lo stesso giorno, la temperatura atmosferica segnava 18", la temperatura acqua 12°. Questo flurae scorre verso la sorgente tra un calcare grosso, marnoso, bianco, un poco gialiastro e nei punti dove si effettua- rono le mie pescate tra marna grigia, ai disotto délia quale è tufo rosso, contenente dei franmienti di trâchite antica. Raccolsi: Philodina megalotrocha, Philodina citrina, Rotifer vulgaris e Rotifer macrurus. Al rio di Scala di Giocca vanno a gettare le proprie acque i piccoli i'ii di Imnnari, che si trovano presso il lago di Bunnari. Gettai i retini ad una distanza di circa 300 metri dalla casa del del custode ed ail' altezza délia casa stessa. Ad una temperatura atmosferica di 1(3° 1' acqua aveva la temperatura di 13°. Notevoli nelle acque e presso le rive sono Fontinalis antipyretica e Zanni- chellia palustris che spesso formano insieme un fitto tappeto ver- dissimo, e tra cui non manca.no le solite Diatomee più sopra enumerate. In q ues te pescate raccolsi : Diglena forcipata, Monostyia bulla, Rotifer vulgaris, Diglena biraphis, Raltulus calvptus, Colurus leptus, Metopidia solidus, Diaschiza semiaperia, Oxysterna oxysternum e Diaschiza lacinulata. Attraverso un angusta ed ombrosa vallata, quasi nascosto fra gli alberi ed i canneti, che lo circondano, viene ad unirsi al rio di Scala di Giocca il piccolo rio di Mulafà. Presso la cantoniera omonima e la strada di Alghero ha una larghezza di m. 1, profondità che varia da metri 1,50 a 2. Vi si rinvengono : Cla- dophara insignis, Cladophora ramulosa (che negli slagni di Alghero è comune), Cladophora canaetta, Cladophora frac ta, Enteromorpha crispata, Navicula elliptica, consociata con Schi- zosiphon crustiformis (più propriamente sulle rocce ove di tanto in tanto scorre 1' acqua), Achnanthes exilis, Cocconeis placentula unita a Oedogonium subsetaceuna, Epithema ocellata. L' 8 luglio aile ore 7 la temperatura atmosferica era di 15", quella dell' acqua di 11". Raccolsi: Philodina roseola, Philodina megalotrocha, Rotifer vulgaris, Goelopus porcellus, Diaschiza lacinulata e Raltulus cal y plus. Il rio di Ottava e' anch' esso un a'Huente del Rio di Porio- Torres. — 229 — Il 25 maggio ore 8.30 compii délie pescate nel tratto presso la strada ferrata, dove questa segna km. 9, ivi il fiume ha ùna lar- ghezza di m. 8.50, ma poca profondità e scorre IVa terreni di calcare terziario marnosô Temperatura atmosferica segnava licornis, Diaschiza lacinulata, Monostyla lunaris, Philodina roseola, Scaridiurn longicaudum, Furcularia sphœrica, Colurus deflexus, Diglena forcipata, Copeus pachyurus, Rattulus tigris, Pterodina inucronala, Salpina nnicronala, Notommaia ansata, Metopidia solidus, Salpina spinigera, Asplanchna priodonta, Monostyla bulla, Metopidia acuminata, Philodina megalotro- cha. Colurus bicuspidatus e Catypna luna I tre rii su ricordati lianno le sponde coperte da Alnus gluti- nosa fittamente addensati. e nello acque vegetano Numphaea alba e Nuphas luteum. Predominano le diatomee e le alghe mon- tane, ira cui Campylodiscus noricus, Cymatopleura elliptica, Cymatopleura solea, Epithema sorex su Cladophora insignîs, Eunotra minor e Cocconema fusidium su Scytonema calothrl- coides, Achnanthidium flexellum, Achnanthes exilis, Synedra splendens, Synedra trinqata su Phormidium inundatum, Gom- phonema tenellum, Gamphonema capitatum, cec — 231 — Duc piccoli corsi d' acqua unendosi ad occidentedi Semestene formano il rio Sa Cariasa, affluente del Temo, nella stagione estiva povero di acqua, maricco di vegetazione. Nell' uno il 18 settembre sotto il ponte inlegno délia mulattiera fra Semestene-Sindia, aile ore 9 la temperatura dell' acqua segnava 18°, temperatura atmosferica 20°; il fiumicello présen- tera la larghezza di m 3 e una profondità non superiore ai 2 metri. Raccolsi: Philodina citrina, Philodina megalotrocha, Metopi- dia romboides, Oxysterna oxvsternum, Colurus obtusus, Rotil'er elongatus, Rotil'er apticus, Coeiopus porcellus, Furcularia ensi- lera, Diglena forcipata. Anche nell' altro, più settentrionale,nel tratto presso la mulat- tiera fra Semestene e Pozzomaggiore, ottenni dati analoghi e raccolsi esemplari simili a quelli del primo. La flora è costituita nei due corsi d' acqua da Lemna minor, canne, vinca, buda ; il loro letto poggia su terreno di roccia basaltica. Al nord di Oniferi trovasi il rio Mannu, nel quale compii le pescateall' altezza délia Cantoniera di Oniferi il giorno ISluglio aile ore 13 e trovai la temperatura atmosferica di 31° e quella dell' acqua 20°. Il fîume présenta qui una larghezza di circa metri 3 e sul fondo ciottoloso non si misurava in taie stagione più di 30 cm. di acqua. Raccolsi : Diglena aquila, Coeiopus tenuior e Philodina mega- lothroclia. Al suddetto fîume va ad unirsi il rio Sa Staz-ione, poco importante e di brève corso. Sotto il ponte stradale di Nuoro misura di larghezza circa m. 3 ed ha una profondità nello estate di m. 0.50; il 18 luglio ore 14 temperatura dell' acqua segnava 25°, temperatura atmosferica 31°. Le alghe di questi due rii sopranominati non sono moite, trovansi perô con quelle enumerate precedentemente Cladophora glomerata, Cladophora insignis, varietas crispata, Drapanardia distans, Conferva bombvcina varietas pallicla, Euteromorpha intestinalis, Scvthonema calothricoides, Phormidium inun- datum, ecc. L'alveo dei duerii è di rocce granitiche. Raccolsi in quest' ultimo Monostvla mollis, Coeiopus tenuior, Furcularia longiseta, Philodina roseola, Rotifer vulgaris e Sal- pina spinigera. 15 — 232 — Nel rio di Orani, che corne il rio Mannu, è un affluente del Tirso, mi soffermai a gettare i retini presse- la strada nazionale ira Orani e Sarule ad un' altezza di circa 600 metridove il rio è largo un métro e profondo m. 0.30. Il giorno 20 luglio la temperatura dell' acqua era di 14°, quella atmosferica di 30°. Anche le acque di questo rio scorronotra rocce granitiche. Raccolsi : Colurus leptus, Rattulus calyptus, Monostyla bulla, Philodina roseola e Rotifer vulgaris. Il fiume Tirso venne da me esplorato presso il ponte stradale délia nazionale fra Oristano e Bosa il giorno 25 settembre allô ore 11 1' acqua aveva ima temperatura di 19°. Compî diverse pescate lungo le rive e nel centre Qui nello speccliio limpido vive Nymphrea alba, mentre dalle spondc si protendono Glyceria fluitans, Ranunculus aquatilis, Menta palegium, ecc. Questo fiume nasce sul gran piano granitico di Bitti e le sue acque scorrono per diverse miglia dal nord al sud tra scisti e graniti di cui le montagne di Buddusô e quelle del Goceano sono costituite. Tra i dintorni di Ottava e Fordungianus il suo letto si trova adagiato su terreni granitici e trachitici. Presso Sedilo attraversa lave basaltiche, per gittarsi poi nel Campidano di Oristano tra terreni alluvionali, poggiati su massi basai tici. Raccolsi : Monostyla bulla, Monostyla lunaris, Oxysterna oxysternum, Proaies sordida, Rotifer macrurus, Philodina mega- lotrocha, Diglena uncinata, Monostyla mollis, Colurus leptus e Brachionus militaris. Nei pressi délia cantoniera di Lardine, sulla nazionale tra Orune e Nuoro ad un' altitudine di circa 500 metri tra rocce granitiche, dove ha origine il rio d'Isalle, affluente del Cedrino, detto alla sua foce fiume di Orosei, raccolsi il giorno 25 luglio, La temperatura atmosl'erica era di 30°, quello dell' acqua di 12°. Le sponde qui sono ricoperte da Quercus pedimenlata, Alnus glutinosa, Crataegus oxyacantha, Salix amygdalina; e sul fondo arenoso umido interposti numerosi Juncus, Ranunculus aquabi- lis, e di tratto in tratto Carex pendula, Elaeocharis palustris, Isoetes histrix con Moenchia mantica e Lychnis coeli-rosa. Riscontrai : Salpina mucronata, Metopidia solidus e Rattulus calyptus. — 233 — 5. Gruppo. — Stagni e laghi. ( riace lo stagno di Bara presso la strada provinciale; fra Sindia e Macomer nell' altipiano délia Campeda ad un' altitudine di circa m. 550. Il lerreno è oostituito da una colata basaltica su trachite antica. La fiora non è dissiniile da quello délie pozzan- ghere di luoghi alti; di notevole, perché altrove non si riscon- trano, sono Achnanthes esilis e Cladopliora fracta (che vi è per- venuta certamente dal fiumedi Macomer). Il 7 luglio questo stagno era quasi proscingato, si presentava circondato da nuraerose pozzanghere, aveva un area non supe- riore ai 000 m 2 ed una profondità di circa m. 0.30; tèmperatura dell' acqua 23°, tèmperatura atmosferica 29°. Raccolsi: Furcularia ensilera, Diglena biraphis, abbondantis- sima, Rotifer macrurus. Nel campo di S. Anna, presso il paese di Palmas Arborea, trovasi lo stagno di Palmas. Aile ore 17 del 24 settembre l'acqua aveva una tèmperatura di 21°. Esplorai taie stagno lungo le rive e poi nel tratto di canale che lo unisce con lo stagno di Santa Giusta. Raccolsi abbondanti Pterodina patina, Ascomorpha helvetica, Metopidia acuminata e Asplanchna priodonta. Lo stagno di Santa Giusta trovasi presso il mare e quasi a lato del paese omonimo. E' un grande stagno navigabile dov' io compii diverse pescate nel centro ad una discreta profondità, e lungo le rive fra i canneti, il giorno 24 settembre aile ore 15; tèmperatura dell' acqua 18°. Ivi raccolsi : Colurus bicuspidatus, Ascomorpha helvetica, Asplanchna priodonta, Catvpna luna, Monostyla bulla ed Euchla- nis sp. (?) Nel Campidano Maggiore, addossato al paesello di Cabras, è il grande stagno che da esso prende il nome. Gettai i retini sulle sue rive il 25 settembre aile ore 8 con una tèmperatura atmosferica di 20°, dell' acqua di 18°, catturai Mono- styla quadridentata, Brachionus militaris, Monostyla lunaris, Salpina brevispina, Mastigocerca lophoessa, Pterodina patina e Rattulus calyptus. Tutti e tre questi stagni, posti nella regione marittima sono tra una fitta vegetazione di Suaeda, Salsola, Salicornia, Arthroc- nemum, Halochnemum, Obione portulacoides, ed altre Chenopo- diace alofile, di Tamarix africana ed Euphorbia paralias, Euphor- — 234 — bia pinea, ecc. Tra le alghe notansi : Campylodiscus echineis, Epithema constricta, Achnanthes subsessilis, Synedia affinis, Hautzschia amphioxus, Pleurosigma delicatulum, Stauroneis aspera, Amphiprora lepidoptera, Mastogloia apiculata ed altre specie del génère (cornu Mastogloia meleagris, Mastogloia Braun- nii, ecc), Grammatophora oceanica, Rhabdonema adriaticum, Triceratiuin favus, Cladophora vadorum, Hydrogeastrum gra- nulatum (nelle parti disseccate), Ceraniuni tenuissimum, Wran- gelia penicellata, ecc. Di tratto in tratto vengono su dal fondo Myryophyllum verticillatum, Marsilia quadrifoliata, Globularia pilulipera; dove le acque sono più basse, Zanichellia palustris e Zostere marina nei pressi délia foce e ove il mare di tratto in tratto si insinua. Il lago di Bunnari, situato ad un' altitudine di m. 28(3, è for- mata dai fianchi naturali délia valle di Bunnari, la quale nel punto in cui présenta un restringimento vien chiusa da un robusto muraglione rettilineo, sormontatoda parapetto. La capa- cità di questo piccolo lago è 600,000 m 3 , le acque provengono dai due bacini detto 1' uno di Osilo e 1' altro di Abba-Idolza o Frainu{2i) mezzo dei due rii rispettivi, i quali, prima di versarsi in esso, si fondono in un solo denominato torrente di Bunnari. Il letto è formato da tufl con trachite, ond' è évidente che una reiazione diretta sulla composizione di quest' acqua è data da elementi chimici corne i cloruri di sodio e magnesio con pre- senza délia silice e di sostanze alcaline. Le alghe filamentose vi sono numerose, esse appartengono al génère Zygnena, Spyrogyra inflata. I Volvox globator, Closte- riuin lunula, Vaucheria sono anch' essi rappresentati ; corne pure le diatomee fra cui Primularia viridis, Diatoma vulgare, Lic- mopliora splendida, Meridion circulare, ecc. Le pescate furon fatte nel giugno e vi raccolsi abbondanti Bracliionus urceolaris e Brachionus rubens. 4 a LE SPEGIE DEI ROTIFERI SARDI Nella esposizione délie specie sarde da me studiate, conta seguire la classificazione data dall' Hudson e Gosse nell' impor- tante lavoro « The Rotifera »; perché mi pare risponda allô scopo cui mi sono prefisso. Accetterô, per quanta riguarda, alcuni generi, le osservazioni fatte dal Weber nel suo lavoro « Faune rotatorienne du bassin de Léman -, ritenendole siuste. — 235 — Ordine : RHIZOTA. Famiglia : Flosculariad.e. Génère : Floscularia Oken. Specie : Floscularia pi'oboscidea, Ehrenberg. Questa specie présenta anteriormente unalargacoronaciliata, portante 5 lobi, dei quali il dorsale è più grande e ricurvo inter- namente, arrotondati, non globosi, larghi alla base. Le ciglia sono lunghe e raggianti tanto sulla sommità elle nelle curve dei lobi. Il piede, lnngo quanto il corpo, va gradualmente impiccolen- dosi e termina mercè un disco adesivo. Lunghezza totale mm. 0,35. Son visibili due occlii. Corpo incurva to ventralmente, ciô che costituisce la posizione naturale di questa specie. Habitat : Nelle acque dei rio di Badu Oschiri ne ho pescato rari esemplari. Specie : Floscularia calva, Gosse. Corpo allungato, inviluppato da un semplice intonaco gelati- noso, grosso anteriormente e ristrettoposteriormente in un lungo piede, retratto avente quasi forma di clave, slargandosi anterior- mente, a guisa di coppa, présenta due corti lobi dorso-ventrali, di cui il dorsale è il più largo e che hanno sulla sommità, spessa, délie ciglia assai corte raggianti. Il piede è lungo più délia meta délia lunghezza totale dei corpo e gradualmente s' impiccolisce flno a tenninare mercè un disco adesivo. La posizione naturale dell' animale è quellaincur- vata ventralmente. I due occhi sono facilmente visibili. L'organizzazione interna non si allontanada quella dei génère. Habitat : Acque dei rio Badu Oschiri. Ordine : BDELLOIDA. Famiglia : Philodinad.e. Génère : Philodina, Ehrenberg. Specie : Philodina roseola, Ehrenberg. Il corpo è allungato, liscio, di colore roseo; l'organo rotatorio è ben sviluppato, con dischi trocheali larghi e prominenti ; la tromba è corta, ma spessa, e l'antenna relativamente lunga. Il tronco si présenta con pliche cuticulari longitudinali ben visibili, ed è bendistinto dal lungo piede, diviso in 5 segmenti. - 236 — Gli speroni sono puntuti, lunghi e ricurvi in basso. Occhi ovu- lari, situati dorsalmente al ganglio cerebroide. Lunghezza média mm. 0.20. Il colorito di questa specie si mantiene roseo, perô negli esem- plari pescati il roseo varia dal più intenso al più sbiadito. Habitat : Questa specie, molto comune nelle acque sarde, l' ho riscontrata abbondantissime nelle vasclie délia Regia Univer- sità, del R. Orto Botanico, del Giardino pubblico di Sassari, di Sa Padules presso Orune, di Santa Maria (Sassari); nelle pozzan- ghere : Eba ciara, di Mulafà, di Sarrieddu (Oristano) ; nella fonte di S. Lucia e nei rii di Pedras Alvas, di Scala di Giocca, Ottava, Colambro, Badu Oschiri, Berchidda, di Oscliiri, ecc. Specie : Philodina citrina, Ehrenberg. Il corpo, piuttosto allungato, si présenta di forma tozza; il tronco ben distinto è leggermente gonfio e di tinta gïallo-verdas- tro. La cuticula ha strie che la percorrono longitudinalmente. La testa porta un' antenna corta e larga ; il piede anch' esso corto, è diviso in quattro segmenti, con due speroni conici, a base larga, e di poco più lunghi del segmento che li porta. Occhi due di colore rosso-bruno. Lunghezza média mm. 0.25. Habitat : Trovai pochi individui nelle acque délie vasche del Giardino pubblico di Sassari, délia R. Università; nella pozzan- ghera in Regione Mulafà e nei rii di Badu Oschiri, Scala di Giocca e Sa Cariasa. Specie : Philodina aculeata, Ehrenberg. Corpo lungo in média mm. 0.30, colorato in grigïo. La cuti- cula del tronco si présenta con pliche longitudinali più pronun- ziate dorsalmente. Ivi solo si osservano délie spine disposte in ranco e inclinate in basso; la contrazione perô délia cuticula fa variare 1' ordine délia loro disposizione. L' organo rotatorio è piccolo; latromba è allungata. come pure 1' antenna, la quale è divisa in articoli; il terminale si présenta ti'ilobato e con una coronadi ciglia. Il piede è corto, i due speroni sono puntuti e segmentati. Habitat : Rari esemplari furono trovali nelle acque délia vasca délia R. Università di Sassari. Specie : Philodina megalotrocha, Ehrenberg. Il corpo si présenta corto, incoloro, col tronco gonfio. L' or- gano rotatorio è poco sviluppato; 1' antenna è tri-articolata, l' ul- timo articolo porta alla sommità una corona di ciglia. — 237 — Il piede, nettamente separato dal tronco, è corto, tozzo, con duepiccoli speroni. Le dita in numéro di 4 sono corte, troncate ail' estremità. Lunghezza média mm. 0.20. Habitat : E' specie eomune nelle acque sarde, si l'iscontra : nei rii di Berchidda, di Scaladi Giocca, di Mulafà, Ottava, Sa Cariasa, Mannu e tiume Tirso, nelle vasclie del R. Orto Botanico e di Orani, e nella pozzanghera di S. Lucia e del ponte Sarrieddu. Génère : Rotîfer Schrank. Specie : Rotifer elongatus, Weber. Il corpo è lungo, affusolato di colore grigiastro ; il tronco si continua gradualmente con un lungo piede, il quale è diviso in segmenti, uno dei quali a sua volta porta due lunghi speroni doppi, in lunghezza al segmento che li porta. Questi sono arcuati ail' estremità e rigontî alla base. Tre dita lunghe, cilindriche e retrattili si trovano ail' estremità del piede. L'organo rotatorio è abbastanza sviluppato ; i due dischi tro- cheali sono separati tra loro da un largo solco. La tromba è corta, spessa, e di lunghezza non supera i dischi trocheali. Su di essa poggiano due occhi sferici. L' antenna è piccola, corta, bisegmentata. La cuticula è liscia e présenta délie strie longitudinal poco pronunziate; i segmenti del corpo, di cui 5 costituiscono il piede, sono 17. Lunghezza média mm. 0,90. Habitat : Le acque délie sorgenti nella regione Su Mulinu e vioSa Cariasa. Specie : Rotifer macrunts, Ehrenberg. Corpo piuttosto massiccio. biancastro, liscio, lungo in média mm. 0,60. L' organo rotatorio, ben sviluppato, è largo e la tromba è lunga tanto da sorpassarlo. L' antenna è relativamente lunga, addossata alla tromba. Il collo è corto ed il tronco gonfio, posteriormente si continua con un piede dritto, allungato. I due speroni sono relativamente piccoli e non arrivano alla larghezza del segmento che li porta. Le tre dita sono anche esse corte. Habitat : Popolano la maggior parte délie acque sarde, sono abbondantissimi nel rio di Ottava, di Porto Torres, Scala di Giocca, di Mulafà, fiume Tirso e stagnodi Bara. — 238 — Specie : Rotifer vulgaris, Schrank. Il corpo, molto allungato e biancastro, si assottiglia in avanti e si continua posteriormente col piede. La tromba è larga ecorta, 1' antenna piuttosto lunga. Il piede segmentato, présenta due pic- coli speroni, aguzzi e ricurvi in alto e termina con tre piccole dita. Lunghezza média mm. 0.45. Habitat : Nelle acque sarde è scarso, pescai degli esemplari nella vascaSa P adules (Orune) ; nella pozzanghera délia regione Mulafà, di Nure Cabras (Oristiino); nella fonte di S. Lucia (Bonorva); nel rio di Scala di Giocca, di Mulafà, di Ottava, Sa Stazione (Oniferi), Sa Cariasa (Semestene), Bunnari e Orani. Génère : Callîdina Ehrenberg. Specie : Callîdina bihamata, Gosse. Il corpo allungato, fusiforme, in média misurante mm. 0.30, présenta front almente due uncini ben manifesti. V organo rota- torio è piccolo e i due dischi trocheali sono divisi tra loro da un solco. Tromba e antenna piccole. Tronco alquanto gonfio e ben distinto dal piede. Questo è diviso in segmenti e porta due spe- roni, lunghi e puntuti, e tre dita ben visibili. Il tegumento si présenta con pliche longitudinali non tanto marcate. Habitat : Nelle acque del rio Ottava, ail' altezza del km. délia strada ferrata e nella pozzanghera délia regione Mulafà e sorgenti Su Mulino (Bonorva). Specie : Callîdina symbiotica, Zelinka. Corpo tozzo con strie longitudinali e coh segmentazione tras- versa netta. L' organo rotatorio largo ; tromba corta e larga; antenna di média lunghezza. Il piede pure è corto e con una protuberanza dorsale sul primo segmento e terminante con un disco ade- sivo. Speroni relativamente lunglii, dritti, acuminati ed a base ravvicinati. Lunghezza média mm. 0.30 Habitat: In una pozzanghera délia regione S. Lucia (Bonorva) situata sotto al ponte délia strada che mena alla Tança regïa e rio Ottava. — 239 — Ordine : PLOIMA. Sub-ordine : Illoricata. Famiglia : Asplaxciinai>.k Génère : Asplanchna Gosse. Specie : Asplanchna priodonta, Gosse. Corpo sacciforme, dorsalmente ooncavo, trasparente ; cou regione cefalica dritta. Organo rotatorio con due mammelloncini paralleli, tra i quali si osserva un solco, clie va alla bocca. La corona ciliare è portata da un cereine spesso, circolare, che sta attorno alla testa. Il ganglio cerebroide è allungato trasversal- raente e porta un occhio. Musculatura sviluppatissima, special- mente quella longitudinale. Lunghezza média mm. 0.30. Habitat : Si trovano abbondantissime negli stagni di Santa Giustae di Palmas (Oristano). Specie : Asplanchna Ebbesbornii, Hudson. Il corpo sacciforme, allungato, misura in média mm. 0.20 e si présenta con moite eruie, dovute forse alla contrazione sotto 1' azione del fissativo. In avanti i mammelloncini allungati si sono per contrazione ravvicinati e le loro cigiia hanno preso l'aspettodi due ciuffi incrociantesi. Manca il piede ; posteriormente pero' il corpo si affusola pro- traendosi verso un lato. In taie regione, sopra un mammellone, si osservano due fiamme di cigiia vibratili. Un ganglio cerebroide allungato si riscon tra an teriormen te al corpo; la glandola gas- trica è ovoide; nella regione posteriore si trova, dietro lo sto- maco, 1' ovario impari, formato di un vitellogeno ovoide e d'un germigeno più piccolo. Le pareti del corpo si presentano granu- lose e la muscolatura è ben sviluppata. Altri ciuffi di setole si riscontrano su altri mammelloncini o ernie. Habitat : Xel rio Badu Oschiri. Génère : Asplanchnopus de Guerne. Specie : Asplanchnopus myrmeleo, Ehrenberg. Il corpo è ovoide, il piede, corto, termina con due dita piccole, coniche e puntute. L' organo rotatorio si assomiglia ail' Asplanchna, la corona postorale ha cigiia fini, lunghe, situate sulle protuberanze. Présenta un occhio mediano e due ocelli laterali. L' organizza- zione interna non si allontana da quella comune al gêner»'. — 240 — Lunghezza média mm. 0.25. Habitat : Nelle acque del rio di Oschiri. Génère : Ascomorpha Perty. Specie : Ascomorpha helvetica, Perty. Corpo sacciforme, ovoide, largo posteriormente, sul dorso leggermente convesso. Testa conica, più ristretta del resto del corpo. Organo rotatorio formato da un cingolo continuo a ciglia lunghe e fini ; un piccolo mammellone medio dorsale, senza ciglia, s' éleva al disotto del cingolo. La cuticula non présenta pliche pronunziate, è spessa e poco trasparente. Lunghezza média mm. 0.10. Habitat : Sono abbondanti nelle acque del Tirso sotto il ponte omonimo, Stagno di Palmas e Santa Giusta. Famiglia : Triarthrad^e. Génère : Polyarthra Elirenberg. Specie : Polyarthra platyptera, Elirenberg. Corpo cilindrico, tronco in avanti e indietro, lungo in média mm. 0.12. Ai lati e longitudinalmente si osservano délie bende chitinose. Nella regione antero-laterale prendono inserzione nu- méro 12 di spine, divise in quattro fasci, due per ciascun lato, che sorpassono la lunghezza del corpo. Alla base di ciascuna spina, ho riscontrato un rilievo ad astuccio che serve ad artico- larle in modo che esse possono rivolgersi in tutti i sensi. Nel corpo, essendo molle, si osservano dorsalmente dei solchi longi- tudinal! che ne percorrono parallelamente tut ta la lunghezza; il bordo posteriore si présenta convesso, diviso in 5 o 6 lobi. L' organo rotatorio présenta un cingolo a ciglia fini e lunghe. L' occhiounico è nella regione media-anteriore. Mastax forcipato. Habitat : Le ho riscontrate abbondanti nelle acque di una pozzanghera délia sorgente di Santa Lucia (Bonorva). Famiglia : Notommatad^e. Génère : Taphrocampa Gosse, Specie : Taphrocampa annulosa, Gosse. Corpo cilindrico, massiccio, dorso leggermente convesso, pli- che cuticulari 8-10 trasverse ben sviluppate. Piede corto, largo, con due dita coniche, tozze, curve in dentro a guisa di pinze. Testa portante lateraltnente due orecchie ciliate. — 241 — Lunghezza média mm. 0.10. L' organo rotatorio lia forma ovoicle e si trova sulla faccia ventrale. Ganglio cerebroide, voluminoso ed opaco occhio unico rosso. Habitat : L'ho riscontrata nelrio di Bercliidda. Génère : Notommata Gosse. Specie : Notommata tripus, Elirenberg. Corpo, tozzo, largo, ovalare con dorso arcuato e ventre piano, lungo in média mm. 0.10. Anteriormente la regïone cefalica è convessa. Posteriormente il tronco termina con una lunga appendice caudale, conica, che si dirizza perpendicolarmente sulla faccia dorsale. Ventralmente si continua al tronco un piede largo, coi'tp, con due dita coniche puntute, leggermente curvate e anch' esse corte. L' organo rotatorio posto sulla faccia ventrale, forma un disco ovolare con 4 ciuffi di ciglia tattili. Occhio unico. Mastax volu- minoso, sferico, con forti mascelle. Habitat : In alcuni pozzi di acquesorgive, situate nella regione Su Mulinu presso Bonorva. Specie : Notommata cyrtopus, Gosse. Corpo fusiforme, lungo mm. 0.20; regione cefalica tronca, regione pédale affusolata. Il tronco, convesso dorsalmente e ven- tralmente, si distingue dalla regione pédale per una strozzatura; e termina con una coda, abbastanza pronunziata, provvisto di un mammellone troncato, dove vedesi un ciuftb di ciglia. Il piede, ben formato, lia délie pliche trasverse e 2 dita coni- che, curve e puntute — la punta délie quali è rivolta ventral- mente; alla base di ciascun dito, lungo in média mm. 0.02, tro- vasi un mammellone quasi sferico. Un mastax voluminoso, tondeggiante, è situato nella linea media-ventrale. L' occhio poggia dorsalmente sul ganglio cere- broide, intensamente opaco. L' apparecchio rotatorio è alquanto sviluppato. Habitat : Vive nelle acque délia vasca del Giardino pubblico di Sassari. Specie : Notommata naias, Elirenberg. Corpo fusiforme, poco atfusolato anteriormente, essendo quasi la testa dell' istesso diametro del tronco e solo distinta da esso permezzo di una plica trasversa. — 242 — Sulla sommità tronca délia testa si osserva 1' organo rotatorio avente ciglia fini,corte e un mammelloncino ciliato che si solleva nel mezzo. Le auricole, piccole e ciliate, sono situateai lati del corpo. Il tronco posteriormente va gradualinente impiccolendosi in un lungo piede, il quale porta due dita coniche, puntute e ben sviluppate, lunghe in média mm. 0.03. L' appendice codale è ben pronunziata, si présenta quasi sotto forma di un allungamento del tronco e ricopre il piede. La caticula è spessa. L' occhio è situato dorsalmente al voluminoso ganglio cerebroide. Il mastax è globoso. Lunghezza média del corpo mm. 0.25. Habitat : Le acque del rio Badu Oschiri e Sa Mandras. Specie : Notommata saccifera, Ehrenberg. Corpo fusiforme, assottigliantesi ai due estremi. Dorsalmente convesso, piano sulla faccia ventrale. Cuticula spessa, senza segmentazione accentuata. Organo rotatorio situato obliquo- ventrale al corpo, auricole piccole ai lati délia testa. Piede, alquanto ben forrnafo, è ricoperto dorsalmente dall' ap- pendice codale. Due dita piccole, coniche, situate ail' estremità del piede. Lunghezza média mm. 0.25. Habitat : Acque del rio Badu Oschiri e vasche del Giardino pubblico di Sassari. Génère : Copeus Gosse. Specie : Copeus pachyurus, Gosse. Corpo corto, massiccio, in dietro arrotondato, con appendice codale lamelliforme, flessibile. Lunghezza média mm. 0.35. Testa grande, convessa, lateralmente portante due orecchie coniche e lunghe, distinta dal tronco mercè una plica trasversa più marcata délie altre. Il corpo è molto contrattile tanto che si déforma ail' azione del fîssativo. Sul tronco si osservano pliche traverse, che nella contrazione lo fanno sembrare anellato. I tentacoli laterali, piazzati in dietro, ci appaiouo corne piccoli coni provvisti di lunghi ciuffi di se tôle tattili. Il piede è tri-articolato, molto retrattile, e provvisto di dita massicce, che hanno forma di lame puntute ail' estremo. Habitat : Vive nelle acque del rio Berchidda. — 243 — Génère : Proaies Gosse. Specie : Proaies petromyzon, Ehrenberg. Corpo ovoide, alquanto allungato, misura in média mm. 0.19, tronco in ayanti e posteriormente. Dorsalmente molto concavo. piano ventralmente. La testa si distingue dal tronco per ima forte plica traversa, che porta 1* organo rotatorio, obliquo sulla porzione antero-ventrale, ed è fornita di un occhio. La cuticula. spessa e flessibile, è trasparentissima. Il piede lungo, forte, cilindrico, è munito di due dita, piccole, eoniche e puntute. Il mastax ha mascelle délicate di struttura semplice. Habitat : Le acque del fiume Tirso e vasche del Giardino pubblico, délia R. Università e Sa Padules. Specie : Proaies tigridia. Gosse. Corpo allungato, leggermente ristretto ai suoi estremi, con cuticula flessibile, dorsalmente convesso; la lunghezza média è num. 0,17. La testa è separata dal tronco da una plica cuticulare trasversa ail' altezza délia base del mastax. Essa è arrotondata alla sommità e porta un ciuftb di ciglia lunghe. Il piede è separato dal tronco per mezzo di un' altra plica cuticulare trasversa ed è ricoperto in parte da uno spessimento cuticulare prodotto dal restringimento délia parte posteriore del tronco. Ail' estremità del piede vi sono due lunghissime dita, puntute, a curvatura sigmoide, misuranti mm. 0,00. Occhio unico situato dorsalmente al ganglio cerebroide. Habitat : Nelle acque sorgive dei pozzi délia regione Su Mulinu (Bonorva). Specie : Proaies sordida, Gosse. Corpo cilindrico, tronco anteriormente e aftusolato posterior- mente, lungo in média mm. 0,20. La distinzione Ira testa, tronco e piede non è visibile. La testa arrotondata porta, inclinato ventralmente, l' organo rotatorio con corona ciliare semplice. Il piede largo e poco sviluppato présenta una depressione nella linea mediana, — due dita piccole, eoniche e puntute, trovansi appiccicate alla base del piede. La cuticula è pieghevole e présenta délie increspature quando l'animale è contratto. L' occhio poggia sul ganglio cerebroide, ovoide. Il mastax ha forma arrotondata. — 244 — Habitat : Ho riscontrato taie specie nelle acque del fiume Tirso, precisamente sotto il ponte, e nel rio Calambro. Specie : Proaies felis, Ehrenberg. Corpo cilindrico, assottigliato, ironco in avant! e con una pro- boscide carnosa, curvato in avanti, ove notasi al disotto 1' organo rotatorio. Testa non ben separata dal tronco. Cuticula con rughe non apparenti. Piede corto, forte con due dita sottili puntute e divergenti. Occhio niolto largo. Lunghezza média mm. 0,15. Habitat : Vive nelle acque del rio di Berchidda. Génère : Furcularia Ebrenberg. Specie : Furcularia forficula, Ehrenberg. Corpo cilindrico, allungato, misura in média mm. 0.20. Cuti- cula spessa, ma rlessibile. Una strozzatura assai accentuata forma la linea di separazione tra il tronco e il piede, corne allô stesso modo, ma meno accentuata, si présenta la linea di sepa- razione del tronco con la testa. Questa è conica e porta un occhio a pigmento rosso. Il piede largo, corto, porta due lunglie dita in forma di fal- ciuola, che presentano lungo il bordo dorsale 3 dentellature. Habitat : Rari esemplari pescai nelle acque del rio Calambro. Specie : Furcularia lophyra, Gosse. Corpo cilindrico, alquanto affusolato. Testa, separata dal tronco médian te una strozzatura molto marcata; 1' organo rota- torio è fortemente ciliato ed obliquo rispetto ail' asse del corpo. Il tronco si présenta col dorso convesso. ed è separato dal piede mercè un forte solco trasverso. Ii piede corto e largo porta due dita, lunglie mm. 0.027, alla base e flno quasi alla meta larghe, poi terminanti a punta fine e acuta. L' occhio, unico, si trova dorsalmente. Lunghezza média mm. 0.10. Habitat : Le acque del rio Sa Cariasa presso Semestene. Specie : Furcularia sphaerica, Gosse. Corpo globoso molto eurvo dorsalmente, meno ventralmenle- Tronco separato dalla testa e dal pied) 1 , mercè solchi trasversi pronunziati. Testa tronca-conica, portante 1' organo rotatorio, provvisto di folle ciglia. — 245 — Piede corto, tozzo, con 2 dita piccole, alquanto curve ed acute. Troncodi forma sferica, molto accentuato. Occhio unico. Lun- ghezza média mm. 0.12. Habitat : Nel rio di Berchidda, dove è alquanto ben rappre- seutata. Specie : Furcularia ensifera, Gosse. Corpo cilindrico, alquanto incurvato ventralmente. La testa è separatadal tronco da una lieve piega trasversa dorso-ventrale. L' organo rotatorio è semplice. Mancano gli oeclii. Il tronco non è separato dal piede da nessuna piega esterna apparente, in modo da sembrare con esso tutt' uno. Le due dita, alla base sepa- rato traloro, sono lunglie mm. 0.07 a forma tli lama e per tutta la loro lungliezza si presentano délia medesima largliezza, solo ail' apice si affusolano. Habitat : Vive nelle acquedel îïo Sa Cariasa presso Semes- tene. Specie : Furcularia longiseta, Ebrenberg. Corpo conico, lungo in média mm. 0,09, senza il piede; dor- salmente convesso e posteriormente il tronco. Un corto piede, con cuticula molto increspata porta due lun- gbissime dita, ineguali, coniche e leggermente incurvate verso la punta, la più lunga délie quali misura in média mm. 0.12 e la più piccola mm. 0.09. Il corpo è ricoperto da una cuticula molle e fiessibile, per cui 1' animale è molto contrattile. L' occhio unico, rosso, si trova nella regione posteriore del ganglio cerebroide, riposante sopra un corpo granuloso ovoide. Habitat : Trovai taie specie nel rio Sa Sbazione (Oniferi) ed è molto rara nelle acque sarde. Specie : Furcularia sterea. Gosse. Corpo cilindrico-ovato ; tronco separato mercè una piega spessa dalla testa, che termina troncata ail' estremo; sudi essa si osserva 1' organo rotatorio, ed è inclinata ventralmente. Il tronco si prolunga in una corta, curva ed acuta coda ricoprente la base del piede, che è spesso e piçcolo e ben distinto dal tronco, mercè una marcata piega dorso-ventrale. Le dita del piede in numéro di due, hanno forma di lama, sono puntute, sensibil- mente curve e lunghe mm. 0.03. Lungliezza média mm. 0.20. 246 Habitat : Le acque del rio d'Oschiri e sorgenti di Santa Lucia. Génère : Diglena Ehrenberg. Speeie : Diglena uncinata, Milne. Corpo fusit'onne colla faccia dorsale convessa; pliche dorso- ventrali, che ci farmo distinguere il tronco dalla testa e dal piede. La testa è triangolare con proboscide a guisa di cappuccio. L' organo rotatorio si trova sulla faccia ventrale e porta délie ciglia lunghe, e un ciutio per lato, di lunghe setole. Il piede è corto, munite di due lunghissime dita in média mm. 0.045, ensiformi, incurvate e divergenti. Un' appendice codale, arrotondata, ricopre il piede dorsal- mente. Mastax ovoide. Occhi frontali in numéro di due. Lun- ghezza média mm. 0.15. Habitat : E' una speeie alquanto ben rappresentata nelle acque sarde, vive nel rio Badu Oschiri e fiume Tirso. Speeie : Diglena biraphis, Gosse. Corpo oblungo, testa e tronco alquanto gonfl, separati tra loro da un' accentuata strozzatura. La testa ha la sommità convessa, 1' organo rotatorio è posto sulla faccia ventrale e consiste in una corona ciliare ovalare. Il tronco, convesso dorsalmente e piano ventralmente, visto dal dorso, lia forma ovoide. Il piede alquanto allungato è diviso per mezzo di una strozza- tura dal tronco, che polungandosi nella sua parte posteriore lo ricopre quasi per meta. Due dita lunghe mm. 0.07, sottili, per- fet lamente uguali di grossezza e dritte terminano il piede. Occhi due; il mastax ha mascelle protrattili e lo stomaco sempre pieno di so stanza verde. Habitat : E' abbondante nelle acque dello stagno di Bara e vive anche nel rio di Bunnari e sorgenti délia regione Su Mulinu (Bonorva). Speeie : Diglena calillina, Ehrenberg. Corpo corto, cilindrico, e tronco ai suoi estremi con una lun- ghezza média di mm. 0.14. La testa è separata dal tronco mediante una plica cuticulare trasversa ed obliqua. Altre pliche oblique-trasverse ben accen- tuate si riscontrano sul corpo. — 247 — Il piede posto ventralmente è perpendicolareall' asse del corpo e porta due dita corte e puntute. L' organo rotatorio présenta una corona ciliare semplice ed è situato sulla faccia ventrale délia testa. Gli occhi in numéro di due sono sferici e frontal!. Habitat : Neile acque sorgive dei pozzi nella regione Su Mulino (Bonorva). Specie : Diglena forcipata, Ehrenberg. Corpo ovoide, con faccia dorsale poco convessa e ventrale piana. La cuticula, dorsalmente più spessa, présenta délie pliche traverse, la più accentuata délie quali è quella che sépara la testa dal tronco. Questo si prolunga in un' appendice coclale corta e arrotondata. L' organo rotatorio è disposto obliquamente sulla faccia antero-ventraie ed ha forma ovoidale, e moite ciglia esili e corte. Il piede è largo, corfco e tozzo; esso è separato dal tronco mediante una forte strozzatura e porta due dita falciformi, le quali dorsalmente alla base sono circondate dauna guaina ; e fra 1' una e 1' altra di esse si trova un piccolo tubercolo ; la loro lunghezza média è di mm. 0.04. Il corpo misura in média mm. 0.20. Il mastax voluminoso lia mascelle forcipate, e i due piccoli occhi sono rossi. Habitat : E molto comune nelle acque sarde, si trova nel rio di Berchidda, di Oschiri, di Badu-Oschiri, di Bunnari e Sa Carias a. Specie : Diglena aquila, Gosse. Il corpo, fusiforme, gonfîo dorsalmente, présenta nella parte anteriore una lieve strozzatura che ci permette di distinguere il tronco daUa testa. Questa porta un rostro incurvantesi ventral- mente al disotto del quale si âpre la corona ciliare, con ciglia fol te ed esili. Il piede, ben distinto dal tronco, è corto e tozzo, porta due dita lunghe mm. 0.065, uguali, dritte a guisa di verga e terminanti con punta ottusa ; ad un terzo, verso 1' apice esse si presentano non lisci ma punteggiati. Dorsalmente si osserva una piccola appendice caudale, poco pronunziata. Lunghezza média mm. 0.10. Habitat : Nelle acque del rio Mannu presso la Stazione ferro- viaria di Oniferi. 16 — 248 — Génère : Dùtemma Ehrenberg. Specie : Distemma forcipatum, Ehrenberg. Il corpo è ovato-oblungo, assottigliato in avanti e gonfio pos- teriormente ; la testa è separata da una strozzatura, tronca e con proboscide; V organo rotatorio obliquo ovale si âpre ventral- mente. Il tronco si prokmga in una coda ricoprente dorsalmente il piede; questo è corto, massiccio e porta due dita grosse e diver- gent!. Habitat : Àcque del rio di Oschiri. Specie : Disteituna Collhisi/, Gosse. Corpo cilindrico, lungo in média mm. 0.20, con testa larga e divisa dal tronco, che è anche separato dal piede, il quale porta due forti dita, sottili, acute e lunghe mm. 0.08 incurvantisi verso il ventre. L' organo rotatorio, abbastanza sviluppato, porta moite ciglia. Gli occhi in numéro di due sono situati dorsalmente. Il mastax, alquanto pronunziato, è globoso. Habitat : Leacque dei rii Berchiddae Sa Mandras. Sub-ordine : Loricata. Pamiglia : Rattulid.e. Génère : Mastigocerca Ehrenberg. Specie : Mastigocerca lophoessa, Gosse. Il corpo è ovalare, fusiforme e leggermente convesso. La lorica è sormontata d' una caréna asimmetrica, poco convessa, divisa in lobi disuguali, che al piede s' arresta bruscamente. Il piede largo, tronco- conico, porta un dito puntuto, lungo mm. 0.23, cioè quanto il corpo. Alla base di questo dito si ris- contraun' altrodito accessorio, curvato, lungo mm. 0.04 e quat- trostiletti più corti ed appaiaii. Taie specie è [)rovvista di un semplice organo rotatorio. L'oc- chio èrossoed r, situato dorsalmente al corpo e posteriormente al ganglio cerebroide. Habitat : Questa specie è comune nellc acque dolle vasche del giardino pubblico di Sassari, délia R. TIniversità e del R. Orto Botanico e nello Stasrno di Cabras. — MQ — Specie : Mastigocerca tdcontis, Eluvnberg. Corpo fusiforme, allungato, misurante in média, mm. 0.20 senza il piede. La lorica è imncaia in avant! e présenta duo lunglie spine ipe? guali, puntute; la più grande délie quali è dorsale, misura tnm. 0.08 ed ail' apipa s' incurva; e la più piccola, che è la meta circa délia prima, e le si trova a lato, è quasi dritta. Il piede alquanto lungo, conico, porta un dito a stile, lungo quasi quanto il corpo; è leggermente curvato e alla sua base cirçondato daquattrô stiletti ineguali. L' organo rotatorio semplice è costituito da una ghirlanda cir- colare con ciglia fine ; l'occhio, unico, e di color rosso trovasi posteiïorrnente e dorsalmente al ganglio cerebroide. Habitat : Questa specie popola le acque dei rii di Oschiri, di Badu Oschiri e Sa Mandras. Specie : Mastigocerca bicurvicornis, Mola. Questa specie ha di comune con la Mastigocerca bicornis molti caratteri specifici. Diffeiïsce : a) Nella lunghezza del corpo, essendo questa specie più pic cola, in média misura mm. 0.17. b) Présenta la lorica alquanto convessa dorsalmente, senza caréna alcuna. c) Anteriormente la lorica porta due spine molto arquate in dentro, parallèle, disuguali e situate alquanto discoste 1' una dall' altra. La più lunga délie spine misura mm. 0.02, la più corta mm. 0.013. d) Il piede cilindrico porta un dito lungo in média mm. 0.25 con quattro stili,inuguali, alla base, ma questi stili sono più lun- ghi di quelli délia Mastigocerca bicornis. e) L'appendice digitil'orme anteriormente è ben sviluppata. Habitat : Raccolsi pochi esemplari nella vasca del Giardino pubblico di Sassari e propriamente in quella situata a nord-ovest. Specie : Mastigocerca elongata, Gosse. Corpo quasi cilindrico, sottile, largo in avanti ed affusolato in dietro, misurante in média mm. 0.20. La lorica è liscia, con una scanalatura mediana lunga e profonda. Dorsalmente è convessa, inentre ventralmente è pianeggiante. Dali" apertura posteriore délia lorica esce un piede corto, qua- drangolare ehe porta un dito lungo quanto il corpo, flessibile e quasi diritto e alla base degli stili piccoli. La testa è poco sviluppata, e Torgano rotatorio è semplice — 250 — con una corona provvista di ciglia alquanto lunghe. Il mastax c ben sviluppato. L' occhio unico, rosso, si trova nella regione postero-dorsale del ganglio cerebroide, il quale è voluminoso ed allungato. Habitat : Ho riscontrato questa specie nelle acque del hume Tirso sotto il ponte stradale, e nella pozzangliera di Santa Maria del Rimedio (Oristano). Specie : Mastigocerca stylata, Gosse. . Corpo, irregolarmente ovale, tronco in avanti con capo corto. Organo rotatorio alquanto pronunziato provvisto di una fltta corona ciliata. Ganglio cerebroide ovale su cui si trova situato nella parte postero-dorsale un occhio. Mastax allungato conmas- celle ben sviluppate. Lorica flessibile, raggrinzita per contrazione e senza scanala- ture. Dito del piedemoderatamenteondulato lungo mm. 0.07 e senza substili alla base. Lunghezza média del corpo mm. 0.065. Habitat : Molto abbondante nelle acque délie vasche del R. Orto Botanico di Sassari. Specie : Mastigocerca carinata, Elirenberg. Corpo allungato, ovoide, alquanto convesso dorsalmente e ventralmente. Una lunga caréna sormonta dorsalmente la lorica e la percorre per meta circa del corpo. Anteriormente la lorica è troncata ed liai bordi lisci, corne pure posteriormente. Il piede è munito di un lungo dito, quasi diritto, acuminato, di circa mm. 0.14 superante la lunghezza totale del corpo. Quat- tro stiletti ineguali si trovano alla base del dito. L' organo rotatorio non si discosta da quello comune a questo génère. Habitat : Taie specie è stata riscontrata nelle acque del rio Badu-Oschiri ; délie vasche del Giardino pubblico e délie pozzan- gliere di Eba Ciara e di S. Maria del Rimedio. Specie : Mastigocerca rattus, Elirenberg. Il corpo ovato, frontalmente tronco e acuto in dietro misura in média mm. 0.15 — ha una scanalatura lungo i due terzi e dorsalmente si présenta arcuato. Il tronco ha caréna non tanto pronunziata, meno curva e più — 251 — allungata délia Mastigocerca carinata con la quale spesso si si confonde. Il piede, conico, porta un lungo dito, dritto, affilato lungo in média mm. 0.1 1 e piccoli sub-stili uguali ira loro. Habitat : Le acque délie vasche dell' Orto Botanico, e del Giardino pubblico di Sassari . Génère : Rattulus Ehrenberg. Specie : Rattulus tigris, Millier. Corpo cilindrico, molto allungato, misurante in média mm .0.18, arcuato sul-dorso. La lorica tubulare, liscia e trasparente, ante- riormente è troncata e si termina con due rilievi a spina nel lato ventrale e dorsale. Una caréna poco sviluppata si prolunga nella linea media-dorsale ad un quarto délia lunghezza. Posterior- mente 1' apertura pédale ha margini rotondi, dove trovasi il piede uni-segmentato con due clita lunghe mm. 0.09. uguali, sti- liformi, curvate verso la parte ventrale. Alla base délie dita si riscontrano 4 stiletti ineguali lunghi da mm. 01 a 0.009. L' organo rotatorio è semplice, formato da una sola corona ciliare continua. Il mastax è allungato edi formaquasi cilindrica. Un grosso occhio rosso poggia infero-dorsale al ganglio cere- broide, il quale è allungato, Habitat : Questa specie è comune nelle acque sarde, 1' ho ris- contrato nel rio di Badu-Oschiri, Sa Mandras, Calambro e sor- gente di Santa Lucia. Specie : Rattulus sejunctipes, Gosse. Corpo dorsalmente molto curvo, quasi piano ventralmente. Testa uscente dal seno cefalico tronca in avanti. Organo rotato- rio" s viluppato. Occhio unico. Lorica con spina dorsalmente al seno cefalico. Piede corto con due dita uguali, curve ventralmente, sottili e situate allô stesso livello, molto discosto tra loro, lunghe in média mm. 0.09. Lunghezza del corpo in média mm. 0.20. Habitat : Vive nelle acque del rio Berchidda. Specie : Rattulus helminthodes, Gosse. Corpo molto sottile, specialmente visto di fronte e poco largo. Moderatamente curvo ventralmente. Piede corto con due dita uguali, lunghe, sottili e aguzze con stiletti accessorii alla base, la cui posizione naturale èquella di disporsi ventralmente; misu- — 252 — rano in média mm. 0.00. Mastax allungato. Occhio imico su o-anfflio cerebroide chiaro, e dorsale. Organo rotatorio ovale, con moite ciglia sottili. Lunghezza in média mm. 0.20. Habitat : Acque del fio di Oschiri. Specie : RaMulus cimolius, Gosse. Corpo arcuato allô stesso modo nella faccia ventrale che nella dorsale. Piede corto con due dita simili a lama, curve, corte, acuminate e senza substili. Cervello opaco, organo rotatorio semplice, con ciglia piccole e folie, situato anteriormente alla testa ove questa è tronca. Lorica alquanto flessibile. Lunghezza média mm. 0.15. Habitat : Le acque del rio Sa Padules (Orune). Génère : Coelopus Gosse. Specie : Coelopus car ia, Gosse. Il corpo, molto globoso e molto convesso dorsalmente, in- dietro présenta una globosità che nasconde il corto piede, dis- posto postero ventrale al corpo. Anteriormente la lorica è tronca, ha bordi lisci e dorsalmente si prolunga in una ben visibile spina. La testa, uscente dal seno cefalico, è cilindrica con 1' organo rotatorio semplice. Le dita del piede sono piCcole, disuguali, falciforme, arcuate e puntute. Mastax globoso; occhio situato nella regione postero- ventrale al ganglio cerebroide. Lunghezza média mm. 0.08 ; larghezza dorso-ventrale mm. 0.05. Habitat : Questo specie popola le âcqiîë délia vasca délia R. Università. Specie : Coelojius icniuor, Gosse. Corpo cilindrico allungato, leggermente arquato, lungo in média mm. 0.15. La lorica sottile si prolunga in avanti con tre spine aguzze, poco pronunziate, e insieme al suo bordo posteriore costituisce il seno cefalico. Dorsalmente esso non présenta caréna, ma una convessità. Il piede, alquanto corto, quadrangolare è situato posterior- mente lungo 1' asse del rotiiero ed esce dal seno pédale, che — 253 — présenta bordi lisci ed aportura obliqua. Duo lunglio dita siilnidi, curve, ineguaii, puntute e separate alla loro base, dove si osser- vano 'i st iletti, misurano V uno mm. 0.07, 1' altro mm. 0.03. La testa porta 1' organo rotatorio semplice con una corona ciliare di lunghi e fini eigiia. Un occhio rosso si riscontra nella regione postero-ventrale (Ici ganglio cerebroide. Il mastax è formato da mascelle asimmetriclie. Habitat : Raccolsi questa specie nel rio di S'd Stazlànê e Man h h presso Oniferi e nella vasca délia R. Università di Sassari. Specie : Coelopus porcelhis, Gosse. Corpo corto, cilindrico, spesso ed arquato; in média lungo mm. 0.10. La lorica, anteriorinente tronca a bordi lisci, présenta due spine dorsali e due ventrali ineguaii; ed una caréna dorsale molto depressa in avanti, clie va lievamente attenuandosi in dietro verso il terzo posteriore. Il piede, unisegmentato, uscente dal seno pédale circolare, porta due dita ineguaii, di cui uno è lungo mm. 0.05 e 1' altro 0.035, entrambe arcuate, separate alla base, e accollantesi Ira loro agli apici in modo da sembrare un unico dito. Quattro stiletti si trovano alla base di esse, ineguaii, ed appaiati a ciascun dito. L' organo rotatorio è semplice; 1' occhio unico. Habitat : Molto comunenelle acque sarde, io 1' ho riscontrato nel rio di Berchidda, SaMandras, Mulala e Sa Cariasa. Specie : Coelopus bambekei, Mola. Corpo cilindrico, allungato, a facce parallèle, leggermente arquate; misurante in média mm. 0.09. Lorica anteriormente tronca, a margine liscio, costituente il seno cefalico. Posteriormente e dorsalmente al piede si osserva uno scudetto, uscente fiai seno pédale. Il piede bi-articolato, coniCo, gradualmente affusolato, porta due dita, disuguali, molto affilate, di cui la più lunga misura mm. 0.01. Alla base délie dita si vedono due stili ben pro- nunziati. L' organizzazione interna non si allontana da quella délia specie. — 254 — Habitat : Pescai pochi esemplari nella vasca délia R. Uni versità. Famiglia : Dinocharidj:. Génère : Dinocharis Ehrenberg. Specie : Dinocharis pocillum, Ehrenberg. Corpo cilindro-conico, lungo mm. 0.20, con lorica provvista di spine e con rilievi poliedrici. Sia dorsalmente che ventral- mente si osserva uno scudo poliedrico dovuto ai rilievi laterali. Anteriormente si âpre il seno cefalico, abbastanza ampio e con bordi piani; da esso si protende la testa in direzione dell' asse del corpo. Lateralmente e dorsalmente alla quale si trovano délie placche chitinose indipendenti le une dalle altre. Il seno pédale, che s' âpre posteriormente al corpo, si pré- senta con margini angolosi. Quivi si trova un piede diritto, zigrinato, tri-articolato, lungo in média mm. 0.10; esso termina con due dita ensiformi, esili, lunghe mm. 0.14 quasi diritte e di larghezza identica in tutta la loro lunghezza, solo ail' estremità s' impiccioliscono e terminano a punta ottusa. Uno sperone arcuato verso 1' apice e lungo mm. 0.03 dorsalmente alla base délie due dita si riscontra. I tre segmenti del piede di varia gran- dezza sono articolati tra di loro a ginglino, perché presentando dorsalmente dei condili, non possono ripiegarsi che in avanti. Al primo segmento si attaccano due speroni lunghi mm. 0.09, conici e diritti, a punta acuminata; dorsalmente il segmento présenta dei rilievi che visti di lato danno 1' aspetto di 4 mam- melloncini. Un condilo si osserva altresi dorsalmente al 2° seg- mento e propriamente ail' attacco di esso con quello seguente. Habitat : L' ho riscontrato nel rio di Badii-Osdnri e di Oschiri. Génère : Scaridium Ehrenberg. Specie : Scaridium longicauchim, Ehrenberg. Corpo cilindrico, lateralmente compresso, troncato in avanti colla faccia dorsale convessa, in média misuranie mm. 0.37, di cui il solo piede con le dita è lungo mm. 0.25. Le dita sono lunghe mm. 0.14, uguali, ensiformi e poco arcuate verso l'apice. Nel piede si nofano muscoli striati che gli permettono un movi- mento brusco e repentino e dei rapidi salti. La lorica, trasparente, è liscia. La testa trapezoide, porta un — 255 - organo rotatorio semplice con ciglia lunghe, due ciuffi délie quali lateralmente si presentano più lunghi degli altri. Il ganglio cerebroide ha un occliio, il quale sembra far corpo col mastax, essendo questo aderente al ganglio. Habitai : L' lio riscontrato nelle acque del rio di Berchidda. Génère : Steplianops Ehrenberg. Specie : Steplianops lamelïaris, Ehrenberg. Corpo cilindrico con una lunghezza média di mm. 0,15, pro- tetto da uno scudo cefalico ovalare più largo del tronco, chiti- noso, ialino, convesso dorsalmente e anteriormente arrotondato. La lorica, trasparente, prismatica e depressa, si prolonga pos- teriormente in tre spine uguali, lunghe, arcuate; dorsalmente è convessa e présenta una specie di caréna ; ventralmente è piana. Il piede dritto tri-segmentato porta ail' estremo due dita lun- ghe mm. 0.05 coniche e puntute. Alla base di queste e dorsal- mente, un poco in su, prima dell' inserzione délie 2 dita si trova una lunga spina, quasi délia stessa lunghezza délie dita perô più affilata e più esile. La testa, uscente dal seno cefalico, a margine liscio e arcuato, porta due forti setole ; e gli occhi in numéro di due sono situati ciascuno su una protuberanza cefalica latérale. Il mastax è lobato e alquanto grande. Habitat : Riscontrai rari esemplari nelle acque del rio di Badu-OscAnri. Famiglia : Salpinad.e. Génère : Diaschiza Gosse. Specie : Diaschiza semiaperta, Gosse. Il corpo cilindrico, compresso ai lati e convesso dorsalmente, in média misura mm. 0.10. La lorica è anteriormente e poste- riormente tronca, senza alcun prolungamento, ed è formata da due placche che ricoprono il corpo dorsalmente e lateralmente, lasciando ia parte ventrale libéra. Un rilievo, quasi triangolare, ricopre dorsalmente il largo piede. Questo è conico ed è munito didue dita arcuate lunghe mm. 0.07, divergenti e situate dis- costo tra loro alla base. L' organo rotatorio ha cingolo continuo, munito di piccole ciglia. Il ganglio cerebroide voluminoso e allungato, porta fron- talmente un occhio rosso ovalare. Habitat : Ho riscontrato questa specie nella vasca délia R. — 256 — Unlversità di Sassari; nei rii di Bunnari e sorgenti délia regione Su Mulino (Bonorva). Specie : Diasch'ua lacinulata, O.-F. Muller. Corpo largo, più o meno cilindrico, con testa separata dal tronco. La testa frontalmente termina triangolare e porta 1' or- gano rotatorio elle dal bordo frontale va ventralmente alla regione cefalica. La lorica è flessibile e trasparente, e ricopre per due terzi il corpo. Soleo mediano largo. Piedecorto con 2 dita curve, coni- che, puntute e lunghe mm. 0.02. OcOhië unico situato postero- dorsale del ganglio cerebroide. Lunghezza média mm. 0.08. Habitat : Le vasche del R. Orto Botanico e rii Sec ManiJros e Mulal'à. Specie : Diaschiza valga, Gosse. Il piccolo corpo è cilindrico, arcuato; la lorica trasparente, con la regione cefalica incurvata, ha il bordo ventrale legger- mente curvilineo, e anteriormente si termina con una piccola espansione spinosa. L' organo rotatorio, visto di faccia, ha forma di triangolo, ed ha 1' istessa situazione e disposizione clie nelle furcularie. Sull' animale vedesi un solco dorsale rettilineo, dritto, a bordi paral- leli. Un piccolo e corto piede porta due dita lunghe mm. 0.03, molto curve e divergenti tra di loro, con punta aguzza. L' occhio piccolo riposa sul ganglio cerebroide. Mastax volu- minoso. Habitat : Le acque del rio di Bunnari. Génère : Salpîna Ehrenberg. Specie : Sul/iina inuci'tuiata , Ehrenberg. Corpo prismatico dorsalmente convesso e ventralmente piano; lungoin média mm. 0.16 ed il diametro massimo dorso-ven- trïde, amctàdel corpo, misura mm. 0.10. La lorica resistente, zigi'inata, présenta due carène convesse, che bordeggiano la linea medio-dorsale. Il bordo anteriore délia lorica si prolunga in due spine occipitali e in due ventrali ; le due spine occipitali si curvano in avanti, accostandosi .aile loro estremità, elimitano un seno a ferro di cavallo, le due ventrali, più piccole formano ugualmente un seno profondo. Un seno poco profondo e quasi rettilineo si riscontra altresi - 257 -- da egïii lato Ira le spine orcipitali <> ventral!* Il bordû posteriore si prolunga, in Ire Spln6| una corta, eouvessa, larga alla sua, base, forltitttà schiri che nella pozzanghera di S. Lucia (Bonorva) e nello stagno di Palmas. Specie : Monostyla lunaris, Ehrenberg. Il corpo ovoide. misura in média mm. 0.16; senza il piede. La lorica si présenta piano-convessa, ciôche si deve aile due placche, di cui la dorsale è convessa e la ventrale è quasi piana; esse sono approssimativainente uguali di dimensioni. Il seno cefalico ha bordi lisci, quello dorsale incavato a mezza luna e quello ventrale a forma di V; i rilievi laterali sono trian- golari. Il seno pédale è arrotondato, con bordi convessi. Il piede corto, reniforme, ha una strozzatura traversa che lo fasembrare bilobato. Esso termina con un dito lungo e dritto a bordi paral- leli che ha una lunghezza média di mm. 0.08; questi bordi ter- minano con due punte, e in mezzo ad esse il dito prosegue ancora e va alHlandosi per terminare a punta aguzza. 17 — 264 — Il mastax è globoso, ben sviluppato, ed armato di forti mas- celle. L' occhio, piuttosto grosso, unico, ovoide è situato nella linea mediana, e posteriormente al bordo del ganglio cerebroide. Habitat : Raccolsi quosta specie nelle acque del rio di Oschiri, di Berchidda, di Pedras Alvas, fîume Tirso, pozzangheraiVMre Cabras (Oristano) e stagno di Cabras. Specie : Monostyla ungulata, Mola. Questa specie non differisce di raolto dalle altre del suo génère. I caratteri più salienti, che la distinguono dalle altre sono : la forma générale del corpo e la conformazione del dito del piede. Il corpo lia forma di pera, di cui la parte affusolata è formata dalla testa, col suo organo rotatorio poco sviluppato. La lorica è liscia, quasi ellissoide e tronca anteriormente, dove forma il seno cefalico con bordi lisci e pianeggianti. Le due placche che la costituiscono sono 1' una dorsale convessa specialmente nella parte posteriore, 1' altra pianeggiante ventrale e più piccola dell' altra. Solclii longitudinal percorrono la lorica per tutta la sua lunghezza. Il dito del piede è couico, piuttosto tozzo, corto e terminante con un tmghia conica, ricurva. La lunghezza totale del dito è mm. 0.025; la lunghezza média del corpo mm. 0.14. Habitat : Il rio di Badîi-Oschivi. Specie : Monostyla quadridentata, Ehrenberg. Corpo ovoide, affusolato anteriormente, la cui lunghezza média ê di mm. 0,15. Le due placche délia lorica sono una dor- sale convessa ed una ventrale pianeggiante, entrambe presso a poco délia stessa grandezza e punteggiate. Anteriormente la placca dorsale si prolunga nella regione mediana, in due denti, alquanto pronunziati, arcuati, divergenti, che lasciano un grosso incavo medio, profondo, ovoide; altri due denti laterali si uniscono ai due prolungamenti délia placca ventrale. Questi due denti laterali sono più piccoli e arcuati in dentro. Un incavo a mezza luna sépara ciascuno di essi dai denti mediani. La placca ventrale si prolunga, solo lateralmente, con due denti curvi, a punta in dentro che si accollano con i denti délia placca dorsale. Un grosso incavo ondulato forma il bordo ventrale nel seno cefalico. Ëssendo la lorica, flessibile, la placca dorsale puô inalzarsi e rendersi più convessa, in modo che i due denti mediani si accollano da sembrare incrociati. — 265 — Il seno pédale trovasi nella regione postero r ventrale, ed i suoi bordi sono costituiti per tre lati dalla place;! ventrale e per un lato, cioè il posteriore, dal bordo délia plaeca dorsale. Un solco longitudinale attraversa il piede rettangolare, pic- colo e gii (là 1' aspetto di due mammelloncini Laterali. Questo piede porta un lungo diio caratteristico, a bordi ondulati, paral- leli e terminanti i'on duc punie — in mezzo sali' asse del dito s* innalza un grosso uncino puntuto; dei rilievi si notano su il' esso c gli danno disegno d' inquadrature; la lungliezza è di mm. 0,08. Habitat : L' ho raccolta abbondante in Santa Maria del Rime- dio, in Nure Cabras, rio Calambro e stagno di Cabras. Specie : Monosti/la cornuta, Ehrenberg. Corpo ovoide lungo in média mm. 0.12. Lorica liscia, costi- tuita da due placche : una dorsale più grande e convessa ed una ventrale, più piccola e pianeggiante. I bordi dello spazioso seno cefalico, sono lisci. pianeggianti e con due pronunziate spine laterali, lunghe mm. 0.01. A protezione délia testa lateralmente vi sono placche cuticulari triangolari. Il piede è corto, gonfio, uni-articolato ed ha un lungo dito, quasi cilindrico per tutta la sua lungliezza, che termina con una strozzatura, dove si osserva uno stiietto conico. La lungliezza totale del dito, un pô ripiegato ventralmente, è di mm. 0.06. Il mastax è ovale e voluminoso. L' occhio, unico, è situato sulla linea mediana dell' animale. Habitat : Trovasi nelle acque del rio di Badu-Osc\\\r\. Specie : Monostyla dentiserratus, Mola. Corpo ovoide, lungo in média mm. 0.09, alt'usolato anterior- mente. La lorica è liscia, e le due placche, che la costituiscono, sono la dorsale più grande e convessa, e la ventrale piana e di minor superficie. L' orifizio cefalico è alquanto spazioso. nella linea mediana di esso i lembi due placche délia lorica si prolungano con 4 rilievi o denti conici; i due denti délia plaeca ventrale sono più ravvicinati Ira loro,più acuminati e hanno base più ristretta, mentre quelli délia plaeca dorsale sono più lontani dalla line mediana, più ottusi ed hanno la base più lârga. Yisti di fronte questi quattro rilievi sembrano denti di sega. La plaeca dorsale posteriormente ricopre quella ventrale, la quale a sua volta s' âpre per lasciar passare il piede mono-arti- — 266 — colato, quadrangolare. Questo porta un dito conico, terminante ad uncino, curvo ail' ini'uori; esso misura mm. 0.023 ed è abi- tualmente ripiegato in su. Délie rughe trasverse quasi parallèle si riscontrano sulla lorica nella parte anteriore. L' organo rotatorio è poco sviluppato e non si allontana dal tipo dei monostvla. Il mastax è voluminoso ; 1' occhio unico, grosso, medio-dorsale. Habitat : Questa specie l' ho raccolta nelle acque del rio Badu- Oschiri e Berchidda. Famiglia : Oolurid^e. Génère : Colurus Ehrenberg. Specie : Colurùs longidigitus, Mola. Corpo ovoide, piano convesso, misurante in média mm. 0.09. La lorica ha le due placche saldate dorsalmente. e ripiegantesi in avanti fino a toccarsi nella regione medio- ventrale ; formando cosi i due seni, cefalico e pédale. Il seno cefalico è ovoide ha bordi lisci, convessi, ampi. Il seno pédale, angusto, è ventrale ed ha figura di l'ombo, che ° - ii vien data dai bordi délie due placche L' apertura del seno pédale si mantiene sempre ventrale, senza intaccare la linea medio-dorsale, che è convessa e quasi terminante a punta ottusa ; il piede si alloga nella concavità interna lasciata dalla saldatura délie due placche. Essoè uï-articolatoe i tre segmenti, quasi uguali in lunghezza, vanno affusolandosi ail' estremo. Il terzo e 1' ultimo segmente porta due lunghissime dita, affilatissime, ricurve in punta ed accollate talmente da sembrare uno solo, misuranti in lunghezza mm. 0.04. Habitat : Trovai questa specie nel rio di Oschiri. Specie : Colurus bicuspidatus, Ehrenberg. Il corpo è ovoide ha una lunghezza média di mm. 0.09; late- ralmente si présenta piano convesso. La lorica, lisciaè costituita da due placche saldate tra di loro lungo il dorso, ripiegate ven- tral mente in modo da toccarsi nella regione medio-ven traie, lasciando due aperture. Queste sono : una anteriore, ampia e con bordi che, dal dorso gradatamente curvandosi ventralmente nella regione anzidetta, costituiscono il seno cefalico; 1' al tra posteriore ristretta con i bordi che dal dorso si portano al ventre — 267 — dopo essorsi prolungati in punte coniche, agnzze, lunglic mm. 0,019, e costituiscono il seno pédale. La lesta è protetta dorsalmente da un cappuccio cefalico con- vresso, molto sviluppato, ehe lateralmenie prende 1' aspetto d'un lungouncino a puma acuminata, ricoprente lutta la parte ante- riore délia testa. L' organo rotatorio è costituito da una corona ciliare. Grliocchiin numéro di due sono latero-frontali. Il gan- glio cereboide è cilindro conico. Dorsalmente vi è un ciuffo di ciglia, diritto, che costituisce il tentacolo dorsale. Il mastax è globoso. Il piede, allungato, conquattrosegmenti,gradualmente impic- ciolentesi. è lungo mm. 0.07 e porta ail' apice due dita dritte, lunglie circa mm. 0.019 con punte ricurve. Habitat : Questa specie è molto comune nelle acque sarde, si riscontrano esemplari nel rio di Berchidda, nelle vasche del Giardino pubblico di Sassari e nello stagno di S. Giusta. Specie : Colurus leptus, Gosse. Il corpo pressochè quadrangolare di profllo, ci appare ovoide di faccia; ed è lungo in média mm 0.10. La lorica liscia, tras- parente, è formata da due placche, che si saldano nella linea medio-dorsale tpjasi in tutta la lunghezza, dando al dorso una convessità. Prima di giungereal piede esse si separano in modo da lasciare una fendit ura dorsale, pressochè verticale e si pro- Jungano in corte spine triangolari. Ventralmente la lorica è piana, e lascia una fenditura nella regione lombare, la quale man mano si allarga indietro in un seno pédale fusiforme. Ante- riormente la lorica è tronea, e lascia un seno cefalico circolare a bordi lisci. Il piede è tri-articolato, ha segmenti quasi uguali in lunghezza, in larghezza il primo articolo è maggiore del 2° e questo del 3°, il quale termina in due dita, molto accollate tra loro e lunghe quasi mm. 0.056, affîlate e un pô ricurve ail' apice. La testa présenta un cappuccio cefalico, ricurvo e puntuto, visto di lato ; l'organo rotatorio èpoco sviluppato ed ha una unica corona ciliare a corte ciglia. Il mastax è ovoide. Gli ocehi, in numéro di due, sono sferici, distant i Y uno dall' altro eaddossati al piccolo ganglio cereboide Habitat : Riscontrai taie specie nel rio di Orani, di Ber- chidda, nella porzanghera sita in regione Santa-Lucia (Bonorva) e nel hume Tirso. — 268 — Specie : Colurus defiexus, Ehrenberg. Il corpo ha una caratteristica lorica che veduta dal dorso si présenta largamente ovata, ottusa e terminante con due spine acute, separate tra loro da un largo e profondo seno, veduta di lato è quasi ovale, convessa al dorso e piana ventralmente. I bordi d" essa al lato ventrale si prolungano quasi diritti, obliquandosi al dorso, e terminano con due punte. Piede robusto tri-segmentato, con due dita sottili, corte e acute. Lunghezza média mm. 0.0*.». Habitat : Le acque del rio Badu-Oscliiri. Specie : Cohirus obtusus, Gosse. Corpo ovoide, a dorso convesso e ventralmente piano, avente una lunghezza média di mm. 0.07. La lorica è costituita da due placche che si saldano nella linea medio-dorsale per due terzi délia lunghezza, restando posterior- mente separate. I bordi ventrali retlilinei e paralleli nella parte anteriore e média si discostano gradualmente nella parte poste- riore, lasciando un seno pédale allungàto. II seno cefalico circolare ha bordi arrotondati. Il piede è allungàto, conico, con tre segmentj di lunghezza presso che eguale, i quali gradualmente s' impiccoliscono. E il terzo segmento porta due dita affilate. La testa corta porta l'organo rotatorio piuttosto sviluppato; il cappuccio cefalico, visto di lato, è arcuato e puntuto. Habitat: L' ho riscontrato nelle acque del Tirso, sotto al ponte délia strada che da Cabras mena ad Oristano, del rio Calambro, Sa Cariasa e nella pozzanghera di S. Lucia. Génère : Metopidia Ehrenberg. Specie : Metopidia solidus, Gosse. Il corpo visto di faccia è ovoide, in sezione trasversale è trian- golare. La lunghezza média, senza il piede è di mm. 0.08. La placca dorsale è convessa e ricopre a guisa di tetto la placca ven- trale che è piana . Il seno cefalico si présenta con il bordo délia placca dorsale a curva semicircolare poco profonda, con quello délia placca ven- trale a curva ellittica mollo pronunziata e lateralmente con duc punte triangolari. Il seno pédale si âpre postero ventrale e i suoi bordi si presentano dorsalmente con una curva appena accennata, — 269 - ventralmente cou una curva cilindrica e anteriorînente acalotta emisferica. Il piede présenta quattro segmenti ineguali che vanno gra- dualmente impicciolendosi, e quelle terminale porta due dita affilate. La testa è cilindro-conica, alla sua sommità si osserva 1' or- gano rotatorio edè protetta dorsalmente da un corto cappuccio addossato ail' organo rotatorio che di lato prende 1' aspetto di un uncino fortemente curvo. Due occhi piccoli si trovano lateralraente alla regïone cefa- lica. Mastax voluminoso e trilohato. Habitat : Questa specie è stata riscontrata nelle vasche del Giardino pubblico di Sassari, in quelle délia R. Università e délia fonte di Orani ; sorgente Norcalis, corne pure nel rio Sa Mandras, Tsalle e Calambro. Specie : Metopidia acuminata, Ehrenberg. Corpo ovoide visto di faccia, corto e relativamente largo Lorica con placca dorsale convessa e ventrale piana. La placca dorsale si prolunga posteriormente in una punta aguzza triango- lare, ricoprente il piede. Superiormente la lorica è fornita di spine triangolari; lateralmente si présenta aliforme. L' orifizio cefalico è alquanto augusto e présenta dei bordi con spine triangolari, donde si osserva la testa cilindriforme, con due maranielloncini laterali ed un cappuccio cefalico, semi- circolare e largo. Il piede è lungo, dritto, nettamente diviso in quattro articoli, pressocchè eguali; 1' ultimo dei quali termina con due dita coni- che, forti, puntute. Il seno pédale è ventrale, e si présenta con bordi lisci ed a forma di cuore. Lalunghezza média del corpo è di mm. 0.08 senza il piede, il qualehale dita lunghe mm. 0.02, corne esso stesso. Habitat : Trovai questa specie nel rio cli Berchidda, Calambro e nello stagno di Palmas. Specie : Metopidia romhoides, Gosse. Corpo con lorica a contorno rombo-ovoidale, dorsalmente poco incurvato, schiacciato in dietro e terminante a punta ottusa; ventralmente piatto. La placca dorsale, a guisa di tetto, ricopre quella ventrale che è più piccola. La testa, uscente dall' orifizio cefalico, è cilindrica protetta da un cappuccio cefalico ben visi- — 270 — bile, che visto di profilo è acuminato. L' organo rotatorio, ben sviluppato, porta ciglia lunghe, situate sulla corona mamraello- nata. Il piede, lungo, dritto, tri-segmentato, termina con due dita affilate, dritte e molto accollate tra loro. Lunghezza média del corpo mm. 0.09. Habitat .- Vivenelle acque del rio Sa Cariasa presso Seme- stene. Specie : Metopidia scutumpes, Mola. Corpo ovoide,tendente al circolare,piano-convesso; lunghezza média mm. 0.06. Le due placche, costituenti la lorica sono quasi délia stessa dimensione e sono saldate per mezzo di bordi laterali. L'orifizio cefalico présenta due bordi incavati a mezza luna, il bordo délia placca dorsale è poco aecentuato, mentre quello ventrale è più accentuato. L' orifîzio pédale si âpre nella placca ventrale, solo il bordo posteriore è formato dalla placca dorsale. La lorica è liscia, opaca in modo da non lasciar vedere gli organi interni. La testa, ben distinta dal corpo, cilindriforme è protetta dor- salmente da un cappuccio cefalico, convesso ail' esterno e alquanto pronunziato. Gli occhi circolari, piecoli, in numéro di due, sono situati lateralmente. L' apperecchio rotatorio comprende una corona ben pronunziata con ciglia lunghe e fini. Il piede, lungo mm. 015, diritto, tri-segmentato, ha seg- menti disugnali ; il terminale porta due dita affilate, diritte ed accollate l'uno ail' altro. Dorso-laterale al piede si riscontra un .caratteristico scudo, ialino, poligonale, che lo ricopre a meta circa. Habitat : Pescai questa specie nel rio di Oschiri. Génère : Oxysterna Iroso. Specie : Oxysterna oxy sternum, Gosse. Il corpo è ovoide di faccia ed ha una lunghezza média di mm. 0.16; in sezione traversa prende la forma di prisma. La lorica ha la placca dorsale convessafaccettata e zigrinata con una caréna medio-longitudinale molto convessa che va dal bordo anteriore al posteriore. La placca ventrale granulosa, ha una caréna anch' essa mediana — 271 — longitudinale ehe si porta fino alla sua regione média, dove la placca s'infossa fino ail' orifizio pédale. L' orifizio cefalico présenta i bordi molto dentellati, con una forte curva a V dorsalmente e con una curva sémilunare ven- tralmente. L' orifizio pédale, quasi circolare, è ventrale. Il piede articolato, termina con due dita, puntute. Habitai :Questaspecie la trovai nelle acquedel rio Sa < 'ariasa (Semestene) nelle nello stagno di Palmas, nel rio di Bunnari, délia sorgenti, regione Su Mulino e nel tiume Tirso. Famiglia : Pterodinad.e. Génère : Pterodina Ehrenberg. Specie : Pterodina patina, Ehrenberg. Corpo circolare, trasparente, appiattito sul dorso e ventral- mente ; il diametro antero-posteriore misura in média mm. 0.20. Lorica granulosa, in ispeçial modo sui bordi laterali, che sono distesi, appiattiti e aliformi. L' orifizio cefalico ha la forma, di una fenditura trasversa profondamente incavàta ventralmente e sinuosa dorsalmente. L"orifîzio pédale, donde esce un lungo piede cilindrico, retrat- tile e dritto, è circolare e trovasi dalla parte posteriore délia faccia ventrale ad un terzo del corpo; moite e forte pliche ad anelli si riscontrano nella regione média e basale del piede, men- tre ail' estremo sono rare. La testa, ben sviluppata, porta alla sua sommità l 'organo rotatorio, tipo bdelloide; il ganglio cerebroide sviluppato anch' esso ha i due occhi distanti l'uno dall' altro e situati lateralmente su mammelloncini. Visibilmente si osservano dei grandi muscoli obliqui striati, che servono come retrattori alla regione cefalica. Habitat : Trovasi nella pozzanghera di S. Maria del Rimedio. nel rio Calambro e negli stagni di Palmas e Cabras. Specie : Pterodina mucronata, Gosse. Corpo dorso-ventrale piatto. La lorica opaca. resistente con una zona marginale molto granulata, ha forma ellissoide e in média misura mm. 0.14 di lunghezza. I bordi délia lorica si pro- lungano dorsalmente nella regione cefalica, in un' appendice a base larga e a punta acuia ; ventralmente essa si âpre a forma — 272 — di V, donde esce la testa, con l'organo rotatorio formato dai due dischi trocheali. Piede piuttosto corto, cilindrico. Habitat : Il rio «S'a Cariasa (Semestene). Famiglia : Brachionidje. Génère : Bracllîonus Ehrenberg. Specie : Brachionus militaris, Ehrenberg. Il corpo quadrangolare, più largo nella parte posteriore, misura mm. 0.15 in média. La lorica lia forma di botte chitinosa, con 1' orifizio cefalico spazioso, essa è trasparente, granulosa e pré- senta articoli poligonali dorsalmente. Il suo bordo anteriore si prolunga dorsalmente in spine in numéro di soi, di diverse forme fra le quali le due médiane sono arcuate ail' infuori e convesse agli estremi. Il bordo posteriore prolungasi in quattro spine, ineguali sia di forma che di grandezza ; esso è conico e le spine vi son situate asimmetricamente; la più lunga, alquanto stretta ed arcuata, è una délie due médiane. L' organo rotatorio ha margine intiero ; nel preparato prende 1' aspetto di vari lobi per contrazione avvenuta nella fîssaz ione e présenta le eiglia ben sviluppate. Il piede tubulare, trasparente, ha tre segmenti ineguali di lun- ghezza, misura mm. 0.06 e porta due dita, coniche, piccoleed a punta non acuta. Habitat : Ho riscontrato questa specie, abbondante in Sarde- gna, nelle acque del rio di Badu-Oschiri, nelle pozzanghere di S. Maria del Rimedio, Sarrieddu, Nure Cabras e nel fiume Tirso. Specie : Brachionus urceolaris, Ehrenberg. Corpo ovoide, alquanto allungato, con una lunghezza média, senza il piede, di mm. 0.28. La lorica è liscia con placca dor- sale convessa, che ad un terzo si piega quasi verlicalmente sulla placca ventrale, formando una concavità molto accentuata. La placca ventrale è quasi piana. Il seno cefalico présenta sul bordo dorsale 6 denti, ineguali, corti e con base larga, disposti simmetricamente ai lati délia linea mediana; i due denti medio- occipitali sono più lunghi degli al tri e leggermente arcuati verso la linea mediana.. Il bordo ventrale délia lorica è più o meno convesso, e si pré- senta con punie médiane poco pronunziate e simmetricamente — 2TA - disposte. Posteriormente si âpre il seno pédale coni bordi a ferro 40, T. 26-27. 1846. Schmidt, O., Versuch einer Darstellung der Organisation der Ràdertiere ecc, Arch. Naturg. Jg XII, pp. 67-81, pi. III. 190.x. Schneider, G., Der Obersee bei Reval in : Arch. Biol., Berlin, 2 Bd. pp. 1-192, 6 flg., T. 1-10. 1907. Sekera, E., Zur Biologie einiger Wiesentiimpel, Stuttgart. Arch. J. Hydrol. 2, pp. 347-354. 1901. Stephard, J., A new Rotifer, Lacinularia striolata in : Proc. R. Soc. Victoria Melbourne, V. 12, pp. 20-35, T. 3-5. 1899. Id., Stickland, new Rotifer : Melicerta fimbriata. Idem, V. 16, pp 38-40, T. 1899. Id., On the structure of the vibratile Tags or Flame Cell. in Rotifera in: Idem, vol. 11, pp. 130-130, t. 11-12. - 300 — 1898. Skorikow, A. -S., Ein neues Ràderthiere in : Zool. Anz., 21 Bd, p. 556. 1905. 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On trouvera la bibliographie et l'énoncé de la plupart de ces hypo- thèses dans le travail de Wesenberg-Lund. Ce naturaliste a aussi, personnellement, étudié les trois ques- tions qui font l'objet de la présente étude ; mais, quoique nous ayons à peu près les mêmes idées et que nous ayons observé des faits semblables, nos conclusions sont diamétralement opposées. Avant d'aborder la question des cannelures, je suis obligé de traiter préalablement deux sujets connexes : la mouillabilité (1) des élytres et la nature de la sécrétion opalescente blanchâtre que l'on observe, parfois, au prothorax de certains de ces insectes. (1) Pour l'explication de ce terme et d'autres qu'on trouvera plus loin, je renvoie à mon travail sur « les Phénomènes capillaires ». La connaissance des laits qui y sont étudiés est, du reste, indispensable pour comprendre la pré- sente notice. 20 — 304 — Premier fait. — Lorsque l'on conserve un Dytique dans de bonnes conditions — c'est-à-dire dans un bocal suffisamment vaste, dont le fond est garni de cailloux auxquels l'insecte puisse s'accrocher et dans lequel les végétaux atteignent la surface de l'eau — et, qu'en outre, on évite de manipuler l'animal ou de le sortir de l'eau, j'ai toujours constaté que, lorsque le Dytique s'approche de la surface, celle-ci se comporte comme si les tégu- ments de l'insecte étaient mouillables. Quand, par exemple, le Dytique respire en ayant l'extrémité postérieure du corps appuyée contre la surface de l'eau, le pygi- dium seul est sec; les extrémités des élytres qui le recouvrent en partie sont humides. Une pellicule d'eau continue à y adhérer (fig. 1) quoiqu'elles soient un peu au-dessus de la surface. Fie-. 1. Deuxième fait. — Si le Dytique est resté quelque temps à sec, si on l'a simplement tenu un certain temps dans la main, on constate souvent, lorsqu'on le remet à l'eau, que ses téguments ont acquis les propriétés des corps » non mouillables » ; une par- tie de la face dorsale du corps assèche et émerge franchement, dès qu'elle entre en contact avec la surface de l'eau (fig. 2). Ce phénomène est pathologique ; lorsqu'il est intense, il gène Fig. 2 et Fig. 3. beaucoup l'insecte, en rendant son immersion difficile. Parfois même, si l'assèchement s'étend au prothorax et à la tête, cer- — 305 — tains Dytiques n'arrivent pas à immerger suifisamment leur corps pour donner à celui-ci la position nécessaire pour pouvoir respirer (fig. 3). Et, dans ce cas, l'insecte périt (ex. D. Punciu- latus)(\). Troisième fait. — Lorsqu'on passe un tampon imbibé d'al- cool ou d'éther sur la face ventrale d'un Hydrophile, on constate que cette région perd la propriété d'être hydrofuge et qu'elle devient •• mouillable ». J'ai essayé — en vue de leur rendre leur mouillabilité nor- male — de frotter, avec un tampon imbibé d'alcool-éther, les élytres d'un Dytique qui étaient devenues « non mouillables ». Or, phénomène inattendu, au lieu de les rendre « mouillables », ce traitement ne fit qu'augmenter leur « non-mouillabilité ». Cet effet ne pouvant être dû au liquide employé, je supposai qu'il provenait, peut-être, du fait physique que l'insecte avait été frotté. Pour m'en rendre compte, je fis les deux essais suivants : Quatrième fait. — J'essuyai simplement un Dytique avec une mousseline sèche. Lorsque je remis l'insecte à l'eau, la face dorsale entière de son corps se comporta comme un corps « non mouillable » . Cinquième fait. — Sans sortir l'insecte de l'eau je le frottai, au sein du liquide, avec une mousseline. Le résultat de cette manœuvre, sans être aussi évident que celui de l'expérience précédente, fut cependant semblable. Les téguments du Dytique devinrent « non mouillables » ; ils assé- chaient, dès qu'ils se trouvaient en contact avec la surface de l'eau. Que nous apprennent ces cinq faits? A mon avis, ils nous montrent que, lorsque le Dytique est à l'état normal et dans les circonstances données (quand il respire . ou flotte contre la surface de l'eau), ses téguments ont les pro- (1) Il est important de connaître ce phénomène qui complique beaucoup l'expérimentation chez ces insectes. On peut, en effet, facilement croire que la mort du Dytique est causée par l'opération que celui-ci a subie, alors qu'elle ne résulte que du fait que — les élytres étant devenues « non mouillables » par suite des manipulations — Tinsectene peut plus prendre la position nécessaire pour pouvoir respirer, s'il n'y a, près de la surface de l'eau, aucun corps auquel il puisse s'accrocher. — 306 — priétés des corps « mouillables » ; mais que, dès que l'insecte a été manipulé, — surtout frotté, — ils perdent cette qualité; l'in- secte étant placé dans les mêmes conditions, la surface de l'eau se comporte alors avec ses téguments comme elle le fait avec un corps « non mouillable ». En outre, il ne suffit pas que le tégument soit mouillé pour qu'il récupère immédiatement sa qualité d'être « mouillable » ; il lui faut, pour cela, un temps d'autant plus prolongé que la cause perturbatrice a été plus intense ou a agi plus longtemps. Je fus donc amené à penser que, de par sa nature chitineuse, le tégument des Dytiques est naturellement « non mouillable » ; mais que, chez l'insecte normal, vivant, en bonne santé, il acquiert la propriété d'être « mouillable », grâce à une sécré- tion spéciale. Ce produit s'altère, quand le Dytique est un certain temps hors de l'eau ; on l'enlève, lorsqu'on frotte le tégument. Je supposai, en outre, que le liquide laiteux, opalescent, qui enduit parfois le prothorax de ces insectes, n'est que cette sécré- tion — particulièrement abondante à cette région-là. Plateau a étudié les propriétés physiques et chimiques de ce liquide. Voici quelques-unes des conclusions de son travail': " Ce liquide est inerte, il n'est pas toxique. Les corpuscules qui flottent à l'intérieur ont l'air d'être de nature graisseuse, mais les réactions chimiques montrent qu'ils ne sont pas de nature graisseuse. » Ce liquide ne sert en tout cas pas à former un enduit gras à la surface du corps. » Quoique le travail de Plateau date de bientôt quarante ans, les naturalistes n'ont généralement pas tenu compte des faits qui y sont relatés. Ils ont continué à faire des hypothèses sur la na- ture et l'utilité de cette sécrétion. Voici celles qui sont le plus généralement admises et que l'on trouve mentionnées dans les travaux les plus récents : Selon les uns, la sécrétion prothoracique des Dyticidés est un moyen de défense (Blunk, 1910); Selon d'autres, elle sert à graisser (fetten) les téguments du Dytique pour les rendre » non mouillables » (Wesenberg- Lund, 1912; Casper, 1913). N'ayant pas les connaissances nécessaires pour faire une ana- lyse chimique de ce produit, je me suis contenté d'en étudier les propriétés biologiques de la manière suivante : — 307 — Sixième fait. — Expérience. — On se procure d'abord quelques élytres lisses de Dytiques; on les nettoie en les frottant avec un tampon imbibé d'alcool-éther et on les conserve au sec. Ainsi que nous l'avons indiqué, ce traitement augmente leur « non-mouillabilité ». On prend ensuite un Dytique dont le prothorax est couvert de sécrétion blanchâtre et l'on aspire un peu de celle-ci avec une pipette. On dépose la goutte recueillie sur la face dorsale d'une des élytres conservées, puis l'on attend patiemment que cette goutte ait séché. On saisit alors l'élytre avec une pince et on la trempe dans l'eau, en la tenant obliquement inclinée, la face dorsale étant tournée en haut. Quand elle a séjourné deux ou trois secondes au sein du liquide, on l'en sort lentement, en la maintenant dans la même position inclinée et en laissant un moment son bord inférieur en contact avec le liquide, afin que l'eau qui la mouille puisse facilement s'écouler. Les résultats varient quelquefois un peu dans les diverses expériences. En effet, la sécrétion recueillie peut être de plus ou moins bonne qualité suivant les insectes; ensuite, on observe des différences dans le degré de mouillabilité des élytres em- ployées. Cependant, d'une manière générale, on peut dire qu'on con- state qu'à l'endroit où a séché la goutte de la sécrétion protho- racique du Dytique, il reste toujours de l'humidité, lorsqu'on sort l'élytre de l'eau ; souvent même c'est une véritable goutte, qui forme un ménisque convexe. J'ai répété cette expérience de nombreuses fois, en employant tantôt des élytres d'Hydrophile, tantôt celles de divers Dytici- dés; j'ai toujours obtenu des résultats semblables. Parfois l'élytre assèche en entier, à l'exception du seul endroit où a séché la goutte de la sécrétion du Dytique. En tout cas, je n'ai jamais constaté que cette place asséchât plus vite que les régions voisines. Ce résultat concorde donc avec les conclusions de Plateau : la sécrétion prothoracique des Dyticidés n'a aucune propriété graisseuse ou hydrofuge. J'ajoute, moi : elle a même des pro- priétés hydrophiles; elle rend mouillables les téguments des Dyticidés. Nous allons maintenant, en relatant un septième fait, mon- trer que la présence de cannelures modifie certaines propriétés — 308 — biologiques des élytres; particulièrement en ce qui concerne la durée du temps pendant lequel elles peuvent rester humides, lorsque l'insecte sort de l'eau. Septième fait. — Expérience A. — Je prends un Dytique mâle (donc à élytres lisses 1 , qui n'a pas quitté l'eau depuis plu- sieurs jours, et, en évitant le plus possible de le manipuler et de le toucher, je le dépose sur un linge humide, sur lequel je le maintiens au moyen d'un tampon de mousseline, aussi humide, enveloppant le prothorax et les régions latérales des élytres. Avec un morceau de papier buvard sec, je frotte les élytres sur la ligne de suture, à partir de leur extrémité postérieure, jusqu'au scutellum, ainsi que cela est indiqué, par un pointillé, sur la figure 4. Fig. 4. Ceci fait, je mets le Dytique, seul, dans un bocal peu profond, à large ouverture, dans lequel l'eau n'atteint qu'une hauteur de 3 à 4 centimètres. Tout corps, auquel l'insecte pourrait s'accrocher, doit être enlevé. Je traite et je dispose d'une façon semblable un Dytique femelle (à élytres cannelées). Avant d'indiquer ce que l'on observe, je dois attirer l'attention sur quelques points très importants pour la réussite de l'expé- rience. 1° Parfois, lorsqu'on remet le Dytique à l'eau, on le voit nager avec anxiété et l'on constate qu'il ne parvient pas à mettre son pygidium en contact avec l'air; cela provient de ce que le pyg'i- dium a été sali ou mouillé pendant l'opération; le Dytique, dans ce cas, ne peut pas respirer. — 309 — Souvent, il suffit, pour remédier à cet accident, d'essuyer le pygidium avec du papier buvard sec. Si cela ne réussit pas, il faut pour empêcher que l'insecte ne périsse — le sortir de l'eau pondant quelques heures et prendre, pour l'expérience, un autre sujet. 2° Une fois qu'ils ont été mis à l'eau, il est nécessaire de lais- ser les Dytiques tout à fait tranquilles. On ne doit ni les toucher, ni les effrayer. Quand les Dytiques veulent respirer, ou lorsqu'ils veulent se reposer, comme il n'y a aucun corps auquel ils puissent s'accro- cher, ils viennent flotter contre la surface de l'eau. Dès que le dos de l'insecte affleure celle-ci, la région des élytres qui a été frottée se comporte comme un corps « non mouillable ». La pellicule d'eau s'en retire progressivement et cette région assèche. Or, on constate que, chez le mâle (élytres lisses), ce phéno- mène se produit plus rapidement et est plus intense que chez la femelle (élytres cannelées); l'insecte paraît le redouter beaucoup. Lorsqu'il sent que l'assèchement de ses élytres s'étend trop, le Dytique parait anxieux et il se hâte de plonger. S'il tarde à le taire, la région qui assèche tend à augmenter d'étendue — même au delà de la partie qui a été frottée— et l'insecte a d'autant plus de peine à s'immerger. Chez la femelle, le phénomène se produit aussi ; mais les élytres assèchent plus lentement et sur une étendue moins grande; celle-ci, en outre, ne tend pas à augmenter. L'expérience suivante, qui n'est qu'une variante de la précé- dente, nous donne des résultats semblables et,en outre, elle nous permet de constater d'autres phénomènes. Expérience B. —Sans le toucher, on prend, avec un petit filet, un Dytique mâle qui n'a pas été sorti de l'eau depuis plusieurs jours, et, toujours sans le toucher, on met l'insecte seul, dans un large bocal à fond plat, dans lequel il n'y a point d'eau. On opère simultanément, d'une façon semblable, avec une femelle de la même espèce. Les deux Dytiques marchent au fond de leur bocal respectif et, à ce moment, on peut constater que tous deux ont leur tégument mouillé. Mais, au bout de quelques minutes, on remarque que, chez le mâle, les élytres, la tête et le prothorax ne sont plus mouillés, tandis que, chez la femelle, les élytres, en tout cas, - 310 — sont encore en grande partie humides; car, pendant longtemps, de l'eau persiste au fond des sillons. Si, quand les élytres du mâle sont sèches, on verse dans les deux bocaux de l'eau en quantité suffisante pour que les insectes soient tout juste immergés, on constate que, dès que les Dy- tiques se tiennent tranquilles, leurs élytres, qui affleurent la sur- face, tendent à assécher en partie. Mais, celles du mâle assèchent plus rapidement que celles de la femelle et sur une étendue plus considérable. En outre, ce phénomène disparait plus rapidement chez la femelle que chez le mâle. Cela provient de ce que, lorsque l'élytre émerge et commence à assécher, la pellicule de liquide qui se retire progressivement s'accroche pour ainsi dire à chaque sillon et est retenue par celui-ci, dans lequel une faible quantité d'eau persiste. Cela retarde l'assèchement et contribue à en diminuer l'étendue. En outre, le fait que les sillons restent longtemps humides favorise le mouillage des élytres, lorsque l'insecte s'immerge. Il en résulte que, quoique la femelle soit moins bien organisée que le mâle pour la natation — ses pattes rameuses, n'ayant qu'un seul rang de cils, sont moins puissantes que celles du mâle qui en possèdent deux — elle redoute cependant moins que lui l'assèchement de ses élytres ; parce que — ce phénomène étant, chez elle, peu intense; ses conséquences étant moins graves et plus facilement réparables — elle en pàtit moins, lorsqu'elle veut s'immerger. Ce travail était achevé, lorsque, feuilletant, par hasard « Les Insectes » de Brehm, mes yeux tombèrent sur cette phrase (p. 137) : •• Quant aux pattes natatoires qui seraient plus vigoureuses chez les femelles lisses, l'observation en est si vague et si incertaine que. . . cette assertion peut en somme être rejetée. » J'ignore qui a fait cette observation et je ne comprends pas pourquoi celle-ci peut être rejetée sans qu'on cherche seulement à la contrôler. Je tiens à faire remarquer qu'un naturaliste a vu, ou a cru voir, cette corrélation et que, si le fait a été bien observé, il concorde avec ce que j'ai constaté : que la présence de cannelures aux élytres compense physiologiquement l'infériorité de la puis- sance natatoire des femelles. En effet, les cannelures, en rendant les élytres plus facilement mouillables, en retardent l'assèche- — 311 — ment et, par ce fait, elles facilitent l'immersion de l'insecte, lorsque celui-ci est à la surface de l'eau etque, par suite de cir- constances anormales ou exceptionnelles, son tégument tend à assécher. Vandœuvres (Genève). P.-S. — J'ai eu l'occasion de lire, dernièrement, l'ouvrage posthume de L.-P. Mouillard : Le vol sans battement (1). Quoiqu'il soit, principalement, consacré à l'aéronautique, ce livre renferme une quantité d'aperçus nouveaux sur différents sujets d'histoire naturelle; car Mouillard fut un naturaliste méconnu, un observateur hors ligne et un homme de génie. Les passages suivants (pp. 267-268 du dit livre), qui concer- nent précisément les questions que nous avons étudiées dans les pages qui précèdent, nous paraissent intéressantes à signaler : « ... Les gens de mer ont observé que le bois de chêne file mieux que le sapin, que le teck et l'acajou leur sont supé- rieurs, etc.... Quelques-uns d'entre eux se sont même aperçu que certaines peintures procurent quelques heures d'avance dans les traversées d'une certaine longueur, toujours à dépense de charbon égale et à temps similaire... Si nous envisageons les animaux qui se meuvent dans l'eau, nous voyons qu'ils sont entourés d'une huile (2), qui a une propriété de glissement par- ticulière... On peut, du reste, s'en rendre compte, en faisant l'expérience suivante, qui m'a donné des résultats curieux : » Prendre un de ces petits bateaux à vapeur, jouet d'enfant, à mouvement d'horlogerie actionnant un propulseur quelconque ; lui faire traverser par un temps calme une pièce d'eau : noter le temps employé ; puis, l'essuyer et graisser sa coque avec l'huile qu'on obtient en raclant légèrement les côtés d'un brochet vivant. Si l'on compare entre elles les deux courses, on trouve une différence que je ne préciserai pas, parce que cette expérience date de loin, mais, qui, de souvenir, est très intéressante. » Il est donc assez logique de penser que la sécrétion cutanée des Dytiques est destinée, elle aussi, non seulement à gêner l'émersion de ces insectes, en rendant leur tégument mouillable, (1) Paris, 1912. Librairie aéronautique, 40, rue delà Seine. (2) Je dirai, moi, d"un enduit. — 312 — mais encore à faciliter le glissement de leur corps, lorsqu'ils nagent au sein de l'eau. Seulement, à mon avis, c'est à tort qu'on attribue à cette substance les propriétés chimiques et hydrofuges des corps gras; cet enduit me parait avoir plutôt des propriétés chimiques et hydrophiles qui se rapprochent de celles des mucus. Janvier 1914. Vandœuvres. — 313 — BIBLIOGRAPHIE Blunck. Milchigen Secrets ara Prothorax des Dytiscus. Zoologischer Anzeiger. XXXV1T, p. 112-113. Brehm. 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Abdomen und Veutralseite des Céphalothorax gliinzen wie mit einem Silberspiegel umgeben undmachen beson- ders im Sonnenschein dièse Spinne zu einer der auffallendsten und schônsten Erscheinungen unserer stillstehenden Susswàs- ser. Die unter Wasser mitgenommene Luftschielit, die an ihrer BerûhrungsflâcliG mit dem Wasser die auftallenden Son- nenstrahlen reflektiert, zeigt an, dass Argyroneta als Einwan- deren in das nasse Elément zu betrachten ist . Tatsachlich sind aile ùbrigen Spinnen Landtiere Einige leben am Wasser, tau- chen auch gelegentlich, keine einzige liât aber das Wasser zum dauernden Wohnsitz genommen. Bei einem Uebergang vom Land- zum Wasserleben sind die veriinderten Atembedingungen — 315 — die Hauptschwierigkeit. Die Vertreterderversehiedenen Tier- klassen haben dies Problem versôhieden geldst, ain besten die zur Atiiiimg des in Wasser gelôsten Sauerstoffs ûbergegan- genen ; denn sie sind unabhâiigig von der Oberflàche geworden. Die Luftatmer sind an die Oberflàche gebunden, zu der sie immer wieder nach einiger Zeit aufsteigen miissen. Unter die- sen scheint mir Argvroneta recht gut angepasst, weil sie sich relativ unabhàngig von der Oberflàche zn maclien weiss, indem sie einen grôsseren Luftvorrat unter Wasser in ihrem Nest aufstapelt. 1. Bewegung. Fur die luftatmenden Wassertiere ist ihr spezifisches Gewicht von grosser Bedeutung. Vorteilhafter ist es, wenn sie leichter sind als Wasser und olme Anstrengung zum Atmen aufgetrie- ben werden nnd auch beim Atmen rulien kônnen. Die meisten luftatmenden Artropoden und Mollusken sind schwerer als Was- ser(Culex- und Anopheleslarven), wenn sie nicht durch mitge- nommene Luft ihr spezifisches Gewicht verringern, wie Lim- naeus, Planorbis, die Wasserwanzen und einige Kai'eriinagines, auch Argjroneta. Wenn man dieser Spinne durch kurzes Eintauchen in Alkohol die Lufthûlle nimmt, sinkt sie zu Boclen. Sie versucht dann schwimraend an die Oberflàche zu kommen, sinkt aber immer wieder unter. Sie schwimmt auf dem Bauch, obgleich ihre meclianische Gleichgewichtslage auf dem Ri'icken ist, wie man an toten Spinnen feststellen kann. Wenn sie nicht durch sich ansetzende Luftblaschen ihr spezifisches Gewicht verkleinern kann, gelingt es ihr nicht, schwimmend auch nur 12 cm. hoch zu kommen. Mit der Lufthûlle ist sie leichter als Wasser, muss daher aktiv abwàrts schwimmen. Dabei ist die meclianische Gleichgewichtslage gleichfalls auf dem Rùcken. Das allseitig mit Luft umhùllte Abdomen ist leichter, darum nehmen aufwàrts treibende tote wie lebende Spinnen eine schràge Stellung ein mit dem Kopf nach unten. Das Aufwàrts treiben und Abwàrtsschwimmen geschieht also im stabilen Gleichgewicht. WieBethe 1894 ausgefuhrt liât, findenwirbei pas- siv orientierten Tieren meist ein recht mangelhaf tes Schwimm- vermôgen, so auch bei Argyroneta. Dièse Tiere mussen der Schwerkraft entgegenarbeiten, wenn sie eine Richtung ein- — 316 — schlagen wollen, die eine von der normalen abweicliende Kôr- perlage fordert. Dadurch werden die Bewegungen gehemmt und rasche Wenclungen selir erschwert. Dièse Art, in der sta- bilen Gleichgewiclitslage zu schwimmen, erklàrt die eigentûm- liche Asseljagcl, die ich beobachtet habe. Die Spinne scliwimmt auf dem Rùcken abwàrts, wenn die gesponnenen Seileim tiefen Aquarium nicht bis unten hin reichen. Dort durchwùhlt sie scliràg auf dem Rûckenliegend, mit allen Beinen strampelnd, den braunen schlammigen Grund und làsst sich gewôlmlicli mit einer Assel nach oben treiben. Im allgemeinen scliwimmt Argjroneta selten ; hâufiger sieht man sie an Wasserpflanzen klettern oder an den selbstgefertigten Seilen laufen und zwar bedeutend hâufiger mit schràg nach oben gekehrter Baucliseite (Grube, Menge, Bail), also wie eine Drahtseilbahn unter dem Stûtzpunkt, als mit dem Riïcken nach oben. Dièse Stellung ist ebenfalls durch die Gleichgewichtslage zu erklàren. Der Gang ist nach Poujade ein steter Wechsel in der Hebung und Senkung sowohl der gegenïiberliegenden wie der benach- barten Beine wie bei Insekten und Vierfiisslern, also rechts 1/3, links 2/4 gleichzeitig. Auf dem Trocknen lauft Argjroneta auf den Pedipalpen ebenso wie auf den Beinen, sie hat also 5 Paar Laufextremitàten. Nach Gaubert 1892 wirken bei der Fortbewegung der Spinnen nicht nur die Beinmuskeln, sondern jedes Glied wird durch Turgeszenz gestreckt, wàhrend die Elas- tizitat des Chitins an den Gelenken als Antagonist wirkt. Die Turgeszenz kommt zustande durch Muskeln, welche von aer Wand des Céphalothorax zuîn Endoskelett gehen. Durch leichtes Zusammendrùcken des Céphalothorax oder auch nur eines Beingliedes kann man die Streckung der folgenden Bein- glieder veranlassen. Ist ein Bein nicht unterstùtzt, so hat jede Systole ein leichtes Zittern dersselben zur Folge, man kann so die Herzschliige zahlen. Die gerade ausgekrochenen Argjroneten habe ich in den ersten 14 Tagen hâuftig unter der Oberflaehe des Wassers lau- fen gesehen. Wie kleine Hydrophilidenlarven setzen sie die Beine von unten an den Wasserspiegel, als ob sie einen festen Widerstand hatten. Die hàufigste Art der Fortbewegung ist das hàngende Laufen an den eigenen Gespinsten. Argjro- neta verbindet die Wasserpflanzen unter einander und die Wande des Aquariums mit verschiedenartigen Laufgespinsten. Stlirkere Seile aus mehreren Faden bestehend, die sich teihveise — 317 — berûhren, oder einige FàdeD nebeneinander, auch etwa 1 cm. breite, ziemlich dichte Gespinste kann man beobachten (Grube, Bail). Die letzteren nur in der Nàhé des Nestes. Nach Wol- demar Wagner 1891 spinnt Argyroneta jedesmal einen Faden, wenn sic vom Nestznm Atmen aufsteigt und beim Abwàrtslau - l'en ebenso. Auf dièse Weise entstehen die breiten Haupt- strassen. 2. Haften der Luft am Kbrper. Wir sahen, wie die besondere Art des Schwirn.mens und Lau- l'ens der Argyroneta durch die schràge Gleichgewichtslage und dièse durch die mitgefiihrte Luftschicht bedingt wird. Eine schon oft erôrterte Frage ist die, auf welche Weise die Luft iïberhaupt am Abdomen und der Thoraxunterseite haftet. Nach de Lignac 1749, Latreille und Grube 1842 wird die Luft durch ein ausgeschiedenes Fett oder einen Firnis gehalten. Plateau 1867 weist nach, dass kein Fett oder Firnis vorhanden ist. Er steckt die Spinnen in Aether oder Alkohol und lâsst sie trocknen. Beim Unterwassertauchen sind die betrefïenden Teile ebenso mit Luft bedeckt wie vorher. Er fiihrt das Haf- ten der Luft nur auf die Haare zuriick. Sie sind auf dem Abdomen mit kurzen sehr feinen Hakchen besetzt. Auf der Thoraxunterseite beflnden sich làngere Haare ebenfalls auf den Hiiften der Beine, der Basis der Pedipalpen und am Rande der Innenseite der Hinterschenkel, sie sind dicht, aber ohne Hàkchen. Die Haare auf den andern Teilen sind spàrlich, glatt und steif. Plateaus Beobachtungen môchte ich noch hinzu- fugen,dass die gefiederten Haare des Abdomens nicht gleich lang sind. Auf dem Riicken sind die kiirzesten 0,005 mm., auf der Bauchseite die mittleren 0,007 — 0,008 mm. an den Seiten die langsten Haare 0,011 mm., dazwischen auch kleine wie auf dem Rùcken. Wie schon Plateau beobachtet bat, ist die Oberflache der Lufthiille meist nicht einheitlich glatt, sondern von einer Menge kleiner, glànzender Hûgel gebildet. Plateau hat ein- Stuck Hasenfell kurz geschoren, entfettet und auf ein Korkkiï- gelchen gezogen, es hait unter Wasser die Luft ebenso wie Argyroneta. Ein Pinsel, bei dem durch einen Papierzylinder das seitliche Entweichen der Luft zwischen den langen Haaren verhindert wird, vermag sie dauernd zu halten. Die Versuche — 318 — Plateaus zeigen, dass die Annahme eines Fettes oder Firnisses zum Haften der Luft nicht nôtig ist. Entfettete Haare, in gewisser Dichte stehend, kônnen die Luf t zwischen sic'h halten. Plateau hait es fiïr besonders wichtig, dass keine grossen Kon- taktflàchen gebildet werden, sondern dièse clurcli die Haarspit- zen zerlegt werden. Wenn auch die durch die Haarspitzen gebuckelte Kontakt- fiàche, die man mit der Lupo deutlich selienkann, der normale Zustand ist, so kann doch Argyroneta beim Luft transport fur das Nest bedeutend mehr Luft mitnehmen, die liber die Haare hinausreicht. Menge 1871, Wladimir Wagner 1900 und Bail 1907 nehmen an, dass sich Argyroneta stets mit einem Gespinst iiberzicht, welches das Haften der Luft bewirkt. (Bail S. 629) : « Wahrend sich die' Spinne irgendwo festha.lt , fàhrt sie mit den Klauen ihres letzten Beinpaares fort und fort in grosser Schnel- ligkeit naoh ihren jetzt bestàndig arbeitenden Spinnwarzen und bekle : det mit den aus denselben hervortretenden feinen Fa- den in regelmàssifferAnordiiung die Oberseite ihres Hinterlcibes. Ist dies geschehen, so tri tt das dritte Beinpaarmit in Tàtigkeit, und nun wird auch die Unterseiie das Hi terleibs und der Brust mit solchen Fâden belegt und zwar, wie ich wenigslens einmal gesehen habe, gleichzeitig mit den beiden letzten Beinen der rechten, dann mit denen der linken Seite. » Woldemar Wagner 1894, ineint, das die Haare allein die Luft nicht festhalten kônnen, es mùsste noch etwas anderes beteiiigt sein (was das sein soll, gibt er nicht an). Demi « pendant la maladie de l'arai- gnée on n'observe point d'air autour de son corps; ce dernier, malgré la présence de ces poils, qui ne les retiennent plus, se mouille et l'araignée se noie dans tout le sens de ce mot. Il s'en- suit, que l'air est retenu non par des poils d'une certaine struc- ture (que nous trouvons chez d'autres araignées) mais qu'évi- demment outre cela il existe encore quelque chose. Cette dernière supposition doit paraître encore plus authentique par la raison que l'épaisseur de la lame d'air dépasse parfois trois-quatre fois la longueur des poils les plus longs. » Ebenso berichtet Bail (S. 034) von einer Spinne, die in ihren letzten Lebenstagen keine Luftblase mehr besass und sie nicht herzustellen vermochte. Sie krochaus dem Wasser und ihre Spinnwarzen waren in bestan- diger, regster Tàtigkeit. « Dabei waren, wahrend das Tier auf den stelzenartig aufgerichteten vorderen Beinen sass, auch die Hinterbeine krampfhal't tàlig, doch schienen sie nur durch - 319 — DruckeE des Eïinterleibs seitHch und von unten das Hervortreten des Spinnsekrets fôrdern zu sollen. Aber obgleich daim auch das l L ' und 3 e Beinpaar Bewegungen machten, als bewûrfen sie den Kôrper mit Fàden, aile Bemûhungen waren vergebens, die Argyroneta batte ihre Spinnfahigkeit eingebùsst. Deshalb war es ihr in der Folge unmôglich, sich mit einem Luftpanzer zu umgeben, welcherja ohne die Fadenbekleidung der von ilim zu bedeckenden Teilenichtentsteht. » Ob bei Argyroneta die Lul't wirklich durch ein Gespinst fest- gehalten wird, sollen l'olgende Versuche zeigen. 1 . Eine Argyroneta, der ich mit dem trocknen Finger wieder- holt ûber den Hinterleib gestrichen habe und ihr also das zarte Gespinst zerstôrt haben mùsste, falls es vorhanden war, zeigte trotzdem im Wasser die vollstandige Luftblase. 2. Mit nassen Fingern angefasste Spinnen oder in Alkohol getauchte haben keine Luftblase, denn die Haareklatschen ilmen an. Trocknet man sie durch Anblasen und hait ihnen dabei die Beine t'est, dass sie sich also keine Fadenbekleidung machen kônnen, so haben sie trotzdem eine tadellose Luftblase unter Wasser. 3. Nestgespinst der Argyroneta war in Bleu de Lyon oder Haematoxilin nach einem Tage intensiv gefarbt, wahrend an den lebenden Tieren keine Spur eines farbigen Ueberzuges zu sehen war. Nur eine Spinne hatte einen gefàrbten Gespinst- propfen zwischen den Spinnwarzen. Mit diesen Versuchen glaube ich zu beweisen, das Argyroneta bei normaler Luftschicht nicht nui' ohne Gespinst auskommen kann, sondernauch keins besitzt; denn sonst hatte sich bei den Versuchen 3 ein gefàrbter Ueberzug zeigen mùssen, da die Farb- losung in Glàser gtgossen wurde, in denen die Spinnen Nester gebaut hatten, sich also in natùrlichen Verhaltnissen befanden. Nun bliebe noch die Moglichkeit, dass Argyroneta sich nur zum Luftholen fur das Nest mit einem Gespinst iiberzieht. Die von Bail als Bespinnen beschriebenen Bewegungen habe ich auch ôfter gesehen, aber nicht nur beim Hausbau, z. B. auch bei Spinnen, die ich kiinstlich nass gemacht hatte und dann aufs Trockne setzte. Im Wasser oder in der Glocke ist es ausge- geschlossen. frische Fiiden zu sehen. Sie werden erst spater wahrscheinlich durch Fremdkorper sichtbar. Bail kann das Bespinnen nui- aus den Bewegungen scliliesseti. Ich halte dièse 21 - 320 — Bewegungen nur fur ein Reinigen uncl Trocknen der Haaré- Dass Argyroneta dabei besonders oft die Spinnwarzen bearbeitet, o-escliieht wohl, weil dièse am meisten dem Verschmutzen durch das Aufdrûcken auf die Gegenstànde beim Spinnen ausgezetzt sind. Von den beiden Spinnen, die sich beim Trocknen an der Luft geputzt hatten, betupfte icli einer den Hinterleib mit dem Finger uni das eventuell vorhandene Gespinst zu entfernen. Beide hatten die gleiche Lufthiille im Wasser, etwas mehr als gewôn- lich, die Oberflàche war nicht gebuckelt. Einen Einfluss auf die Transportfàhigkeit mag das Putzen wohl haben. Wenn die àussersten Spitzen der Hàrchen die Buckel durehbohren, sind sie feucht. Das Bearbeiten mit den kamoifôrmigen Klauen kann die Feuchtigkeitsspuren entfernen und ein einheitliches Ab- runden durch Qberflàchenspannungjenseits der Haare bewirkén DendirektenBeweise durch Einfarben wahrend des Nestbaues kann ich nicht bringen, weil die Fiiden mehrere Stunden zum Annehmen der Farbe brauchen und inzwischen das Gespinst von den Luft transportierenden Teilen wieder entfernt sein kann. Alsoein négatives Ergebnis wùrde noch kein Beweis sein, dass sie nicht besponnen waren. Dass die Behaarung und Haltung der Beine beim Transport grosser Luftmengen von Wichtigkeit ist, werde ich spàter zeigen. Bails Beobachtung, dass manche Spin- nen sich keine Luftblasse mehr verschaffen kônnen, kann ich bestatigen. Selbst wenn man sie in der Luft trocknen lasst, ver- lieren sie zusehens die Lufthiille wieder. Das braucht aber niclit durch den Verlust der Spinnfàhigkeit veranlasst zu sein. Pilze kônnen zwischen den Haaren wuchern und die Durchnàssung fôrdern. Gesunde Spinnen, denenich die Lufthulle genommen hatte, konnten sie nur dann erneuern, wenn sie mit Hilfe von aufgelesenen Luftblàschen oder an Pflanzen oder Fàden in die Hôhe kamen und Gelegenheit hatten, ans dem Wasser zu klet- ten. Nass, nur miteinigen Blàschen, kônnen sie nur die Spinn- warzen herausstrecken, nicht den ganzen Hinterleib. Sie sind nacb. 3 Tagen tôt, wenn sie nicht zum Trocknen herausklettern kônnen. Argyroneta verhàll sich darin anders als Plea minu- tissima, bei der Wefelscheid beobachtel bat, dassnach einiger Zeit die nâssende Wirkung des Alkohol schwindet und sie an der Oberflàche die Luftschicht erneuern kann, ohne ganz ans dem Wasser zu kommen. Argyroneta kann es nicht. — 321 — 3L Luftholen. Plateau schreibt : « Beim Luftholen steckt Argyroneta das Abdomen ganz oder teilweise iieraus, es ist trocken, Ringsum ist die Oberflache des Wassers eingesenkt. » In dieser Stellung hàngt sie oft lange an der Oberflache. Plateau, Menge und Woldemar Wagner machen keinen Un terschied zwischen gewol in- lichem Luftholen und Lufttransport zum Nestbau. Pou jade beschreibt das Kreuzen der Hinterbeine und bildet es ab, Bail liât den Unterschied klar herausgebracht. Die Spinne begibt sich nach der Oberflache, « stellt sich mit einen Ruck auf den Kopf und steckt die Hinterleibsspitze iiber Wasser. » Wenn sie Luft nach dem Nest tragen wilL « kreuzt sie ihre beinden hin- tersten Beinpaare iiber der Riickenseite des Hinterleibs, sodass deren Enden einen lànglicli runden, ùber das Wasser hinausra- genden Rahmen bilden. An den Haaren im Innern dièses Rahmens haftet nun eine lange Lul'twalze, mit der die Spinne auf ihren gewohnten Pfaden zum Gespinst zurùckkehrt. » « Entweder hait sie dabei die hintersten Beine auch noch unter Wasser gekreuzt, oder derer Fusse ragen mit den Enden ùber die Luftwalze hervor. » Das Luftholen wiederholt sie oft 10 und mehrmal hintereinander. Dem Kreuzen der Beine geht eine eigenartige Beinhaltung beim Haften an der Oberflache voran. Die Spinne biegt das eine hinterste Bein auf der Rùck- seite des Hinterleibes herum uncl berùlirt mit der Spitze das ein- gebogene andre Bein, das schàg abwàrts auf der Vorderseite gehalten wird (Abbildung I). Sie kreuzt also die Beine nicht Fig. 1. — Ansicht von oben, a. Abdomen, b. letztes Beinpaar. auf der Riickenseite, wie Bail und auch Woldemar Wagner sagt. Im Augenblicke des Untertauchens schlàgt sie die Beine sehr schnell nach oben bis zur Kreuzung der Spitzen. Die nackte Innenseite und die seitlichen langen Haare der drei ersten Hinterbeinglieder liegen der Luftblase an. Vom 3 ,en Glied an wôlbt sich die Luftblase frei so weit ùber das Abdomen hinaus, dass sie etwa bis zurHôhe des proximalen Drittels des vorletzten Gliedes der niemals ganz gestreckten Hinterbeine reicht. — 322 — 4. Nestbau. Bail schreibt : (s. 629) « Handelt es sich uni Anlegung einer neuen Glocke, so nimmt die Spinne mit nach oben gekehrter Bauchseite, sich hier und da anhaltend oder anlehnend, eine teste Lage ein. Jetzt treten die vier ausseren Spinnwarzen in ununterbrochene Tatigkeit, indem sich fortgesetzt abwecliselnd die einander diagonal gegenùber stehenden nàhern und wieder von einander entfernen. » « Dabei wird der Hinterleib bestiin- dig nach allen Seiten gedreht, gehoben und gesenkt. So entsteht sehr bald ein Gewebe, das entweder eine ziemlich wagerecht ausgebreitete, lockere Decke, oder emen schlatien Hohlkegel bildet. Iinmer ist dasselbe durch zahlreiche Fâden an den in der Nàhe befindlichen festen Kôrpera verankert. Of t sieht man, wie dies schon Wl. Wagner abgebildet, und wie icli es an den Glaswanden meines eckigen Gelasses beobachtet habe, dass dièse Fàden mit rundlichen Scheibchen von der Spinne durch Aul'drùcken ihrer Spinnwarzen an jene festen Kôrper angehel'tet werden. » Ich vermute, dass Argvroneta dièse Hafischeibchen auch i'abriziert, wenn sie beim Luftholen, die Spinnwarzen eifrig bewegt, oder im Wasser still sitzend, olme grade beim Nestbau zu sein. Nach Purcell 1910 besteht eine Muskelverbindung von den Lungen zu den Trachéen und von dort zu den Spinnwarzen. Die eil'rige Bewegung der Spinn- warzen beim Atemholen ist wohl als Aiembewegung zu deuten. (Naheres liber diesen Punkt und liber die mit Hill'e der Atem- muskulatur zu beantwortende Frage der systematischen Stel- lungder Argvroneta behalte ich einer spateren Arbeit vor.J Wahrend ihrer Bautàtigkeit versorgt sich die Spinne wieder- holt mit Lul't. Sie transportiert dabei etwas mehr, jedoch nicht das Hôchstmass. Das erste Loslôsen einer Lul'tblase scheint mir unbeabsichtigt zu geschehen, denn eine Spinne hatte mit dem Luftvorrat schon einige Zeil gesponnen, als sich plôtzlich ein Blàschen ablôste und in der Mille des Gespinstes hal'ten blieb. Beim nachsten Lulïholen vereinigen sich bei der Beriih- rung die Lul'tblase der S])inne und des Nestes. Plateau meint, dass sie die Schenkel anzieht und auf dièse Weise die Lul't abgibt, wahrend Bail beobachtet Hat, dass sie den Hinterleib nach oben biegt und die Hinterbeine spreizt, Dabei steigt die zwischen diesen befindliche Lul't empor. Nach R. A. Ellis 1913macht sie das Luftkûgelchen frei, - in dem sie es wie einen — 323 — Fussball von sich weg stosst in den Eingang ihrer eben gewo- benen Résident. ■ Dièse Forscher môgenmit den beobachteten Bewegungen wohl i-ecJit haben, icli glaube aber nicht, dass sie ein Loslôsen (1er Luftblase bewirken. Die Lu ft périt nichl in die Glocke hinein, sondern die Lufthûlle des Abdomens berûhrl die Nestblase, worauf sich beide Teile vereinigen und sich abrunden, uni die geringste Oberflàche zu bilden. Zwischen jedem Lu t't transport spinnt Argyroneta mit dem Hinterleib teils in, teils ausserhalb der Nestblase. Dazwischen ruht sie aucli einige Minuten still sitzend aus. Es kommt auch vor, dass sie unterwegs einen Teil ihrer Luft verliert. Die Form des Nestes ist verschieden, von flach kuppelfôrmig bis kolbenfôrmig(Abb. II, III). Sie spinnt auch spater nocli an Fig. 2. Fig. 3. Nestformen. dem Nest, wenn sie es sclion einige Tage bewohnt hat. Nach Poujade und Bail bewohnt Argyroneta mancïimal zwei Nester abwechselnd. Sie bezieht auch fremde Nester. Eine i'risch gefangene Spinne, die ich ins Aquarium setzte, beruhrte eine andre. die mit dem Céphalothorax aus der Glocke herausragte. Dièse lief davon und der Angreifer setzte sich ins Nest. Eine Rùckkehr der andern habe ich nicht beobachtet. Ein andermal benutzte ein Weibchen die Gele- genheit, als ein Mànnchen das Nest verliess, uni sich in dem besonders grossen Nest niederzulassen. Das Mànnchen kam zurûck, fuhr mit den Vorderbeinen ins Nest und beruhrte die vorgestreckten Beine des Weibchens, das die Bewe- gung zuriickgab. Das gegenseitige wiederholte Beriihren maclite nicht den Eindruck eines Kampfes, jedenfalls wurde er nicht selir heftig gefiihrt, oblgeich das Mànnchen ganzbedeu tend grôsser war als das Weibchen. Neun mal versuchte das Mànn- chen wâhrend etwa zwei Stunden sein Nest zurûck zu erobern, daim kam est nicht niehr zurûck. Ain andern Tage hatte es — 324 ein anderes Nest gebaut, und das Wei'bchen sass noch in der grossen Glockedes Mânnchens. Noch in einem 2 ten Fall habe ich geselien, dass ein Weibchen ein Nest dauernd allein bewohnte, das ein Mànnchen erbaut batte. 5. Nestarten. Wàlirend Argyroneta in der Gefangenschaft gern die Wànde des Aquariums zur Verankerung benutzt, hier aber nur glatte Flachen, keine Wiukel und Spalten bat, benutzt sie iin Freien oft Gehàuse von Limnseus undPlanorbis,wieschon Linné angibt, auch irgend welche Lôcher und Spalten in verschiedenenjGegen- stànden. Dièse Wohnungen sind weniger élégant, aber dadurch intéressant, dass sie Beziehungen zu den Nestern der nach Wol- demar Wagner nàchst verwandten Arten, den Drassiden, zeigen. Fig. 4 und 5. — Nester in Spalten. Fig. 6. — Nest im Schneckenhaus (nach Woldemar Wagner). Wie Drassus macht sie erst ein loses Gewebe am Grande des Gegenstandes, um die Unebenheiten zuzudecken. Kleinere Rit- zen oder Lôcher, in die sie nicht hinein kann, ùberspinnt sie, grossere tapeziert sie ganz oder teilweise mit Gespinst aus — 825 — (Abb. Y$ & V). Dièses Nesl unterscheidet sich von dem der Drassiden nur dadurch, dass Argyroneta die Luft erst hinein- transportieren muss. Die Wohnung in don Schneckenhàusern scheinl auf den er&ten Blick anders zn sein, nàmlich nur cin Verschlag, sie ist aber nachdemselbenPrinzipgebaut. (Abb. VI). Dièse Art ist wohl die urspri'mgliche, und das zwischen Pflan- zen nur durch einige Fiiden befestigte Nest erst eine spàter erlernte Kunst, aus der Not entstanden, da sich Spalten oder I Atelier im Holz oder Stein oder geeignete Sclmeckenhauser nicht immer finden. Fig. 7. Gespinst des Sommernestes von Argyroneta. Ichhabe bei Nestgespinsten, die mit Bleu de Lyon eingefarbt \varen,drei Arten von Fâden unterscheiden kônnen. Die stark- sten (1) sind nicht ganzgrade, heslchen aus mehreren aneinander geklebten F;iden und kommen nur sehr vereinzelt vor. Die schwàcheren(2)sind eint'ach, grade oder leichtgewelll und hàufi- ger Die3 ,e Art ist ganz feinund dicht. (Abb. VIT). — 326 — Ausser diesen von Woldemar Wagner als Sommernester zusammengefassten Glocken, spinnt Argjroneta noch andere Wohnungen, nàmlich fur den Winterschlaf und die Hàu- tung. De Lignac hat sie zuerst besclirieben und Plateau abgebildet. Er hait dies Nest aber fur eine gewôhnliche Wohnung. Nach Wol. Wagner zeigt seine Abbildung ein Winternest, das die Spinne schon verlassen liât. Dieser Forscher beschreibt das Winter- und das Hautungsnest als einen geschlossenen Sack (Abbildung VIII). Die beiden Nester sollen sich folgendermassen unterscheiden. Beim Hautungsnest sind die Faden dichter und durch eine klebrige, amorphe Masse verbunden. Beim Winternest sind sie loser, nicht verbunden, das Nest ist glasig und „. D _, , „.. , trotz der Dichte der Faden in gewis- Fig. 8. Form des Winter- fe und des Hatitungsnestes. sem Grade durchsichtig, dass man die Umrisse der Spinne erkennen kann. Die klebrige, amorphe Masse des Hautungsnestes habe ich nicht gefunden. Beim Fàrben zeigen sich die gleichen drei Fadenarten, nur sind 2 + 3 ganz bedeutend dichter, sodass hàufig zwischen den Faden eine Luftschicht eingeschlossen ist, die das Gespinst weiss und undurchsiclitig erscheinen làsst. Das Winternest enthalt weniger Faden Nr. 2 und ist sonst ebenso wie das Hautungsnest. Uebersicht ; Aile drei Nester enthalten drei Arten von Faden : Unten oft'ene Glocke I. Sommernest : Faden lose. Geschlossener Sack „ _,„ . , \ Faden X 1 2 4- J bedeutend dichter II. Hàrtungsnest : { , , ., ■' ) als liei I. ! Faden X 1 ' 2 -\- 3 bedeutend dichter als bei I, Xr. 2 weniger dicht als bei II. Die Hàrtungs- und WinterscMafnester sollen eine erstaun- liche Undurchlàssigkeit besitzen. Sie sollen nicht nur in Wasser, sondera auch in Alkohol jahrelang mit Luft get'iillt bleiben. (Wol. Wagner.) Ich habe leider mit den Hàutungs- nestern im Herbst nicht den Alkoliolversuch gemacht, weil icli die Behanptung erst spiiter gelesen liabe. Von Winternestern — 327 — liabe icli nur 2 gefunden. Die Hàrtungsnester sind nicht immer ganz geschlossen, wie Wol. Wagner angibt, sonder sie haben manchmal seitlich eine kleine Oeffnung(4 malgefunden.) 2 mal sah icli, dass ein Nest von 2 Spinnen nach einanderzum Hàuten benutzt wurde. Die alte Haut wurde von der zweiten Spinne ganz herausgeschafft oder in die Oeffiaung gesteckt. Sie ver- lassen das Hàutungsnest erst am 2 ,tfU bis 5 te " Tage nach der Hautung. Das Chitin ist zuerst liellgelb mit grauschwarzen Uaaren und geht erst allmàhlich in die braurie Farbe iiber. In der ersten halben Stunde haftet die Luft auch an den Beinen, dass dièse versilbert erscheinen. Die Winteraester werden ebenso wie die Sommernester zwischen Pflanzen in Spalten oder Schneckenhàusern angelegt. Wol. Wagner bat iin Sept 1888 eine grosse Anzahl Schnecken- liàuser an der Oberflàche von Teichen in der Nàhe Moskaus schwimnien gesehen, nur 2-3 0. waren leer, die iïbrigen von Argyroneta besetzt . Am 17. Oktober 1888 waren aile bewolmten auf den Boden des Teiches gesunken. Die Oeffnung des Schnek- kenhauses war dicht mit Pflanzen verstopft, die stark mit Gespinstfaden durcbsetzt waren. Im zeitigen Frùhjahr nach dem Eisabschmelzen waren sie wieder oben. Die Einwobner verhielten sich zuerst unbeweglicb, begannen aber bald ihre gewohnte Tatigkeit. Nach Wol. Wagners Versuchen vertràgt Argyroneta das Einfrieren nicht. Da ihre Wohnung mit reichlich vielen Faden an den Pflanzen verankert ist, auch wenn sie ein Schnek- kenhaus bewohnt, wird ihre Behausung im Herbst beim Unter- sinken der Pflanzen mit hinabgezogen und ebenso im Frùhjahr gehoben. Auf dièse Weise entgeht sie dem Einfrieren. Kurzes Einfrieren vertràgt ùbrigens Argyroneta. Von 9 Spinnen, die ich 2 mal je eine Nacht vollstàndig einfrieren liess, gingen nur 2 Tiere 8-14 Tage darauf zu grunde. Sie scheint dabei nicht einmal zu erstarren, denn sie bewegt sclion ein freies Bein oder Beinglied, wenn der iibrige Kôrper noch von Eis umgeben ist. Auch scheint Wagners Beobachtung, dass Argyroneta immer in einem geschlossenen Sack den Winter ûberdauert, nur fur einen strengen Winter zu stimmen. wie ilin Moskau bietel . Ich habe in Greifswald trotz wiederholten Sucliens nur 2 gesch- lossene Nester gefunden, und zwar eins schon am ll.September. Dass es kein Hàutungsnest war, zeigten die darin befindlichen Eier und teils ausgekroehenen Spinnen. Anfang Februar liabe 328 ich in den Algenmassen, die ich unter dem Eise hervorgeholt habe, von 11 Spinnen nur 1 ira geschlossenen Sack gefunden. Die andern sassen ira offenen Sommernest oder ohne Gespinst. Die Eingeschlossene warein Weibchen, batte aber keine Eier. Eikokon. De Lignac liât als erster das Nest mit dem Eikokon be- scbrieben (Abbildung IX u. X). Clerk hat beobachtet, dass & P^P^ 7 ^V J Fig. 9. Sommereinest. Fig. 10. Wintereinest. a = Nest. h i 1 C = Teil e des Kokon d\ 1 (nach Waldemar Wagner.) Argyroneta die Eier bewaclit. Plateau beschreibt den Eikokon ausfùhrlich. Das Einest ist l'ester und ragt ùber das Wasser. Es hat zwei Stockwerke, oben sind die Eier und unten ist die Wohnung fur die Mutter, die sic verteidigt. Das Einest ist grôsser als das gewôhnliche ; die 80-90 Eier (ich habe auch i'iber 100 gezahlt) sind in einem Sack eingeschlossen von sehr testera Gewebe. Aussen ist or glatt, innen kreuzen sich Fàden, die die Eier festhalten. Der Sommer- und Winter- wohnung entsprechend gibt es also zwei Typen von Eikokons, erstens solche in der offnen Sommerglocke und zweitens solche iin geschlossenen Wintersack. Die Sommerglocke (Abbildung IX) (a) wird zum Eierlegen etwas vergrôssert. In dièse hinein spinnt nach Wol. Wagner A.rgyroneta erst die obère Eihûlle {b) auf welche sic die Eier legt und mit Fàden befestigt. Dann spinnt sie die untere Huile (c) und zwar so, dass ein Rand an den Verbindungs- — 329 — stellen i'ibersteht. (d) Dieser Rand des Cocons ist charakteris- tisch fur die Drassiden und die nàchstverwandten Agelenen und Clubioniden, bei andern Spinnen kommt er nicht vor. Ganz ebenso ist die Form des Eikokons im VVinternest; den Unter- schied niacht nur das Nest. Nach Clara Hamburger 1910 ist Fig. 11. Fig. 12. Einest (nach C. Hamburgers Beschreibung.) a = Eikammer. b = Luftkammer. c = Wohming der Spinne. das Sommereinest etwas anders gebaut (Abb. XI). « Der Kokon der Argyroneta besteht aus zwei, durch eine Scheidewand von einander getrennten Kammern, deren untere mit Luft gefiillt ist, wàhrend die obère die Eier enthàlt. » « Die weibliche Spinne liait sich in einer mit Fàden umspon- nenen Luftblase unterhalb der unteren Kammer auf.» « Zunàchst durchbrechen die jungen Spinnen nur die Scheidewand zwischen den beiden Kammern des Kokons und halten sich bis zu ihrer fertigen Entwicklung in der Lul'tkammer auf. » Darin, dass der Boden nicht aus einer Schicht besteht liât C. Hamburger recht, ich habe aber nicht nur z\vei,sondern wenigstens drei Bo- den gefunden.Manchmal làsst sich der unterste nocheimal teilen, wenn auch nicht vollstàndig. Sie liegen ziemlich dicht aufein- ander, lôsen sich aber leicht und glatt von einander und sind nur mit dem Rand bel'estigt L\bb. XII). Ausgekrocliene Spinnen habe ich nur im obersten Raum gefunden, der Eikammer, auch nach derersten Hautung. Doch will ich damit nicht die Môglichkeit bestreiten, dass sie sich auch in den unteren engen Kammern aufhalten konnen. Das eigentliche Nest ist etwas grosser als sonst und die Fàden X r 2 sind dich-ter. Die obère gewôlbte Hàlfte der eigenl- liclien Eihiille besteht wie die beiden inneren IiOden nur aus Faden X r 2. Der gewôlbten Hàlfte haften einige Fadenbundel — 330 — N 1 ' 2 + 1 an, die zum Festhalten der Eier dienteu Der unterste Boden enthalt alledrei Fadensorten. Eiablage. Nach Plateau legt Argyroneta im Mai und August Eier, nach Wol Wagner im Sommer und Spatherbst; dièse letzteren Eier sollen i'iberwintern. Im August und September habe ieh hâufig ganz kleine Spinneu im Freien und schon ausgekrochene im Kokon gefunden; dièse ùberwintern nicht im Kokon. Selt- samerweise fand ich Ende Dezember 3 Sommereinester in meinem Aquarium. Ich glaube kaum, dass sie lange vorher abgelegt waren, dennsiesind kaum zu ùbersehen, weil sie aufïâllig iïber das Wasser hinausragen. Allerdings hatte ich nicht danach gesucht, weil Argyroneta bis dahin niemals im Aquarium Eier abgelegt hatte. Im Freien habe ich nur einmal am 11 September das vorhin erwahnte Winlernest mit Eiern und ausgekrochenen Spinnen gefunden, dagegen Ende Oktober noch Sommernester mit unent- wickelten Eiern. Es ist mir unwahrscheinlich, dass dièse Spin- nen noch in demselben Jahre auskriechen. So spàt habe ich keine ganz jungen Spinnen mehr gesehen. Es wàre nicht aus- geschlossen, dass bei uns auch gelegentlich Spinnen mit Eiern in Sommernest i'iberwintern. Beim Auskriechen aus dem ge- schlossenen Winternest oder den Hautungsnestern zerreissen die Spinnen nicht das Gewebe. sondern stecken einen Zipfel in die Mundôffnung ; dort wird das Gespinst gelôst. 6. Beutefang- und Verdauung. Den grôssten Teil des Tages sitzt Argyroneta unbeweglich im Nest. Das Umherstreifen zwisclien der Pflanzen, an den Seilen und die oben gescliilderte auf dem Ri'icken schwimmend ausgefûhrte Asseljagd ist an keine Tageszeit gebunden. Die Jagd wird, wie es scheint, auch nicht von der Beleuchtung beeinflusst. Die Augen leisten der Spinne bei der Jagd nur unter- geordneteDienste. Dabi 1884 gibt allgemein fur Spinnen an, dass sie deutlich nur in einer Entfernung von 1-2 cm. sehen, d. h. Fliegen von Bienen unterscheiden. In grosserer Entfernung — 331 — sehen sieeineam Drahl bewegte Papierkugel fùreine Fliege an. Hungernde Argyroneten liessen ofl Asseln 1 cm. von ihrenVor- derfùssen entferni vorbeilaufen. Meist werden sie durch zufàl- Lige Berùhrung erst aufmerksam gemacht. Sie fressen ausser Asseln noch Agrioniden,-, Anophèles- und Chironomuslarven kleine ihresgleichen,Stylaria: einmal halte ich eine Planarie ver- zehren gesehen. Sie scheinen nicht sehr geschàtzt zu sein, demi sie bleiben librig, wenn auch schon aile Asseln verzehrt waren. Dass sie Culexlarven oder Puppen fressen, habe ich nicht beobachten kônnen, obgleich ich sie ihnen in Massen ange- boten liabe. Wahrscheinlich sind sie ihnen zu flink, ich habe auch nie eine ausgewachsene Argyroneta an der Wasserober- flâche jagen gesehen Anophèles ist sehr empfindlich gegen die geringste Erschùtterung oder Berùhrung. Daim làsst sie sich wie tôt zu Boden fallen und bleibt dort 1/2 bis 2 Min. liegen. Bei der Gelegenheit haben sie sich wohl erwischen lassen. Den Fang selbst habe ich nicht beobachten kônnen. Kleine Argy- roneten fressen Daphniden, Copepoden und Colembolen. Argyroneta verzehrt ihre Beute entweder iinNest oder ausser- 1 alb des Wassers. Sie sitzt dann auf Pflanzen oder spinnt einige Fàden am Aquariumrand ausserhalb des Wassers, an denen sie sich beim Verzehren festhalt. Niemals habe ich eine Spinne die Beute im Wasser fressen geselien. Wenn sie noch kein Nest hat, baut sie eins mit der Assel in den Cheliceren, nachdem sie erst unruhig umhergeiaufen ist. Nur einmal sali ich, dass eine Spinne die getôtete Assel an einer Pflanze befestigte, da- neben ein Nest baute und dann erst die Assel wiedernahm und im Nest aussaugte. Dies ausgesprochene Bestreben, die Beute in der Luft zu verzehren, hàngt meines Erachtens nicht mit il) rem Abtembedùrfnis zusammen. Sie bleiben oft langer als das Aussaugen dauert (1 Std.-l 1/2 Std.) im Wasser, ohne zum Nest oder der Oberflache zu kommen. Die Veranlassung ist die extraorale Verdauung. Durch die Cheliceren fliesst dem Dp fer ein giftiges Sekret in die Wunde, das es lahmt und in kurzer Zeit totet. Nach Westberg 1900 wirkt dies Sekret auch peptonisierend. Dièse Cheliceren drùse ist mit dem Vorderdarm nicht in Verbindung, es ist also im weitestenSinne eine extraorale Verdauung. Nach Menge und Wasmannl846 ist ein drùsenartiger Kprper in der I )herli})pe die eigentliche Speicheldrùse. Wie dem auch sei, dasTierwird nicht zerkaut oder ganz verschluckl, sondern — 332 — extraoral aufgelôst und .dann erst aufgesangt. Die Clieliceren t'assen das Tier und presser) es gegen die MundôfFnung. Mit den Pedipalpen wird es von Zeit zu Zeit umgedreht. Dns Wasser wûrde einen Teil der aufgelôsten Nalirung fortspiilen; auch wiirde Argyroneta unnôtig viel Wasser mit einsaugen. Die Dytiscidenlarven mit ilirer ebenfalls extraoralen Verdauung hàngen beim Fressen an der Oberflàche um zu atmen, der Kopf bleibt im Wasser. Die Gefahr der Verwàsserns der Nalirung besteht hier nicht; denn sie saugen die gelôste Nahrung nicht mit dem Mund, sondern durcli die Zangen ein, die in den Kôrper des Tieres geschlagen sind. Die milchigenExcremente enthalten manchmal minimale feste Kôrper, vielleicht kleine Chitinstiickchen, die mit eingesaugt worden sind. Der bei weitem grôsste Teil des Chitins passiert nicht, der Verdauungskanal ebenso wie bei den meisten andern Spinnen (Westberg). Nacli Menge machen die Epeiriden eine Ausnahme, sie zerkauen die Nahrung, und in den Excrementen finden sich die Chitinsti'icke. 7. Atemversuche. I. Im gewôhnlichen Wasser mit Pflanzen im Aquarium lebt Argyroneta, wenn sie von der Oberflàche abgeschlossen ist 3-5 Tage. Am 3 ten , spàtestens 4 te " Tage, ist die ganze Lufthiille verschwunden. Am 5 ,e " bewegt sich keine mehr; an die Luit gebracht, erholen sie sich manchmal. II. Mitihren mit Luft gefiillten Nestern vom Aut'stiegan die Oberflàche abgeschlossen, liatten sie drei Wochen gelebt, als der Versuch abgebrochen wurde. Der Luftvorrat des Nestes war sehr-gering geworden, etwa erbsengross. Die Spinnen liefen uinher und t'rassen Asseln, kein Versuchstier war gestorben. III. Im Kolben mit abgekochtem Wasser und làngere Zeit eingeleiteter Kohlensàure ist die Luftliiille nach kaum 10 Min. absorbiert. Sie iaufen zuerst umher, bleiben aber bald ziemlich still im Wasser sitzen.Zwei Spinnen unter zwôlf Versuchstieren blieben dauernd an der Oberflàche hàngen, die iibrigen kamen nicht an die Oberflàche. Nach 18 St. scheinen aile tôt zu sein, an die Luft gebracht, erholen sich 66 p. Z. wieder, nach drei Tage keine. Bei diesen Atemversuchen muss die Absorption der Luftdurch — 333 — dasWasser berùcksichtigt werden. Wefelschfîid liât die phy- sikalischen Verhàltnisse bei luftatmenden Wassertieren sehr eingehend auseinandergesetzt. 1 L. Wasser bei 15°Celsius und 760 mm. Luftdruck vermag rund 6 cbcm. Sauerstoff zu lôsen iS. 17). Die Lul'tschicht einer ausgewachsenen Argyroneta betràgt durchschnittlich 50cbmm.; davonist 1/5 Sauerstoff, also 10 cbmm. Dièse 10 cbmm. kônnen schon von 1.6 cbcm. sauer- stoflïreien Wassers absorbiert werden. Die Absorptions- geschwindigkeit ist aber von der Geschwindigkeit abhàngig, mit der das Gas yon den gesàttigten Teilen nach den unge- sàttigten diffundiert. Nach Wefelscheids Versuch vermag eine Wasseroberflàche (luftfreies Wasser) von 1 qmm. Grosse 0.885 cbmm. Luft in 24 Std. zu absorbieren. Argyroneta liât ini Wasser eine durchschnittliche Luftoberflàche von 80-90 qmm. Durcli dièse Oberflàche wùrden in 24 Std. 70-80 cbmm. Luft vom Wasser absorbiert werden konnen. Argyroneta liât nu r 5u cbmm. Luft. Sie wùrde also theoretisch nach 16 Std. etwa von abgekochtem Wasser absorbiert werden, wenn Argyroneta absolut still sàsse und nichtatmete. Die Absorptionsgeschwin- digkeit wird aber ganz bedeutend durch die Bewegung der Spinne gelordert. Wenn man bedenkt, dass ihre 50 cbmm. schon von 1.6 cbcm. absorbiert werden konnen. und jederSpinne das mehr als hundertfaclie Wasservolumen beim Experiment zur Verfùgung stand (Versuch III), ist es nicht verwunderlich, dass der Luftvorrat kaum 10 Min. reichte. Dass das Wasser mit C0 o gesàttigt war, hat kei'nen Einfluss auf auf die Lôslich- keit des Sauerstofts und Stickstoffs; demi •• eine Fliissigkeit absorbiert ans einem Gasgemenge jeden Bestandteils so, als wenn er allein vorhanden wàre und entsprechend seiner Menge im Gesamtvolumen seinen Druck ausùbte » (Ostwald S. 340.) Einen Schluss auf den Sauerstotfverbrauch der Argyroneta zu ziehen, ist unmoglich, dazu mùsste jede Bewegung verhindert werden. Die fur die genaue Berechnung stôrende Anwesenheit des Stickstoffs lasst sich nicht beseitigen, da reiner Sauerstoff nach kurser Zeit tôtet, wie Versuche an andern Tieren gezeigt haben. Wiv kônnen nur daraus schliessen, dass Argyroneta mehrere Stunden etwa 12 bis 24 Std. ganz ohne Sauerstoff aus- kommen kann. Dieser extrême Fall wird in der Natur kaum eintreten. Die Versuche von Pùttner, Knauthe und Zuntz (Biernatzki 1910/11) zeigen, dass bei wasseratmenden Tieren die Atemintensitat mit steigender Temperatur bedeutend steigt — 334 — Das erlaubt wohl den Schluss, das Argyroneta im Winter unter dem Eise, wo sie ihre ungiinstigsten Atembedingungen liât, noch langer ganz ohne Sauerslofî aushalten kônnte. Meine Ver- suche waren im August und September bei Zimmertemperatur gemacht. Die Versuche I und II bieten natùrliche Bedingungen. Die prozentuale Zusammensetzung der grôsstmôglichen im Wasser gelôsten Luftmenge ist eine andere ais die der Atmosphàre. Bei letzteren ist das Verhàltnis von N : : C0 2 = 79 : 21 : 0.03, im Wasser dagegen — 64.5 : 33.7 : 1.88. Bei den Versuchen I und II liât das Wasser im pflanzenbe- setzten Aquarium sicher niclit dièse Zusammensetzung; es wird an Sauerstoff, nicht aber an Kohlensliure gesàttigt sein durch die Assimilation der Pflanzen. An Stickstoff ist das Wasser wohl durch das làugere Stehen als annàhernd gesàttigt anzu- nehmen. Was geschieht nun durch die Atmung mit der die Spinne umgebenden Lufthulle oder der im Nest aui'gestapelten Lui't ? Theoretisch mûsste eine gewisse Menge Sauerstoff durch das gleiche Volumen Kohlensàure ersetzt werden ; denn aus je einem Molekel 0. 2 wird ein Molekel C0 2 . Die Zahl der Molekel muss die gleiche bleiben, folglich auch nach xVvogadro das Volu- men, wenn der Sauerstotf niclit im Kôrper noch andre Ver- wendung als zur Oxydation des Kohlenstotfs findet. Das ist aber der Fall. Sowohl die Untersuchungen an wasseratmenden Tieren von Pùtlncr, Knauthe und Zuntz (Reinhard Biernatzki, 1910/11), als auch die Untersuchungen an Luftatmern (Landois, C0 2 Pht/siologie, 1905), zeigen, dass der Atmungsquotient -^-~ kleiner als 1 ist. Nur wenige Ausnahmen atmen mehr COj aus als 2 ein ; das sind solche Tiere, bei denen die Energie ausser durch die Atmung auch nocli durch ( Wirungsprozesse geliefert wird, wie Puttner dies bei Sch\yAmmen{Sube) , ites domuncula) mit einem Atmungsquotienten von 6.5 vermutet. Bei Luftat- mern kann der Atmungsquotient = 1 sein, nâmlich bei aus- schliesslicher Kohlehydratnahrung (Landois), da im Molekel ^*^ r ) - 338 — VERZEIGHNIS DER BENUTZTEN ARBEITEN 1. Apstein, Carl, 1889. Bau und Funktion der Spinnendrûsen der Araneida. Archiv fiir Naturgesch., J. 55. B. 1. 2. Bail, 1907. Beobachtungen liber das Leben der Wasserspinne, Naturw. Wochenschr. N. F., B. 6. 3. Bethe, A., 1894. Ueber Erhaltuug des Gleichgewichts. Biol. Centralbl., B. 14. 4. Biernatzki, Reinhardt, 1910-1911. Unsere Kenntnis vom Atmungsstoffweclisel der Wassertiere. (Fisclie und Wirbellose.) Kritischer Sammelbericht. Int. Revue d. ges. Hydrobiol. u. Hydrographie, S. 339-358. 5. Ellis R. A., 1913. Im Spinnenland. Schriften des D. Lehrer- Vereins f. Naturk. B. 27. 6. Gaubert, P. 1892. Recherches sur les organes des sens et sur les systèmes tégumentaire, glandulaire et musculaire des appendices des arachnides. Ann. des Sciences Natu- relles. S. 7. Zool. t. 13. 7. Hamburger, Clara, 1910. Zur Anatomie und Entwicklungsge- schichte der Argyroneta aquatica.Zeitschr. f. wiss. Zool., B. 96, S. 41 undff. 8. de Lignac, 1749. Mémoire pour servir à commencer l'histoire des araignées aquatiques, Paris. 9. Menge, A., 1851. Ueber die Lebensweise der Arachniden. Neuste Schriften d. Naturf. Ges., Danzig, S. 1-64. 10. Menge, A., 1871. Preussische Spinnen. Abteilung IV. Schrift. d. Naturf. Ges., Danzig (N. F.), B. 2, Heft 3 und 4. 11. Nordquist, Ose, 1910-1911. Ueber das Eindringen des Lichtes in von Eis und Schnee bedeckten Seen., Int. Revue d. ges. u. Hydrobiol. u. Hydrogr , B. 3, S. 79-83. 12. Plateau, F., 1886. De l'absence des mouvements respiratoires perceptibles chez les Arachnides., Arch. Biol., t. 7. 13. Plateau, F., 1867. Observation sur l'argyronète aquatique. Bull. Acad. roy. Belgique, sér. 2, t. 23. 14. Poujade, G.-N., 1888. Annales Soc. ent. France, série 6, t. 8. 15. Purcell, W.F., l'JlO. Development and Origin of the Respi- ratory Organs in Araneae,Quaterly Journal of Microsco- pical Science, New Ser. 5-1, S. Il 10. 16. Wagner, M.-Wol., 1894. L'industrie des Araneina,Mém. A.cad. Pétersbourg, sér. 7, t. 42, n" 1 1 . 17. Wefelsciieid, H., 1912. Ueber die Biologie und Anatomie von Plea minutissimaLeach, inaug. Diss. Greifswald, 1912; auch. Zool. Jahrb. Syst., v. 32. 18. Westberg, P., 1900. Aus dem Leben der Spinnen. Korres- pondenzblatt d. Naturf. Vereins zu Riga, B. 43. 19. Winkelmann. Handbuch der Physik. Les Tourbières du massif Mont-Dorien par C. Bruyant Professeur suppléant à l'Ecole de médecine de Clermont, Directeur de la station limnologique de Besse. I Le seul travail consacré exclusivement aux tourbières des Monts d'Auvergne est celui qu'a publié M. Bielawski, en 1892, sous le titre suivant : Auvergne et Plateau central ; Les tourbières et la Tourbe. Cet ouvrage renferme surtout des vues d'ensemble et nous n'y trouvons qu'une énumération tout à fait incomplète des formations tourbeuses de la région. Lecoq, il est vrai, avait déjà établi la liste des végétaux supérieurs caractéristiques, dans ses Etudes sur tu géographie botani- que ha 25; pro- fondeur maximum, 5 mètres. Esclauze : Altitude, 1,076 m.; superficie, 28 ha <>9; profon- deur maximum, 4 mètres. Lac inférieur de la Godi celle : Altitude, 1,200 m. environ; superficie, 15 ha 77; profondeur maximum, 3 mètres. La Faye : Altitude 1,106 m.; superficie, 1 ha 41; profondeur maximum, 3 mètres. — 348 — III . Lacs complètement transformés ; tourbières proprement dites : Les Bordes, la Barthe, la Morte, RedondeL Jassy, les Loubeyres, etc. Les lacs indemnes sont caractérisés par la forme de leur cuvette — ce sont des cratères-lacs — qui implique l'étroitesse de la beine et l'absence plus ou moins complète de formation palustre. Cette dernière est mieux représentée au Chauvet où la beine est plus large, mais l'inclinaison de la rive au delà du mont pré- munit le lac contre tout envahissement actuel. C'est au contraire le développement de la zone palustre qui caractérise les lacs en voie d'évolution. A Moussinières, elle ne s'accuse que sur deux points, qui correspondent exactement à deux tourbières. Elle s'étend sur tout le côté occidental du lac d'Anglards où elle se relie aux formations tourbeuses proprement dites, et se développe largement aux lacs de l'Esclauze et de la Godivelle inférieure. Le lac de Chambedaze est complètement encerclé par la tourbière et a perdu les dix-neuf vingtièmes de son étendue primitive. Enfin du lac des Bordes, il ne reste qu'une insignifiante portion, d'ailleurs occupée par cette zone palustre. La simple énumération précédente implique donc que l'on peut observer dans notre région toutes les étapes de la transformation du lac en tourbière. La carte d'ensemble indiquera d'autre part la surface perdue par la nappe d'eau et gagnée par la tourbière pour chacun d'entre eux. Un des stades les plus caractérisés de cette évolution corres- pond à la maturité de la tourbière. C'est même aux formations de ce stade que les habitants du pays appliquent indifféremment les noms de tourbière, de sagne, de morte ou de narse. Bien qu'il eût été plus logique de suivre l'évolution depuis le début, nous commencerons par étudier ce stade de maturité, tellement frappant qu'il attire l'attention la moins prévenue. Dans notre carte il est noté par le terme T 3 et l'on peut lui réserver le nom de tourbière motteuse (tourbière bombée). A ce stade III la tourbière comprend typiquement une région périphérique encore immergée ou mouillée, correspondant à un état plus jeune et une région centrale en partie sèche, disposée — 349 — en voûte surbaissée. La surface de celle dernière est tout à t'ait inégale et présente un enchevêtrement de reliefs et île creux irréguliers. Les reliefs ou >nottes sont toujours occupés par une association de Trichophorum cœspitosum et «le Calluna vul- garis. Les Sphagnum du type cymbifolium subsistent encore plus ou moins et l'on note l'apparition de Cladonia rangiferiwa. Les creux sont en partie comblés par une vase brune, plus ou moins consistante, humide ou couverte d'eau suivant la saison et l'abondance des précipitations atmosphériques. L'association caractéristique de ce stade comprend donc comme éléments essentiels : Trichophorum cœspitosum et Calluna vulgaris, Cladonia rangiferina. La présence des Sphagnum marque la continuation d'un état antérieur et indique que l'activité de la tourbière n'est pas complètement arrêtée; ces mousses sont parfois suivies par Eriophorum vaginatum. A la Barthe, la tourbière, à ce stade. est occupée par une société de Pinus montana var. uncinata, et il subsiste quelques rares représentants de cette espèce à la tourbière de Groutfaud. La Pi- naie caractérise ainsi pour nous un faciès du stade III. Ailleurs, comme à Chambedaze pour citer un exemple, on peut noter la présence de Betula pubescens et de Vaccinium uliginosuni . Notre stade III (tourbière motteuse) est donc caractérisé par les associations suivantes et leurs combinaisons : Sphagneto-Eriophoreto-Trichophoretum. Trichophoreto-Callunetum. Trichophoreto-Calluneto-Pinetum. Trichophoreto CaUitneto-Betuletum . Trichophoreto-Callunelo-Vaccineto-Betuletum. L'exploitation de la tourbière débute à ce stade, car la tourbe est déjà formée. Nous citerons à titre d'exemple celles de Cha- reyre, la Barthe, Pont de Clamouze, Grouffaud, La Kenonfeyre, Chambedaze, Bellevue, La Morte. Redondel, La Veyssière, Jassy, La Godivelle (sud), La plaine Jacqueau, etc. L'activité de la tourbière s'atténue et s'arrête aux stades sui- vants marqués par la disparition complète des Sphagnum. Le stade IV (tourbière plane) est caractérisé, au point de vue morphologique, par l'aplanissement de la tourbière, au point de vue biologique, par l'envahissement des Graminées, en particu- lier de Molinia cœrulea. Non seulement le bombement central s'affaisse, mais encore — 350 — les creux qui séparaient les mottes ou saillants tendent à s'assé- cher et à se combler sous une végétation nouvelle: c'est donc un nivellement complet quis'efiectue graduellement. Trichophdrum cœspitosum finit par être éliminé; mais Calluna vulgaris per- siste beaucoup plus longtemps parmi les associations récentes, qui comprennent, outre Molinia, un certain nombre de Grami- nées (Festuca, Phleum. Nardus, Aira, Alopecurus, Agrostis, Bromus, Anthoxanthum). Les associatious les plus caractéristiques de ce stade sont donc : a) Ti 'ichophoreto-Ccdluneto-Molin ietum . b) Calluneto-Molin ietum. c) Calluneto-Molinieto-Festucetum. d) Calluneto-Nardetum, etc. La tourbière au stade IV peut être exploitée de deux façons différentes, ou bien pour l'extraction du combustible, comme à la Noue-Haute, ou bien pour sa transformation en prairie tour- beuse (stade V); mais cette dernière peut parfaitement se pro- duire de façon normale, lorsqu'un drain naturel s'établit par suite de la rupture du seuil, comme à la Barthe, ou de la disparition des eaux dans la coulée basaltique formant substratum, comme on le voit dans une petite tourbière voisine de Montchalm. La prairie tourbeuse du stade V donne accès à toute une série d'espèces hygrophiles bien connues telles que Polygonum bistorta, Rumex, Juncus, Scirpus (silvaticus), Valeriana dioica, Spirœa, Cardamine, Cirsium rivulare, Caltha, Ra- nunculus, Eriophorum (latifotium, angustifolium):<::m^:'r>. V\*c. 1! ' ■ " > : -yryyy ;'«."•'; '.\ Fig. 10. — Lac de Chambedaze. La tourbière s'est presque entièrement substituée au lac et présente la succession régulière des stades, de I à III. — 362 — Lac de Chambedaze (fig. 10). — Le lac actuel n'est plus que le dernier témoin d'une grande nappe transformée aujourd'hui en tourbière. La profondeur actuelle est de 5 mètres et sur plusieurs points la rive est encombrée par les formations flottantes constituées ici par les Muscinées. La tourbière au stade II est très développée et enserre plusieurs îlots par- venus au stade III. La plus grande partie de la tourbière située au sud-est du lac est même une tourbière « bombée » extrême- ment caractéristique avec une seule plage de Bétulaie. De chaque côté, dans les tourbières latérales mouillées, la présence de ruisselets amène la présence de Saulaies avec Spi- rœa, Angelica, CÀrsium, etc. Le bord méridional, enfin, se raccorde avec une tourbière des pentes alimentées par des sources proches (fig. 11). Les formations tourbeuses s'étendent jusque sur l'émissaire dont le cours est d'ailleurs très lent au début et forment à sa sur- face, soit des ilôts mobiles, soit des ponts qu'il est possible de franchir. Fig. 11. — Coupe schématique transversale de la tourbière de Chambedaze A gauche, tourbière des pentes. Au milieu, tourbière motteuse émergeant de la tourbière mouillée. Fig. 12. — Coupe longitudinale de la tourbière de Chambedaze. Succession régulière des stades depuis le lac jusqu'au pacage. Le développement de la tourbière s'est ainsi effectué à Cham- bedaze d'une façon beaucoup plus régulière que dans les lacs pré- cédents. A l'heure actuelle on peut y observer la succession normale des stades caractéristiques (fig. 12). 363 Lac des Bordes. — Au lac des Bordes, il ne subsiste plus qu'une mince bordure libre située au voisinage de l'émissaire; le Lac atteint donc le dernier tonne de son existence : demain il sera passé à l'état de tourbière complète. Tourbière de la Liste. — Nous indiquons cette tourbière comme exemple des modifications apportées par l'homme en vue de la transformation en prairie (fig. 13). Cette tourbière, aujourd'hui partagée en deux lambeaux, occupe une dépression bordée au nord par le front de la coulée du volcan de Montchalm et alimentée par plusieurs sources pro- venant de cette coulée. Un premier drainage avait asséché la partie occidentale. Néan- moins, il y a quelques années encore, les eaux de la source S se déversaient par le fossé V R, dans la seconde tourbière située à Fig. 13. — Tourbières de la Liste. Tourbière partiellement transformée en prairie par drainage. Primitive- ment, les eaux s'écoulaient ver6 l'est en suivant le fossé V R Q. Aujourd"hui, un drain très profond les dérive vers le sud et amène le dessèchement de la partie restée au stade III. — 364 — l'est. Un nouveau fossé de drainage très profond a été récemment creusé en V X, et les anciens ont été approfondis, de telle sorte que toutes les eaux s'écoulent aujourd'hui par le sud. L'émis- saire R Q est complètement asséché et dans la partie R V le sens du courant est renversé. A l'heure actuelle, toute la portion située à l'ouest ainsi que la bordure N sont transformées en prairies et la partie orientale tend à s'assécher complètement. Il sera intéressant de noter exactement le temps nécesaire à sa transformation. Tourbière de la Barthe. — Cette tourbière, très étendue, est limitée à l'ouest par le ruisseau de Neufont, à l'est par la Clamouse. Elle vient presque au contact d'une longue tourbière parcourue par un affluent de cette dernière; mais elle en est nette- ment séparée par un barrage rocheux et se trouve à un niveau bien supérieur. Les formations du stade III sont très développées et consti- tuent plusieurs ilôts; l'un d'eux est occupé par une Pinaie (Pinus montana uncinata). Les stades ultérieurs sont égale- ment très étendus. L'homme est intervenu par l'aménagement de la partie nord; mais certaines particularités montrent bien que pour la partie sud-est l'évolution correspond à un drainage produit naturelle- ment. La tourbière de la Barthe occupe en somme l'emplacement d'une grande nappe d'eau qui était retenue par deux barrages basaltiques. L'un situé à l'ouest a subi une certaine usure, mais il subsiste encore en grande partie et détermine la formation du Saut de la Barthe, l'une des plus belle cascade de la région : il oppose une digue encore solide à l'érosion remontante... Le barrage de l'est s'est au contraire rompu ; au lieu d'une cascade, à son niveau nous n'observons plus que des rapides. L'abaissement de ce seuil a eu pour conséquence deux cap- tures. Il fut un temps où les eaux qui forment actuellement la Clamouse rejoignaient le ruisseau de Neufont par un affluent qui sort encore aujourd'hui de la tourbière à la pointe sud et con- tourne le promontoire où sont bâtis les burons du communal de la Barthe : aujourd'hui, elles sont dérivées vers le sud-est dans la direction du pont de Clamouse. D'autre part, — car il faut admettre que la rupture du seuil s'est produite à une époque où la tourbière était déjà installée, — — 365 — l'abaissemenl de ce seuil a eu pour conséquence un drainage et même une érosion de toute la partie orientale de la tourbière. En d'autres termes, la Clamouse se trouve maintenant à un niveau bien inférieur à celui du ruisseau de Neufont; ce dernier la rejoindrait au niveau de la ferme de Barthe, si une digue rudi- Fig. 14. — Tourbière de la Barthe. Les formations du stade III sont séparées par les formations plus avancées des deux cours d'eau qui ont servi de drains naturels. Le cours d'eau de l'ouest franchit un seuil basaltique encore presque intact au Saut de la Barthe. Le barrage de l'est s'est au contraire rompu. L'abaissement du seuil correspond à la capture du ruisseau oriental aujourd'hui sur un plan inférieur et qui aurait ensuite capté le premier, sans la construction d'une digue installée à la limite nord de la tourbière, derrière la ferme de la Barthe. mentaire, haute seulement de quelques décimètres, ne le main- tenait dans sa direction primitive (flg. 14). Sans l'homme, la — :-566 — capture du ruisseau de Neufont serait donc réalisée. Ainsi s'ex- pliquent toutes les particularités de cette tourbière en apparence très complexe. La tourbière située à l'est a également été drainée par suite de l'usure d'un autre seuil situé presque au-dessous du pont de Clamouse : le ruisseau, au lieu de longer le bord, parcourt au contraire la partie centrale. 11 serait facile de multiplier tous ces exemples, mais nous avons tenu, dans ce premier travail, à ne présenter que des généralités. L'étude des tourbières de notre région soulève bien d'autres questions, que nous espérons aborder dans un second mémoire; et il restera, d'autre part, à donner de ces tourbières une description détaillée. IL STATISTIQUE ACTUELLE Abréviations : T. p. Tourbières des pentes. I, II, III, IV, V, VI : Les différents stades de la tourbière. Phragmitaie, etc. : Association dont fait partie l'espèce. Les espèces dont le nom est imprimé en petites majuscules sont les espèces caractéristiques des associations ou intéressantes par leur répartition. A. Phanérogames. Ranunculus aconitifolius L. T. p. V. Ranunculus heder a ceus L. Ranunculus ololeucos Lloyd. Cantal. Ranunculus trichophyllus Chaix. Zone palustre, .Nupharaie, Potamaie, parfois hydrocharite. Chauvet, Aydat, Cham- bedaze, Chambon, Crégut, Esclauze,Godivelle inf.,Guéry, La Landie, Servières, Tazanat. Rammculus fluitans Lam. Eaux courantes. Ranunculus dioaricatus Schranck. Bords de l'Allier. Ranunculus aquatii.is L. Zone palustre, Nupharaie, parfois hydrocharite. Pavin, Chauvet, Aydat, Chambedaze, Cham- bon, Crégut, Esclauze, Godivelle inf., Guéry, Moussi- nières, Servières, Tazanat. Ranunculus confusus Godr. Bords de l'Allier. — 367 — Ranunculus flammula L. T. p. I. Moussinières, Estivadoux, etc. Ranunculus sceleratush. Limagne. Caltha palustris L. T. p. I, V. Troïlius europœus L. T. p. V. Nuphar luteum Smith. Eaux courantes, Nupharaie, zone palustre. Aydat, Charabedaze, Chambon, Crégut, Esclauze, Godi- velle inf., Laspialade. Ntphar pumilum Smith. Nupharaie. Anglards, Chambedaze, Cré- gut, La Landie, Laspialade. Nymph.fa alba L. Zone palustre, Nupharaie. Chambedaze, La Crégut, Esclauze, Godivelle inf., Laspialade. V. Minor Rchb. Nupharaie. Esclauze, Godivelle inf. Nasturtiion officinale Br. Ruisseaux, sources. Roripa palustris De C. Ruisseaux. Roripa amphibia Br. Phragmitaie. Cardamine pratensis L. T. p. V. Cardamine amara L. T. p. Viola palustris L. II, III T. p. Drosera rotundifolia L. II. Drosera intermedia Hayne. IL L'Esclauze, Chambedaze. Drosera longifolia Hayne. Cantal. Parnassia palustris L. T. p. V. Lychnis flos-cuculi L. T. p. V. Stellaria idiginosa Murr. T. p. I. Elatine alsinastrum L. Phragmitaie. Etangs de Lezoux. Elatine hexandra De C. Phragmitaie. Lac d'Aydat, étangs de Riol, de Chancelade; dans l'étang de Chapponière, près de Lezoux, il existe une forme naine remarquable de cette espèce (L. Duchasseint). Linum catharticum L. T. p. V. Elodes palustris L. Cantal. Forme dans les tourbières de la Creuse une association importante (Charbuy). Hypericum quadrangulum L. T. p. V. Hypericum tetrapterum Fries. T. p. V. Géranium pheum L. I. V. Impatiens noli-tangere L. Ruisseaux. Trifolium spadiceum L. T. p. Trifoliumbadium Schreb. T. p. Lotus corniculatus L. T. p. V. Lotus major Scop. [uliginosus Schrk.) T. p. V. Tetragonolobus siliquosus Bath. Limagne. Cœur, Marmilhat, Crouel, etc. Vicia cracca L. T. p. I, V. Vicia serratifolia .Tacq. Limagne, Marmilhat. Lathyrus pratensis. L. T. p. V. 24 — 368 — Spir^eaulmariaL. T. p. Ruisselets des tourbières : Faciès hygro tique. Geum montanum L. T. p. Geum rivale L. T. p. Geum montano y^ rivale Kchb. Sancy. Geum. rivale X montanum Gillot. Plomb du Cantal. PotenHlla an serina L. L P oient Ma supina L. Malintrat, Corent. Potentilla tormentilla Nestl. [erecta L.) T. p. IV. COMARUM PALUSTRE L. I, II. Dryas octopetala L. Cascade de la Dore, au pied du Sancy, une seule station. Sanguisorba officinalis L. T. p. V. Epilobium hirsutum L. T. p. I. Epilobium parviflorum Shreb. T. p. I. Epilobium montanum L. T. p. I, V. Epilobium palustre L. T. p. I, V. Epilobium alsinœfolium Vill. T. p. Epilobium alpinum L. T. p. Epilobium roseum Shreb. T. p. Epilobium trigonum Schrank. T. p. Epilobium obscurum Shreb. I, Y. Epilobium tetragonum, L. I. Isnardia palustris L. Lezoux. Circœa intermedia Ehrh. T. p. Myriophyllum alterniflorum De C.Guéry, Sioule, Sioulet, étang de Riol. Myriophyllum spicatum L. Submersipotamaie, Nupharaie, zone palustre. Pavin, Chauvet, Anglards, Aydat, Chambon, Esclauze, Guéry, Moussinières, Servières, Godivelle sup., Laspialade. Myriophyllum verticillatum L. Submersipotamaie, Nupharaie, zone palustre. Aydat, Chambedaze. Trapa natans L. Etangs de Lezoux, pont de Dore. Lythrum salicaria L. T. p. I (Magnocariçaie), V, ruisseaux. Lythrum hyssopifolia L. Cantal, Bansat. Peplis portula L. Fossés. Montia rivularis Gmel. Sources. T. p. Montiaminor Gmel. Lieux inondés l'hiver. Sedum villosum L. T. p. Saxifraga stellaris L. T. p. Saxifraga rotundifolia L. T. p. Chrysosplenium oppositifolium L. Eaux vives. Chrysosplenium alternifolium L. Eaux vives. — 369 — Hydrocotyîe vulgaris L. Cliambedaze, étangs du Montel de Gelât, de Saint-Avit, Charensat, Villosanges, Cantal. Cicota virosa L. 1. II. Anglards, Cliambedaze, Esclauze, Godi- velle (inf.). Helosciadiumno lifforum Koch. Fossés, ruisseaux. Helosciadnon inundalum Koch. Montel de Gelât, Saint-Avit, Saint- Priest-des-Champs. A pi ion graceolens L. Voisinage des eaux minérales (Halophyte). Œgopodiwn podagraria L. Carum verticillatum Koch. I. Moussinières V. Pimpinella magna L. Esclauze. Berula angustifolia L. Limagne. Siion latifolium L. Lac Chambon I. Buplenrion lenuissimum L. Marais de Cœur, Saint-Nectaire (Halo- phyte). Œnanthe phellandrium Lam. I. Etangs de Lezoux, étang de la Ramade, région de Sauxillanges. Œnanthe fistulosa L. Limagne. Œnanthe Lachenalii Gmel. Limagne. Œnanthe pimpinelloïdes L. Cantal. Œnanthe peucedanifolia Pall. I. Magnocariçaie, V. Silaus pratensis Bess. V. Meum mutellina Gaertn. T. p. Selinum carvifolia L. Lezoux. Angelica sylvestris L. Voisinage des ruisselets dans la tour- bière. Faciès hygrotique. Imperatoria ostruthium Koch. Ruisseaux, ravins. Peucedanum palustre Mœnch. L'Esclauze. Chœrophyllum aureum L. T. p. V. Chœrophyllum hirsulum L. T. p. V. Cornus mas L. La Landie III. Viburnum lantana L. IV. Galium uliginosum L. II, III. Galium palustre L. T. p. V. Galium anglicum Huds. Sables de l'Allier. Valeriana officinal is T. p. V. Valeriana dioica L. T. p. V. Dipsacus laciniatus L. Marais de Cœur, Cantal. Scabiosa succisa L. T. p. V. SCABIOSA COLUMBARIA L . T. p. V. Eupatorium cannabinum L. Ruisseaux. Adenostyles albifrons Rchb. Ruisselets, ravins, Petasites officinalis Mœnch. Bord des rivières. Petasites albus Gœrtn. Mont-Dore, Royat, Charade. — 370 — Pelasites fragans Presl. Blanzat, Chamalières, Saint-Amand- Tallende, Lezoux. Ligularia sibirica Cass. IL Anglards, Chambedaze, Escarre Espinasse, La Cassière, Esclauze, etc., etc. Chrysanthemum leucanthemum L. Achillea ptarmica L. V. Bidens tripartita L. I. Magiiocariçaie. Bidens cernua L. I. Magiiocariçaie. Inula dysenterica L. T. p. V. Inula pidicaria L. T. p. V. Inula salicina L. Lezoux, Randan, etc. Inula britannica L. Marais de Cœur, Marmilhat V. Gnaphalium uliginosum L. T. p. I, V. Cirsium palustre Scop. T. p. I, Magiiocariçaie V. Cirsium palustrierisithales Naegel. Chaudefour. Vallée de la Rue Cirsium anglicum Lob. La Landie, Pontaumur, Saint-Gervais V. Cirsium bulbosum De C. Marmilhat, Cœur, V. Cirsium rividare Link. T. p. V. Dauzat, Bryon, La Godivelle, Afdes, etc. Centaureajacea S. T. p. V. Scorzonera hwnilis L. V. Taraxacum leptocephalum Rchb. Cœur, Saint-Nectaire (Halo- pliyte). Mulgedium alpinum Les. Ravins. Crépis paludosa Mœncli. T. p. V. Hieracium borealeFries. T. p. V. Phyteuma orbiculareh. T. p. V. Vaccinium vitis-idœa L. T. p. Vaccinium myrtillus L. II, III, IV, T p. Vaccinium uliginosum L. II, III, V, VI, T. p. OXYCOCCOS PALUSTRIS Pil'S. IL Erica tetralix L. T. p. IV, V. Calluna vulgaris Salisb. II, III, IV. Andromeda polifolia L. IL Pinguicula vulgaris L. T. p. V. Utricularia minor L. Hydrocharite. Cliancelade, Chambedaze, Anglards. Utricularia vulgaris L. Hydrocharite. tourbière du Moulin- Servaire, Moussinières, Chambedaze. Hottonia palustris L. Etangs de Lezoux, Laisses de la Dore. Glaux maritima L. Halophyte. Saint-Nectaire, Saint-Martial, Mirefleurs, Medagues, Gimeaux. Lysimachia vulgaris L. I. IL Centuncalus minimus L. Biollet, Saint-Dié. Samolus valerandi L. Limagne. — 371 — Cicendia filiforrnis Delarbre. Cantal. Gextiana pneumonanthe L. II, V. T. p. Swertia perennis L. Croix Morand. MENYANTHE TRIPOLI ATA L. I, II, T. p. Symphytum officinale L. Limagne. Symphylum tuberosum L. Couze d'Issoire. Myosotis cœspitosa Schultz. Limagne. Myosotis palustris Wilh. T. p. II, V. Scrofularia nodosa L. Fossés, ruisseaux. Scrofalaria aquatica L. Fossés. Grcdio/a officinalis L. Bords de l'Allier, de la Dore. Limosella aquatica L. Bords de l'Allier, étang de Chancelade (Héleocharite) Veronica scutellata L. II. T eronica beccabunga L. Fossés, ruisseaux. Veronica anagallis L. Fossés, ruisseaux. Tozzia alpina L. Cantal. Rhinanthus major Ehr. T. p. V. Rhinanthus minor Ehr. T. p. V. Pediciilaris palustris L. T. p. V. Lathrœa clandestina L. Riom, Aigueperse. MerUha silvestris L. T. p. I, V. Mentha aquatica L. T. p. I, V. Pulegium vulgare Mill. I, V. Lycopus europœus L. I. L'Esclauze, etc. Stachys palustris L. I, V. Scutellaria galericulata L. T. p. V. Teucrium scordium L. Limagne, Marmilhat, Sarliève, Surat, Bansat. Plantago graminea Lam. Eaux minérales, marais de la Limagne (Halophyte). Littorella lacustris L Héleocharite. Chauvet, Anglards, Aydat, Chambedaze, Chambon, Crégut, Esclauze, La Faye, Godi- velle(inf. etsup.), Guéry, Moussinières, Servières, Taza- nat. En somme, tous les lacs sauf Pavin. Rumeoo acetosa L. V. Voisinage des ruisselets de la tourbière). Rumex acetosella L. V. Rumex conglomeratus Murr. V. Rumex maritimus L. Etang de Giat, bords de l'Allier. Rumex hippolapathum. Fries. Fossés, tourbière d'Espinasse, bords de l'Allier. Rumex sanguineus L. Fossés, mares. POLYGONUM BISTORTA L. V. Polygonum viviparum L. T. p. Source près du marais de la Dore. — 372 — Polygonum amphibiumL. Zone palustre, Nupharaie. Pavin, Chau- vet, Anglards, Aydat, Chambedaze, Charabon, Crégut, Esclauze, Guéry, La Landie, Laspialade, Moussinières, Servi ères. Polygonum lapathifolium L. Zone palustre. Polygonum persicaria L. Fossés. Polygonum hydropiper L. Zone palustre, fossés. Polygonum mite Schr. Fossés. Empetrum migrum L. Pentes N. de Chambourguet, de Ferrand. Euphorbia pilosa L. Lac de l'Esclauze. Callitriche stagnalis Scop. Zones palustre et superficielle. Ruis- seaux. CALLiTRiCHEHAMULATAKutz. Zones palustre et superficielle. Gué- ry, Espinasse, Biollet, Pavin, Chambedaze. Callitriche vernalis Kutz. Zones palustre et superficielle. Ruis- seaux. Ceratophyllum demersum L. Zones palustre et superficielle, parfois hydrocharite. Chauvet, Anglards, Aydat, Chambon, Cré- gut, Esclauze, Guéry, Servières. Ceratophyllum suemersumL. Mare du Puy de Corent, Cœur.Sar- liève, Marmilhat, Chambon, Esclauze, LaFaye, Godivelle inf., Guéry. Hippuris vulgaris L. Marmilhat, Effiat. Corylus avellana L. Fruits dans les tourbières de Jassy et d'après Biélawski dans celle de la Godivelle, de la Loubeyre, de .Tan s on. Fagus sylvatica L. Enfoui dans latourbeàlaNoue-Haute.laNoue- Basse, etc. Salix herbacea L. Val d'Enfer, Puy-Ferrand. Salix pendendra L II, V. Salix incana Schr. Cantal. Salix albah. Bords des ruisseaux. Salix phylicifolia L. T. p. II. Salix lapponum L. T. p. II. Salix aurita X repens. Anglards. Salix Lapponum X repens. Anglards. Salix aurita X Lapponum, etc. Anglards. Salix repens L. T. p. II, V. Salix sphacelata Wild. Puy-Ferrand, Chaudefour. Salix pur pur ea L. T. p. I, Salix cinerea L. Bords des ruisseaux. Salix aurita L. T. p. II, V. Salix cuprea L. Bords des ruisseaux. Betula glutinosa Wallr. (pubescens) Willd. S'-Germain-l'Herm. II, III, IV. On observe dans certaines tourbières de véri- — 373 — tables lits, intercalés dans la tourbe et constitués par les débris de cette espèce. (Martin, Redondel, etc.) Alnus glutinosa Grertn. Bords des ruisseaux. Alisma tlantago L. Zone palustre. Alisma natans L. Zone palustre. I. Chambon, Guéry, Esclauze, Chambedaze, Estivadoux, Moussinières, etc. SagiUaria sagiUifolia L. Etangs de Lezoux, de Riol. Butomus ombellatus L. Fossés et marais de la Limagne. Triglochin palustre L. Halophyte. Saint-Nectaire, Sainte-Margue- rite, Médagues. Triglochin maritimum L. Halophyte, Saint-Nectaire. Scheuchzeria palustris. L. II, Biollet, La Barthe, Anglards, Las- pialade, Cousteix, Chambedaze, l'Esclauze, etc. Colchicum autumnale L. V. Veratrum album L. V. et Faciès hygrotique. Narthecium ossifragum Huds. II, III, Laspialade, Escarro, Cham- bedaze. Bourg Lastic (capitaine Gerber). Tris pseudoacorus L. Zone palustre (Phragmitaie, Magnocariçaie ), bord des ruisseaux. Narcissus poeticus L. V. Spiranthes autumnalis Rich. V. Spiranthes œstivalis Rich. Saint-Priest des Champs, Villosanges, La Roche près d'Ambert. Epipactis palustris Crantz, Sarliève, Pulvérières, Chambedaze, II, T. p. Orchis palustris Jacq. Marmilhat (Lamotte). Orchis incarnata L. T. p. V. Orchis latifolia L. T. p. V. Orchis morio L. T. p. V. Orchis mascula L. T. p. V. Orchis palustris Jack. L. Marmilhat. Orchis laxiffora Lam. Courpière, Lezoux, Thiers. Orchis maculata L. T. p. V. Hydrocharis morsus ranœ L. Cantal. Potamogeton peclinatusL. Fossés profonds de la Limagne. Potamogeton pusillw; L. Zones palustre (Scirpaie, Phragmitaie), superficielle et intermédiaire. Etangs, ruisseaux. Potamogeton obtusifolius M. K. Cantal. Potamogeton densus L. Zones palustre, superficielle et intermé- diaire. Aydat, Chambon, La Crégut, Guéry. F. oppositifolius DC. Potamogeton lucens L. Zones palustre, superficielle et intermé- diaire. Pavin, Anglards, Chambedaze, Chambon, Es- clauze, LaFaye. Godivelle inf., La Landie, Laspialade, Servières. — 374 — F. Longifolius Gay. Eaux courantes. Potamogeton natans L. Zones palustre, superficielle et intermé- diaire. Pavin, Anglards, Aydat, Chambedaze, La Crégut, Godivelle inf., Guéry, La Landie, Laspialade, Moussi- nières, Servières. F. fluitans D. C. Eaux courantes. Potamogeton polygonifolius Pourr. Etangs de Lezoux. var. pamassifolius G. G. Rivières. Potamogeton prœlongus Wulf. Zone intermédiaire. Pavin, Moussinières. Potamogeton rufescens Schrœd {Alpinum Bail). Zones palustre, superficielle et intermédiaire. Chambedaze, Esclauze, Guéry, La Landie, Godivelle, inf., Chauvet. Potamogeton gramineus L. {Helerophyllus D. C). Zones palustre, superficielle et intermédiaire. Chauvet, Chambedaze, Aydat, Guéry, La Landie, Laspialade, Moussinières, Esclauze, Laqueuille. Potamogeton perfoliatus L. Etangs, rivières. Potamogeton crispus L. Zone palustre, superficielle et intermé- diaire. Chauvet, Aydat, Anglards, La Faye, Godivelle, inf., Guéry, La Landie, Laspialade, Moussinières. Zannichellia palustris L. Fossés entre les Martres et Veyre. Saint- Martin des Plains. F. peclicellata Fries. Forme halophile. Lemna polyrrhiza L. Zone palustre, fossés. Lemna trisulca L. Zone palustre, fossés. Lemna gibba L. Zone palustre. Lemna minor L. Zone palustre. Lemna arrhiza L. Etang de Ligonne près de Lezoux. Acorics calamus L. Introduit dans une mare près de la gare d'Ara- bert. Typha latifolia L. Zone palustre. Phragmitaie, Magnocariçaie. Ruisseaux. Aydat, La Faye. Typha angustifolia L. Zone palustre. Phragmitaie, Magnocari- çaie. Ruisseaux. Sparganium ramosum Huds. Zone palustre. Phragmitaie, Magno- cariçaie. Ruisseaux, Anglards, Chambon, Esclauze, La Faye, Godivelle inf., Guéry, Moussinières. Sparganium simplex Huds. Mare près de la Miouze-Rochefort. Sparganium minimum Fries. JNarse d'Espinasse. Anglards, Cham- bedaze, Esclauze. JUNCUS FILIFORMIS L. T. p. I. Juncus glaucus Ehrh. T. p. V. Juncus communis L. T. p. I, V. Juncus bufonius L. Héléocharaie. — 375 - Juncus Tenageia L. La Mareuge, Chanceladc, Le Bouchet, prés d'Egliseneuve. Lczoux. Juncus capitalus Weig. Mont-Dore, Ambert, Tliiers. Environs de Lezoux (V). Juncus pygmœus Thuill. Héléocharaie. Pontgibaud, les Gra- vancb.es. Juncus squarrosusL. T. p. II, III. Juncus compressas Jacq. Zone palustre. Juncus Gerardi'Lois. Forme halophile. Juncus uliginosus Bath. Zone palustre. Juncus alpinus Yill. T. p. Zone palustre, héléocharaie. Juncus obtusiflorus Ehrh . T. p. V. Juncus acutiflorus Ehrh. T. p. V. Juncus lampocarpus Ehrh. T. p. I, V. Luzula campestris De C. V. Cyperus longus L. Limagne. Cyperus fuscus L. Limagne. Cyperus favescens L. Zone palustre. Héléocharaie. Eriophorum alpinum L. Cantal. Eriophorum vaginatumL. II, III. Eriophorum angustifolium Roth. T. p. I (Phragmitaie, Magno- cariçaie), V. Eriophorum latifolium Hoppe. T. p. V. Eriophorum gracile Roth. Esclauze, Espinasse, Chambedaze. T. p. I (Magnocariçaiei, II. Trichophorum c.espitosum L. III. (Trichophoraie). Heleocharis palustris L. I (Scirpaie). Heleocharis AacuLARisL.I (Héléocharaie). Anglards,Aydat, Cham- bedaze, Chambon, Crégut, Esclauze, La Faye, Godivelle (inf.)., Guéry, La Landie, Tazanat. Heleocharis ovatus Roth. Cantal. Chancelade. Blysmus comptressus Pers. T. p. Scirpus fluitans L. I. Formations flottantes à Moussinières, Es- clauze (Héléocharaie). Scirpus maritimus L. I (Phragmitaie). Scirpus silvaticus L. T. p. I (Magnocariçaie). Isole pis setacea L. I (Héléocharaie). Si hœnoplectus lacustris L. I (Scirpaie). Chauvet, Anglards, Ay- dat, Chambedaze, Chambon, Crégut, Esclauze, La Faye, Godivelle (inf.), Guéry, La Landie, Laspialade,Servières, Tazanat. RlIYNCIIOSPORA ALBA Walll. T. p. II V. Hhynchospora fusca Rœm et Sclmlt. Cantal. Carexstricta Good. I. Magnocariçaie. Moussinières. Carex pndicaris L. T. p.V. Pontgibaud, Lezoux, Biollet,Vertolaye. — 376 — Carex curvuta Ail. Pente du Puy-Ferrand. Carex acuta L. I. Magnocariçaie. Carex vuLGARisFries (Goodenoughii Gay).T.p.I (Parvocariçaie)V. Carex dislicha Huds. T.p I. Magnocariçaie. Carex CHORDHORizAEhrh. II,Esclauze,Chambedaze. T.p. au-dessus de Vassivières. Carex vulpina L. Région inférieure (Magnocariçaie), V. Carex paniculata L. (T. p). Espinasse. Carex divisa Huds. Fossés. Carex paradoxa Wild (T. p. Magnocariçaie). Espinasse. Carex teretiuscula Good. I. Magnocariçaie. V. Carex muricata L. V. Carex remota L. Fossés. Carex canescensL. T. p. V. Carex echinata Murr (Stellulata Good). Parvocariçaie T. p. IL V. Carex brizoides L. Cantal, Ambert, Lezoux. Carex ovalis Gaud. Leporina L. T. p. V. Carex Schreberi Schrank. Limagne. Carex pauciflora Lightf, IL Espinasse, Guéry, Chambedaze Esclauze. Carex pseudo-cyperus L. I. Magnocariçaie. Montferrànd, Lezoux. Carex limosa L. IL Espinasse, Chambedaze, Esclauze, Anglards, La Faye, Godivelle (inf. , Guéry. Carex lœvigata Sm. Pierre sur-Haute, Courpière, Rochers de la Volpie. Carex pallescens L. T. p. V. (Parvocariçaie). Carex PANiCEA L. T. p. I (Parvocariçaie) V. Carex vaginata Tausch. T. p. V. Carex distans L. T. p. V. Carex flava L. Tp. I (Parvocariçaie i, V. Carex œderi Ehrh. Zone palustre. Carex fieiformis L. T. p. L Magnocariçaie. Anglards, Chambe- daze. Carex hordeistichos Vill. Limagne, fossés. Carex ampullacea Good. (rostrata With). I. Magnocariçaie. Chau- vet, Anglards, Aydat, Chambedaze, Crégut, La Faye, La Landie, Moussinières, Servières. Carex vesicaria L. I (Magnocariçaie). V. Chauvet, Anglards, Aydat, Chambedaze, Crégut, Esclauze, Godivelle (inf.), Guéry. Carex riparia Curt. I (Magnocariçaie). Chauvet, Anglards, Ay- dat, La Faye, Godivelle (inf.), La Landie, Moussinières. Carex paludosa Good. I (Magnocariçaie), V. Crégut, Godivelle (inf.), Moussinières, Servières. Leersia orizoides Soland. — 377 — Phalaris arundinacea L. I. (Phragmitaie, Magnocariçaie). Ruis- seaux, Pavin, Chauvet, Aydat, Chambedaze, Godivelle (inf.), La Landie, Laspialade, Servières. Anthoxanthum odoratumL. V. Phlevm pratense L. IV. V. Alopecurus arundinaceus Poir. Limagne. Alopecums geniculatus L. I. Phragmitaie, Magnocariçaie. Alopecurus fulvus Sm. Cantal. Phragmites communis Trin. T. p. I (Phragmitaie, Magnocariçaie), V. Chauvet, Aydat, Chambedaze, Chambon, Esclauze, Godivelle (inf.). Guéry, Laspialade, Moussinières, Ta- zanat. Calamagrostis epïgeios Roth. Lezoux. Calamagrostis lanceolata Roth. Espinasse, Chauvet, La Landie. Agrostis ALBASchrad.I (Phragmitaie, Magnocariçaie), V. Agrostis maritima Lum. Halophyte. Agrostis vulgaris With. IV, V. Agrostis canina L. V. Deschampsia cœspitosa L. T. p. I (Magnocariçaie), V. Deschampsia flexuosa L, IV. T. p. Avena versicolor * Vill. Holcus lanatus L. V. Catabrosa aquatica P. B. Ruisseaux. Glyceria distans Wahl. Halophyte. Glyceria spectabilis Mert et K. (aquatica Wahl). Fossés de la Limagne. Glyceria fluitans R. Br. Fossés, ruisseaux, Chauvet, Crégut, Esclauze, La Faye, Guéry, Moussinières, Servières, Tazanat. Zone palustre. Poa trivialis L. V. Briza média L. IV, V. MOLINIA CŒRULEA Mœnch. T. p. III, IV, V. Festuca ovina L. V. Festuca rubra L. Tp. V. Festuca arundinacea Schreb. I (Phragmitaie, Magnocariçaie), V. N ARDUS STRICTA L.1V, V, VI. Pinus montana Mil], v. uncinata Ram. Constitue la Pinaie au stade III de la tourbière de la Barthe (Cf. A. Pouzols : le Pin à crochets 1909). Nous avons découvert une seconde station de cette forme à la Tourbière de Grouf- faud. Abies pectinata D. C. A complètement disparu de cette région, mais se retrouve enfoui dans la tourbe à Vassivières, La Veyssière, Jassy, etc. — 378 — B. Cryptogames vasculaires. Ophioglossum vidgatum L. Limagne, Pontgibaud, V. Osmonda regaiis L. Cantal. Polystichum thelipteris Roth. Cantal. Polystichion spinulosum DeC. T. p. Blechnum spicant Roth. T. p. Woodsia hyperborea R. Bi*. Puy. Violent. Equisetum silvaticum L. T. p. Equiselum maximum L. Lezoux, Saint- Amand-Tallende. Equisetum hyemale L. Bords des ruisseaux, bois. Equisetum variegatum Schl. Bords de l'Allier. Equisetum limosum L. Zone palustre : Scirpaie, Equisétaie, Magnocariçaie. Pavin, Chauvet, Anglards, Aydat, Chambon, Esclauze, La Faye, Guéry, La Landie, Mous- sinières, Crégut. Equisetum palustre L. T. p. Zone palustre : Equisétaie, Magno- cariçaie. V. Pavin, Chauvet, Anglards, Aydat, Chambe- daze, Esclauze, La Faye, Godivelle (inf.), Guéry, Mous- sinières, Servières, Crégut. Pihdariaglobulifera L. Etangs de Lezoux. Marsilia quadrifoliatu Lam. Etangs de Lezoux. Azolla filiculoides Lara Ruisselets des Salins à Clermont. Isoetes lacustris L. Héléocharaie. Guéry, Chauvet, Anglards, Servières, Moussinières, Godivelle (inf.;, La Landie Isoetes echinqspora Dur. Héléocharaie. Guéry, Chauvet, L'Es- clauze sur la beine tourbeuse. Godivelle (inf.), Moussi- nières, Servières. Lycopodium inundatum L. IL La Barthe, Moussinières, Chambe- daze, Esclauze, Laspialade, Chancelade, Crégut. Lycopodium clavatumh. T. p. Selaginella spinulosa A. Br. Pentes du Capucin. C. Mus cinées (1). Hypnum stramineum Dicks. R. Croix-Morand, l'Escarro, Biollet, Forez, Crégut, Esclauze, Godivelle (inf.), La Landie, Moussinières. V patens Lindb. Forez. F. ovata Boul. (1) Pour tout ce qui concerne les Muscinées nous nous en sommes entière- ment rapporté à l'excellent ouvrage de F. Hkribaud -Tosepii : Les Musci'iic'es iV Auvergne, Clermont, 1899. — 379 — Hypnum giganteum Schimp. RR. Pulvérières. Hypnum cordifotium Hedw. R. Ambert, Lezoux, Biollet. V. angustifolium Kling. Biollet. V. Richardsoni (Mitt). Ambert. Hypnum sarmentosum Wohl. R. Forez., T. p. Hypnum cuSpidatum L. C. CI, II, V. Chauvet, Anglards, Aydat, Chambedaze, Chambon, Crégut, Esclauze, La Faye, Go- divelle (inf.), Guéry, LaLandie, Laspialade, Moussiniè- res, Servières, Tazanat. V. laxuni Husn. Cantal. V. pungens Schimp. Cantal. Hypnum scorpioides L. R. III. LaLandie, Esclauze, Egliseneuve, Pont de Clamôuse. Hypnum ochraceum Turn. Ruisselets. V. uncinatum Milde. Yal d'Enfer, etc. V. fiaccidum Milde. Marais de la Dore. Hypnum palustre L. R. V. hamulosum Br. eur. Marais de la Dore, sommet de Chau- defour. V. laxum Br. eur. Marais de la Dore, Guéry. V. jidaccum Br. eur. Grande Cascade. Hypnum patuntiœ Lindb. R. Forez. Hypnum i alcatum Brid. R. T. p. Croix-Morand, Col de Diane, Val de Lacour. Hypnum fdicinum L. C. Y. falcata Boul. Cantal. V. prolixa BouL Marais de la Dore. V. tennis Boul. Cantal. V. crassinervium Ren. Cantal. V. subsimplexUen. Cantal. Hypnum notarisii Boul. R. Dogne, Grande Cascade, sommet de Chaudefour. Hypnum lycopodioides Schwœgr. I, Moussinières. Hypnum vernicosum Lindb. A. R. LU, V. Vassivières, Godivelle, Espinasse, Esclauze, Biollet, etc. Hypnum uncinatum Hedw. A. R. Mont-Dore, Forez. V. abbreviatum Schimp. Cantal. V. plumosum Schimp. La Tache, Egravats, Bozat, Forez. Hypnum revolvens Sw. R. Forez, T. p. Hypnum intermedium Lindb. R., II, Y. Espinasse, Mont-Dore Forez. , Hypnum Sendteneri Schimp, R.R. Sarliève. Hypnum aduncum Hedw. A.C., I, II, Crégut. V. aquaticum Sanio. Beaulieu. V. falcata Rus. Cantal. — 380 — Hypnum Kneiffii Schimp. A.R. Etangs de Ponteix.Les Côtes, Ar lanc. Chambedaze, Crégut. V. pungens Muell. Ambert. V. laxum Schimp. Lussat, Ambert, Pont du Château, Mezel. V. flexilis Ren. Marais de la Dore, Mezel. Hypnum fluitansG. 1,11, Chauvet, Anglards, Aydat, Chambedaze, Crégut, Esclauze, Guéry, Moussinières. Y. jeanbernarti Boul. Croix-Morand, Ambert. V. gracile Boul. Monts Dore, Forez. V. submersum Schimp. Valcivièrcs. V. falcatum Schimp. Forez. V. pinnatum Boul. Monts Dore. Forez. V. brachydictyon Ren. Croix-Morand, Forez. V. orthophyllum Milde. Forez. V. purpurascens Schim. Croix-Morand, Marais de la Dore, Forez. V. stenophyllum (Wild), Croix-Morand. Forez. F. inundata Ren. Croix-Morand. Hypnum stellatum Schreb. A. R. Croix-Morand, Mont-Dore, Egliseneuve, Lezoux, Forez. V. protensum Schimp. Grande Cascade. F. congesta Boul. Cantal. Amblystegium irriguum Br. eur. Ruisseaux. V. heterophylla Ther. Sur les pierres au bord du lac Pavin. Amblystegium fluviatiliBr. eur. Ruisseaux. Amblystegium riparium Br. eur. I. Région inférieure. Eurhynchium speciosum Schimp. R. 1. Etangs de Lezoux, etc. Brachythecium rivulare Br. eur. T. p. Ruisseaux. V. cataraetarum Jur. Grande Cascade. V. fluitans Lamy. Chaudefour. V. latifolium Lindb. Marais de la Dore. F. simplex Ren. Cantal. Camptothecium nitens Schimp. R. T. p. I, II, V. Mont-Dore, Espinasse, Laspialade, La Godivelle, Les Avaix, Forez. Climacium dendroides Web. et Mohr. A. G., I, II, V. Chauvet, Anglards, Chambedaze, Esclauze, Laspialade. V. inundata Lor. Espinasse. Fontinalis antipyretica L. C. Zone palustre sur les pierres : Pavin, Chauvet, Aydat, Chambedaze, Guéry. Ruisseaux. V. robusta Card. Ruisseaux. Fontinalis arvernica Ren. Zones palustre, superficielle, intermé- diaire et profonde au Pavin. Fontinalis squamosa L. Ruisseaux de la région moyenne. Pavin. Fontinalis Heldreichii G. Miill. R.R. Valcivière. Polytrichum commune L. C. T. p. II, III, IV, V. Chambedaze, Crégut. — 381 — V. perigonale Br. eur. Marais de la Dore. V. humile Schimp. Cantal. Polytrichum gracile Uicks. R. Chauvet, La Godivelle, Forez, etc Polytrichum strictum Banks. A. R. II, III. Puy Gros, Marais de la Dore, La Barthe, Godivelle, Forez. Atrichum tenellum Br. et Schimp. R.R. Bozat. Philonotis moïstana Brid. C.C. T. p. I, II, V. Y.gracilescens Schimp. Monts Dore, Forez. V. alpina Brid. Monts Dore. V. falcata Brid. Monts Dore, Bozat, etc. V. seriata Mitt. Bozat, Forez. Philonotis marchica (Brid.) R.R. Grande Cascade. Philonotis calcarea Schimp. R. Marais des terrains calcaires, Pont de Longue, Saint-Nectaire. Aulacomnium palustre Schwœgr. C. T. p. II, V. Chauvet, An- glards, Aydat, Esclauze, Guéry, Laspialade, Moussi- nières. V. polycephalum Br. eur. Région inférieure. Meesea triquetra Angstr. R. R. Espinasse, Chambedaze. Mnium affine Schwœgr. A. R. V. elatum Br. eur. Espinasse, Marais de la Dore. Mnium punetatum L. C. V. elatum Schimp. Espinasse, Marais delà Dore. Bryum Duvalii Voit. R.R. Creux de la Buse, Ravin de la Dogne. Bryum turbinatum R. Anglards, Chambedaze,Chambon, Esclauze. V. prœlongum Br. eur. Pré perdu, au-dessus de Chaudefour. V. latifolium Br. eur. Creux de la Base. Cacadogne. Bryum pseudotriquetrum Schwœgr. G. T. p. I, II. Anglards, Cham- bedaze, Crégut, Guéry. Y.gracilescens Schimp. Espinasse. V. compactum Schimp. Cantal. Bryum bimum Schreb. R. Chaudefour, Ambert. Webera albicans Schimp. R. T. p. Marais de la Dore, source de la Biche, Creux de la Buse. Webera comynutata Schimp. Marais de la Dore, sommet de Chau- defour, Forez. "V '.gracile Br. eur. Cantal. Webera annotina Schwœgr. R. R. Croix-Morand. Webera nutans Hedw. C. II, III. V. longiseta Br. eur. V. strangidata Br. eur. Chaudefour, Grande Cascade. V. subdenticulata Br. eur. V. uliginosa Schimp. Physcomitrium piriforme Brid. R. Bords des étangs, mares, fossés. La Cassière. — 382 — V. Langlaisii Ren. et Card. Ambert. Physcomitrium sphœricumBvi cl. Bords des étangs, mares, ruis- seaux. Dorât. Rhacomitrium aciculare B>'id. A. C. T. p. Barbula paludosa Schwœg. R. R. Vallée des bains. Dicranum Bergeri D. Not. R. II, III. La Barthe, Clamouse, Godi- velle. Forez. Dicranum Bonjeani D. Not. R. II. III, V. Capucin, marais de la Dore, Vassivières, Picherande, Biollet. V. polycladum Schimp. Vassivières. DlCHODONTIUM SQUARROSUM Schimp. C. T. p. Cynodontium virens R. T. p. Puy-Ferrand, Sommet de Chaude- four. Dicranella CERVicuLATA Schimp. R. Sur les parois verticales des fossés des tourbières et sur les mottes de tourbe humide. Boutaresse. Campylopus turfaceus Br. Eur. R. Vassivières. Dicranodontium longirostre Br. eur. A. R. II, III. Marais de la Dore; La Barthe, Clamouse, Picherande. Forez. Fissidens osmundoides Hedw. Cantal. Sphagnum cymbifolium Ehr. C. II, III. Chauvet, Anglards, Cham- bedaze, Crégut, Esclauze, Godivelle (inf.), Guéry, La Landie, Laspialade, Servières. V. brachycladum Warnst. V. compactum Schlieph et Warnst. La Bourlhonne. V. laxum Warnst. Besse. Pierre-sur-Haute. V '. purpurascens Warnst, Forez. V. fuscescens Warnst. Cantal. V. pycnocladum Mart. Forez. V. squarrosulam Nées et Hornsch. Sphagnum médium Limp. La Fontaine du Berger, Sauzet-le-Froid. Forez. A. R. V. purpurascens Warnst. Cantal. V. congestum Schlieph et Warnst. N. -D.de Mons. Prondines. V. fuscescens Warnst. Cantal. Sphagnum jKtpdlosum Lindb. Forez. R. V. flaccidum Schlieph. Forez. V. abbreviatum Grav. Cantal. V. confertum Lindb. Pierre-sur-Haute. Sphagnum acutifolium Ehr. C. C. II, III. Chauvet, Anglards, Aydat, Chambedaze, Chambon, Esclauze, lia Faye, Godi- velle (inf.), Guéry, La Landie, Laspialade, Moussinières, Servières, Tazanat. V. elegans Braithw. Forez. V. réflexion Schimp. Ambert, Saint-Amand-Roche-Savine. — 383 — V. alpinum Milde. Forez. \. patulum Schimp. Forez. V. fallax Warnst. Marais de la Dore. Sphagnum fimbri.vtum Wils. R. Chambeclaze, Esclauze, Guéry, Laspialade, Servières. Sphagnum Gjrgensohnii Russ. A. R. Guéry, Sancy, Bozat, Chaude- four. Forez. Chauvet, Anglards, Chambedaze, Guéry, La Landie, Laspialade, Moussinières, Servières. V.gracilescens Grav. Marais de la Dore. Forez. V- squarrosulum Russ. Puy-Ferrand, Val de Lacour. Forez. V. striction Russ. Forez. V. speciosum Limpr. Cantal. V. Pseudo-Sckimperi Warnst. Cantal. Sphagnum Russovii Warnst. R. Marais de la Dore. Sphagnum fuscum Klinggr. R. Croix-Morand, Bozat. Forez. V. gracile Roll. Croix-Morand, Marais de la Dore. Forez. Sphagnum rubellum Wils. Sancy, Croix-Morand, Boutaresse. Forez. Sphagnum Warnstorfii Ren. R. R. Bozat. Sphagnum quinqueforium Warnst. R. Croix-Morand. Forez. V. Gerslenbergii Warnst. Forez. Sphagnum subnitens Russ. et Warnst. A. R. T. p. V. squarrosulum Warnst. Cantal. V. plumosum Mild. Forez. V. strictum Warnst. Cantal. Sphagnum cuspidatum Ehr. R. Croix-Morand, Val d'Enfer, Besse, Forez. V. falcatum Russ. Forez. V. plumosum Nées et Hornsch. Espinasse, Ambert. Sphagnum obtusum Warnst. R R. Cantal (Madic). Sphagnum récurvum P. B. A. R. Esclauze, Godivelle (inf.), Guéry Servières, Espinasse, Picherande, Croix-Morand, Forez, Laspialade, Moussinières. V. Limprichtii Schlieph. Cantal. V. te n ae Klinggr. Sphagnum molluscum Bruch. R. Forez. Sphagnum squarrosum Pers. A.R. Forez. V. imbricaium Schimp. Forez, Livradois. Sphagnum teres Angstr. A.R. Forez. Chauvet, Chambon, Esclauze, Laspialade, Moussinières, Servières. V. strictum Gard. Cantal. V. subterês (Lindb). Cantal. V. squarrosulum Warnst. Capucin. Forez. V. Bielawskii Heribaud. Cantal. 25 — 384 — Sphagnum rigidum Schimp. C. I, II. Chauvet, Chambedaze,Eselauze, Servières. V. compactum Schimp. Avec le type. V. squarrosum Russ. Sancy, Capucin, Forez. Sphagnum subsecundum Nées. A. C. II, III. Chauvet, Anglards, Chambedaze, Chambon, Crégut, Esclauze, Godivelle (inf.) Guéry, La Landie, Laspialade, Moussinières, Servières, Tazanat, La Faye. V. molle Warnst. Servières. V. crispulum Russ. Ambert. V. tenellum Warnst. Etangs de Riol et Rouville. V. Berneti Card. Forez. V. intermedium'WdLtnst. V. viride Boul. Lezoux, Ambert. V. avriculatum Schimd. Forez. Sphagnum obesum Wils. A. R. Forez. Sphagnum laricinum Spr. Forez. V. gracile Warnst. Servières, Croix-Morand, Marais de la Dore. Sphagnum platyphylum Warnst. A. R. Forez. V. teretiusculutn Lindb. Forez. Surcoscyphus sphacelatus Nées. R. T. p. Forez. Alicularia compressa G. L. R. T. p. Forez. Southbya obovata Dum. T. p. Marais de la Dore, Gde Cascade, Sommet de Chaudefour. Forez. Southbya hyalina Husn. T. p. Marais de la Dore. Forez. Scapania uliglnosa Dum. R. Marais de la Dore. Grande Cascade. Scapania irrigua Dum. R. Marais de la Dore, Sommet de Chau- defour. Jungermannia Taylori Hook. R. R. Cantal. Jungermannia sphœrocarpa Hook. R. T. p. Marais de la Dore. Forez. Jungermannia inflata Huds. A. R. T. p. Marais de la Dore. Forez. Jungermannia tersa Nées. R. T. p. Marais de la Dore. Forez. Jungermannia ventricosa Dicks. C. Cacadogne. Jungermannia bicuspidala L. C. C. Jungermannia connivens. Dicks. R. Chaudefour, Capucin, Croix- Morand, Forez, etc. Jungermannia setacea Web. R. Forez. Sphagnœcetis communis Nées. R R. IL Cantal. Chilocyphus polyanthus Dumn. C. V. Fossés. V. rivularis Nées. Avec le type. V. pallescens Hum. Cantal. V. erectus Boul. Cantal. — 385 — Galypogeia Trichomanis Corda. A.R. Sancy, Forez, etc. V. fissa (Raddi'. Vallée des Bains du Mont-Dore. V. Sprengelii Nées. Cantal. Tricholea tomentella Dum. A.C. T. p. Ptilidium ciliare Nées. R. Sancy, Bozat, Marais de la Dore. V. ericetorum Nées. Charensat. Aneura pinguis Dum. A. C. T. p. V. denticulata Nées. Aneura pinnatifida Dum. R. Forez. Aneura multifîda Dum. A. R. Croix-Morand, Chambon, Orcival, Forez. Pressia commutata Nées. R. Capucin, Grande Cascade, Chaude- four, T. p. Riccia glauca L. C. Région inférieure. Riccia bifurca Hoffai. R. R. Région inférieure. Cantal. Riccia faritans L. R. Région inférieure : Riom, Dorât, Am- bert, etc. V. canaliculata Hoffm. Riccia natansh. R. R. Etang du Trioulou, Cantal. Riccia crislallina L. R. R. Région inférieure. D. Gharacées (1). Chara fœtida A. Braun. Chauvet, Anglards, Chambedaze, Es- clauze, Tazanat. Chara fragilis Desv. Chambedaze, Chambon, Guéry, Servières, Tazanat. Chara Braunii Gmel. Guéry. Nitella fiexilis Agardh. Chambon, La Crégut, Guéry, Servières. Nitella tenuissima Kutz. Guéry, Moussinières. Nitella opaca. Pavin. E. Desmidiées (2). Gonatozygon BrebissoniiDe B. Pavin, Chauvet, Chambedaze. Genicularia spirotœnia De B. R. R. La Crégut. Spirotœnia condensata Breb. R.R. Chauvet. (1) Ce groupe reste entièrement à étudier. Nous devons la détermination de Nitella opaca du Pavin, à M. l'abbé Hy. (2) Auclair : Contribution à l'étude des Desmidiées du massif du Mont- Dore. Travail de la station limnologicme de Bes6e, 1910. — 386 — Cylindrocystis Brebissonii Men. Cévennes. Cylindrocystis tumida Gay. Cévennes. Netrium digitus Ehr. Chaumeille. Netrium Naegeli Breb. Penium navicida Breb. Cévennes, Margeride. Penium minutissimum'NoTà.. v. gracile. Aucl. Chasseix. Penium margaritaceum (Ehr.). Margeride. V. punctatum Ralfs. Cévennes. Penium fus if or me Gay. Cévennes. Penium cylindrus (Ehr.). Charabedaze, Montbert, Lacassou. Penium Clevei v. Crassum Nest. R. Pont de Clamouse. Penium curtum Breb. Estivadoux, Chasseix. Penium cruciferum (De B.) Cévennes. Penium minutum (Ralfs.). Bargeresse, Esclauze, Pont de Cla- mouse. V. crassum Wert. La Barthe. Closterium cynthia De Not. La Barthe, Pont de Clamouse, la Liste, Esclauze. Closterium costatum Corda. Pont de Clamouse. Closterium striolalum Ehr. Chauvet, Esclauze, Pont de Clamouse, Pisseport. Closterium intermedium Ralfs. Montbert, T. p. aux sources de la Couze Pavin. Closterium idnaFocke. Chambedaze, Bargeresse, Montbert, La Veyssière. Closterium juncidum Ralph. Chauvet, Estivadoux, Esclauze, La- cassou, La Liste, pont de Clamouse, Bargeresse. F. brevior Roy. Pont de Clamouse, Lacassou, Estivadoux. Closterium lineatum Ehr. Estivadoux. Closterium Ralfs H Breb. Esclauze. V. hybridum Rab. Bargeresse. Closterium rostratum Ehr. Closterium setaceum Ehr. Bargeresse. Closterium Dianœ Ehr. Esclauze, La Barthe. Closterium parvulum Meg. Esclauze, Chambedaze, Bargeresse. F. major Auclair. Source de Lince. Closterium Jenneri Ralph. Esclauze, Estivadoux, Lacassou. Closterium venus Kutz. La Veyssière. Closterium Leibleinii Kutz. Source de Lince. Closterium Ehrenbergii Men. La Veyssière. Closterium didymotocum Corda. Pisseport, Pont de Clamouse. Closterium abruptum Wert. T. p. au Puy-Ferrand. Closterium aerosum (Schrk.). Esclauze. Closterium lunida (Mull.). Esclauze, rivière de la Couze. Closterium cornu Ehr. Esclauze, Moussinières. — 387 — Closterium acidum (Lyngb.). Pleurotœnium cdronatum (Breb.) var. nodulosum (Breb.). La Crégut. Pleurotœnium Ehreribergii (Breb.). Esclauze, Moussinières. Pleurotœnium trabecula (Ehr.). Pont de Clamouse, La Veyssière, La Liste, Mareuge, Estivadoux, La Landie, L'Esclauze. F. clavula (Kurt.). La Liste. Tetmemorus Brebissonii (Men.). T. p. aux sources de la Dore. Tetmemorus granulatus (Breb.). Esclauze, Montbert, pont de Clamouse. F. crassa Aucl. Pont de Clamouse. Tetmemorus lœvis (Kutz.). Estivadoux, pont de Clamouse. Euastrumpectinatum Breb. Moussinières, Laspialade, Bargeresse. Y. lœvisinualum Aucl. Moussinières. Euastrum gemmatum Breb. Cévennes. Euastrum formosum Gay. Cévennes. Euastrum binale (Turp.) v. insulare With. Moussinières, Cham- bedaze, Esclauze, Estivadoux, Chasseix, Montbert, La Barthe. Euastrum verrucosum Ehr. Pont de Clamouse. V. lœvisinuatum Aucl. Pont de Clamouse. Euastrum anomalum Gay. Cévennes. Euastrum ampullaceum Ralfs. Cévennes. Euastrum insigne Hass. T p. aux sources de la Dore. Euastrum circidare Hass. Bargeresse, Laspialade. Euastrum elegans (Breb.). Cévennes. V. cebennense Gay. Cévennes. Euastrum amœnum Gay. Margeride. Euastrum oblongum (Grev.). Bargeresse. Euastrum crassum (Breb.). La Crégut. Euastrum didelta ^Turp.). Lacassou, Esclauze, pont de Clamouse, Montbert; T. p. au Puy-Ferrand. V. sinuatum (Gay). Cévennes. Euastrum ansatum Ralph. Lacassou, La Barthe, pont de Cla- mouse. Micrasterias Auclairii Rech. d'Aub. T. p. aux sources de la Dore. Micrasterias truncata (Corda). Moussinières, Pisseport, pont de Clamouse, T. p. aux sources de la Dore. Micrasterias furcata Ag. Esclauze, Estivadoux. Micrasterias rotata iGrev.). Pavin, Chauvet, Lacassou, pont de Clamouse, La Veyssière, Saint-Genès. Micrasterias Thomasiana Arch. Lacassou. Micrasterias denticulata Breb. Cévennes, Margeride. V. angusto-sinuata Gay. Cévennes. Cosmarium globosum (Bliin.). Chasseix, Crégut, La Barthe. — 388 — Cosmarium cucurbita Breb. Chambedaze, Chasseix, Montbert. Cosmarium connatum Breb. Cosmarium quadratum Ralfs. Esclauze, Bargeresse. Cosmarium granatum Breb. Aveyron. Cosmarium bioculatum Breb. Estivadoux, Chambedaze. Cosmarium bicuneatum (Gay). Margeride Cosmarium lœve Rab. Cévennes. Cosmarium quadratum (Gray). Margeride. Cosmarium nitididum de Not. Moussinières. Cosmarium plicalum Reinsch. Pont de Clamouse, Montbert. Cosmarium le iodermum (Gray). Cévennes. Cosmarium M eneghinii Breb. Moussinières, Estivadoux, Esclauze, Laspialade, Chasseix. V. angulosum Aucl. Bargeresse. V. concinnum Rab. Chambon. Cosmarium rotundatum (Gray). Cévennes. Cosmarium crenatum Ralfs. Cévennes. Cosmarium. Nœgelianum Breb. Cévennes Cosmarium tinctum Ralfs. Bargeresse. Cosmarium Holmiense Lind. Cévennes. Cosmarium phaseolus Breb. Cévennes. Cosmarium pusillum Breb. La Veyssière, Chauvet, Estivadoux, Chambedaze, Lince. Cosmarium punctidaium Breb. Source de Lince. Cosmarium sphalerostichum N. et W. Cosmarium cœlatum Gray. Cévennes. Cosmarium calodermum G-ay. Margeride. Cosmarium décorum Gay. Cévennes. Cosmarium subquadratum Nordst. Aveyron. Cosmarium orbiculatum Ralfs. Pont de Clamouse. Cosmarium pyramidatum Breb. Chambedaze. V. minus Reinsch. Cévennes. Cosmarium intermedium Gay. Margeride. Cosmarium perforatum Lund. Cosmarium quinarium Lund. T. p. à la plaine des Moutons. Cosmarium Botrytis Men. Chauvet, Moussinières, la Landie, Esclauze, Estivadoux, Bargeresse, pont de Clamouze, Lince. Cosmarium subcordatam Nordst. Moussinières. Cosmarium margaritiferum Turp. Moussinières, source de Lince. Cosmarium tetraopthalmum Kutz. Cosmarium latum Breb. Chambedaze, Esclauze. Cosmarium portianum Arch. Pont de Clamouze. Cosmarium amœnum Breb. Bargeresse. — 389 — Cosmarium Nordeslii Delph. Bargeresse. Cosmarium RJelmannii Wille. La Landie, Esclauze. Cosmarium cucumis Corda. Cosmarium Ralfsii Breb. T. p. Pny-Ferrand. Xanthidium aculeatum Ehr. La Crégut. Xanthidium fasciculatum Ehr. Bargeresse. Xantlndium antilopœum Breb. Cévennes. V. hirsutum Gay. Cévennes. V. candezense Aucl. Bargeresse. Xanthidium armatum Breb. Cévennes. Arûirodesmus incus Breb. Bargeresse, Chambedaze. Arthrodesmus octocornis Ehr. Chambedaze. Staurastrum aculeatum Ehr. Bargeresse, La Barthe, Lacassou. Staurastrum inconspicuum Nord v. crassum Gay. Margeride. Staurastrum inflexumBreh. Laspialade, source de Lince. Staurastrum magaritaceum Men. Margeride. Staurastrum dejectum Breb. Cévennes, Margeride. Staurastrum aristiferum Ralfs. Bargeresse. Staurastrum glabrum Kutz. Chambedaze. Staurastrum O'Mearii Arch. Margeride. Staurastrum furcatum Ehr. Chasseix. V. candianum Delp. Laspialade. Staurastrum Perrinii Aucl. Bargeresse. Staurastrum subcruciatum Cooke et Wills. Laspialade. Staurastrum cristatum Meg. La Veyssière. Staurastrum lieynouardii Aucl. Source de Lince. Staurastrum hexacanthum Gay. Margeride. Staurastrum Brebissonii Arch. Cévennes, Margeride. Staiwastrum teliferum Ralfs. Chambedaze, Estivadoux. Staurastrum Pringsheimii Reinsch. Pont de Clamouse. Staurastrum muticum Breb. Cévennes. Staurastrum orbiculare Ehr. Cévennes. Staurastrum punctidatum Gay. Chasseix. Staurastrum subpunclulatum Gay. Margeride. Staurastrum rugulosum Breb. Montbert. Staurastrum 23i/gmœumBveb. Bargeresse, pont de Clamouse. Staurastrum cordatum Gay. Margeride. Staurastrum humididum Gay. Margeride. Sphœrozosma pidchellum Arch. Estivadoux, Montbert, Chasseix. Sphœrozosma pygmœum Rob. Lac inférieur de la Godivelle. Bambusina Brebissonii Kutz. Laspialade, Chambedaze, Esclauze, Estivadoux, Chasseix, Montbert, Bargeresse. Hyalotheca dissiliens Smith. Lac inférieur de la Godivelle, Esti- vadoux, pont de Clamouse, la Veyssière, source de Lince. — 390 — Hyalotheca mucosa Dilw. Lac inférieur de la Godivelle, Esclauze, Fstivadoux, Bargeresse, la Barthe, la Liste, source de Lince. Desmidium Swartzii Ag. La Veyssière, Couze Pavin, la Landie. Desmidium cylindricum Grav. Laspialade, Bargeresse, la Barthe, Mareuge. Desmidium quadrangulatum Ralfs. La Barthe. ADDENDA La monographie du Characées de France, de M. l'abbé Hy (*), pa- rue pendant l'impression de ce mémoire, contient au sujet de la Nilella du lac Pavin, quelques détails qu'il est intéressant de reproduire ici. « Malgré sa diœcie apparente, c'est au N. flexilis, plutôt qu'au N. opaca que je rapporte aujourd'hui la plante... du lac Pavin. Parmi les touffes énormes ramenées avec la sonde, sans mélange d'aucune espèce étrangère, je n'ai pu observer aucune trace d'oocarpes, même très jeunes, en août 1913, quand la Société bota- nique de France visita cette curieuse localité. Des sondages renou- velés à une époque plus tardive permettront-ils de constater la présence des fruits? S'ils se développent à la base des authéri- dies, la plante est bien le N. flexilis: s'ils étaient au contraire, por- tés par une plante distincte, ce serait Yopaca. M faut prévoir enfin le cas où la Nitelle du Pavin serait complètement stérile par manque d'oocarpes, et par suite de détermination douteuse. Mais alors, comment expliquer son abondance, en admettant qu'elle est annuelle ? — En tout cas, elle mérite par sa grande taille, sa belle couleur d'herbe, ses feuilles végétatives souvent simples, de former une variété nouvelle : craterilacustris . » (P. 11). (i) Bulletin de la Société botanique de France. Tome soixantième (qua- trième série — Tome XIII), 1913. — Mémoires : 26. (Le bon à tirer de ce numéro a été donné le 31 décembre 1913.) C. Bruyant. • Les Tourbières du Mont-Dore. Carte des Tourbières du Mont-Dore, I Région du Sud — 391 — TRAVAUX RELATIFS AUX TOURBIERES D'AUVERGNE 1854. H. Lecoq. Étude sur la géographie botanique de l'Europe et en particulier sur la végétation du Plateau central de la France. Paris. 1871. H. Lecoq. L'eau sur le Plateau central de la France. Paris. 1892. J.-B. M. Bielawski. Auvergne et Plateau central. Les tour- bières et la tourbe. Clermont-Ferrand. 1894. F. Gustave et F. Heribaud- Joseph. Flore d'Auvergne. Cler- mont-Ferrand. 1896. M. Gomont. Contribution à la flore algologique de la Haute- Auvergne. Bulletin de la Société botanique de France, t. 43. 1899. F. Heribaud-Joseph. Les Muscinées d'Auvergne. Clermont- Ferrand. 1904. Prof. D 1 ' J. Fruh und Prof. D r C. Schrôter. Die Moore der Schweiz mit Berucksichtigung der gesamten Moor- frage. Preisschrift der Stiftung Schnydervon Watensee. Berne. 1904. Ant. Magnin. La végétation des lacs du Jura. Paris. ■ 1909. C. Bruyant. Le massif des Monts-Dore. Annales de la Sta- tion limnologique de Besse. Clermont-Ferrand, t. I. 1909. J. Demeneix. De quelques localités nouvelles de plantes rares dans le Puy-de-Dôme. Annales de la Station limno- logique de Besse, t. I. 1909. A. Pouzols. Coexistence des Isoètes et des Truites dans les lacs du Massif central. Annales de la Station limnolo- gique de Besse, t. I. 1910. F. Auclair. Contribution à l'étude des Desmidiées du Mas- sif du Mont-Dore. Annales de la Station limnologique de Besse, t. IL 1910. J.-B. Gèze. Rapport sur l'exploitation des marais. Première partie. Paris, Imprimerie nationale 1910. A. Pouzols. Le Pin à crochets (Bibliographie des travaux antérieurs de A. d'Alverny et de Cl. Roux sur le même sujet). Annales delà Station limnologique de Besse, t. IL 1912. J.-B. Gèze. Définitions phytogéographiques de quelques stations hygrophiles. Association française pour l'avan- cement des sciences, 41 e session (Nîmes). Paris. 1913. C. Bruyant. Sur les tourbières du Massif mont-dorien. Comptes rendus de l'Académie des sciences. Séance du 1 er décembre. TABLE DES MATIÈRES DU TOME VI Pages P. Mola. — Prima lista dei Rotiferi délie acque dolci sarde. Ricerche idrobiologiche 5 R. Bervoets. — Sur le système trachéen des larves d'Odonates 15 F.-E. Fritsch and FI. Rich. — Studies on the occurrence and reproduction of British Freshwater Algae in Nature. 3. A fours years' observation of a freshwater pond 33 F. Brocher. — Georges du Plessis, 1838-1913 .... 117 F. Brocher. — Etude anatomique et physiologique du système respiratoire chez les larves du genre Dysticus 128 M. Goetghebuer. — Description de Chiromides nouveaux récoltés en Belgique «148 A. d'Orchymont. - Contribution à l'étude des larves hy- drophilides 1^3 P. Mola. — Fauna Rotatoria sarda. Contributa alla idro- biologia délia Sardegna 215 F. Brocher. — Observations biologiques sur les Dyticidés 303 A. Schollmeyer. — « Argyroneta aquatica ». Biologie mit besonderer Berùcksichtigung der Atmung .... 314 C. Bruyant. — Les Tourbières du massif Mont-Dorien . . 339 J3III $ >o° os 4< ANNALES (^ubVaVv I)!-' BIOLOGIE LACUSTRE PUBLIEES SOUS LA DIRECTION DU D r Ernest ROUSSEAU TOM E V I 1913 BRUXELLES LIBRAIRIE DE LOFFICE DE PUBLICITÉ 36, RUE NEUVE, 36 fty*VANBUGGEM)l)DT ,*» yy \fi AN N AL ES Qd LI8RARY; DE BIOLOGIE LACUSTRE PUBLIEES SOUS LA DIRECTION DU D r Ernest ROUSSEAU TOME V 1911-1912 BRUXELLES LIBRAIRIE DE L'OFFICE DE PUBLICITÉ 36, RUE NEUVE, 36 FVANR»fif,F.NHmilïï V&$<9 BRUXELLES ^3^1T MH1. WHOl 1.1BKAHV WH 1B53 a